Tadej Pogacar lanciato verso il successo alla Freccia Vallone 2023 © La Flèche Wallonne - Pressesports-James Startt
L'Artiglio di Gaviglio

Tadej, anche meno: pure noi avremmo una vita!

Il ciclismo al tempo di Pogačar mal si concilia con i mille impegni di ognuno di noi: per goderci appieno certe imprese dovremmo lasciare il lavoro, la casa, i bambini… Ridateci il ciclismo noioso e prevedibile di qualche anno fa!

20.04.2023 20:26

Passi il Giro delle Fiandre, che ci ha sempre tenuto incollati allo schermo per ore, a prescindere dagli interpreti. Ma che Tadej Pogačar abbia reso degna di essere vista già dai -80 km anche una corsa storicamente soporifera come l’Amstel Gold Race e, addirittura, abbia suscitato in noi lo scrupolo di sintonizzarci sull’orrenda Freccia Vallone con un certo quale anticipo sul Muro di Huy, nel dubbio che potesse anche solo pensare di inventarsi qualcosa da lontano in una gara del genere… beh, questo non ce lo saremmo mai aspettato. E a questo punto chissà cosa dobbiamo attenderci dalla Liegi di domenica, nella quale al fenomeno di Komenda si aggiungerà Remco Evenepoel per un confronto diretto che è quasi una primizia assoluta, e che si annuncia imperdibile.

Ecco, appunto, imperdibile: e con ogni probabilità destinato a cominciare molto presto – anzi, troppo presto! – quando molti di noi avranno ancora le gambe sotto al tavolo o saranno alle prese con i fumi della controra. Perché lo sappiamo tutti che andrà a finire così, e che ci toccherà rinunciare al sacrosanto abbiocco post-prandiale per stare dietro alle bizze di quei due. Capacissimi di darsi battaglia già a 70, 80, 90 o magari anche a 100 km dall’arrivo. E che cavolo, non si fa così!

Non si fa, perché ognuno di noi avrebbe anche una sua vita, fatta di mille incombenze più o meno piacevoli a cui badare: il lavoro, la famiglia, le faccende domestiche, magari anche un po’ di tempo libero da dedicare a noi stessi. Tutte occupazioni che mal si conciliano col ciclismo di questi ultimi tempi, in cui per colpa principalmente proprio di Tadej – e di una selezionatissima compagnia – le corse entrano nel vivo sempre più presto. Togliendoci ogni punto di riferimento per organizzare il nostro tempo, ed il tempo per fare qualsiasi altra cosa. Perfino certi telecronisti non riescono nemmeno più a cazzeggiare come una volta perché Pogačar non glielo permette, se non, paradossalmente, nei finali, quando di solito ha già salutato la concorrenza e messo in ghiaccio la vittoria.

Ma dove sono andati i tempi di una volta – per Giunone! – quando ognuno si poteva fare gli affaracci propri davanti alla televisione? Perché diciamocelo: quante cose riuscivamo a fare nei sonnolenti pomeriggi ardennesi degli anni passati, mentre le immagini del gruppo in carovana scorrevano placide sugli schermi dei nostri salotti, lasciandoci il tempo di completare quel report rimandato per tutta la settimana, di rassettare casa o di riparare finalmente quel maledetto rubinetto della cucina? E in fondo quanti grandi giri siamo riusciti a seguire semplicemente recuperando, ogni sera, gli ultimi cinque-massimo dieci minuti della tappa senza, per questo, avere avuto l’impressione di esserci persi alcunché di importante?

Fino a pochissimi anni fa, insomma, la vita sociale e relazionale di noi tifosi di ciclismo non era minimante minacciata dalla nostra passione, e potevamo anzi condurre un’esistenza del tutto normale, senza che gli amici, i vicini di casa e perfino il partner potessero minimamente sospettare della nostra perversa passione per le due ruote. Ma adesso? Adesso che le corse sono sempre più spettacolari, e imprevedibili, e combattute, con attacchi all’arma bianca a chilometri e chilometri di distanza dal traguardo, adesso, dicevo, come possiamo anche solo pensare di riuscire a tenere ancora assieme le nostre vite?

Avrà un bel dire, il capo, a chiederci di consegnargli quella relazione inderogabilmente entro lunedì mattina, se domenica c’è la Ronde, la Roubaix o la Liegi! E anche il bambino, il tenero pargolo, l’amatissimo figlioletto che è la luce dei nostri occhi e per il quale daremmo la vita, se fosse necessario! Beh, anche lui potrà pure aspettarci quella mezz’ora-quaranta minuti in più a scuola (ma facciamo anche un’oretta!), se c’è Pogačar che sta facendo il diavolo a quattro nella tappa di montagna della Vuelta a Andalucía o della Parigi-Nizza, non vi pare?

Quest’estate, poi, sarà davvero un problema: con il Tour de France che ci aspetta, in cui Tadej cercherà in tutti i modi di prendersi una rivincita su Vingegaard e su tutta la Jumbo, e subito dopo il Mondiale – in pieno agosto! – in cui torneranno anche Van Aert e Van der Poel e Pidcock ed Evenepoel e mio nonno in carriola, come faremo a seguire tutto? Non ci basterà prendere ferie e segregare i bambini ai centri estivi: dovremo proprio licenziarci, lasciare la casa, abbandonare i figli, cambiare nome, città e se necessario paese, continente, pianeta – in cerca di un posto nell’universo in cui goderci, in santa pace, le magnifiche corse che ci aspettano.

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