Paul Seixas © Pauline Ballet-ASO
La Tribuna del Sarto

Le Bistrot Nicéphore e quell'antico legame tra fotografia e bicicletta

Un viaggio nel cuore della Francia che attende il Tour e il campioncino Seixas, e dove il ciclismo per qualcuno può essere una scelta politica

15.07.2026 22:40

La dodicesima tappa del Tour de France 2026 termina a Chalon-sur-Saône per onorare i 200 anni della nascita della fotografia, benché la datazione storica sia in realtà ancora oggetto di dibattito. A Saint-Loup-de-Varennes, comune pochi chilometri a sud di Chalon, Joseph Nicéphore Niépce “scattò” dalla finestra della sua tenuta di Le Gras la prima immagine fotografica della storia: una veduta sgranata sui tetti delle case vicine.

La prima fotografia della storia
La prima fotografia della storia

L’antenata della bicicletta era nata pochi anni prima, nel 1817, quando il Barone Karl von Drais costruì la Draisina. Le due invenzioni sono, in un certo senso, collegate. La storia di Niépce è intrisa di leggende, tra il vero e il romanzato, ma è certo che l’inventore venisse spesso visto girare per le campagne della Borgogna in sella a una draisina; c’è persino chi sostiene sia stato lui a coniare il termine velocipede.

La Draisina
La Draisina

Fu proprio un ciclista, dunque, a inventare la fotografia. Milioni di foto scattate a bordo strada, nei velodromi, ai grandi e meno grandi protagonisti della storia del pedale, non sono altro che un naturale omaggio a quel pittoresco personaggio che spingeva con i piedi, sulle strade sterrate della campagna, quello strano cavallo a ruote di legno. Lo stesso Niépce perfezionò la draisina, ipotizzando di motorizzarla: nella sua testa covava già l’idea della motocicletta.

Il Tour de France rende omaggio a Nicéphore Niépce

Alla Francia non manca la voglia di rivendicare al mondo le proprie invenzioni pionieristiche, ma è innegabile che questo omaggio del Tour de France a Nicéphore Niépce fosse un atto dovuto.

Per gli appassionati italiani è difficile immaginare una fotografia più iconica di quella di Coppi e Bartali nell’atto di scambiarsi la borraccia – con le sue infinite discussioni su chi l’abbia passata a chi – ma sono migliaia le foto che ritraggono il ciclismo nella sua essenza, forse più ancora delle immagini televisive.

Coppi e Bartali
Coppi e Bartali

Una cosa è certa: può esistere una corsa senza telecamere, senza giornalisti o pubblico, ma non può mancare una macchina fotografica, anche solo quella posta al traguardo per il fotofinish.

In questo sport antico, l’atto di scrivere con la luce rimane indispensabile, non solo per determinare il vincitore. Che sia su pellicola ai sali d’argento o tramite un sensore digitale, la magia di questo gesto resta immutata.

Da Chalon-sur-Saône a Lione, sulle tracce della fotografia

Bistrot Nicéphore
Bistrot Nicéphore

Seguendo lo scorrere della Saône si arriva a Lione, città del talento francese Paul Seixas.

Sulla riva destra sorge la collina di Saint-Just, raggiungibile con la linea uno della funicolare. Se vi capitasse di passare da Lione, non potete sbagliare: nella stazione di Vieux Lyon partono due linee; una verso la Basilica di Notre-Dame di Fourvière, affollata di turisti, l’altra per Saint-Just, quasi sempre deserta.

Le sue strade ricordano un borgo della campagna francese, con ritmi lenti, strade strette dove le auto paiono mostri estranei, case antiche e muri spessi che regalano refrigerio in questa calda estate. È un luogo che somiglia più alla Saint-Loup-de-Varennes di Niépce che a una metropoli.

All’incrocio tra Rue de Trion e Rue Saint-Alexandre, un piccolo locale, il Bistrot Nicéphore, espone all'esterno una lavagna con il menù, scritto a gesso con tratto elegante.

Il Bistrot Nicéphore: cucina, fotografia e memoria

Bistrot Nicéphore
Bistrot Nicéphore

Il bistrot propone ottima cuisine maison, con prodotti locali preparati secondo la rinomata tradizione locale. Il loro cosciotto d’agnello è un piatto sublime, cucinato in stile lionese e accompagnato da fagioli bianchi della Vandea (mogette) stufati con verdure estive mediterranee, il tutto sposato a un ottimo vino della Borgogna.

All’attività di ristorazione si affianca il Laboratorio Nicéphore, spazio dedicato a conferenze, corsi di fotografia analogica e mostre. Alle pareti non mancano foto in bianco e nero e vecchie macchine fotografiche, come una Rolleiflex, meticolosamente restaurata dal proprietario.

Anaïs e Tristan: la bicicletta come scelta quotidiana

L’atmosfera è splendida: Anaïs Marty (cheffe) e Tristan Defay (barman) sono giovani, entusiasti e sinceramente innamorati della storia della fotografia.

Conversando con loro, scopro che anche la bicicletta accompagna il loro quotidiano, con la stessa naturalezza di un vino o una birra artigianale serviti al bancone. Non sono appassionati di ciclismo in senso sportivo, ma sono convinti ciclisti della quotidianità; usano una cargo bike per le commissioni e, nel weekend, si concedono gite più lunghe lungo la ciclabile della valle della Saône, spesso diretti verso amici nel Beaujolais.

La vera sorpresa è scoprire che per loro il ciclismo è una scelta politica.

Tristan presiede Saint-Just Respire, associazione che si batte per infrastrutture urbane sostenibili. La bicicletta, spiega, è parte di un impegno profondo verso una transizione energetica imperativa: abbandonare i combustibili fossili, privilegiare strumenti virtuosi, servire solo prodotti locali, acquistare di seconda mano e pensare in termini di decrescita, o almeno di moderazione.

In loro c’è una prassi politica fatta di comportamenti concreti che, pur non cambiando il mondo, regala una serenità visibile nei loro sorrisi.

Bistrot Nicéphore
Bistrot Nicéphore

Approfittando della loro gentilezza, ne è nata una breve intervista.

Cosa rappresenta il Tour de France per voi?
"Più un evento culturale e storico che uno spettacolo sportivo. Il fatto che passi per Chalon per onorare Niépce è quel tipo di coincidenza stratificata che ti fa apprezzare come la storia colleghi silenziosamente le cose nel tempo."

Siete entusiasti del talento locale, l'Angelo di Lione, Paul Seixas?
"Lo seguiamo con amichevole orgoglio, ma saremmo disonesti se ci dichiarassimo tifosi devoti. Facciamo il tifo per lui come si farebbe per un vicino di casa".

Cosa hanno in comune la fotografia e il ciclismo?
"Entrambi richiedono pazienza, lentezza e attenzione al mondo circostante. Un ciclista e un fotografo si muovono su una scala umana: notano dettagli che un automobilista ignora. Inoltre, condividono una dimensione profondamente meccanica, artigianale. Riparo le mie biciclette esattamente come riparo le vecchie macchine fotografiche; ho iniziato con la fotografia proprio restaurando vecchi apparecchi. Si prova lo stesso piacere nel comprendere e mantenere in vita un bell’oggetto meccanico, che abbia un otturatore o un deragliatore".

Qual è la vostra filosofia in merito?
L'anno scorso, la nostra associazione ha organizzato una gara in discesa sulla collina di Saint-Just, ma al contrario. La Montée du Chemin Neuf è nota per la brutalità della sua pendenza, quindi, invece di premiare chi scendeva più velocemente, abbiamo premiato chi è riuscito a scendere il più lentamente possibile. Equilibrio, pazienza e rifiuto di lasciarsi trascinare dalla gravità. È una bella metafora per il nostro modo di pensare: fotografia, cucina, ciclismo. Tutti corrono giù per la collina; noi siamo quelli che cercano di capire quanto lentamente possiamo andare”.

Un'affinità che dura da due secoli

Nel piatto rimangono solo le ossa del cosciotto e l'ultimo sorso di Borgogna, quando mi congedo da Anaïs e Tristan, con la consapevolezza magica di come, duecento anni dopo, la fotografia e la bicicletta conservino un’affinità elettiva.

Al ritorno, scendo a piedi dalla collina per smaltire il pasto, percorrendo la Montée du Chemin Neuf che mi riporta nel Vieux Lyon; la strada è ripida e dotata di una bella ciclabile. Chissà se e quante volte l'Angelo di Lione, Paul Seixas, è salito fin qui, magari dissetandosi proprio al Bistrot Nicéphore.

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