Tadej Pogačar e Brandon McNulty
Tadej Pogačar e Brandon McNulty | © Instagram Tadej Pogačar

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Tadej Pogačar © A.S.O. 

Non so se vi risulta ma domenica Brandon McNulty ha vinto a sorpresa il campionato del mondo in linea. Una bella storia con un lieto fine commosso in cui il gregario ha il suo “jour de chanche”, coglie un’opportunità e mette nel sacco il resto della compagnia, favoriti e favoritissimi compresi. Bene, bello, bravo, anzi bravissimo. Ma ci attendevamo altro. Un fatto di per sé positivo che rammenta quanto sia errato dar seguito solo alle aspettative e non lasciarsi sorprendere dagli accadimenti. Sorpresa, appunto, che ha condizionato l’andamento di questa gara. Non tanto in riferimento all’underdog che vince facendo saltare il tavolo dei pronostici, ma all’assenza del capo, del padrone di questi tempi che ha avvolto come un’ombra la preparazione di questo mondiale. Sì, perché da quando Tadej Pogačar è ai box per infortunio, si ha la sensazione che chiunque debba approfittare delle occasioni che il calendario presenta prima che quello lì torni. E quindi, una sequela di errori, di tattiche a volte poco comprensibili. Come se, al primo palcoscenico realmente importante da quando Tadej non c’è, il gruppo si sentisse smarrito, privo di guida.

Una gara all’inseguimento © UCI via X

"Aspettando Pogi"

Un dramma alla Beckett, dove il protagonista non si fa trovare. Siamo chiari, è particolarmente ardito asserire che solo l’assenza dello sloveno e del suo proverbiale modo di correre abbiano innescato una serie di azioni seguite dal verificarsi di questo tipo di svolgimento di gara. D’altro canto, è plausibile credere che l’assenza di Pogačar abbia potuto condizionare l’impostazione mentale di tutti i coinvolti, influenzando l’esito. Solo due corridori sfuggono a questo genere di dinamiche, un po’ per carisma, un po’ perché vivono da sempre in un mondo tutto loro. Mathieu van der Poel e Wout van Aert sembrano due bambini che si rincorrono, in piazza la domenica. Scatta uno e l’altro è già pronto ad inseguirlo, come se un riflesso pavloviano specifico li costringesse in questa operazione, ormai da una vita. Almeno fino a quando il papà esce dalla pasticceria con un vassoio fumante di pastarelle o il “motore si spegne”.

Remco delude ma senza cercare alibi

In aggiunta, a proposito di ombre passate e future, un anno fa, su un percorso simile, fu proprio il fuoriclasse sloveno a concedere gentilmente la vittoria a McNulty al termine del GP di Montréal, e in un certo senso, adesso, la pausa forzata dello stesso ha reso possibile che l’americano potesse cingersi con i colori dell’iride. Una maglia che vestirà per un anno, tornando a fare il suo mestiere, il gregario, proprio a servizio di Tadej. A meno che, la squadra non trovi una soluzione per preservare le apparenze, magari destinando ciascuno a competizioni diverse, nei limiti del possibile.

Parlando di questa pazza corsa e a suo modo divertente, è impossibile non citare la prestazione deludente a dir poco di Remco Evenepoel. Con una novità rispetto al passato: non ha cercato alibi. Ha affermato candidamente che le gambe non rispondevano, fine. Non lo abbiamo visto sbattere i pugni contro il manubrio o manifestare la sua frustrazione nei confronti di questo o quell’altro. Un volto sempre uguale, apparentemente privo di fatica, forse attonito, rassegnato, insomma deluso, appunto. Almeno nella comunicazione, un passo avanti. Un balzo all’indietro inatteso, dal punto di vista sportivo. All’orizzonte, ci sono l’Europeo e il Lombardia: altre due corone vacanti ancora disponibili.

In attesa del ritorno del padrone.

Move 4 Gaza: pedalare, correre e giocare per Gaza. Sabato 17 ottobre la seconda edizione