Brandon Rojas, la rinascita dopo la rottura del crociato
Passato professionista ancora prima di compiere vent'anni, il colombiano ha saltato quasi tutta la stagione 2023 per un grave infortunio. Da quando è rientrato, ha mostrato progressi costanti

Ventinovesimo appuntamento con Mondo Continental. In questa puntata: Classique Djamaa El Kbir, Grand Prix El Djazaïr, Classique La Capitale, Oita Urban Classic, Vuelta a Venezuela, Campionati Caraibici su Strada e Brandon Rojas, fresco vincitore della Vuelta a Venezuela
Le corse della settimana
Classique Djamaa El Kbir, Grand Prix El Djazaïr e Classique La Capitale

A cinque mesi da Tour d’Algérie e GP de la Ville d’Alger, il ciclismo UCI è tornato nel paese nordafricano per tre corse, tutte all’esordio nel calendario internazionale.
Ad aprire le danze è stata la Classique Djamaa El Kbir, gara di un giorno. Al via erano presenti diciotto squadre: un ProTeam (l’Euskaltel-Euskadi), cinque Continental, sette selezioni nazionali, quattro formazioni dilettantistiche e una rappresentativa regionale.
Il percorso prevedeva venti giri di un circuito lungo circa 6,5 km, quasi completamente pianeggiante. Nonostante l’assenza di asperità, c’è stata grandissima selezione e solo 24 dei 99 corridori in gara hanno raggiunto il traguardo. Quattro corridori hanno fatto la differenza, in rappresentanza delle due squadre più forti: Jonathan Lastra e Danny van der Tuuk (Euskaltel-Euskadi) contro Timothy Dupont e Gianni Marchand (Tarteletto-Isorex).
Nettamente il più veloce tra i battistrada, Dupont ha potuto contare sull’aiuto del compagno di squadra e si è imposto davanti a Lastra e Van Der Tuuk. Marchand, invece, ha chiuso a 10”, in quarta posizione. Un altro portacolori dell’Euskaltel-Euskadi, Nicolás Alustiza, ha completato la top five a 1’28”.
Due giorni dopo è iniziato il Grand Prix El Djazaïr, corsa a tappe di tre giorni. Al via erano presenti le stesse squadre che avevano partecipato alla Classique Djamaa El Kbir, con un solo cambiamento: la Khemis Meliana, formazione dilettantistica di casa, era assente.
La prima tappa prevedeva due salite abbastanza impegnative nella prima metà del percorso e diventava molto più semplice nella parte finale. Tre corridori hanno fatto la differenza e si sono giocati la vittoria allo sprint: l’Euskaltel-Euskadi è riuscita a fare doppietta, con Danny van der Tuuk vincitore davanti a Iker Mintegi. Ancora protagonista, Gianni Marchand si è dovuto accontentare della terza posizione. In assenza di abbuoni, la classifica generale ha ricalcato l’ordine d’arrivo.
Nella seconda frazione, le salite erano un po’ più vicine al traguardo, ma le pendenze erano più dolci e c’era meno spazio per fare la differenza. La lotta per il successo si è ristretta a una quarantina di uomini e nella volata c’è stata un’altra doppietta, messa a segno dalla Madar: a vincere è stato il corridore più rappresentativo del team, Yacine Hamza, che ha preceduto Anes Riahi. Timothy Dupont ha completato il podio di giornata. Grazie alla somma dei piazzamenti, Iker Mintegi è passato in testa alla classifica.
L’ultima tappa prevedeva un circuito di circa 11 km, non completamente pianeggiante, ma comunque privo di asperità di rilievo. C’è stata meno selezione rispetto alle giornate precedenti e il gruppo si è presentato sostanzialmente compatto nel finale. Lo sprint finale ha premiato Paul Hennequin, che ha regalato un’altra vittoria all’Euskaltel-Euskadi. Sul podio con lui sono saliti Timothy Dupont e Yacine Hamza.
Iker Mintegi ha conquistato il successo finale (e la maglia di miglior scalatore), battendo il compagno di squadra Danny van der Tuuk solo per la somma dei piazzamenti: ovviamente, i due hanno trascinato l’Euskaltel-Euskadi nella graduatoria a squadre. Gianni Marchand ha completato il podio a 5”, mentre Anes Riahi, quarto a 35” si è aggiudicato il titolo di miglior giovane. Yacine Hamza, infine, ha vinto la classifica a punti.
Due giorni dopo è stato il momento della Classique La Capitale, corsa di un giorno. Oltre alle diciassette squadre che avevano preso parte al Grand Prix El Djazaïr, erano presenti al via altre due formazioni dilettantistiche locali: la Khemis Meliana, già vista alla Classique Djamaa El Kbir, e la Majd El Guerara.
Il percorso era molto semplice: la lunghezza era di soli 78 km e non era presente alcuna difficoltà altimetrica. Come alla Classique Djamaa El Kbir, nonostante l’assenza di asperità, la volata di gruppo è rimasta una chimera: si è, infatti, avvantaggiato un drappello di dieci corridori, composto da quattro uomini dell’Euskaltel-Euskadi, altrettanti della Tarteletto-Isorex e due della Madar ed è stato subito chiaro che la lotta per la vittoria non avrebbe incluso nessun altro. Alla fine, Jonah Killy (Tarteletto-Isorex) è riuscito a guadagnare un piccolo margine sui compagni di fuga e ha conquistato, così, la prima vittoria internazionale in carriera.
A 3” dallo statunitense, Danny van der Tuuk si è preso la seconda posizione, mentre a 6” c’è stata la volata per la terza posizione: il più veloce è stato Timothy Dupont, che ha relegato ai piedi del podio Paul Hennequin e Anes Riahi.
Oita Urban Classic

In Giappone è andata in scena la Oita Urban Classic, corsa di un giorno, giunta all’ottava apparizione nel calendario internazionale. Alla gara hanno partecipato tredici Continental, quattro formazioni dilettantistiche e una selezione nazionale nipponica, per un totale di diciotto squadre.
Il percorso consisteva in un circuito di 11,5 km da ripetere per tredici volte. Il profilo era abbastanza ondulato, senza salite particolarmente lunghe, ma con strappi continui, uno dei quali si concludeva sulla linea d’arrivo, che rendevano la corsa molto più impegnativa di quanto potesse sembrare guardando l’altimetria. Già al primo giro è partita una fuga di uomini importanti: all’attacco sono andati Cristian Raileanu (Li Ning Star), William Heffernan (CCACHE x BODYWRAP), Daiki Magosaki (Victoire Hiroshima), Atsushi Oka (Utsunomiya Blitzen) e Shunsuke Imamura (Nazionale Giappone). I cinque sono stati ripresi a 34 km dal traguardo e subito dopo il ricongiungimento è nata l’azione decisiva: undici corridori hanno allungato, sorprendendo il resto del plotone.
I battistrada sono rimasti in dieci all’ultimo giro e si sono giocati la vittoria allo sprint: Noah Blannin (CCACHE x BODYWRAP) ha cercato di sorprendere i rivali, ma è stato saltato negli ultimi metri da Eduardo Sepúlveda (Li Ning Star), che ha centrato, così, la terza vittoria stagionale. Sul terzo gradino del podio è salito Elliot Schultz (Victoire Hiroshima), vincitore lo scorso anno con una bella azione solitaria. La top five è stata completata da un altro portacolori della Li Ning Star, Luke Mudgway, e dallo spagnolo Gerard Ledesma, che ha tagliato il traguardo con 3” di ritardo.
Vuelta a Venezuela

Nei giorni scorsi si è disputata la Vuelta a Venezuela, corsa a tappe di otto giorni con oltre sessant’anni di storia, tornata ad avere lo status UCI nel 2024. Al via erano presenti ventuno squadre: sei Continental, la nazionale di Cuba, undici formazioni dilettantistiche e tre selezioni regionali.
La prima tappa prevedeva un circuito di 12,5 km da ripetere dieci volte. La principale asperità era rappresentata da una salita di 5 km al 4%, con il traguardo piazzato all’incirca a metà della scalata. In gruppo c’è stata una certa selezione, ma sono comunque rimasti davanti circa venticinque uomini. La volata non ha avuto storia, con Luis Pinto (Guacamaya Guacafruit), che si è preso la prima maglia di leader, imponendosi nettamente davanti a Sebastián Castaño (Sistecredito) e Jeferson Ruiz (GW Erco SportFitness).
La seconda frazione presentava un profilo abbastanza ondulato, ma senza asperità particolarmente impegnative, e un finale che tendeva leggermente a salire. Sei uomini sono riusciti ad anticipare il gruppo di pochi secondi e Juan Diego Hoyos (Sistecredito) ha avuto la meglio su Angel Rivas (Guacamaya Guacafruit) e João Pedro Rossi (Localiza Meoo/Swift). Jeferson Ruiz, quinto, ha strappato la maglia di leader a Luis Pinto per soltanto 1”.
La principale difficoltà della terza tappa era rappresentata da una salita di 12 km, senza pendenze eccessive, che si concludeva ai -10. José Misael Urian (Sistecredito) ha staccato tutti e ha tagliato il traguardo in solitaria, passando anche in testa alla classifica. Al secondo posto si è piazzato il suo compagno di squadra Sebastián Castaño, staccato di 10”, mentre terzo ha chiuso Brandon Rojas (GW Erco SportFitness), che ha pagato 19”. Jeferson Ruiz si è difeso come ha potuto, ma il suo quinto posto a 40” lo ha fatto scivolare fuori dal podio della generale.
La quarta frazione era molto semplice, senza nemmeno un GPM e con un finale che tendeva leggermente a scendere. Come prevedibile, si è assistito alla prima vera volata di gruppo della corsa (anche se una caduta ai -2 ha ridotto il numero di contendenti alla vittoria). Il più rapido è stato Nicolas Gomez (GW Erco SportFitness), che si è messo alle spalle Edwin Torres (Lotería del Táchira Servitel) e Cristian Vélez (Sistecredito). La classifica generale è rimasta invariata.
La quinta tappa era abbastanza facile e non aveva grosse asperità, fatta eccezione per una salita di 2 km che si concludeva ai -10. Due uomini sono riusciti a sfuggire al controllo del gruppo e si sono giocati il successo in una volata che non ha avuto storia: Leangel Linarez (Tavfer-Ovos Matinados) ha vinto agevolmente, mettendo addirittura 1” tra sé e il brasiliano Bruno Martins Lemes (Localiza Meoo/Swift). Il gruppo, regolato da Arlex Méndez (Lotería del Táchira Servitel) è arrivato a 16”. Nelle prime posizioni della generale non ci sono stati cambiamenti.
La sesta frazione prevedeva una salita di circa 11 km, con pendenza media del 4%, che si concludeva ai -15. I fuggitivi di giornata sono stati ripresi a 2 km dal traguardo e, così, sono stati circa trentacinque i corridori che hanno lottato per il successo. Il più veloce è stato Leangel Linarez, che ha centrato la seconda vittoria consecutiva, battendo per pochi centimetri Matheus Constantino (Localiza Meoo/Swift). Arlex Méndez ha chiuso terzo. José Misael Urian ha mantenuto la leadership in classifica.
La settima tappa era una cronometro individuale completamente pianeggiante, lunga poco più di 20 km. Brandon Rojas ha fatto segnare il miglior tempo e ha conquistato anche la maglia di leader. Il ventiquattrenne colombiano ha fatto meglio di 4” rispetto al cileno Hector Quintana (Plus Performance-ZEO Sport) e di 20” rispetto a João Pedro Rossi. I suoi rivali in classifica, invece, hanno pagato tutti più di 1’.
L’ultima frazione era decisamente adatta alle ruote veloci: pur non essendo completamente pianeggiante, infatti, non prevedeva nessuna salita degna di nota. Il pronostico è stato rispettato e si è assistito a una volata di gruppo: Nicolas Gomez si è confermato il miglior velocista puro del lotto, superando nettamente Leangel Linarez e Matheu Constantino.
Brandon Rojas ha conquistato il successo finale, con 52” su José Misael Urian e 1’09” sul vincitore della maglia dei GPM, Sebastián Castaño. Erik Pozo, quinto a 2’52”, si è assicurato il titolo di miglior giovane, mentre la classifica a punti è andata a Leangel Linarez. Il Team Sistecredito, infine, si è aggiudicato la graduatoria a squadre.
Campionati Caraibici su strada

Nel weekend, in Repubblica Dominicana, sono andati in scena i Campionati Caraibici, competizione per nazionali riservata a tutte le isole e gli arcipelaghi centroamericani, che si disputa con cadenza annuale. Le gare in programma erano due: la cronometro e la corsa in linea.
Nella prova contro il tempo non ci sono state sorprese, con gli atleti di Bermuda che, come da pronostico, hanno centrato la doppietta. Kaden Hopkins (Atom 6 Bikes-Cycleur de Luxe) si è ripreso il titolo che aveva già conquistato nel 2019 e nel 2022, rifilando 58” al connazionale e campione uscente Nicholas Narraway (Competitive Edge). Quest’ultimo ha salvato di un soffio la medaglia d’argento: il portoricano Christopher Morales, già bronzo lo scorso anno, gli è arrivato dietro di pochi centesimi.
I bermudiani non sono, invece, riusciti a conquistare la gara in linea. Dopo il bronzo nella cronometro, infatti, Christopher Morales è salito di due gradini e ha regalato a Porto Rico la medaglia d’oro. Il ventiquattrenne ha staccato tutti e ha tagliato il traguardo con 1’28” di margine sul guyanese Briton John e su Nicholas Narraway. Due rappresentanti della Guadalupa si sono dovuti accontentare dei piazzamenti ai piedi del podio: Benjamin Le Ny ha chiuso quarto a 3’03”, mentre Julien Chane-Foc ha completato la top five a 4’32”.
Le Continental tra i big

Nove Continental hanno preso parte al Tour de Langkawi. In una corsa dominata dalle formazioni professionistiche, la Wheeltop Rotor Chengdu ha fatto il colpaccio, centrando la vittoria nella quarta tappa con il suo leader Petr Rikunov. In classifica generale, invece, la Terengganu ha raccolto una più che onorevole top ten: il danese Mathias Bregnhøj si è piazzato ottavo.
Le quattro Continental classiche francesi sono state affiancate da BHS-PL Beton Bornholm, Elite Fondations e Feirense-Beeceler al via dello Cholet Agglo Tour. Anche se nessuna compagine di terza divisione ha centrato la top ten, la Elite Fondations ci è andata vicina, con il dodicesimo posto di Alfred George. Le stesse squadre, con l’aggiunta della EuroCyclingTrips-CCN, hanno preso parte al Tour de Vendée: questa volta la Van Rysel Roubaix ha raccolto un’eccellente sesta posizione con Killian Théot. Le sole formazioni francesi hanno partecipato alla Paris-Tours: la St.Michel-Preference Home ha onorato l’ultima corsa della sua storia, mettendo due uomini nella fuga di giornata, ma il miglior piazzamento è stato della Nice Métropole Côte d'Azur: Victor Papon ha chiuso diciassettesimo.
La General Store-Essegibi è stata l’unica Continental al via del Giro dell’Emilia, ma non è riuscita ad andare oltre il cinquantatreesimo posto di Davide De Cassan. È stato dato più spazio alle compagini di terza divisione alla Coppa Agostoni: ce n’erano sei e la Biesse-Carrera è quella che ha fatto meglio, grazie a Filippo Agostinacchio, che si è piazzato in ventunesima posizione. Unica Continental alla partenza della Coppa Bernocchi, il Team UKYO è andato a un passo dal successo: Tommaso Dati ha chiuso, infatti, secondo, battuto per mezza ruota in volata. Alla Tre Valli Varesine al Gran Piemonte hanno partecipato solamente formazioni professionistiche.
REMBE|rad-net, Lotto-Kern Haus e Storck-MRW Bau hanno ricevuto l’invito per lo Sparkassen Münsterland Giro. Nessuna delle tre è riuscita a lasciare il segno e il miglior risultato è stato il ventinovesimo posto ottenuto dalla REMBE|rad-net, con Leon Arenz. Sei Continental hanno partecipato alla Binche-Chimay-Binche, corsa in cui la BEAT p/b Saxo è riuscita a centrare un ottimo piazzamento con David Dekker, che ha concluso la prova in quinta posizione, battendo anche tutti i corridori dei ProTeams.
Diversi esponenti del ciclismo di terza divisione hanno preso parte ai Campionati Europei, ma nelle prove élite non sono arrivati grandi risultati. Nella prova in linea, Mateusz Gajdulewicz, polacco della ATT Investments, ha chiuso trentaquattresimo, mentre nella cronometro, Tiago Antunes, portoghese della Efapel, si è fermato alla ventesima posizione. La Polonia ha chiuso al quarto posto la cronostaffetta: nel terzetto maschile aveva schierato il giovane Dawid Lewandowski, portacolori della NSN Development.
I podi delle gare under 23 sono stati monopolizzati dai Devo Teams: a fare bottino pieno è stata la Lidl-Trek Future, che ha vinto entrambe le medaglie d’oro con Héctor Álvarez. Nella prova in linea hanno festeggiato una medaglia anche la Bahrain-Victorious Development, argento con il polacco Jan Michal Jackowiak, e la Lotto Groupe-Wanty, bronzo con il belga Niels Driesen. Nella cronometro, invece, lo spagnolo è stato accompagnato sul podio da Matisse van Kerckhove, belga della Visma|Lease a Bike Development, e da Kasper Haugland, norvegese della Decathlon CMA CGM Development.
Tornata in calendario dopo tre anni di assenza, la Sun Hung Kai Properties Hong Kong Cyclothon ha dato una possibilità a quattro Continental: le cinesi Li Ning Star, Prowheel Kung Shenzhen e The Joyrun & Hurricane e alla malese Terengganu. In gara era presente anche una selezione nazionale locale. Nessuna compagine di terza divisione è riuscita a mettersi in luce nella volata finale: il miglior piazzamento è stato di Pierre Barbier, ma il francese della Terengganu non è andato oltre la ventiseiesima posizione.
Ben tredici Continental si sono schierate al via del Tour de Kyushu. Le formazioni WorldTour hanno dominato la corsa, ma la Li Ning Star ha centrato il secondo posto finale con Luke Mudgway, che ha ottenuto lo stesso risultato anche nella prima frazione. Nella seconda tappa, invece, la piazza d’onore era andata alla CCACHE x BODYWRAP, con William Heffernan. Soddisfazione per la VC Fukuoka: la formazione giapponese ha vinto la classifica dei GPM con Gerard Ledesma.
Il ritratto della settimana: Brandon Rojas

Per oltre trent’anni, Gianni Savio è stato un personaggio molto importante nel mondo del ciclismo italiano. Non è stato apprezzato da tutti, ma sulla sua capacità di scoprire giovani talenti, soprattutto sudamericani, nessuno ha mai avuto da ridire. Nel 2022, con la sua Drone Hopper-Androni Giocattoli, scelse di puntare anche su Brandon Rojas, che all'epoca aveva soltanto diciannove anni. Il colombiano si dimostrò un po’ acerbo per il professionismo europeo e, anche a causa di problemi fisici, sembrava essersi un po’ perso. Dopo qualche segnale di ripresa mostrato negli ultimi due anni, in questa stagione ha fatto un notevole passo avanti.
Il ventiquattrenne ha recentemente vinto la sua prima corsa a tappe UCI in carriera, la Vuelta a Venezuela, conquistando la tappa a cronometro e difendendosi benissimo nelle giornate più impegnative. Nel 2026 aveva già vinto una frazione della Vuelta al Táchira, sempre in Venezuela, aggiudicandosi una volata ristretta. Anche in quel caso aveva fatto bene pure in classifica generale, concludendo la corsa in terza posizione. Nelle gare internazionali aveva anche sfiorato il successo parziale sia alla Vuelta a Colombia che al Tour of the Gila, e aveva centrato il settimo posto nella Clásica Azuero. Quest’anno ha vinto anche in quattro occasioni in prove dilettantistiche in patria.
Brandon Rojas si fece conoscere già prima del suo approdo tra gli juniores, aggiudicandosi, nel 2018, una tappa della Vuelta del Futuro de Colombia, la versione riservata agli allievi della corsa a tappe nazionale. Al primo anno da junior, disputò diverse gare in Spagna, ma centrò il piazzamento più importante in patria, piazzandosi secondo in una frazione della Vuelta del Porvenir de Colombia. Nella stessa corsa, si impose in due occasioni nella stagione successiva, dando senso a un’annata funestata dalla pandemia.
Nel 2021 esordì tra gli under 23 con la maglia della Colombia Tierra de Atletas-GW Bicicletas e si dimostrò subito pronto alla categoria, vincendo una tappa della Vuelta de la Juventud. A livello UCI, invece, disputò diverse corse nel nostro paese, portando a termine sia il Giro d’Italia Under 23 che la Adriatica Ionica Race. Attivo anche su pista, si laureò campione nazionale nella madison, in coppia con Jordan Parra, e, nella stessa manifestazione, fu argento nell’inseguimento a squadre e nella corsa a punti.
Nella stagione successiva, il colombiano passò professionista con la Drone Hopper-Androni Giocattoli. Iniziò bene alla Vuelta al Táchira, in cui si portò a casa la maglia di miglior giovane, ma in Europa non riuscì mai a lasciare il segno, collezionando diversi ritiri e non andando oltre un trentanovesimo posto (in una tappa del Presidential Tour of Türkiye). Con la maglia della nazionale under 23, disputò il Tour de l’Avenir, in cui non brillò in maniera particolare.
Nel 2023 restò nella stessa squadra, che, nel frattempo, aveva cambiato denominazione in GW Shimano-Sidermec ed era scesa fra le Continental. Dopo aver disputato, senza sussulti, la Vuelta al Táchira e i campionati nazionali under 23, fu costretto a fermarsi per la rottura del legamento crociato anteriore. Dopo otto mesi di assenza dalle gare, tornò in gruppo in una gara dilettantistica, la Clásica de Girardot, e dimostrò di aver messo alle spalle i problemi fisici, conquistando due tappe e la classifica finale.
Nell’anno seguente, Rojas partì alla grande: vinse nuovamente la maglia di miglior giovane alla Vuelta al Táchira e fu grande protagonista dei campionati nazionali under 23, in cui, dopo il terzo posto nella cronometro, conquistò il titolo nella prova in linea. Nel prosieguo della stagione si alternò tra corse under 23 ed élite, respirando nuovamente il profumo del professionismo al Tour Colombia e alla Settimana Coppi e Bartali. Tornò a disputare i campionati colombiani su pista, da cui tornò con le medaglie d’argento della corsa a punti e della madison e con il bronzo dell’inseguimento a squadre.
Nella scorsa stagione, sempre con la maglia della GW Erco Shimano, ha fatto un ulteriore passo in avanti nel suo processo di crescita: ha conquistato il primo successo UCI in carriera, aggiudicandosi una frazione della Vuelta al Táchira, e ha sfiorato il bis al Tour of the Gila, in cui ha centrato due secondi posti di tappa. Nel calendario dilettantistico, invece, si è imposto a più riprese. Ha partecipato nuovamente ai campionati nazionali su pista, aggiungendo altri due bronzi (nella madison e nell’inseguimento a squadre, alla sua collezione di medaglie.
Senza dubbio, Brandon Rojas sta facendo progressi costanti e ha sicuramente grossi margini di miglioramento; nonostante la giovane età, inoltre, può vantare già una certa esperienza nelle corse europee. Al momento, però, un suo ritorno tra i professionisti sembra improbabile: oltre al numero sempre più alto di squadre a rischio chiusura, il ventiquattrenne paga anche la fine della generazione d’oro colombiana, che ha reso i corridori del paese decisamente meno appetibili.