
Pogačar concede la grazia a Evenepoel, il fato non fa sconti a Vingegaard: nasce un nuovo Tour
Il belga conquista il Plateau de Solaison e firma la prima vittoria in linea al Tour, mentre la caduta del danese chiude il duello che ha dominato la Grande Boucle negli ultimi cinque anni
La quindicesima tappa del Tour de France 2026 cambia drasticamente il volto della corsa per come è stato fin qui, nel momento in cui Jonas Vingegaard tocca uno spartitraffico, finisce contro il cordolo opposto: pochi minuti dopo il suo Tour è già finito. Il danese, dopo aver rappresentato per cinque anni l'unico vero antagonista di Tadej Pogačar alla Grande Boucle, è costretto ad abbandonare la sfida più importante dell'anno con la clavicola rotta. Il duello che aveva definito gli ultimi cinque anni si interrompe così, nel modo più crudele e imprevedibile.
Proprio mentre la corsa perde uno dei suoi due protagonisti annunciati, ne trova un altro. Remco Evenepoel si prende il Plateau de Solaison e firma una vittoria dal peso specifico enorme: è il suo 75° successo da professionista, l'ottavo della stagione, il primo in linea al Tour de France e soprattutto il primo in una vera tappa di montagna, arrivando dal gruppo dei favoriti. Il belga batte in volata proprio Pogačar e Isaac Del Toro, al termine di un finale nel quale la UAE Emirates-XRG aveva impostato la salita soprattutto per permettere al messicano di conquistare la maglia bianca.
Sulla vittoria del belga, aleggia però un dubbio: Pogačar sembrava avere ancora margine, ma allo stesso tempo non ha mai trasformato il controllo in un vero attacco, concentrandosi sul compagno di squadra. Difficile capire quanto la mancata vittoria sia stata una scelta consapevole e quanto invece il segno di una giornata meno brillante del solito. Un sospetto viene anche dalla notte agitata della maglia gialla: Pogačar è stato svegliato dal controllo antidoping alle due del mattino, e poche ore dopo ha dovuto affrontare quasi 4000 metri di dislivello sui pendii del Plateau de Solaison. Nulla che tolga meriti a Evenepoel, ma forse una spiegazione di perché il solito Pogačar irrefrenabile e dominante abbia invece preferito governare da dietro, lasciando che Del Toro tentasse l'allungo e che Evenepoel gli rubasse il palcoscenico.
Il risultato, però, resta scritto: Evenepoel davanti a Pogačar, Del Toro subito dietro, e un Tour che in poche ore ha cambiato completamente prospettiva. Alla vigilia del secondo e ultimo giorno di riposo la maglia gialla ha perso il suo principale rivale, ma la Grande Boucle si avvia verso una trama precisa: Pogačar vede la strada verso il quarto trionfo ancora più libera, mentre Evenepoel e Del Toro diventano i volti della nuova sfida alle sue spalle.
Tour de France 2026, la cronaca della 15esima tappa
La quindicesima frazione del Tour de France 2026 chiudeva il trittico alpino della seconda settimana con un tracciato non tremendamente duro nella lettura complessiva, ma capace di fare una vera selezione grazie a un accumulo costante di quasi 4000 metri di dislivello. Dopo il via da Champagnole il percorso ingaggiava da subito il lungo e pedalabile Col de la Savine (17,8 chilometri al 2,2%). Una discesa tecnica di 6,5 chilometri portava al vero primo impegno del giorno con la Côte des Rousses (7,3 chilometri al 5,2%) seguita da altri sette chilometri di falsopiano fino a Le Tabagnoz. Dopo 30 chilometri iniziava la serie di strappi di Forêt du Turet, Grésin, Vulbens e Le Chable, che precedevano il Col de la Croisette o Mont Salève (7,6 chilometri all'8,8%, con punte al 14%) a 48 chilometri dall'arrivo. Dopo una breve discesa tecnica, la Côte du Mont (2,2 chilometri all'8,3%) era l'ultimo ostacolo che attendeva i corridori prima del Plateau de Solaison (11,3 chilometri al 9% max 12%), un'arrampicata irregolare e insidiosa, oltre che inedita per il Tour, sulla cui cima era posto il traguardo.
Come detto, la tappa aveva avuto un prologo particolare, con i controlli antidoping notturni che avevano colpito sia la maglia gialla Tadej Pogačar (UAE Emirates-XRG) che il secondo in graduatoria Jonas Vingegaard (Visma-Lease a Bike) rispettivamente alle 2 e alle 5 del mattino, un'eccezione rara che aveva destabilizzato i due principali protagonisti della Grande Boucle, ancor prima che i loro compagni spingessero sui pedali da Champagnole.
La partenza della frazione aveva visto subito la Alpecin-Premier Tech forzare il ritmo, con l'intento di proteggere Jasper Philipsen fino allo sprint intermedio di Saint-Laurent-en-Grandvaux a 17,3 chilometri dal via. Il belga aveva poi vinto per il terzo giorno di fila su Mads Pedersen (Lidl Trek), che conservava comunque il primato nella classifica a punti a 417, conquistando 25 punti decisivi per ridurre il gap a 31 lunghezze.
Sulla Côte des Rousses, il primo vero impegno della giornata, Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step) si era liberato di tutti i rivali nel finale della salita, raccogliendo due punti che lo mantenevano in scia a Tadej Pogačar (52 punti) con 45 lunghezze. Richard Carapaz (EF Education-Easy Post), tornato all' attacco dopo la tappa di ieri, aveva raccolto solo l'ultimo punto disponibile.
In questi primi 37 chilometri: Paul Seixas (Decathlon CMA CGM, leader della classifica giovani) era stato costretto a una breve sosta per una foratura, mentre alle spalle Tim Merlier (Soudal Quick-Step) e Søren Wærenskjold (Uno-X Mobility) iniziavano a perdere terreno.
Dalla discesa della Côte des Rousses, dopo quasi due ore di corsa, era esplosa una cascata di attacchi che aveva fruttato un primo gruppetto di fuggitivi. L' EF Education-EasyPost aveva cercato di contenere senza successo l'emorragia, perché nomi di spessore come Ben Healy (che aveva provato a entrarvi)e Richard Carapaz erano rimasti fuori. Una mega-fuga di 24 corridori aveva via via acquisito un margine consistente: oltre ai soliti nomi come Adam Yates (UAE Emirates XRG), Egan Bernal (Netcompany Ineos), Victor Campenaerts (Visma-Lease a Bike) e Kévin Vauquelin (Netcompany Ineos), erano riusciti a esserci anche Quinn Simmons (Lidl-Trek), Mauro Schmid (Jayco AlUla) e pure il francese Aurélien Paret-Peintre e Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5), nono in classifica a 7'59",.
La Visma-Lease a Bike e la UAE Emirates-XRG avevano controllato moderatamente la situazione, consci che i veri giochi si sarebbero decisi sulle ascese finali. Il margine della fuga si era assestato attorno ai 2'30" nei chilometri antecedenti al Col de la Croisette per un massimo di 3', mantenuto scrupolosamente ma senza eccessivo sforzo dai gregari dei favoriti.
All'attacco del Col de la Croisette, la fuga ancora compatta aveva un vantaggio di circa 2'40". Qui la dinamica era cambiata radicalmente: Brent van Moer (Pinarello-Q36.5) si era messo a tirare per Pidcock. Il lavoro prima di Van Moer e poi del britannico stesso aveva fatto capitolare tra gli altri Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), Ben O'Connor (Jayco AlUla), Tim Wellens (UAE Emirates - XRG) e a Pablo Castrillo (Movistar), selezionando un gruppo di sette unità da cui Quinn Simmons aveva attaccato scollinando per primo, prima di essere raggiunto all'inizio della discesa, da Pidcock, Yannis Voisard (Tudor), Adam Yates (UAE Emirates-XRG), Einer Rubio (Movistar), Ewen Costiou (Groupama - FDJ United) e Mauro Schmid. Quest'ultimo provava senza successo ad andarsene da solo sulla discesa della Côte du Mont, a 30 km dall'arrivo, mentre il margine sul gruppo della maglia gialla scendeva sotto i 2'30", a causa del lavoro della Visma Lease a bike, che guidava l'inseguimento visto il gioco di rimessa della UAE, che aveva Adam Yates in testa.
Dopo una decina di chilometri arrivava però l'incidente che cambiava definitivamente il volto del Tour: Jonas Vingegaard toccava uno spartitraffico, rimbalzando contro il cordolo del marciapiede dalla parte opposta: la sua caduta coinvolgeva Isaac del Toro (UAE Emirates-XRG), Sepp Kuss (Visma | Lease a Bike) e Jay Hindley (Red Bull-BORA-hansgrohe), che però si rialzavano senza problemi, mentre il danese si metteva un tutore alla spalla e saliva in ambulanza abbandonando la corsa.
Il ritiro della maglia gialla virtuale degli ultimi anni spegneva così le speranze di un nuovo capitolo del duello con Tadej Pogačar, la rivalità che aveva segnato il Tour de France nelle ultime cinque edizioni.
Davanti la corsa proseguiva con il gruppo dei fuggitivi ridotto ai minimi termini. Sul Plateau de Solaison, ultima salita di giornata, Quinn Simmons provava l'azione solitaria, ma alle sue spalle il ritmo aumentava progressivamente. La UAE Emirates-XRG, libera dal controllo della Visma, iniziava a gestire la situazione con un obiettivo preciso: portare Isaac Del Toro alla conquista della tappa e della maglia bianca.
Negli ultimi sette chilometri Tadej Pogačar prendeva il comando e faceva esplodere il gruppo dei migliori. Solo Remco Evenepoel (Red Bull-BORA-hansgrohe) e Isaac Del Toro riuscivano a seguirlo, mentre perdevano contatto Florian Lipowitz (Red Bull-BORA-hansgrohe), Paul Seixas e Juan Ayuso (Lidl-Trek). Il finale diventava una sfida tattica: Del Toro provava più volte ad anticipare lo sprint, ma Evenepoel rispondeva a ogni accelerazione.
La volata ristretta sul Plateau de Solaison premiava proprio Remco Evenepoel, che batteva Tadej Pogačar e Isaac Del Toro conquistando la sua prima vittoria in linea al Tour de France. Il belga, già vincitore di due cronometro nella Grande Boucle, aggiungeva così il terzo successo personale nella corsa francese. Paul Seixas e Florian Lipowitz completavano la top five di giornata, entrambi a 58" dal vincitore.
L'ordine d'arrivo vedeva dunque Evenepoel davanti a Pogačar, con Del Toro terzo a sei secondi, seguito da Seixas e Lipowitz.
In classifica generale la maglia gialla restava sulle spalle di Tadej Pogačar, che aumentava ulteriormente il proprio margine dopo il ritiro di Jonas Vingegaard. Il nuovo secondo posto era occupato da Remco Evenepoel, distante cinque minuti, mentre Isaac Del Toro saliva in terza posizione a 5'58". Alle loro spalle completavano la top five Paul Seixas, quarto a 6'23", e Florian Lipowitz, quinto a 6'48".
Nella classifica degli scalatori Tadej Pogačar conservava la maglia a pois con 67 punti, aumentando il vantaggio su Valentin Paret-Peintre, secondo con 45 punti. Più staccati Richard Carapaz (39 punti), Paul Seixas (34) e Remco Evenepoel (31).
La maglia bianca passava invece sulle spalle di Isaac Del Toro, che grazie al terzo posto di giornata superava Paul Seixas. Il messicano della UAE Emirates-XRG diventava così il nuovo leader della classifica giovani, con il francese della Decathlon CMA CGM in seconda posizione.

Tour de France 2026, l'ordine di arrivo della 15esima tappa
