
La Red Bull fa le pentole, ma non i coperchi: Pidcock gioca d'anticipo e vince la Milano-Torino
La World Tour tedesca non concretizza la superiorità numerica, nonostante un Roglič (poi 3°) in grande evidenza. Finale favorevole al bicampione olimpico, che corre sulla difensiva fino a 600 metri dal traguardo, lasciandosi alle spalle Johannessen
Avrebbe potuto risolvere la corsa allo sprint, ma ha preferito anticipare i tempi, attaccando appena prima di raggiungere la Basilica di Superga: Tom Pidcock si è aggiudicato la Milano-Torino del centocinquantenario con un'azione di forza che ha bruciato le gambe della concorrenza, fin lì abbastanza circospetta nonostante qualche fiammata di Cian Uijtdebroeks. Ad ogni modo, un buon test alla vigilia della Sanremo per il 26enne britannico della Pinarello-Q36.5, che è riuscito ad aggiudicarsi la pioniera del ciclismo italiano e internazionale nonostante abbia dovuto correre di rimessa contro gli uomini della Movistar e della Red Bull-BORA-Hansgrohe, forse la vera delusa di giornata. Sì, perché il Toro Rosso - che pure schierava al via Giulio Pellizzari e Primož Roglič freschi di Tirreno-Adriatico - non è riuscito a concretizzare la superiorità numerica che pure era maturata dopo il primo passaggio sul Superga. Tuttavia, sia l'attacco dello sloveno a 20 chilometri dal traguardo, sia la sortita del delfino Adrien Boichis nel successivo tratto di discesa non hanno impensierito la concorrenza, che ha riorganizzato le forze giusto in tempo per affrontare la scalata finale. A proposito di reduci della Tirreno: Pidcock si è lasciato alle spalle Tobias Halland Johannessen, che ha dovuto recedere quasi subito dal proposito di seguire il bicampione olimpico di mountain bike, il già menzionato Roglič e Pellizzari che, dopo un pomeriggio sulla difensiva, ha avuto la forza di risalire quando più contava. Altri due italiani nella prima pagina della classifica: 8° Lorenzo Fortunato davanti a un ritrovato Alessandro Fancellu.
La cronaca della Milano-Torino
È la corsa in linea più antica della storia del ciclismo internazionale: la Milano-Torino, nata nel 1876, festeggia il suo primo secolo e mezzo di vita vestendo l'abito che le è più congeniale. Chiusa (senza particolari rimpianti) la porta ai velocisti e agli scattisti, la decana del calendario tricolore è stabilmente tornata all'antico, con la doppia scalata al Colle di Superga (poco meno di 5 chilometri al 9,1% con punte al 14% nel tratto centrale) e l'arrivo alle spalle della basilica settecentesca. Prima di raggiungere l'antica capitale del Regno d'Italia, la carovana attraversa la Pianura padana senza incontrare alcun ostacolo, con la parziale eccezione della breve impennata per raggiungere l'abitato di Brozolo. Come d'abitudine, il gruppo affronta per la prima volta la scalata alla collina che fu fatale al Grande Torino senza completarla: a 600 metri dalla basilica, infatti, si tira dritto per affrontare la discesa che conduce al capoluogo piemontese. Dopo aver raggiunto il quartiere di Sassi, si affrontano gli ultimi 5 chilometri di corsa, che includono anche il tratto conclusivo della salita, che sale all'8,7% medio.
La 107ª edizione della Mi-To (Rho-Superga, 174 km) si apre con l'attacco di un quartetto, di cui fanno parte il francese Mathieu Burgaudeau (TotalEnergies), gli italiani Renato Favero (Biesse-Carrera-Premac) e Andrea Pietrobon (Polti VisitMalta) e il tedesco Jonas Rutsch (Lotto-Intermarché), respinti tanto quanto l'altro italiano Alessandro Milesi (Biesse-Carrera) e il maltese Aiden Buttigieg (Polti). L'azione giusta decolla dopo 45 chilometri: all'attacco l'austriaco Patrick Konrad (Lidl-Trek), i francesi Valentin Ferron (Cofidis) e Adrien Maire (Unibet ROSE Rockets) e i redivivi Burgaudeau, Milesi e Pietrobon. Il sestetto guadagnerà subito un margine superiore al minuto e mezzo sul gruppo, pilotato a turno da Pinarello-Q36.5, Red Bull-BORA-Hansgrohe e UAE Emirates-XRG, per poi avvicinare la soglia dei 2' in vista degli ultimi 50 chilometri.
In vista del primo passaggio sul Colle di Superga, il gruppo accelera sensibilmente il passo: Uno-X Mobility e XDS-Astana si aggiungono al lotto delle squadre che provano ad affrontare di petto la salita che domina Torino. Nel frattempo, la fuga perde pezzi: il nipote d'arte Milesi è il primo a sganciarsi dalla fuga, imitato poco più avanti da Burgaudeau e Konrad. Quando mancano 3 chilometri alla fine della prima ascesa, Pietrobon si libera della compagnia di Ferron e Maire, ma il gruppo - trainato dai Red Bull, che schierano il tandem formato dall'italiano Giulio Pellizzari (Red Bull-BORA-Hansgrohe) e dallo sloveno Primoz Roglič (Red Bull) - ha ormai ultimato le operazioni di riaggancio: il vantaggio è ormai ridotto in polvere (8").

Una volta raggiunto l'ultimo superstite della fuga, il Toro Rosso imposta un ritmo regolare che, ad ogni modo, allunga in maniera decisa il gruppo, di cui fanno parte non più di 50 corridori. La premessa per l'attacco di Roglič a ridosso della cima. Alla ruota dell'ex saltatore sloveno si porta subito l'ecuadoriano Jefferson Alexander Cepeda (EF EasyPost), ma alle loro spalle avanzano anche il belga Cjan Uijtdebroeks (Movistar) e il britannico Tom Pidcock (Pinarello-Q.365). Le due coppie si ricompattano all'inizio della discesa che riporterà il gruppo in città. La nuova testa della corsa accumula un vantaggio di circa 10" sui primi inseguitori: i francesi Alex Baudin (EF) e Adrien Boichis (Red Bull), gli italiani Lorenzo Fortunato (XDS-Astana) e Simone Gualdi (Lotto-Intermarché), il norvegese Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), lo spagnolo Carlos Verona (Lidl), lo svizzero Jan Christen (UAE Emirates-XRG) e il già menzionato Pellizzari. La compagnia si ricompatta a metà discesa: mancano 16 chilometri al traguardo.
Appena prima di rientrare in città, Boichis approfitta del controllo tra i favoriti per lanciarsi al contrattacco. L'emergente corridore della World Tour austro-tedesca - ben spalleggiato da Roglič - guadagna subito una ventina di secondi di margine sulla concorrenza. Pur di uscire dall'impasse, Gualdi e Johannessen decidono di prendere l'iniziativa poco prima di affrontare i 10 chilometri finali, ma senza successo. Le reciproche malizie tra i grossi calibri proseguono anche nel tratto che conduce fino ai piedi di Superga: ne approfitta un secondo gruppo inseguitore per tornare in pista ai -7 dalla fine. Nel frattempo, Boichis continua a pedalare con un margine di poco inferiore ai 20" sul resto della compagnia, che continua a essere litigiosa finché non si portano in testa gli Uno-X con il danese Magnus Cort Nielsen (Uno-X) e il norge Jonas Abrahamsen (Uno-X). A quel punto, l'avventura del campione del mondo di mountain bike tra gli Under-23 è praticamente finita: tutti di nuovo insieme a 4500 metri dalla linea bianca.
A questo punto, non resta che attendere le mosse dei favoriti. Per intanto, prendono l'iniziativa i Movistar con l'eritreo Natnael Tesfatsion (Movistar) e l'ecuadoriano Jefferson Alveiro Cepeda (Movistar): quanto basta per mettere in un angolo gran parte dei corridori che avevano beneficiato del controllo tra i big. Davanti ci sono quasi tutti gli uomini più attesi: Fortunato, Roglič, Jefferson Alexander Cepeda, Johannessen, Christen, Pidcock, Fortunato, gli australiani Sebastian Berwick (Caja Rural Seguros-RGA) e Michael Storer (Tudor) e l'italiano Alessandro Fancellu (MBH Bank-Telecom Fort-CSB).
Dopo tanto lavoro, Ujitdebroeks prende timidamente l'iniziativa a 2700 metri dal traguardo prima di lasciare ad Alexander Cepeda il compito di scandire il passo in vista del finale. Tocca a suo cugino Jefferson Alveiro fare la prima mossa ai -1700, seguito da Ujitdebroeks, Pidcock, Johannessen e Roglič. L'accelerazione dello sloveno a ridosso dell'ultimo chilometro mette in seria difficoltà Uijtdebroeks, che approfitta però di un rallentamento per tornare sotto. Il controllo tra i primi consente a Fortunato e Berwick di accodarsi ancora al gruppo dei migliori sul rettilineo che precede la svolta in direzione della Basilica di Superga, dove il belga di casa Movistar tenta un ultimo, effimero scatto. A quel punto, prende l'iniziativa Pidcock, che rompe gli indugi a 600 metri dall'arrivo. Dietro di lui, Cepeda accenna a una risposta che non ci sarà. A sua volta, Johannessen tenta di accodarsi, ma il norvegese è costretto alla resa ben prima del traguardo. Partita chiusa: il bicampione olimpico di mountain bike (2° successo stagionale, l'undicesimo da professionista) vince per distacco davanti a Johannessen (a 4") e Roglic (a 5"). 4° posto per Pellizzari (a 11"), seguito da Uijtdebroeks (13"), Alexander Cepeda (a 15") e Berwick (a 18"). Fortunato (attardato di 25") chiude all'ottavo posto davanti a Fancellu (a 36") e Storer (a 41").
