Tadej Pogačar vince a Le Lioran ©Tour de France
Professionisti

Pogačar fa quello che vuole a Le Lioran, dietro è tutto aperto

La maglia gialla vince in solitaria sullo stesso arrivo dove nel 2024 era stato battuto da Vingegaard. Il danese si stacca dai rivali per il podio, Del Toro perde un minuto

Due anni fa, nell'undicesima tappa del Tour de France, Tadej Pogačar era stato ripreso dopo un attacco in salita per l'ultima volta nella sua carriera, venendo poi anche battuto in volata da Jonas Vingegaard. In una tappa praticamente identica, con la stessa sequenza di salite nel finale e lo stesso arrivo a Le Lioran, la maglia gialla cancella la sconfitta del 2024 con un'altra cavalcata solitaria, questa volta calibrata alla perfezione e portata a termine con distacco su tutti gli avversari, che per dire la verità lo sono solamente tra di loro e non possono nemmeno tentare di scalfire la superiorità del campione del mondo. Pogačar vince dove voleva e come voleva la sua terza tappa in questo Tour, probabilmente non l'ultima, dimostrando ancora di poter realizzare ogni sua volontà con l'equivalente ciclistico di uno schiocco di dita, tanta è la facilità con cui riesce a portare a compimento ogni suo obiettivo. 

Tour de France 2026, la cronaca della decima tappa

Si riparte da Aurillac per una tappa di 166 chilometri nella zona del Massif Central, con un finale molto simile a quello dell'undicesima tappa del 2024, l'ultima vinta da Jonas Vingegaard. Negli ultimi trenta chilometri si scalano prima il Puy Mary e poi il Col de Pertus, i due gpm di prima categoria sui sette complessivi. Lo sprint intermedio di Lacapelle-del-Fraisse arriva dopo 25 chilometri, e anche oggi la Lidl-Trek riesce a controllare i tentativi iniziali di formare la fuga. Mads Pedersen si aggiudica la volata e i 25 punti per la maglia verde, ma deve faticare non poco per battere Max Kanter (XDS Astana Team), che lo aveva anticipato sul tratto in leggera salita. 

Intorno ai -115 si sgancia un gruppo molto numeroso che riesce finalmente a prendere un po' di vantaggio. Dentro ci sono diversi dei migliori corridori francesi, sempre molto motivati a fare bene  il 14 luglio. All'attacco Alex Baudin con Ben Healy (EF Education-EasyPost), Valentin Paret-Peintre supportato da Louis Vervaeke (Soudal Quick-Step), Kévin Vauquelin con Thymen Arensman (Netcompany INEOS), il campione nazionale Romain Grégoire con Clément Braz Afonso e Guillaume Martin (Groupama-FDJ United), Jordan Jegat con Thibault Guernalec (TotalEnergies) e Ben Thomas con Ion Izagirre (Cofidis). Da segnalare anche la presenza di Mathieu van der Poel con Ramses Debruyne (Alpecin-Premier Tech), Ben O'Connor e Luke Plapp (Team Jayco AlUla), Harold Tejada e Sergio Higuita insieme a Simone Velasco (XDS Astana). 

I trentuno davanti arrivano con 55" sulla Côte de Pailherols (3.1 km al 6.8%), il primo gpm di giornata, ma dietro ci sono già Florian Vermeersch e Nils Politt a scandire il ritmo. Paret-Peintre prende i punti in cima, poi dopo lo scollinamento allungano Tejada e Javi Romo (Movistar). Dietro di loro ripartono Healy, Higuita e Vervaeke, ma sul Col de la Griffoul (6 km al 6.7%) la fuga si sfalda definitivamente. Lo spagnolo rimane da solo davanti, mentre dietro le coppie EF e Quick-Step riprendono Tejada e guidano l'inseguimento insieme a Debruyne, Plapp e Braz Afonso. 

Baudin allunga prima del gpm con Paret-Peintre e Debruyne, e il terzetto si riporta a 35" da Romo. Dietro di loro però si è spostato Politt ed è arrivato Tim Wellens ad alzare il volume e a fare subito selezione nel gruppo maglia gialla, e ai -56 i tre inseguitori vengono ripresi. Il distacco rimane stabile per tutta la Côte de Murat (5.2 km al 5%), ma il destino dell'ultimo fuggitivo rimasto davanti è evidentemente segnato.

Javi Romo ©Tour de France
Javi Romo ©Tour de France

Romo viene ripreso all'inizio del Puy Mary (7.7 km al 5.9%), in quel momento Wellens si sposta e subentra Felix Großschartner. Poco dopo, a 37 chilometri dall'arrivo, riesce a uscire dal gruppo Richard Carapaz (EF Education-EasyPost), che ci prova in solitaria. L'ecuadoriano guadagna fino a quaranta secondi, poi il distacco scende a 20" in prossimità del gpm, quando c'è un sorprendente cambio in testa al gruppo. Dopo il lavoro di Adam Yates infatti arriva davanti Nicolas Prodhomme (Decathlon CMA CGM), con a ruota il suo capitano Paul Seixas

I due francesi prendono davanti una discesa insidiosa, in cui cadono sia Tom Pidcock e Chris Harper (Pinarello Q36.5 Pro Cycling) che Matteo Jorgenson (Team Visma Lease a Bike). In gruppo saggiamente non si spinge troppo, mentre Carapaz si prende dei rischi e arriva ai piedi del Col de Pertus (4.5 km all'8.3%) con 1'10" di vantaggio. A quel punto Yates torna davanti e alza subito il ritmo, mettendo in difficoltà anche Mattias Skjelmose (Lidl-Trek). Dopo la prima accelerazione il gruppo si ricompatta, Prodhomme torna a tirare e in un paio di momenti la UAE gli lascia anche un buco, riprendendo un passo regolare. Il ritmo lo alza Davide Piganzoli, ma a un chilometro dalla fine arriva l'attacco che tutti si aspettavano. 

Pogačar conquista anche Le Lioran

La scena è sempre la stessa: questa volta Pogačar parte senza leadout, in un momento in cui stava calando la velocità, ma nessuno riesce neanche lontaneamente a pareggiare la sua accelerazione. La maglia gialla fa il vuoto alle sue spalle, va a riprendere Carapaz a 250 metri dallo scollinamento e lo lascia indietro. Il vantaggio sale subito a 30", ma nel primo gruppo inseguitore questa volta non c'è Isaac Del Toro, che come spesso accade ha qualcosa in meno dei migliori sulle pendenze più arcigne. Il messicano rimane con Pidcock e Lenny Martinez, a oltre un minuto dal compagno di squadra, mentre davanti a lui ci sono Jonas Vingegaard, Seixas e la doppia coppia Lidl-Trek (Juan Ayuso e Mattias Skjelmose) e Red Bull-BORA-hansgrohe (Florian Lipowitz e Remco Evenepoel). 

Sul Col de Font de Cère (3.5 km al 5.5%) Lipowitz si mette davanti ad aumentare l'andatura, ma proprio in quel momento Evenepoel si stacca. Il belga non molla e rimane sempre lì a pochi secondi, mentre nel gruppetto nessuno collabora più con Vingegaard, che rimane a tirare sostanzialmente per tutta la salita. Remco riesce a rientrare dopo l'ultimo gpm di giornata, e sulla rampa che porta al traguardo si prende la volata per il secondo posto e fa distacco sugli avversari. Il cronometro si ferma a 32", la misura della differenza tra l'imprendibile Tadej Pogačar e il resto del mondo, che non ha gli strumenti per poter opporre alcuna resistenza.

Un ottimo Seixas batte Lipowitz per la terza posizione a 34", mentre Ayuso e Skjelmose arrivano insieme a 38". Vingegaard paga gli sforzi nel finale e arriva a 44", ricompattando la classifica e la lotta per il podio. Del Toro perde 1'31" dal compagno di squadra, quattro posizioni in classifica e la maglia bianca, che passa sulle spalle di Ayuso. Ora ci sono 3'36" tra Pogačar e il secondo posto, ma dietro di lui sono ancora in sette in poco più di due minuti. Un Tour de France in cui pensare solo al secondo posto alla decima non è esattamente il migliore di sempre, ma non ci sono altre opzioni.

Kate Courtney arriva su strada, correrà con la FDJ-SUEZ
Odio l'estate: il caldo, la noia, il Tour de France