Tadej Pogačar ha vinto la Vuelta a España prima di arrivare in Spagna
La maglia rossa attacca sulla Collada de Beixalis e vince in solitaria la tappa di Andorra. Widar regola il gruppetto a 2'39", ci sono Onley, Gall, Kuss, Mas e Roglič

Non è battuta e neanche un iperbole, non è nemmeno una sorpresa, è Tadej Pogačar e il ciclismo del 2026. Alla prima tappa di montagna disponibile, corse interamente nel principato di Andorra, la maglia rossa stacca tutti e vince in solitaria, chiudendo la Vuelta a España 2026 al quarto giorno di corsa. Nelle sue precedenti trentasei vittorie di tappa nei Grand Tour non ce n'era mai stata una con un attacco solitario a questa distanza dal traguardo (50 chilometri), ma il disegno del percorso e la differenza di livello tra lui e gli avversari non facevano presagire niente di diverso.
La Vuelta è finita, anche se nessuno pensavo che potesse mai iniziare, la classifica è già lunghissima e le salite andorrane hanno già fatto intravedere chi potrà lottare per il secondo posto. Felix Gall si conferma il più intraprendente e forse il più forte in salita, ma anche Oscar Onley è in ottima condizione, Sepp Kuss è arrivato freschissimo al terzo GT stagionale, Jarno Widar è una piacevole scoperta e anche Enric Mas e Primož Roglič sono tornati a un buonissimo livello nella loro corsa d'elezione, mentre Richard Carapaz e Mattias Skjelmose hanno subito perso dei secondi. Sarebbero dagli inerpreti ottimi e variegati per una sfida apertissima alla maglia rossa, ma si dovranno accontentare di contendersi i due posti sul podio vicino al prossimo corridore che completerà la tripla corona, salvo cataclismi.
Vuelta a España 2026, la cronaca della quarta tappa
La tappa parte subito in salita verso il Port d'Envalira (23.2 km al 4.9%), dove chi ha gambe e non ha ambizioni di classifica prova a formare una fuga di forza. Dentro ci sono Finn Fisher-Black (Red Bull-BORA-hansgrohe), Pablo Castrillo e Raúl García Pierna (Movistar), Eddie Dunbar (Pinarello Q36.5 Pro Cycling), Jan Hirt (NSN Cycling Team), Simon Dalby (Uno-X Mobility), Paul Double (Team Jayco AlUla), Georg Steinhauser (EF Education-EasyPost), Sergio Samitier (Cofidis), Mario Aparicio (Burgos Burpellet BH) Lorenzo Fortunato (XDS Astana-Team), Mattia Gaffuri (Team Picnic PostNL), Bruno Armirail, Ben Tulett, Wout Van Aert e Matthew Brennan (Team Visma Lease a Bike).
Il vincitore della seconda tappa, che indossa la maglia bianca, si fa vedere anche come gregario da salita, ma le sue trenate non bastano a far prendere vantaggio al gruppo di testa. Fortunato batte Double per i punti al gpm di prima categoria, ma dietro sta già facendo un ritmo molto forte la Decathlon CMA CGM, che vuole recuperare il tempo perso da Felix Gall nei primi due giorni. L'austriaco prova anche a seguire l'attacco di Tadej Pogačar sulla Collada de Beixalis, terzultima salita di giornata, ma dopo poche centinaia di metri deve rinunciare. A 50 chilometri dall'arrivo la tappa è già decisa, la fuga è già stata ripresa, la maglia rossa ha già staccato tutti.
Gall si fa riprendere dal gruppo tirato da Juan Felipe Rodriguez (EF Educa, l'ultimo gregario a disposizione di Richard Carapaz. C'è anche Embret Svestad-Bårdseng (Netcompany INEOS) a dare una mano a Oscar Onley, insieme a Jay Vine (UAE Team Emirates-XRG), Primož Roglič (Red Bull-BORA-hansgrohe), Enric Mas (Movistar), Sepp Kuss (Team Visma Lease a Bike), Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), Mikel Landa (Soudal Quick-Step), Harold Tejada (XDS Astana Team), Jarno Widar (Lotto Intermarché) e Marco Brenner (Tudor Pro Cycling).
La selezione in questo gruppo si fa sul Coll d'Ordino, dove ai -33 Gall si muove ancora insieme a Onley. Roglič, Mas e Kuss colgono l'attimo per rientrare e mettere in evidenza le difficoltà di Carapaz e Skjelmose, gli unici reduci da un Tour de France corso per fare classifica oltre all'alieno Pogačar, che raggiunge i tre minuti di vantaggio. L'ecuadoriano e il danese riescono comunque rientrare insieme a Widar e Mühlberger, e ai piedi dell'Alto de la Comella (3.8 km al 5.6%) sono ancora in nove a giocarsi il secondo posto.

Skjelmose è il primo a staccarsi insieme a Mühlberger, che si è messo a disposizione del compagno e connazionale, ma anche Carapaz perde ancora metri e questa volta si stacca definitivamente, dopo aver già fatto l'elastico un paio di volte anche sulla salita precedente. Onley allunga prima della cima, ma non riesce a staccare gli altri cinque. Pogačar amministra tranquillamente il vantaggio e arriva da solo sul traguardo di Andorra La Vella con un vantaggio di 2'39", mentre Widar si toglie la soddisfazione di vincere la volata per la seconda posizione al suo primo test di classifica in carriera in un Grand Tour.
Carapaz perde 18" dal gruppetto completato nell'ordine da Gall, Onley, Kuss, Mas e Roglič, mentre Skjelmose arriva a 3'17" dal vincitore e a 38" dai rivali per il podio. Respinti i giovani Jakob Omrzel (Bahrain Victorious) e Jørgen Nordhagen (Team Visma Lease a Bike), che perdono circa otto minuti, mentre Tobias Halland Johannesen (Uno-X Mobility) arriva a 12'55" e guarderà solo alle tappe. Non farà classifica nemmeno João Almeida, che arriva nel gruppo a 22'45" dal compagno di squadra.
Dopo la prima tappa di montagna, Pogačar guida con 3'21" su Roglič, 3'32" su Mas, 3'44" su Kuss e 3'45" su Onley, 3'50" su Carapaz e 3'57" su Gall, che ora è settimo ed è l'ultimo a meno di quattro minuti dalla maglia rossa. Dietro Skjelmose e Widar c'è Vine a chiudere la top ten, a 4'11" dal suo capitano. Domani una tappa di transizione e un probabile arrivo in volata, poi si potrà tornare a pensare a chi arriverà secondo.
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