Giulio Ciccone ©SprintCycling/Eddy Sartorato via IG
Giulio Ciccone ©SprintCycling/Eddy Sartorato via IG

Brandon McNulty è il nuovo campione del mondo di ciclismo su strada. Lo statunitense di 28 anni ha attaccato in solitaria a 32,5 chilometri dal traguardo della prova in linea dei Mondiali di Montréal e ha resistito fino alla fine, concludendo la sua impresa con un vantaggio di 13" sul resto del gruppo. Dietro di lui, Michael Matthews ha vinto la volata per il secondo posto — la quarta medaglia mondiale in carriera per l'australiano, dopo l'argento del 2015 e i bronzi del 2017 e del 2022. Mathieu van der Poel completa il podio in terza posizione, come già aveva fatto a Zurigo. Ottima la prova di squadra degli Stati Uniti: Matteo Jorgenson ha lavorato per tutto il finale a protezione della fuga del compagno, chiudendo ottavo.

Brandon McNulty è il nuovo campione del mondo ©UCI Cycling (Foto SWPix)
Brandon McNulty è il nuovo campione del mondo ©UCI Cycling (Foto SWPix)

Tra gli italiani, Giulio Ciccone ha disputato una gara di alto livello, sempre tra i protagonisti nei momenti decisivi, concludendo in nona posizione. Christian Scaroni e Davide Piganzoli chiudono rispettivamente diciottesimo e ventesimo. Giulio Pellizzari aveva fatto parte del gruppo di attaccanti che aveva animato la fase centrale della corsa. Remco Evenepoel, campione del mondo a cronometro, non ha mai trovato le gambe per stare con i migliori in salita e ha chiuso dodicesimo. Primož Roglič e Wout Van Aert erano stati protagonisti nel corso della gara ma non sono riusciti a inserirsi nel finale decisivo, con il belga che nell'arrendersi aveva cercato di riportare il sopraggiungente Evenepoel nel vivo della lotta per le medaglie. Assenti dal gruppo degli inseguitori anche Belgio e Francia, con Paul Seixas, che aveva guidato i transalpini, fermato dai crampi e finito quindicesimo a 2'47".

Ecco le dichiarazioni dei protagonisti della Mondiale di Montréal 2026, corsa in linea maschile élite

Brandon McNulty: "Sono senza parole, è stata la volata più lunga della mia vita"

“Onestamente, non lo so. Davvero, sono senza parole. Negli ultimi cento metri non riuscivo nemmeno a crederci. Ero completamente perso. Non so davvero cosa dire o cosa pensare. È stata la volata più lunga della mia vita, il rettilineo più lungo della mia vita. L'ultima volta a Montréal ero completamente in zona due, ma oggi stavo semplicemente morendo. Ma oggi, nell'ultimo giro, sulle ultime salite, stavo davvero morendo. Non so…. Sì, abbiamo detto per settimane che avevamo una squadra fortissima e credo che abbiamo corso in maniera incredibile. Abbiamo marcato tutti… È stata una corsa pazzesca. Sono davvero senza parole. No, non pensavo di poter diventare campione del mondo…voglio dire, ci avevamo pensato. Ho anche fatto qualche battuta con mia moglie, ma alla fine no, davvero non ci credevo. Sapevo che poteva succedere qualcosa, ma sarebbe servito un miracolo. E i miracoli accadono”.

Giulio Ciccone: "Siamo venuti qui per qualcosa in più"

“Sono un po' deluso per il risultato. Siamo venuti qui per qualcosa in più -ha spiegato Ciccone a Marca-. Credo che a livello tattico e di impostazione di gara abbiamo cercato di fare tutto al meglio. È stata dura, nell'ultimo giro ho avuto i crampi. Ho provato in salita con Pidcock, siamo arrivati a 20 secondi da McNulty. Il finale è stato duro perché Van der Poel, Pedersen e Simmons vedevano solo interesse a chiudere, non ad attaccare in salita. Quando è partito McNulty non è stato seguito, si sapeva che era un momento critico. A volte bisogna rischiare, non si può rispondere a tutti: io avevo Seixas, Del Toro, Evenepoel come uomini di riferimento. Mi dispiace per il risultato, ma credo di aver corso un bel Mondiale, come i miei compagni di squadra. Siamo venuti qui con lo spirito di provarci e lo abbiamo fatto. Siamo andati fortissimo da molto lontano e nel finale eravamo tutti spenti e al limite, c'era tanto tatticismo.” A MArca ha poi aggiunto: “A livello tattico è stata più dura diq uanto ci si aspettassimo. Per l'Europeo ancora non sappiamo, per l'Europeo speriamo.”

Mathieu van der Poel: "Ho corso proprio come immaginavo"

“Avrei preferito una maglia iridata, ma ho corso la gara che volevo correre” -ha detto ai microfoni di NOS- “Ho disputato una gara enormemente forte. Sono sempre riuscito ad anticipare gli attacchi da dietro. Era anche il piano. Non è mancato molto, ma purtroppo non ce l'ho fatta. Mi sentivo bene e volevo rendere la corsa dura, soprattutto anticipare gli attacchi dei big su quella salitella” -riferendosi alla Côte Camillien-Houde-  "Altrimenti sarebbe diventato difficile per me. Non si sa mai. Se dietro esitano un po', forse è possibile. Sono rientrati e alla fine non è mancato molto, ma dovevo rischiare. Ci ho sempre creduto, anche se sapevo che sarebbe diventato difficile con il rientro da dietro. Alla fine potevo ancora tentare il tutto per tutto e non è mancato molto. Era ancora lontano, ma ho visto subito che l'attacco di McNulty era un buon tentativo. Ha già corso bene su questo percorso in passato ed era un nome che avevo in mente, ma non credo fosse compito mio rispondere. Questa è la cosa più bella che esiste, correre senza auricolari. Produce sempre le gare più belle. Ne sono un fan. Devi davvero correre d'istinto e questo è quello che preferisco fare. Questa era la mia ultima gara. Ora seguirà una visita al nostro sponsor Premier Tech e poi torno a casa. Il ciclocross? Non ci ho ancora pensato. Diventare padre per la prima volta” -la sua compagna Roxanne Bertels è incinta, ndr- “è qualcosa di molto speciale. Vedremo”, ha concluso senza sbilanciarsi sui piani futuri.”

Remco Evenepoel: "Nessuna scusa, non ero semplicemente abbastanza forte"

“No, oggi non ero davvero in forma, purtroppo” -ha dichiarato il belga ai media presenti- “fin dal primo giro il ritmo era terribilmente alto e ho sentito subito che non avevo la miglior sensazione di giornata. È davvero un peccato che sia successo proprio oggi. È stata una gara davvero strana a causa del ritmo forsennato imposto dalla Francia. Forse hanno distrutto anche il loro stesso capitano (Paul Seixas, ndr). È un peccato che oggi abbia avuto una giornata così negativa. Ma non ci sono scuse: non ero semplicemente abbastanza forte. È un peccato che capiti proprio in questo giorno. Durante tutta la settimana avevo avuto buone sensazioni. Se potessimo scegliere i nostri giorni migliori, sarebbe tutto più facile. Ho combattuto e ho cercato di finire il più in alto possibile. Lo ho fatto anche per i miei compagni di squadra, che hanno lavorato duramente. So bene anche che quando attacco, reagiscono abbastanza rapidamente. Ci ho provato. Dovrò riscattarmi in fretta. Tra una settimana ci sono già i Campionati Europei. Non sarà una preparazione facile con il jet lag e il lungo viaggio, ma faremo un buon piano con il coach. Spero di essere molto meglio la settimana prossima, perché ne ho davvero bisogno.”

Paul Seixas: "Ho fatto un errore da principiante"

“Non avevo semplicemente le carte in mano per vincere oggi” -ha dichiarato ai microfoni di France TV- “Ho gestito male il piano alimentare. O ho bevuto troppo poco. È un errore da principiante. Non avevo mai avuto crampi in bici, ma stavolta è successo. È una grande delusione. Sono soprattutto deluso per i miei compagni di squadra, perché hanno lavorato come matti. Si meritano un capitano migliore di me.”

Wout van Aert: "Sul finale il mio motore si è spento"

“Sono qui perché penso di avere una chance. -ha dichiarato Van Aert ai microfoni di VRT- È stata una corsa durissima e per me troppo pesante. Ho fatto una buona gara, ma a quattro o cinque giri dalla fine il mio motore si è spento. Sono deluso, ma non avevo altro da dare. I francesi hanno reso la corsa molto difficile. Come mi aspettavo, non sarebbe stato facile per me limitarmi a seguire e fare qualcosa. Credo quindi che fosse giusto attaccare, ha spiegato in riferimento alla sua azione a 90 chilometri dal traguardo. Mathieu ha subito dimostrato di essere in forma straordinaria, quindi andare con lui aveva senso. Era l'uomo giusto da seguire. Se quel momento mi ha fatto pensare al Mondiale di ciclocross? No, perché quello almeno finisce dopo un'ora" ha riso Van Aert. "Quando ho dovuto cedere in testa al gruppo, potevo solo cercare di riportare Remco [Evenepoel] vicino alla testa della corsa. L'ho visto rientrare tra gli ultimi dei favoriti: non era un buon segnale. Ma con Remco non si sa mai. Avevo ancora fiducia in lui quando la mia corsa era finita. Cosa so di McNulty? È un bel campione. Forse non il nome più atteso, ma nel gruppo è qualcuno che non viene sottovalutato da nessuno. Tornerò di sicuro nel fango, ma ora la bici va prima in borsa. Un mese di vacanza, poi vedremo quali saranno i nuovi piani.”

Michael Matthews: “Dovevo solo fare in modo che tutto arrivasse al posto giusto nel giorno della gara”

“Onestamente non ero sicuro di come sarebbe andata oggi. Il livello in gara era altissimo, quindi, certo, alla vigilia ero cautamente fiducioso, ma il Mondiale è sempre un po' una lotteria. Essere qui con una medaglia d'argento al collo, dopo quello che ho passato negli ultimi due anni, è qualcosa di fantastico. Oggi semplicemente sono stato battuto da un corridore più forte di me. Brandon ha vinto qui l'anno scorso, è arrivato terzo due settimane fa, quindi ha dimostrato di essere in una condizione straordinaria e questo percorso gli si addice davvero molto. Tanto di cappello a Brandon. Sì, mi sono accorto che la condizione era buona. Sono rimasto qui tra Québec e Montréal e ho fatto un ottimo blocco di allenamento. Ho fatto anche la staffetta martedì e mercoledì e sentivo che le sensazioni erano davvero buone. Dovevo solo fare in modo che tutto arrivasse al posto giusto nel giorno della gara. E ora sono davvero senza parole: sono qui con una medaglia d'argento al collo".

Gli outsider esistono ancora. Brandon McNulty vince un mondiale infinito