Richard Carapaz vince la sua seconda tappa ©Tour de France
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Carapaz vince anche la ventesima tappa, la UAE di Del Toro difende il podio

L'ecuadoriano blinda la maglia a pois e vince sull'Alpe d'Huez, complice la caduta di Kuss. Il messicano stacca Seixas, si tiene la maglia bianca e arriva col suo gregario in maglia gialla

Per la prima volta dal 2020, il capitano del UAE Team Emirates non chiude al primo o al secondo posto nella classifica generale finale del Tour de France. Questo è l'epilogo di una ventesima tappa con tanti vincitori, a cominciare da Richard Carapaz. L'ecuadoriano si garantisce la maglia a pois sul Col du Galibier e poi si prende anche l'arrivo sull'Alpe d'Huez, di cui si è scalato il tratto finale al termine di una giornata da oltre 5600 metri di dislivello. Questa volta forse non ce la avrebbe fatta, ma la caduta di Sepp Kuss nella discesa dal Col de Sarenne gli ha aperto la strada verso la seconda vittoria in tre giorni e la decima tappa in carriera nei Grandi Giri.

Questa volta la fuga riesce ad andare in porto, perché dopo aver avuto una giornata di libertà Tadej Pogačar è tornato nei ranghi, mettendosi a piena disposizione di Isaac Del Toro e della sua difesa del terzo posto e della maglia bianca. ll messicano non è riuscito a seguire Remco Evenepoel, che si è mosso un po' troppo tardi e non è riuscito a prendersi la tappa, ma è riuscito a distanziare il suo rivale Paul Seixas, che pur essendo arrivato al limite ha provato comunque a giocarsi tutto insieme alla squadra sul Sarenne. 

Il talentuosissimo francese non è arrivato nel miglior modo possibile al suo primo Tour, incerottato dalla caduta di qualche settimana prima, ma si è comunque gestito alla grande e ha combattuto fino alla fine contro una squadra talmente superiore alle altre e alla competizione stessa da prendersene gioco per centrare tutti gli obiettivi possibili. La maglia gialla ha fatto il gregario per oltre 60 chilometri, disinteressandosi di tutto quello che non fosse la foto sul traguardo e l'abbraccio tra i suoi due campioni, uno al quinto Tour vinto in carriera e l'altro al primo podio in assoluto. Qualcosa di mai visto prima, un po' come la vittoria platealmente concessa a Del Toro a Barcellona, e che sarebbe il caso di non vedere più. Lo spirito di squadra sarà certamente sincero e apprezzabile, ma una superiorità così netta su tutto e tutti non è una grande immagine per la competizione più importante di tutto il ciclismo. 

Pogačar e Del Toro sul traguardo ©Tour de France
Pogačar e Del Toro sul traguardo ©Tour de France

Tour de France 2026, la cronaca della ventesima tappa 

Dopo la partenza da Le Bourg d'Oisans si sale subito verso il Col de la Croix de Fer (24.1 km al 5.2%), dove si forma una fuga di quattordici con gli stessi protagonisti degli ultimi giorni, dopo i tentativi iniziali di Georg Steinhauser (EF Education-EasyPost) e Warren Barguil (Team Picnic PostNL). Per la Visma Lease a Bike sono ancora in quattro, con Bruno Armirail e Matteo Jorgenson a tirare per Sepp Kuss e Davide Piganzoli. Dentro anche Richard Carapaz (EF Education-EasyPost) e Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), gli unici rimasti in corsa per la maglia a pois, insieme a Jai Hindley (Red Bull-BORA-hansgrohe), Matthew Riccitello (Decathlon CMA CGM), Thymen Arensman e Tobias Foss (Netcompany-INEOS), Tobias Halland Johannesen (Uno-X Mobility), Clément Braz Afonso (Groupama-FDJ United), Ben Healy ad aiutare Carapaz e Juan Ayuso (Lidl-Trek), che dopo la giornataccia di ieri vuole provare a recuperare qualcosa.

Dietro ci sono Felix Großschartner e Adam Yates a scortare la maglia gialla e la maglia bianca, ma dopo la selezione iniziale il ritmo cala e può rientrare anche Tim Wellens, che si era staccato quasi subito. Poco prima, Mads Pedersen era tornato in gruppo con un numero ancora più impressionante di quelli dei giorni precedenti, confermandosi su un livello vertiginoso anche in salita. Il danese della Lidl-Trek contrattacca per rientrare sulla fuga e arrivare allo sprint intermedio, dove può garantirsi matematicamente la maglia verde. Nel frattempo, a 3 chilometri dal gpm Carapaz anticipa e stacca Paret-Peintre, andando a prendersi i 20 punti e il primo posto nella classifica scalatori.

I due rivali per la pois si ricongiungono in discesa e vengono poi raggiunti dal resto della fuga, dove è rientrato anche Pedersen, in tempo per fare 25 punti allo sprint di Saint-Julien-Mont-Denis, portandosi a +72 su Jasper Philipsen. Alle sue spalle cade in discesa Tiesj Benoot (Decathlon CMA CGM), che aveva provato a fare la stessa mossa per raggiungere i fuggitivi, mentre si ritira Ilan Van Wilder (Soudal Quick-Step), che era dodicesimo in classifica.

Mads Pedersen ©Tour de France
Mads Pedersen ©Tour de France

 

Nel fondovalle la UAE si rimette in controllo con Nils Politt e Wellens, ma il distacco risale a oltre quattro minuti sul Col du Télégraphe (12 km al 7.1%). Sulla seconda salita di giornata Paret-Peintre si stacca, lasciando campo libero a Carapaz per i 10 punti al gpm che lo avvicinano alla maglia a pois. Esaurito il lavoro di Armirail e Jorgenson, tocca a Piganzoli mettersi a disposizione di Kuss quando si arriva sul Col du Galibier, mentre in gruppo è arrivata la Bahrain-Victorious con Damiano Caruso e Antonio Tiberi a tirare per il contenere il distacco tra Ayuso e Lenny Martinez e difendere la quinta posizione. 

Davanti Healy accelera per aiutare il suo capitano, essendo l'unico gregario rimasto in fuga completata da Kuss, Hindley, Ayuso, Riccitello, Arensman e Johannesen, mentre dietro Großschartner torna a scandire l'andatura. Quando l'irlandese si sposta mancano 6.5 chilometri alla vetta e il distacco è di 4'25", e ai -5 Ayuso si porta davanti per un tentativo di allungo che non fa molte differenze. In tutta risposta arriva un altro attacco di Carapaz, secco e violento come quelli dei giorni precedenti. Gli unici che riescono a raggiungere l'ecuadoriano sono Kuss, Hindley e Riccitello, mentre anche lo stesso Ayuso va in difficoltà, ma scollina solo con una decina di secondi e rientra all'inizio della discesa. Il Souvenir Henri Desgrange è di Richard Carapaz, che si assicura in questo modo la maglia a pois. 

Dietro Großschartner non ne ha più per contenere il gap, e con Adam Yates già staccato tocca al miglior gregario di Isaac Del Toro mettersi in azione. Tadej Pogačar seleziona il gruppo maglia gialla negli ultimi chilometri di Galibier, riducendo il distacco da oltre cinque minuti e mezzo a 4'40" e facendo staccare anche Mattias Skjelmose. Inizialmente seguono solo Remco Evenepoel e Paul Seixas, ma quando la maglia bianca inizia a manifestare qualche difficoltà il ritmo cala e rientra anche Lenny Martinez.

Il danese riesce a rientrare in fondo alla discesa insieme a Maxim Van Gils e Nicolas Prodhomme, aiutanti di Evenepoel e Seixas rispettivamente. Ai -30 dall'arrivo scende sotto i quattro minuti il distacco tra il gruppetto tirato sempre da Pogačar e i quattro davanti (Riccitello si è staccato e ha perso una trentina di secondi in discesa), ed è di 3'25" all'inizio del Col de Sarenne (13 km al 7.3%), salita inedita e ultimo hors catégorie di questo Tour. 

Dopo il tratto duro iniziale e la successiva discesina ci provano prima Hindley e poi Kuss, che riescono a distanziare subito Ayuso e mettono in difficoltà anche Carapaz, che dopo aver speso molto per tutto il giorno e per tutta la settimana è un po' meno brillante. Lo staunitense se ne va da solo a 9 chilometri dalla cima, prende 15" agli altri due e ne riguadagna una ventina sul gruppo maglia gialla, tirato sempre dalla maglia gialla stessa. 

Mentre Kuss viene ripreso dagli inseguitori al cartello dei cinque chilometri alla vetta, dietro la Decathlon si gioca le ultime carte per provare a prendersi il podio. Prodhomme si mette a tirare, Riccitello viene ripreso e si preparara al suo turno una volta esaurita l'azione del francese. Un americano finisce il suo lavoro ai -4 e lascia davanti il suo capitano, l'altro stacca di nuovo Hindley e Carapaz e prova ad andare a vincere la tappa. Seixas prova a dare tutto, ma quello che non è molto: Evenepoel prima e Del Toro poi rinforzano l'andatura e lo staccano definitivamente, chiudendo la lotta per il podio.

Carapaz tappa e pois, Del Toro podio, maglia bianca e parata

Con i primi tre della generale rimane solo un clamoroso Lenny Martinez, mentre Ayuso viene ripreso e scivola indietro insieme al compagno di squadra e allo stesso Seixas. Kuss scollina da solo con 20" su Carapaz, oltre un minuto su Hindley e due sul quartetto dei migliori. La breve discesa che riporta verso l'Alpe d'Huez è però decisiva: Kuss cade due volte e nella seconda rischia tantissimo di finire fuori, venendo sorpassato da Carapaz. A quel punto il momentum è tutto a favore della maglia a pois, che guadagna ancora negli ultimi 3.8 chilometri di salita e va a prendersi la seconda vittoria in tre giorni.

 Il secondo posto se lo va a prendere Remco Evenepoel, che dopo il lavoro di Hindley attacca sulla salita finale e arriva a 26", rendendosi conto che avrebbe potuto anche andare a vincere se si fosse mosso prima. Il secondo in classifica infatti viene totalmente ignorato dalla maglia gialla, che attende il compagno di squadra in maglia bianca per arrivare insieme a lui. Pogačar e Del Toro tagliano il traguardo insieme per i fotografi, con un grande photobombing di Lenny Martinez che sprinta alle loro spalle.

Seixas arriva a 1'50" dal rivale insieme ai due Lidl-Trek, che chiudono al sesto e al settimo posto in classifica dietro ai due francesi. Davanti a loro, il quinto Tour de France della carriera di Tadej Pogačar, con 6'26" su Evenepoel e 9'42" su Del Toro, sul podio alla sua prima partecipazione. Completano la top ten lo stesso Carapaz, Tom Pidcock (Pinarello Q36.5) e Jordan Jegat (TotalEnergies).

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