Marlen Reusser ©Movistar Team
Donne Élite

Neutralizzare i finali delle tappe da volata? Le parole di Reusser e i pareri dal gruppo

Abbiamo chiesto un parere ad alcune delle partecipanti al Giro d'Italia sulle parole della svizzera, che aveva sollevato il tema dopo la prima tappa

Tra i temi collaterali di questo Giro d'Italia Women ce n'è uno che era già stato di attualità nella corsa maschile, in occasione della controversa tappa di Milano. In quell'occasione, dopo qualche discussione con alcuni rappresentanti delle posizioni del gruppo, maglia rosa compresa, la giuria aveva deciso di prendere i tempi per la classifica generale all'inizio dell'ultimo giro del circuito cittadino, con una neutralizzazione totale e non solo in caso di problemi meccanici o cadute, come avviene normalmente a 3 o 5 chilometri dall'arrivo. In un'intervista ai microfoni di Eurosport prima della partenza della seconda tappa, Marlen Reusser ha sollevato nuovamente la questione, portando come sempre un punto di vista molto interessante.

Neutralizzare i finali in volata: le parole di Marlen Reusser

“Penso che dovremmo pensare a come separare di più chi fa classifica da chi fa le volate, perché ci sono tanti interessi diversi nello stesso momento. So che l'UCI sa di quest'idea, ma un esempio sarebbe prendere i tempi per la generale ai -5, e poi chi vuole sprintare può continuare. Nessuno vuole prendere un buco, per cui tutte continuano a spingere e a rimanere coinvolte davanti, e questo rende le cose più difficili specialmente su certi percorsi. Penso che l'abbiamo resa più sicura, e la mia squadra ha speso molto per questo e le ringrazio, tenendo la velocità sempre alta. Mi chiedo cosa sarebbe successo se ci fossero stati più cambi di velocità, penso che avremmo visto più cadute. Penso che ci dovremmo ragionare.” 

Il riferimento è alla tappa del giorno prima, interamente pianeggiante e con arrivo in circuito a Ravenna. Prima della vittoria di Lorena Wiebes (revocata in seguito a causa squalifica per la nota vicenda legata al peso della bicicletta), non c'erano state cadute nell'avvicinamento allo sprint, nonostante diversi passaggi piuttosti delicati e una tensione generale per cercare di evitare rischi anche per le donne di classifica, specialmente trattandosi della prima tappa. Non sono quindi parole motivate dalle conseguenze di quanto accaduto, visto che la Movistar aveva perso Cat Ferguson avvenuta ben prima dell'ingresso in circuito, ma una riflessione su come poter migliorare e su come evitare dei potenziali rischi non motivati da un significato tecnico. 

©Giro d'Italia Women
©Giro d'Italia Women

Brevemente, perché di certo non è interessante come il parere di chi corre, il punto di vista di chi scrive: la neutralizzazione totale degli ultimi chilometri di ogni tappa disegnata sicuramente per finire in volata, quantomeno nei Grandi Giri al femminile e al maschile, sarebbe una soluzione intelligente da molti punti di vista. Stare in gruppo a lottare per le posizioni per 3, 5 o 10 chilometri in più non definisce in alcun modo le abilità di chi deve fare classifica nelle tappe più dure, e anche per chi si gioca la volata e le rispettive squadre ci sarebbero meno rischi con meno caos intorno nei momenti cruciali. Inoltre, sarebbe utile scegliere l'inizio dell'ultimo giro di un circuito, come successo a Milano, come punto fisso per applicarla, anche perché i finali in circuito (possibilmente messi in piena sicurezza e non inutilmente ipertecnici) aggiungono molto all'esperienza dello spettatore. Se tradizionalmente la regola fosse sempre stata questa, risulta difficile pensare che qualcuno chiederebbe di cambiarla a tutti i costi. 

Le voci dal gruppo

Nei giorni successivi abbiamo chiesto un parere sulla questione ad alcune delle partecipanti al Giro, compresa Elisa Balsamo alla partenza della tappa poi vinta a Buja. “Credo che già la regola dei 5 chilometri con i tre secondi di gap sia abbastanza utile. Penso sia più importante cercare di mettere in sicurezza al meglio i percorsi. Credo anche che sia importante per una donna di classifica sapersi muovere bene nel gruppo, e credo che un'atleta che riesce a vincere la generale lo fa proprio perché è completa in tutto. Secondo me la cosa più importante è cercare di avere percorsi più sicuri, e che la regola attuale sia già una cosa positiva”, sono le parole della sprinter della Lidl-Trek, che quel giorno era ancora in maglia rosa.

“Sicuramente le volate stanno diventando molto più caotiche, il livello è sempre più alto e immagino che per le donne di classifica lottare fino agli ultimi 3 o 5 chilometri non sia semplice. Non spetta a me deciderlo, sarà qualcosa che potremo discutere tutte insieme tra ragazze e cercare di trovare la soluzione migliore in qualsiasi gara. Sicuramente ci sono percorsi e tappe più complicate nel finale, ma ci sono anche volate dove tutto è molto normale e credo sia possibile continuare come sempre è stato”, commenta un'altra velocista come Rachele Barbieri

L'italiana del Team Picnic PostNL è una delle tre rappresentanti del CPA Women per casi di applicazione del Safety o dell'Extreme Weather Protocol in questo Giro, insieme a Christina Schweinberger (Fenix-Premier Tech) e Mavi García (UAE Team ADQ). “Ultimamente sta diventando molto pericoloso, tutte vogliono evitare di perdere tempo per la generale e per questo bisogna stare dove c'è il pericolo. Magari 5 chilometri sarebbero troppi, ma forse neutralizzare l'ultimo chilometro per fare in modo che chi va per la generale finisca più tranquillamente sarebbe una buona cosa", dichiara la spagnola. 

Posizione più favorevole dalla sua connazionale Mireia Benito (AG Insurance-Soudal): “Penso sia importante togliere un po' tensione, che chi vuole vincere la tappa possa giocarsela allo sprint ma che le altre non debbano avere la pressione di dover arrivare con lo stesso tempo. Sarei d'accordo se si potesse applicare. Magari non in tutte le tappe, ma quando si arriva in un circuito tecnico, sono rischi non necessari da correre a volte.” Benito fa parte del Rider Council di The Cyclists' Alliance, il sindacato indipendente che si occupa di ciclismo femminile.

Anche Elena Cecchini (Team SD Worx-Protime) pone la differenza nei percorsi come discriminante: “Dipende dal finale. Con un circuito come quello che abbiamo avuto il primo giorno, che secondo me era un po' più pericoloso, allora si, non è giusto compromettere la classifica subito per alcune ragazze. Dipende da tappa a tappa, è una questione un po' troppo complicata.” La componente di rischio in aumento in alcune situazioni è un fattore considerato da tutte, ma ad esempio è diversa la conclusione di una donna di classifica come Monica Trinca Colonel (Liv AlUla Jayco): "A volte penso anche io che certi finali siano un po' troppo pericolosi, però alla fine è anche questo il ciclismo. Più andiamo a togliere cose e più si riduce e diventa tutto più facile, ci sta anche che per chi guarda alla televisione sia bello vedere un finale così. È sempre difficile decidere.”

Bici + barca: un trend fra marketing, sport e turismo