Brandon McNulty è il nuovo campione del mondo ©UCI Cycling (Foto SWPix)
Brandon McNulty è il nuovo campione del mondo ©UCI Cycling (Foto SWPix)

Una vittoria di squadra, una vittoria sorprendente ma non impronosticabile, una vittoria che cambia una carriera. Il nuovo campione del mondo di ciclismo su strada è Brandon McNulty, che a Montréal vince una delle corse più imprevedibili degli ultimi anni con un attacco da lontano, nel terzultimo giro di un circuito che ha partorito una corsa massacrante. 

Gli Stati Uniti erano una delle squadre più competitive in assoluto, e la loro forza poteva portare alla maglia iridata solamente nella situazione che si è verificata. Quinn Simmons si è mosso da lontano con Wout Van Aert e con un indiavolato Mathieu van der Poel, consentendo a McNulty e a Matteo Jorgenson di non tirare mai nel gruppo dei favoriti, che ha cambiato forma, composizioni e rapporti di forza più volte prima di chiudere sui fuggitivi a 35 chilometri dalla fine. A quel punto, il Team USA ha potuto far valere i numeri nel modo migliore: McNulty ha attaccato da solo in un momento di stallo, Jorgenson ha seguito tutti i tentativi successivi e ha contribuito in modo determinante al successo del compagno.

Tutti gli altri favoriti sono rimasti con pochissime carte in mano, incastrati in una situazione tattica che innervosisce tutti e non favorisce nessuno, specialmente quando tutti sono stanchi e fare la differenza in salita è difficile. Alla fine ci sono tre americani tra i primi dieci: Simmons è quarto nella volata che ha dato le altre due medaglie a Michael Matthews e Van der Poel, Jorgenson è ottavo. Pensando agli ultimi mondiali e a tutte le classiche così dure degli ultimi anni, sarebbero stato totalmente impossibile sfruttare in questo momento una superiorità numerica e ottenerne un vantaggio, e non solamente dei piazzamenti multipli. 

Questa volta è diverso, c'è spazio per discutere di tattica e pensare che qualcuno possa aver fatto degli errori e gettato via una medaglia o addirittura la vittoria. La maglia iridata rimane al UAE Team Emirates, ma finisce sulle spalle di un corridore meno blasonato, che aveva proprio il GP de Montréal dello scorso anno come successo più importante. A volte gregario, spesso leader in corse di secondo piano, sicuramente in grande forma (quarto una settimana fa a cronometro), con le caratteristiche perfette per azioni come questa, abituato a esserci nei momenti decisivi. Nella gara olimpica di Tokyo aveva seguito Richard Carapaz in un'azione simile, ma era stato poi staccato e non aveva raccolto nulla. Cinque anni dopo, è arrivato il suo momento, da outsider che sa cogliere un'occasione irripetibile.

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Come successo ieri per la gara femminile, si parte da Brossard e si percorre un tratto iniziale in linea di cento chilometri, quasi completamente pianeggiante, prima di entrare nel circuito cittadino per tredici giri. La grande differenza rispetto all'altra corsa élite è lo spazio concesso alla fuga iniziale e la dimensione di questo gruppo. All'attacco sono in sedici, tra cui il dorsale numero 1 Tilen Finkšt (Slovenia), che ha preso il numero lasciato libero da Tadej Pogačar, e il 184 e ultimo, Amir Arasalan Ansari (Refugee Cycling Team). Con loro anche Kaden Hopkins (Bermuda), Andreas Miltiadis (Cipro), Iustin-Ioan Văidian (Romania), Christofer Robín Jurado (Panama), Mihajlo Stolić (Serbia), Heorhii Antonenko (Ucraina), Alexandre Mayer (Mauritius), Emīls Liepiņš (Lettonia), Guillaume Boivin (Canada), Jamie Meehan (Irlanda), Henok Mulubrhan e Biniam Girmay (Eritrea), Felix Engelhardt (Germania) e Andreas Leknessund (Norvegia). 

Con sei corridori World Tour e due di squadre Professional, i fuggitivi possono tenere un passo regolare in pianura e prendere un grande vantaggio. Belgio, Messico e Paesi Bassi mettono i loro uomini davanti ma non considerano come un pericolo i sedici davanti. All'ingresso nel circuito il distacco è di otto minuti, ma scende subito a 7' quando si mettono a tirare Stefan Bissegger (Svizzera) e Bruno Armirail (Francia). Particolarmente sono i compagni di Paul Seixas a voler indurire la subito la corsa e e selezionare il gruppo.

La fuga inizia a sgranarsi al terzo passaggio sulla Voie Camillien-Houde, dove rimangono solo Leknessund, Engelhardt, Meehan, Liepiņš, Boivin, Girmay e Mulubrhan. Il loro vantaggio è già sceso sotto i tre minuti ai -135, mentre un giro più tardi va sotto il minuto. Gli ultimi a resistere sono Leknessund, Mulubrhan, Meehan e Liepiņš, che dopo sessanta chilometri di ritmo di Armirail vengono ripresi dallo scatto di Valentin Paret-Peintre in salita. 

La Francia continua a premere anche con Jordan Jegat per far saltare il tappo e farsi seguire dai luogotenenti delle altre squadre principali, tra cui Alberto Bettiol e Davide Piganzoli per l'Italia. Dopo una serie di rilanci in discesa, in un frangente in cui esce allo scoperto anche Mathieu van der Poel, ai -98 arriva l'attacco di Anthon Charmig, il primo che riesce a prendere un po' di vantaggio. Il danese passa sul traguardo con 19", ma la corsa esplode definitivamente sulla successiva Camillien-Houde.

In salita si sganciano Alex Baudin (Francia), Maxim Van Gils (Belgio), Giulio Pellizzari con Christian Scaroni (Italia), che raggiungono Charmig insieme all'altro danese Andreas Kron, a Marcel Camprubí (Spagna) e Oscar Onley (Gran Bretagna). Si aggiungono anche Ben Healy (Irlanda), Santiago Buitrago (Colombia) e Jørgen Nordhagen (Norvegia), e a quel punto anche Van der Poel decide di entrare. Dopo lo scollinamento la situazione si fa ancora più interessante, perché dal gruppo si muove anche Primož Roglič e lo segue Wout Van Aert. 

La Francia deve immediatamente chiudere un buco troppo pericoloso, ma quando il tentativo viene stoppato Van Aert riallunga immediatamente. Van der Poel reagisce per primo in una scena vista mille volte, ma con loro questa volta c'è Onley e in un secondo momento si uniscono anche Roglič, Charmig e Quinn Simmons (Stati Uniti). Sei uomini a cui non si può lasciare liberta, ma che spingono di comune accordo e passano sul traguardo con 41".

Mancano ancora 80 chilometri e sei passaggi sulla Voie Camillien-Houde, ma già al successivo devono uscire allo scoperto i migliori in salita. Dopo essersi fatto dare un ultimo aiuto da Edgar Cadena, tocca a Isaac Del Toro fare l'azione. Lo seguono Seixas, Remco Evenepoel, Brandon McNulty e Matteo Jorgenson (Stati Uniti), Juan Ayuso (Spagna) Healy, Tobias Halland Johannesen (Norvegia) e Giulio Ciccone. Il distacco scende a 15", ma nel secondo gruppetto ci sono un po' di disturbatori e l'inseguimento non è fluido. 

Riescono ad accodarsi anche Scaroni e Piganzoli, insieme a Michael Matthews (Australia), Mikkel Honoré (Danimarca), un insospettabile Stefan Küng (Svizzera) e Adam Yates (Gran Bretagna), mentre Tom Pidcock è rimasto indietro nel momento decisivo a causa di una caduta. La nuova situazione non è più la preferita di Van der Poel, che tira un'altra rasoiata sulla salita del politecnico e si porta dietro solo Simmons e Onley. Van Aert, Roglič e Charmig passano sul traguardo con 16", mentre dietro si mette a tirare un po' l'Italia, ma non c'è accordo e lo svantaggio sale a 57".

Mathieu van der Poel e Quinn Simmons ©UCI Cycling
Mathieu van der Poel e Quinn Simmons ©UCI Cycling

Roglič riesce a chiudere sulla salita successiva, mentre Van Aert e Charmig vengono ripresi da Healy, un ottimo Pidcock che nel frattempo era tornato davanti, Jorgenson e McNulty. Dietro si muove ancora Del Toro, che a ruota ha sempre Seixas ma non Evenepoel. Sullo strappo successivo si capisce che il campione del mondo a cronometro non ha le gambe per stare con i migliori, ma dopo essersi staccato ritrova un po' di brillantezza e rimane aggrappato alla corsa.

Nel frattempo, dopo l'ennesimo ricongiungimento, Healy riesce a sgusciare via dal gruppo inseguitore e avvicinarsi ai quattro di testa, ma quando l'irlandese si avvicina in salita Van der Poel attacca ancora, stacca Onley e riprende margine. Mentre Evenpoel riesce a tornare con i migliori, a farsi aiutare da Van Aert e prova addirittura ad attaccare, l'irlandese riesce a completare la sua missione e rientrare sul trio di testa. Un'accelerazione dopo l'altra però, anche il resto del gruppetto è ormai a pochi secondi dal quartetto completato da Simmons e Roglič, e a 35 dall'arrivo i migliori sono di nuovo tutti insieme.

Si apre un nuovo capitolo di una corsa già infinita, ma che entra in una fase decisiva dal punto di vista tattico. Le carte migliori sono nelle mani del Team USA, che ci prova subito con Jorgenson, seguito da Ciccone e poi da tutti gli altri. Del Toro misura la febbre a tutti sullo strappo di Avenue Pagnuelo, ma subito dopo c'è un altro momento di stallo. A 32.5 chilometri dal traguardo, quando la strada si allarga e tende leggermente a scendere dopo una curva per poi risalire, Brandon McNulty sceglie l'attimo per separarsi dagli altri e attaccare. Non c'è reazione alla mossa dello statunitense, che a due giri dalla fine è solo con un minuto su tutti. 

Al penultimo passaggio sulla Voie Camillien-Houde il più brillante è Pidcock, mentre Del Toro scivola indietro come spesso gli capita prima dei momenti decisivi. Si staccano molti dei protagonisti dei chilometri precedenti, mentre Van der Poel soffre ma rimane lì, mentre Santiago Buitrago (Colombia) va fuorigiri. Chi non perde mai un centimetro è Matteo Jorgenson, che diventa fondamentale per marcare tutti e favorire la fuga di McNulty. 

Lo statunitense resta con Pidcock, Seixas, Ciccone e Matthews, a cui dopo lo scollinamento si aggiungono di nuovo Del Toro, Healy e Van der Poel. L'inseguimento non può quindi essere fluido e procede a strappi, favorendo un altro rientro di Evenepoel insieme a Mauro Schmid (Svizzera). Poco dietro c'è ancora Simmons, e con lui si vede per la prima volta la sagoma di Mads Pedersen, che si conferma un fondista incredibile anche su un percorso con così tanto dislivello. Remco riparte ma viene ripreso prima del passaggio sul traguardo, quando suona la campana e i secondi da recuperare a McNulty sono ancora 53".

Lo statunitense affronta per l'ultima volta la Voie Camillien-Houde da testa della corsa, ma inizia inevitabilmente a sentire la fatica e ad arrancare sulle pendenze più duro. Ciccone allunga insieme a Pidcock, Simmons non riesce a inserirsi e per un attimo sembrano esserci i presupposti per andarsene. In cima alla salita i due vedono McNulty, ma il gruppetto guidato da Del Toro e completato da Seixas, Matthews, Van der Poel e Jorgenson è più vicino all'italiano al britannico di quanto loro due siano al corridore che sta andando a prendersi la medaglia d'oro.

Dietro rientrano tutti e si riforma la situazione perfetta per McNulty, che in cima alla salita aveva una decina scarsa di secondi e ai -7 ne ha di nuovo 32". Van der Poel ci riprova sullo Chemin de Polytechinque, ma il primo alla sua ruota è ancora Jorgenson. Ciccone allunga, in discesa, ma a seguirlo è sempre lo statunitense. Ai -5.5 c'è spazio per un attacco di Schmid, che prova a prendersi almeno l'argento, ma viene raggiunto da Pidcock e nuovamente da Jorgenson. Sull'ultimo strappo finisce la gara di Seixas, vittima di crampi, mentre Del Toro va a riprendere i tre che erano scappati e favorisce per favorire, piiù volente che nolente, l'azione del suo compagno UAE.

Healy prova l'ultimo colpo d'anticipo dentro l'ultimo chilometro, ma ormai non c'è più niente da fare. McNulty ha quello che serve per portare fino in fondo l'impresa più grande della sua carriera, iniziata a 32.5 chilometri dalla fine e conclusa a braccia alzate sul traguardo di Montréal: il Team USA fa saltare il banco, il ventottenne dell'Ariziona è il nuovo campione del mondo di ciclismo su strada.

Gli inseguitori arrivano solo a 13", e quasi tutti possono avere qualche rimpianto per le scelte fatte e per la situazione tattica che si è venuta a creare. Michael Matthews lancia una volata lunghissima e chiude al secondo posto una gara strepitosa, corsa sempre davanti con gli scalatori migliori. Per l'australiano è la quarta medaglia mondiale in carriera, dopo l'argento del 2015 e i bronzi del 2017 e del 2022: un grandissimo campione che probabilmente rimarrà senza la giusta ricompensa. 

Van der Poel completa il podio ed è terzo come a Zurigo, Simmons è quarto davanti a Del Toro e un incredibile Mads Pedersen. Pidcock è solo settimo dopo averci provato più di tutti, Jorgenson è ottavo ma vincitore con il gioco di squadra. Nono posto per Ciccone, Healy completa la top ten, Evenepoel è dodicesimo e ultimo del gruppetto, dopo una corsa di carattere ma in cui ha sempre sofferto in salita. Non ci sono né il Belgio né la Francia tra i primi dieci, perché Seixas finisce quindicesimo a 2'47" dal vincitore dopo aver sofferto i crampi. Tra i primi venti ci sono anche Scaroni e Piganzoli, diciottesimo e ventesimo.

Brandon McNulty campione del mondo: i risultati

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