Editoriale

Muri #22: il paraciclismo secondo Pierpaolo Addesi

Il commissario tecnico della nazionale paralimpica si racconta: gli Europei vinti, Los Angeles 2028, e quello che il ciclismo italiano ancora non ha capito

22.06.2026 18:42

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Pierpaolo Addesi, CT della nazionale paralimpica

Pierpaolo Addesi è prossimo a compiere cinquant'anni,  si è laureato in scienze motorie, ha preso il terzo livello tecnico nel 2018. Dal 2023 è commissario tecnico della nazionale italiana di paraciclismo su strada, dal 2025 anche su pista. La settimana scorsa la sua nazionale ha vinto il medagliere agli Campionati Europei con dieci ori, più di qualsiasi altra nazione europea. Eppure, dice Addesi, c'è una fatica diffusa nel non voler capire che il paraciclismo non è un mondo separato. Dopo la parentesi di visibilità data dalla personalità e dai risultati di Alex Zanardi, morto il primo maggio, si è trattato di mettere a sistema lavoro e risultati per dare qualità e competenza a tutto il movimento.

Marianna Agostini in tandem con Noemi Eremita ©BORN TO WIN Zhiraf BTC CITY Ljubljana
Marianna Agostini in tandem con Noemi Eremita ©BORN TO WIN Zhiraf BTC CITY Ljubljana

L'intervista, la prima lunga intervista che concede a una testata ciclistica italiana, parte da qui: dalla vittoria agli Europei, dal gruppo di giovani atleti che sta costruendo in vista delle paralimpiadi di Los Angeles 2028, dal sistema di classificazione medica che regola le categorie paralimpiche e che troppo spesso rimane opaco per chi segue dall'esterno. Si parla dei risultati Claudia Cretti, quattro ori ai mondiali di pista, e di Lorenzo Bernard, di Andreoli e Agostini, della ricerca delle guide che arrivano dal ciclismo elite e trovano nel tandem paralimpico una seconda vita agonistica ad altissimo livello.

La distanza con il mondo normo

Ma il cuore del discorso è altrove: è nella distanza che ancora separa il paraciclismo dal resto. Squadre continental che hanno atleti paralimpici al loro interno e non li citano. Sponsor che non vedono un'opportunità dove ce n'è una enorme. Copertura mediatica che esplode dopo le medaglie e scompare nel giro di dieci giorni. Il modello c'è, la Francia lo ha dimostrato, e l'Italia può seguirlo, se vuole.

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