
Wilmar Paredes e la nuova giovinezza nel Team Medellín-EPM
Molto promettente nelle categorie giovanili, il colombiano è stato fermo per quattro anni per doping. A trent'anni sembra aver trovato l'ambiente migliore per esprimersi e sta facendo grandi cose nell'America Tour
Diciottesimo appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: Tour du Cameroun, Tour de Gyeongnam, Tour of Malopolska, Tour de Beauce, Grand Prix Jizzakh, Tour Szlakiem Mazurskich Twierdz, Campionati Nazionali e Wilmar Paredes, uno dei big dell'America Tour.
Le corse della settimana
Tour du Cameroun

In Africa è andata in scena una delle corse più lunghe (GT esclusi) del calendario UCI: il Tour du Cameroun, giunto quest’anno alla ventiduesima edizione. Una Continental (la Benediction Banafrica), cinque nazionali (Algeria, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio e Repubblica Democratica del Congo) e tre formazioni dilettantistiche si sono date battaglia nelle dieci giornate di gara.
La prima frazione non presentava grandi asperità, ma ha comunque avuto un impatto importante sulla corsa: tre corridori hanno staccato di oltre 2’ i rivali più vicini e si sono giocati il successo allo sprint. Il più veloce è stato l’idolo di casa Rodrigue Eric Kuere Nounawe (SNH Vélo), primo leader della corsa, che si è messo alle spalle Vainqueur Masengesho (Benediction Banafrica) e Leo Charrois (Embrace the Wolrd).
Anche il percorso della seconda tappa era tutt’altro che difficile. A differenza del giorno precedente, non c’è stata selezione ed è stata volata. Il successo è andato a Mohamed Nadjib Assal (Nazionale Algeria), che ha battuto Jorik Erberveld (Global Cycling) e Moucaila Rawende (Nazionale Burkina Faso). Rodrigue Eric Kuere Nounawe, quinto sul traguardo, ha conservato la testa della classifica.
La terza frazione aveva un profilo simile alle precedenti, senza particolari difficoltà altimetriche, ed è stata resa ancora meno impegnativa dall’eliminazione dell’ultimo giro del circuito per motivi di ordine pubblico. È stata nuovamente volata e Mohamed Nadjib Assal si è confermato il velocista più forte in gruppo. L’algerino ha avuto la meglio su Saturnin Yameogo (Nazionale Burkina Faso) e Clovis Kamzong (SNH Vélo). La classifica non ha visto cambiamenti significativi.
Dopo il primo giorno di riposo, si è disputata la quarta tappa, che presentava la principale asperità a metà percorso. Nonostante un profilo un po’ più accidentato, non c’è stata selezione e la volata non ha regalato sorprese: Mohamed Nadjib Assal ha centrato il tris, mettendosi dietro il compagno di nazionale Nassim Saidi e Saturnin Yameogo. Niente di nuovo da segnalare nella generale.
La quinta frazione era decisamente più impegnativa e, infatti, ha riscritto la classifica. Leo Charrois ha staccato tutti e ha conquistato anche la maglia di leader. Il tedesco ha tagliato il traguardo con 15” di vantaggio su Oussama Abedellah Mimouni (Nazionale Algeria) e 33” su un quartetto, regolato in volata da un altro rappresentante della nazionale algerina, Nassim Saidi.
La sesta tappa offriva una nuova occasione ai velocisti, con il circuito di Douala, annullato lo scorso anno per le pessime condizioni delle strade. In questa occasione, la volata, vinta, come da pronostico, da Mohamed Nadjib Assal, è valsa solo per la terza posizione perché due corridori sono riusciti ad anticipare il plotone di 1’. Il diciannovenne Jorik Erberveld ha fatto il colpo grosso, anticipando sul traguardo Steve Auriol Ngueguim (SNH Vélo).
La settima frazione doveva essere una cronometro di 7,8 km, ma è stata annullata per maltempo. L’ottava era una nuova tappa priva di asperità e, questa volta, non c’è stato spazio per la fuga. La nazionale algerina ha dominato la scena, centrando la doppietta, con il solito Mohamed Nadhib Assal vincitore davanti a Nassim Saidi. Rodrigue Eric Kuere Nounawe ha completato il podio di giornata. Leo Charrois ha conservato la maglia di leader, ma ha perso 43” dai rivali.
Dopo il secondo giorno di riposo, è andata in scena una delle tappe più dure, con diverse salite a caratterizzare il percorso. In realtà non c’è stata grande selezione, ma cinque corridori sono riusciti ad anticipare il gruppo. Joël Kyaviro ha regalato una storica vittoria alla Repubblica Democratica del Congo, staccando tutti e tagliando il traguardo in solitaria. L’ex corridore del Team Amani, in gara con la propria nazionale, ha staccato di 10” Abdelraouf Bengayou (Nazionale Algeria) e di 12” Clovis Kamzong. In classifica generale non è cambiato nulla.
L’ultima frazione era abbastanza semplice, pur non essendo completamente pianeggiante. Non c’è stata, però, la volata di gruppo: due uomini sono riusciti a fare la differenza e si sono giocati il successo. Rodrigue Eric Kuere Nounawe ha trovato la seconda vittoria personale, superando Nassim Saidi. A 1’14”, Sadikou Jérémie Kossoko (SNH Vélo) ha regolato allo sprint il grosso del plotone.
L’ultima tappa ha regalato un imprevisto ribaltone e, così, Rodrigue Eric Kuere Nounawe ha conquistato il successo finale, con 30” su Leo Charrois e 1’25” su Nassim Saidi. Mohamed Nadjib Assal ha vinto la classifica a punti, mentre il re degli scalatori è stato Oussama Abdellah Mimouni. Soumaila Ilboudo (Nazionale Burkina Faso) è stato il miglior giovane e la SNH Vélo si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Tour de Gyeongnam

In Corea del Sud è andato in scena il Tour de Gyeongnam, corsa a tappe di cinque giorni, alla seconda apparizione nel calendario UCI. Al via erano presenti ventitré squadre: ventidue Continental e una formazione dilettantistica locale.
La prima tappa presentava un profilo abbastanza ondulato, con diverse salite di oltre 2 km e alcuni strappi più brevi, ma con forti pendenze. Si è selezionato un gruppo di sette uomini, da cui, a circa 700 metri dal traguardo, ha attaccato Simone Raccani (Team UKYO). Il venticinquenne, già vincitore sullo stesso traguardo nel 2025, ha sorpreso tutti e ha conquistato tappa e maglia. Simon Pellaud (Li Ning Star) si è piazzato al secondo posto con 1” di ritardo, mentre, a 5”, sono arrivati gli altri cinque componenti del gruppetto di testa, regolati da Tommaso Dati (Team UKYO).
La seconda frazione era un po’ più semplice, anche se presentava diversi strappetti, brevi, ma con pendenze importanti. Due superstiti della fuga di giornata sono riusciti a resistere alla rimonta del gruppo per appena 6”: Alastair Christie-Johnston (CCACHE x BODYWRAP) ha centrato la prima vittoria internazionale in carriera, battendo Cristian Raileanu (Li Ning Star) nello sprint a due. Liam Walsh ha regolato il plotone principale, completando il trionfo della CCACHE x BODYWRAP. In classifica generale non ci sono stati cambiamenti.
La terza tappa era nettamente più semplice delle precedenti, con la principale difficoltà altimetrica situata pochi chilometri dopo la partenza. Come da pronostico, la selezione è stata limitata e il gruppo è arrivato al traguardo sostanzialmente compatto. Liam Walsh si è confermato il velocista di riferimento della corsa, imponendosi davanti ad Andrea D’Amato (Team UKYO) e Tom Sexton (St.George). Simone Raccani ha conservato la maglia di leader.
La quarta frazione era più ondulata rispetto alla precedente, con uno strappo impegnativo nel finale e gli ultimi 700 metri che salivano al 6,5%. La Wheeltop Rotor ha puntato sulla fuga e il piano si è rivelato vincente. Timofei Ivanov ha staccato gli altri attaccanti e ha tagliato il traguardo con 22” su Yun Jaebin (Roojai Insurance Winspace) e 29” sul compagno di squadra Andrei Stepanov. Tommaso Dati, quarto a 32”, ha staccato gli altri uomini di classifica e ha conquistato la maglia di leader.
L’ultima tappa era in assoluto la più facile della corsa: in stile criterium americano, era previsto un circuito di circa 6,5 km, privo di difficoltà altimetriche, da ripetere quindici volte, per un totale di soli 44 km. L’inevitabile volata finale ha regalato una sorpresa: Liam Walsh non è riuscito a sprintare e ha lasciato la lotta per la vittoria ad altri. Luke Mudgway (Li Ning Star) ha sfruttato l’occasione, precedendo Andrea D’Amato e Lucas Carstensen (Kinan).
Tommaso Dati ha conquistato il successo finale, con 7” di margine su Simone Raccani e 19” su Nils Sinschek (Li Ning Star). Andrea D’Amato ha vinto la classifica a punti, Timofei Ivanov quella dei GPM e Lim Jongwon (LX) il titolo di miglior giovane. La Li Ning Star, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Tour of Malopolska

Si è disputato anche il Tour of Malopolska, una delle più importanti gare polacche. Corsa a tappe di quattro giorni, fa parte del calendario UCI da poco più di vent’anni, ma la prima edizione risale al 1961. Quest’anno al via c’erano ben ventinove squadre: quindici Continental, dodici formazioni dilettantistiche e due selezioni regionali (una polacca e una ucraina).
La gara si è aperta con un cronoprologo di 1400 metri interamente in salita per le strade di Cracovia. Il miglior tempo è stato realizzato da Alberto Monti (ATT Investments). Il ceco (di chiare origini italiane) ha preceduto di mezzo secondo lo svizzero Colin Stüssi (Vorarlberg) e di poco meno di 2” il britannico Harrison Dainty (Jakroo Handsling). La classifica ha ricalcato totalmente l’ordine di arrivo.
La prima tappa presentava un percorso ondulato e l’arrivo era situato in cima ad una salita di quattro chilometri. C’è stata selezione, ma i distacchi sono stati abbastanza contenuti. Due corridori del Team Vorarlberg sono riusciti a staccare di qualche secondo tutti i rivali: Giacomo Ballabio ha fatto l’accoppiata tappa e maglia, superando sul traguardo Colin Stüssi. Il podio di giornata è stato completato da Michael Boroš (Kasper crypto4me), che ha pagato 3”.
Anche la seconda frazione presentava diverse asperità lungo il percorso, ma le più difficili erano piazzate nella prima metà del percorso. Il gruppo è rimasto compatto e il più veloce allo sprint è stato Filippo Fortin (Hrinkow Advarics), che ha trovato, così, il primo successo stagionale. La ATT Investments si è dovuta accontentare degli altri due gradini del podio, con Šimon Vaníček e Tomasz Budziński. Giacomo Ballabio ha conservato la testa della classifica generale.
L’ultima era la tappa regina della corsa: presentava, infatti, un finale durissimo, con l’arrivo di Przehyba situato in cima ad una salita di 8 chilometri con una pendenza media superiore all’8%. Colin Stüssi ha staccato tutti e ha tagliato il traguardo in solitaria. Lo svizzero ha rifilato 21” all’esperto Riccardo Zoidl (Hrinkow Advarics) e 25” al vincitore del prologo, Alberto Monti.
Colin Stüssi ha conquistato il successo finale, con un margine di 44” su Alberto Monti, miglior giovane della corsa, e 47” su Riccardo Zoidl. Il Team Vorarlberg si è aggiudicato la graduatoria a squadre e ha festeggiato anche la vittoria nella classifica a punti di Giacomo Ballabio. Il re degli scalatori è stato Paweł Bernas (Voster).
Tour de Beauce

In Canada è andato in scena il Tour de Beauce, unica corsa a tappe canadese del calendario UCI, giunta alla trentottesima edizione. A darsi battaglia nei cinque giorni di gara sono state sei Continental, quattordici formazioni dilettantistiche e una selezione regionale del Québec, per un totale di ventuno squadre.
La prima tappa presentava un percorso abbastanza ondulato, anche se nessuna salita era particolarmente impegnativa. La giornata si è rivelata buona per la fuga e Marshall Erwood (Whoosh-NZ Cycling Project) ha centrato la prima vittoria internazionale in carriera su strada. Il pistard neozelandese ha battuto in volata Wilmar Paredes (Team Medellín-EPM) e Léo Roy (Entreposage Bluebird). Contrariamente al solito, il vincitore non ha preso la maglia di leader: grazie agli abbuoni conquistati ai traguardi volanti, infatti, Wilmar Paredes è passato in testa alla classifica per 2”.
Anche la seconda frazione proponeva un profilo ondulato, con l’ultima salita che terminava a circa 10 km dal traguardo. Ancora una volta la fuga è andata in porto, con due uomini che si sono giocati la vittoria allo sprint: Róbigzon Oyola (Team Medellín-EPM) si è preso la vittoria davanti ad Adam Lewis (APS by Cadence Cyclery), che si è consolato con la maglia di leader. Killian O’Brien (Skyline) ha completato il podio di giornata, con un ritardo di 10”.
La terza tappa era la più impegnativa, con l’arrivo sul Mont Mégantic, dopo una salita lunga e anche molto impegnativa. La scalata ha premiato Diego Camargo (Team Medellín-EPM), che è arrivato in cima assieme al compagno di squadra Wilmar Paredes, che ha riconquistato la testa della classifica. A 5” dai due colombiani, Tim McBirney (Project Echelon) si è preso il terzo posto di giornata, primo piazzamento di rilievo della sua giovane carriera.
La quarta frazione era una cronometro individuale lunga poco meno di 8 km, con gli ultimi 400 metri che salivano al 7%. A sorpresa, è stato Jacob Roy (Les Régis p/b GROUPE AUTOMAX) a far segnare il miglior tempo. Il diciannovenne canadese si è imposto con poco meno di un secondo e mezzo di vantaggio su Joel Plamondon (Québec) e 2” su Marshall Erwood. Wilmar Paredes ha conservato la testa della classifica.
L’ultima tappa era composta da tredici giri di un circuito di circa 10 km, con all’interno una salita lunga poco più di un chilometro. Sei corridori sono riusciti a guadagnare un piccolo margine sul gruppetto inseguitore e si sono giocati la vittoria in uno sprint che ha premiato Wilmar Paredes. Il colombiano ha avuto la meglio sul canadese Jérôme Gauthier (Project Echelon) e sul neerlandese Boris van der Voort (Wielerploeg Groot Amsterdam).
Wilmar Paredes ha conquistato il successo finale (e la classifica a punti), con 1’02” sul campione uscente Diego Camargo e 1’10” su Tim McBirney. Samuel Couture (Cannondale Echelon) è stato il re dei GPM, mentre Jérôme Gauthier si è preso per il secondo anno consecutivo il titolo di miglior giovane. Il Team Medellín-EPM, infine, si è aggiudicato la graduatoria a squadre.
Grand Prix Jizzakh

In Uzbekistan si è disputato il Grand Prix Jizzakh, corsa a tappe di due giorni che faceva il suo esordio nel calendario internazionale, proponendo anche una gara femminile in contemporanea. Al via della prova maschile erano presenti diciassette squadre: sette Continental, le nazionali di Azerbaigian, India e Uzbekistan, due selezioni regionali locali e cinque formazioni dilettantistiche.
La prima tappa è stata bloccata e successivamente cancellata per problemi di sicurezza, ma gli organizzatori sono riusciti a recuperarla, trasformandola a tempo di record in una cronometro di 3 km. Gli australiani hanno dominato la prova, monopolizzando il podio: Dylan Hopkins (Roojai Insurance Winspace) ha fatto segnare il miglior tempo, con 8 decimi di vantaggio sul compagno di squadra Carter Bettles e 3” su Cameron Scott (Li Ning Star). La classifica generale ha ricalcato l’ordine d’arrivo.
La seconda frazione presentava le principali asperità nella parte centrale del percorso, per poi offrire possibilità di recupero nel finale. Otto uomini si sono avvantaggiati sul resto del gruppo e si sono giocati la vittoria. Cameron Scott è stato il più veloce e ha superato allo sprint il leader della classifica Dylan Hopkins e il padrone di casa Nikita Tsvetkov (Nazionale Uzbekistan), che recentemente ha portato a termine il Giro d’Italia con la maglia della Bardiani CSF 7 Saber.
Grazie all’abbuono, Cameron Scott ha ribaltato la situazione e ha conquistato il successo finale, con 1” di margine su Dylan Hopkins. Nikita Tsvetkov ha completato il podio, a 8”. La Roojai Insurance Winspace si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Tour Szlakiem Mazurskich Twierdz

Anche in Polonia è andata in scena una gara all’esordio nel calendario internazionale: si trattava del Tour Szlakiem Mazurskich Twierdz, corsa a tappe di tre giorni. Al via erano presenti sedici squadre: sette Continental, la nazionale polacca e otto formazioni dilettantistiche.
Sebbene fosse pianeggiante e priva di difficoltà altimetriche, la prima tappa ha dato una fisionomia ben precisa alla classifica generale: è andata via, infatti, una fuga di quattordici uomini, che ha staccato di 1’50” il grosso del gruppo. I battistrada si sono giocati la vittoria allo sprint e il più veloce è stato l’estone Rait Ärm (Energus), che ha avuto la meglio sul polacco Tobiasz Pawlak (ATT Investments) e sul tedesco (ex UAE Team Emirates) Felix Gross (Standert Brandenburg). Il vincitore di tappa si è preso anche la prima maglia di leader.
La principale asperità della seconda frazione era piazzata nella prima metà del percorso e non era particolarmente impegnativa. Questa volta nessuno ha sorpreso il gruppo ed è stata volata: si è imposto, per la prima volta a livello UCI, l’austriaco Fabian Steininger, che ha regalato il primo successo da formazione Continental alla Schwingshandl Intralogistics. Il venticinquenne si è messo alle spalle Tobiasz Pawlak e Rait Ärm, che ha conservato la testa della classifica.
Anche l’ultima tappa era sostanzialmente pianeggiante e il gruppo è arrivato abbastanza compatto, anche se una trentina di corridori aveva perso contatto. Sul podio di giornata sono saliti gli stessi uomini della frazione precedente, seppur con una piccola differenza: Fabian Steininger ha vinto ancora, ma questa volta è stato Rait Ärm a chiudere al secondo posto, davanti a Tobiasz Pawlak.
Rait Ärm ha conquistato il successo finale (e la classifica a punti), con 7” di margine su Tobiasz Pawlak e 15” su Dominik Neuman (ATT Investments). Dawid Łątkowski (Voster) si è preso il titolo di miglior giovane, mentre la ATT Investments si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Campionati Nazionali

In attesa del weekend in cui si disputerà la maggior parte dei campionati nazionali, sono arrivati i risultati da quei paesi che hanno scelto di anticiparli.
In Ecuador, la Best PC Ecuador ha dominato la prova in linea, piazzando quattro uomini nei primi cinque e monopolizzando il podio: si è imposto il giovane Kevin Navas, davanti all’esperto Byron Guamá e a Santiago Montenegro. Nella cronometro, invece, la formazione di casa ha mancato il podio: Jonathan Caicedo ha regalato un’ultima gioia alla Petrolike, prima che la squadra venisse sospesa (definitivamente?) dall’UCI per problemi economici. Il trentatreenne si è imposto con 4” su Harold Martín López (XDS Astana) e 1’35” su Bryan Obando (GW Erco SportFitness). La Best PC Ecuador si è consolata con il titolo under 23, vinto da Erik Pozo.
In Finlandia si è iniziato con la prova contro il tempo, che ha premiato Matias Ahtosalo (UN). Il fratello d’arte ha rifilato 28” ad Axel Källberg (Lucky Sport) e 38” a Severi Savukoski. Miko Pirinen (NSN Development), autore del terzo tempo assoluto, si è aggiudicato il titolo under 23. La volata ristretta che ha deciso la corsa in linea è stata condizionata da una caduta: Axel Källberg è riuscito ad evitarla e ha conquistato il successo davanti a Riku Övermark e Petja Teppo (UN).
Negli Stati Uniti, i professionisti in gara si sono dimostrati superiori ai corridori Continental. Nella cronometro, Artem Shmidt (Netcompany INEOS) ha confermato il titolo conquistato dodici mesi fa, precedendo di 11” Lawrence Warbasse e di 16” William Barta (entrambi della Tudor). Anche nella prova in linea, il vincitore non è cambiato rispetto al 2025: Quinn Simmons (Lidl-Trek) ha dominato la corsa e ha tagliato il traguardo con 2’05” su Kevin Vermaerke (UAE Team Emirates) e Lawrence Warbasse.
Dal 1° luglio l’UCI allenterà le restrizioni nei confronti della Bielorussia, ma, nel frattempo, sono andati in scena i campionati nazionali. La cronometro è andata a Ilya Slesarenko (Biesse-Carrera), che ha rifilato 21” a Viachaslau Shpakouski e 27” a Mark Grinkevich. Fra gli under 23, invece, si è imposto Kiryl Hutsko. Nella prova in linea si è imposto in solitaria Mikita Babovich (Bahrain Victorious Development). Il diciannovenne ha staccato di 12” Ilya Slesarenko e di 3’02” Viachaslau Shpakouski.
In Indonesia, il grande protagonista dei campionati nazionali è stato Muhammad Andy Royan. Il pistard della Nusantara ha vinto la cronometro, con 4” su Muhammad Abdurrahman (Jakarta) e 9” sul compagno di squadra Bernard van Aert, e si è ripetuto nella prova in linea, in cui ha sconfitto in volata Terry Kusuma (Jakarta) e Muhammad Hafizh (ASC Monsters Indonesia). Fra gli under 23, Astnan Maulana (Nusantara) ha vinto la gara contro il tempo, mentre nella corsa su strada ha festeggiato Julian Abi Manyu (ASC Monsters Indonesia).
Doppietta anche in Islanda, dove Davíð Jónsson ha dominato la cronometro, rifilando 1’09” a Ingvar Ómarsson e 2’41” a Kristinn Jónsson (Give Steel) e ha vinto anche la corsa in linea, con 18” su Kristinn Jónsson e 12’06” su Ingvar Ómarsson. Doppio titolo anche per Kam Chin Pok a Macao. Il corridore della China Anta-Mentech si è imposto contro il tempo, con 39” su Lao Long San e 1’32” su Kok Mun Wa, e ha dominato la gara in linea, staccando di 3’03” Kok Mun Wa e di 9’50” Liu Qihua.
In Belize, Cory Williams (L39ION of Los Angeles) ha conquistato il terzo titolo consecutivo a cronometro, con un margine di 39” su Derrick Chavarria (China Chermin) e 5’29” sul compagno di squadra Jyven Gonzalez. I due corridori della L39ION of Los Angeles si sono dovuti accontentare delle piazze d’onore nella corsa in linea, alle spalle di Derrick Chavarria.
Cristian Raileanu (Li Ning Star) ha dominato la cronometro in Romania. Il trentatreenne è stato accompagnato sul podio da due uomini della MENtoRISE CCN: Iustin-Ioan Văidian ha pagato 1’01”, mentre Catalin Buta è finitoa 2’01”. Mihnea-Alexandru Harasim (Skyline) si è imposto tra gli under 23. La prova in linea ha visto trionfare ancora Cristian Raileanu, che ha staccato di 9” Horea-Stefan Precup e di 10” Andrei Carbunarea. Il titolo under 23 è andato a Victor-Alexandru Aron.
In Albania, Lukas Sulaj Kloppenborg (Sidi Ali-Unlock) ha vinto il titolo a cronometro, con 29” su Leo Piku e 33” sul compagno di squadra e campione uscente Olsian Velia. La prova in linea è andata a Valentino Kamberaj (Skyline), che fino al 2024 ha corso con nazionalità italiana. Il nativo di Cles ha staccato di 1’08” Olsian Velia e di 9’02” Lukas Sulaj Kloppenborg.
Secondo titolo consecutivo a cronometro per Chu Tsun Wai (HKSI) a Hong Kong. Il ventiquattrenne ha fatto meglio di 17” rispetto a Vincent Lau Wan Yau (Roojai Insurance Winspace) e di 30” rispetto a Ng Sum Lui. La HKSI ha fatto doppietta nella prova in linea, con Wu Chun Yin vincitore con 1’00” sul compagno e campione uscente Ng Pak Hang. Sul terzo gradino del podio è salito Hei Lau Wan, staccato di 1’10”.
Le Continental tra i big

La francese Van Rysel Roubaix e le belghe Aarco e Color Code-Alu Center hanno partecipato al Circuit Franco-Belge. Le tre squadre non sono riuscite a fare grandi cose e il migliore è stato Joppe Heremans: il belga della Van Rysel Roubaix ha chiuso ventiquattresimo.
Ben tredici, invece, sono state le formazioni di terza divisione al via della Muur Classic Geraardsbergen. La NSN Development è salita sul secondo gradino del podio con Floris van Tricht, corridore della formazione WorldTour, in prestito per l’occasione. Patrick Eddy ha portato il Team Brennan all’ottavo posto, ma il miglior rappresentante del mondo Continental è stato David Haverdings, corridore della Alpecin-Premier Tech Development in gara con il ramo WorldTour del team, che si è piazzato in sesta posizione.
Al via del GP Gippingen erano presenti nove compagini di terza divisione. La gara è stata dominata dalle formazioni professionistiche e nessun corridore del mondo Continental è riuscito a restare nel primo gruppo. Alla fine il miglior risultato è stato della Mg.K Vis Costruzioni e Ambiente, che ha ottenuto il venticinquesimo posto con Andrea Cantoni.
Sono state cinque le Continental al via del Belgium Tour. Il miglior rappresentante del ciclismo di terza divisione è stato Héctor Álvarez, corridore della Lidl-Trek Future in gara con il ramo WorldTour del team, che ha chiuso diciassettesimo in classifica e ha vinto la classifica dei giovani. La BEAT p/b Saxo ha centrato il ventiduesimo posto finale con Jochem Kerckhaert e un ottavo di tappa con David Dekker.
Anche il Tour of Slovenia ha dato spazio a cinque compagini di terza divisione. Il Team United Shipping ha fatto nettamente meglio delle squadre di pari categoria: la formazione ungherese ha ottenuto un terzo posto di tappa con Nikiforos Arvanitou e ha raccolto la ventunesima posizione finale con Tomáš Přidal. Quest’ultimo ha indossato anche la maglia dei GPM, cosa riuscita anche al compagno Zsombor Palumby, e quella dei giovani.
Le quattro Continental storiche francesi hanno preso parte alla Route d’Occitanie, insieme alla tedesca BIKE AID, alla colombiana Sistecredito e alla filippina Victoria Sports. La CIC Academy ha ottenuto i migliori risultati, grazie ad Axel Mariault, quarto nell’ultima tappa e settimo in classifica generale. La St.Michel-Preference Home, invece, ha vinto la classifica degli scalatori con Théo Delacroix.
Due formazioni di terza divisione hanno preso parte alla Andorra MoraBanc Clàssica. La portoghese Anicolor/Campicarn ha mandato all’attacco Alexis Guérin e ha ottenuto un discreto sedicesimo posto con Louis Ferreira. Il Team Sistecredito, compagine colombiana, ha fatto decisamente più fatica, non andando oltre la trentanovesima posizione di Juan David Urián.
L’UCI ha aggiornato il proprio sito internet, svelando diverse novità di ciclomercato. La novità principale riguarda Giacomo Villa, tornato alla Biesse-Carrera dopo i problemi economici della Petrolike. Ritorni dopo assenze (più o meno lunghe) da squadre UCI anche per Nassim Saidi alla Madar, Johnatan Cañaveral alla GW Erco SportFitness e Mattew-Denis Piciu a una MENtoRISE CCN che ha preso anche Victor Martínez (Anicolor/Campicarn). La Energus, invece, ha ingaggiato Rokas Adomaitis.
L’iraniana Navihood DFT CCN, che finora non ha disputato alcuna corsa internazionale, ha ingaggiato ben sei nuovi corridori, fra cui spiccano due ex professionisti: si tratta dei russi Mamyr Stash e Anton Vorobyev. Il primo, trentatreenne, ha vestito la maglia della Gazprom-RusVelo nel biennio 2015-2016 e nel 2019 ed è stato argento europeo tra gli under 23. Il secondo, trentacinquenne, ha corso nel WorldTour con la Katusha dal 2013 al 2016, per poi vestire la maglia della Gazprom-Rusvelo nel 2017 e nel 2019: campione del mondo a cronometro fra gli under 23, si è imposto a più riprese anche in gare professionistiche.
Il ritratto della settimana: Wilmar Paredes

Fra i grandi protagonisti delle corse dell’America Tour non si può non citare Wilmar Paredes: da un paio d’anni, il colombiano si è imposto come uno dei leader del Team Medellín-EPM, una delle più importanti formazioni del continente. Il suo punto di forza è la grande versatilità: alle ottime abilità di scalatore, unisce uno spunto veloce molto importante, che gli permette di competere anche nelle volate di gruppo compatto.
Nel recente Tour de Beauce ha terminato fra i primi cinque tutte le tappe, vincendo l’ultima frazione, la classifica generale e quella a punti. Oltre alla gara canadese, quest’anno il trentenne aveva già vinto un’altra corsa a tappe del calendario UCI, la Volta Internacional do Estado de São Paulo: in quel caso non era riuscito a ottenere successi parziali, ma era arrivato nei primi quattro in tutte le frazioni tranne una. È, inoltre, salito sul podio, in terza posizione, del Gran Premio New York City ed è stato quarto al Desafio das Américas de Ciclismo.
Anche nel calendario dilettantistico è riuscito a lasciare il segno nelle gare a tappe: ha vinto, infatti, sia la Vuelta de la Independencia Republica Dominicana (con un successo parziale), che la Clásica de Rionegro (anche in questo aggiudicandosi una frazione). Il corridore del Team Medellín-EPM si è dimostrato competitivo anche nelle corse di un giorno, aggiudicandosi il Circuito Ciclístico Ángel Miguel Sanabria.
Wilmar Paredes iniziò a farsi notare in Colombia già al primo anno da junior, quando vinse una tappa della Vuelta del Porvenir, corsa che chiuse al decimo posto in classifica generale. Nella stagione successiva, conquistò i primi risultati a livello internazionale: conquistò il titolo panamericano, battendo in volata Jhonatan Narváez, e chiuse al dodicesimo posto la prova in linea di categoria dei Campionati del Mondo. Attivo anche su pista, fu argento mondiale nell’inseguimento a squadre.
Per il primo anno da under 23, si accasò alla Manzana Postobon, allora formazione dilettantistica. Dimostrò di non aver subìto il salto di categoria, vincendo, nel calendario nazionale, una frazione della Vuelta de la Juventud de Colombia e una tappa e la classifica della Clásica del Caribe. Si guadagnò la convocazione in nazionale per diversi eventi under 23: ai Campionati Panamericani fu quinto, correndo in appoggio al compagno Jhonatan Restrepo, vincitore della corsa, e partecipò sia alla Course de la Paix che ai Campionati del Mondo.
Nel 2016 la Manzana Postobon salì di livello e, così, il colombiano poté fare il suo esordio nel mondo Continental. Partecipò a diverse gare professionistiche in Europa, ottenendo i migliori risultati alla Vuelta Comunidad de Madrid, che concluse in ventesima posizione. Con la maglia della nazionale prese parte al Tour de l’Avenir, in cui raccolse un settimo posto di tappa. Tornò protagonista anche su pista, vincendo il titolo panamericano élite nell’inseguimento a squadre.
Nella stagione successiva, con l’ulteriore crescita di livello della Manzana Postobon, passò a tutti gli effetti professionista. Conquistò la prima vittoria UCI in carriera, aggiudicandosi una tappa della Vuelta a Colombia, e fece vedere belle cose anche in Europa: si piazzò secondo alla Klasika Primavera Amorebieta, vinse la maglia di miglior giovane al Circuit Cycliste Sarthe e quella dei GPM al Tour des Fjords. Partecipò alla prova in linea dei Campionati del Mondo under 23 e raccolse un discreto diciassettesimo posto, chiudendo nel gruppo che si giocò la medaglia di bronzo.
Nel 2018, sempre con la maglia della Manzana Postobon, Paredes disputò un calendario quasi totalmente europeo: disputò la sua prima gara WorldTour in carriera, la Volta a Catalunya, confermò la maglia di miglior giovane al Circuit Cycliste Sarthe, salì nuovamente sul podio (in terza posizione) alla Klasika Primavera Amorebieta e si comportò bene anche al GP Beiras e Serra da Estrela, in cui fu sesto in classifica e secondo in una tappa, e alla Roue Tourangelle, che chiuse al settimo posto.
Nella stagione successiva ci si aspettava un altro salto di qualità, ma, dopo un discreto Tour de Taiwan, in cui aveva vinto la maglia dei GPM e ottenuto in quinto posto di tappa, fu annunciata la sua positività all’EPO, riscontrata in un controllo fuori competizione di circa un mese prima. Fu, quindi, squalificato per quattro anni e perse i risultati ottenuti nella corsa asiatica.
Al termine della squalifica, il colombiano trovò l’occasione per riscattarsi al Team Medellín-EPM. Dopo essere rientrato in gara nel calendario dilettantistico colombiano, fece il suo ritorno a livello UCI alla Vuelta a Formosa, in cui ottenne la settima posizione finale. In seguito si mise in luce in Cina, al Tour of Qinghai Lake, in cui centrò un terzo posto di tappa e indossò per quattro giorni la maglia di leader. A livello dilettantistico tornò anche alla vittoria, aggiudicandosi una frazione del Tour de Panamá.
Nel 2024, Paredes ritrovò la vittoria a livello internazionale, aggiudicandosi una tappa e la classifica finale della Jamaica International Cycling Classic. In seguitò conquistò due frazioni del Tour of the Gila (che concluse in terza posizione con tanto di maglia dei GPM), una della Vuelta Bantrab e si impose più volte in gare dilettantistiche. Nel calendario UCI raccolse anche altri risultati di spessore, come i secondi posti al Gran Premio New York City e al Tour do Rio, il terzo al Tour of Taihu Lake, la medaglia di bronzo ai Campionati Panamericani e la maglia di miglior scalatore al Tour of Hainan.
Lo scorso anno non è riuscito a essere competitivo nelle classifiche delle corse a tappe del calendario UCI, non arrivando mai a raggiungere la top ten. Si è comunque confermato un corridore di alto livello, vincendo una frazione della Vuelta Bantrab e due della Vuelta a Colombia. Ha raccolto, inoltre, altri sette piazzamenti nei primi dieci. Nel calendario dilettantistico colombiano si è imposto in diverse occasioni.
A trent’anni e con una squalifica per doping alle spalle, è improbabile che Wilmar Paredes possa ritrovare un posto fra i professionisti, a meno che il Team Medellín-EPM non decida di salire di livello (e al momento la cosa sembra molto improbabile). Nella formazione colombiana, l’ex corridore della Manzana Postobon ha più volte dichiarato di trovarsi benissimo e di apprezzare molto il fatto di poter gareggiare senza grandi pressioni, con quella tranquillità che gli era mancata in passato.
