Demi Vollering non è imbattibile, ma vince lo stesso. Il suo primo mondiale è indimenticabile
Corsa spettacolare a Montréal: la grande favorita attacca a tre giri dalla fine, viene ripresa da Niewiadoma e Longo Borghini e batte la polacca allo sprint. Bronzo per ELB

Il ciclismo nella sua massima espressione. Sembrava una corsa finita a tre giri dall'arrivo, ma alla fine il mondiale femminile élite di Montréal 2026 ha avuto un epilogo tra i più palpitanti di questa grande epoca di gare memorabili. Tra le quattro grandi protagoniste arrivate in fondo con opzioni di conquistare la prima maglia iridata dalla loro carriera nella corsa in linea, alla fine ha la meglio Demi Vollering, la grande favorita della vigilia.
L'azione solitaria a lungo raggio tenta a 38 chilometri dal traguardo sarebbe stata un'enorme impresa, ma non avrebbe descritto al meglio chi è Demi Vollering. La ciclista più forte del mondo, che mai come quest'anno è stata dominante, è la fuoriclasse di un ciclismo imperfetto, dove c'è ancora margine per scalfire certezze che sembrano granitiche e dove i dettagli fanno ancora la differenza. La capitana dei Paesi Bassi era andata via da sola dopo essere stata lanciata dalla sua squadra nel modo migliore, ma poco più di venti chilometri più tardi sono tornate Elisa Longo Borghini e Kasia Niewiadoma, che avevano ancora qualcosa da dire. L'italiana e soprattutto la polacca, battuta solo in volata, ci hanno provato in ogni modo e fino all'ultimo, ma non è bastato.
Demi Vollering non è imbattibile, pur essendo la più forte e vincente di questa generazione. Non c'è sempre un abisso tra lei e altre, ma con l'esperienza ha imparato ad affrontare dubbi e indecisioni che spesso l'hanno portato a perdere corse in cui era la favorita, a ricalcolare dopo che il piano iniziale non va a buon fine, a gestire i momenti cruciali dei finali più tesi. Demi Vollering non è imbattibile, ma è la più forte del mondo, e da oggi è anche campionessa del mondo.
Mondiale Montréal 2026, corsa femminile élite: la cronaca della gara
Per la prima volta in questo mondiale, non si parte direttamente all'interno del circuito, ma da Brossard per un tratto iniziale in linea di 60 chilometri. Beatriz Roxo (Portogallo) porta via il primo tentativo di fuga, raggiunta poco dopo da Marthe Berg Edseth (Norvegia), Natalie Quinn (Stati Uniti) e Gergana Stoyanova (Bulgaria). Ci sono altri tentativi nei chilometri successivi, ma i Paesi Bassi iniziano subito a bloccare tutto per controllare un gruppo più ridotto possibile.

Il vantaggio delle quattro davanti raggiunge i 4'30" quando ci si avvicina al circuito finale, da ripetere per nove volte. Edseth e Quinn staccano Roxo e Stoyanova già sulle prime salite, mentre in gruppo c'è una caduta in cui rimane coinvolta anche Paula Blasi, senza particolari conseguenze. La capitana della Spagna si ritira dopo un secondo incidente ben più serio, avvenuto intorno alla ventesima posizione ai 95 dall'arrivo. Poco prima Paesi Bassi, Italia e Belgio avevano iniziato a riportarsi davanti in blocco, e il rimescolarsi delle posizioni innesca una caduta piuttosto grossa.
Tra le coinvolte ci sono altre capitane delle rispettive nazionali, tra cui Kim Le Court (Mauritius), Niamh Fisher-Black (Nuova Zelanda), Lauren Dickson (Gran Bretagna), Kate Courtney (Stati Uniti) o la campionessa uscente Magdeleine Vallieres (Canada) e Caroline Andersson, che ha le conseguenze peggiore di tutte. Preoccupanti le immagini della svedese, che viene immediatamente trasportata in ospedale, ma dalle prime informazioni si viene a sapere che è sempre rimasta cosciente.
Il gruppo si fraziona e poi si ricompone un po' alla volta, con i Paesi Bassi che non smettono mai di tirare e vanno a chiudere sulla fuga ai -75. Dopo una fase di riassestamento, la corsa riprende vigore a cinque giri dalla fine, quando Mireia Benito (Spagna) lancia il primo di una serie di tentativi. Ci provano Nina Berton (Lussemburgo), Cédrine Kerbaol (Francia) e Tota Magalhães (Brasile), poi Maeva Squiban (Francia) riesce a prendere un po' di vantaggio al quartultimo passaggio sulla Voie Camillien-Houde (1.7 km al 7.3%). Demi Vollering è rimasta con solamente due compagne a disposizione, in un gruppo ancora di quarantina di unità.
Squiban guadagna un bel margine e passa sul traguardo con 46" sul gruppo, mentre Kariljn Swinkels sta per esaurire il suo lavoro. Sulla successiva Camilien-Houde tocca già a Puck Pieterse, e come da copione è il momento chiave della gara. La sua accelerazione disintegra subito il gruppo principale e lancia l'attacco di Vollering, che arriva a 38 chilometri dal traguardo. Una alla volta tutto perdono contatto, con Elisa Longo Borghini che si stacca per ultima prima dello scollinamento.
Oltre ala capitana dell'Italia, a Pieterse che ha finito il suo turno e a Squiban ripresa e staccata, nel primo gruppo inseguitore rimangono anche Marlen Reusser (Svizzera), Kasia Niewiadoma con Dominika Włodarczyk (Polonia) e le francesi Célia Gery e Juliette Berthet, ma Vollering se ne è andata ufficialmente. Oltre alla compagna di nazionale, dietro di lei ci sono anche due compagne di squadra, che di certo non si spremono per andare a riprenderla. Longo Borghini e Reusser sono provano ad allungare e poi proseguire, riuscendo a contenere il distacco a 20" aul successivo transito dal traguardo.
Vollering guadagna ancora sulla salita successiva, dove però si staccano sia Włodarczyk che Gery, mentre Longo Borghini attacca ancora. Niewiadoma segue molto bene, ma anche Berthet riesce a chiudere il buco dopo lo scollinamento, lasciandosi alle spalle Reusser e Pieterse. La francese deve però mollare la presa all'ennesima accelerazione sull'ennesimo strappo di un percorso che non lascia respiro, dove le due più scattiste di lei hanno un vantaggio.
Niewiadoma e Longo Borghini continuano a dare tutto a ogni rilancio mentre Vollering sembra procedere in modo più regolare, ma il suo vantaggio si riduce sempre di più. A quindici chilometri dal traguardo, poco più di venti dopo il suo attacco che sembrava decisivo, la grande favorita viene ripresa dalle sue principali avversarie. Inizia una corsa completamente nuova, di cui fa parte anche Berthet, rientrata poco dopo, mentre Reusser stacca Pieterse e prende il suo passo per cercare di rientrare.
Al penultimo passaggio sul traguardo c'è grande indecisione su chi debba prendere la situazione in mano a questo punto. Longo Borghini percepisce la situazione e fa quello che sa fare meglio: attaccare, secca e con tempismo,e stavolta nessuna risponde. Il suo vantaggio arriva anche oltre i dieci secondi, ma sull'ultima Camillien-Houde viene ripresa e poi staccata da Vollering e Niewiadoma. Ennesimo cambio di scenario, perché per la prima volta sono in due in testa alla corsa.

Con distacchi così ridotti e Reusser che rimane sempre lì, Niewiadoma sceglie di collaborare per arrivare a giocarsi la corsa testa a testa con la sua rivale, pur essendo stata battuta in molte situazioni simili. La polacca prova anche a forzare sullo Chemin de Polytechinque, per mettere pressione e capire se Vollering può essere più vulnerabile dopo essere stata ripresa, ma alla fine è volata a due.
All'ultimo chilometro Longo Borghini è a 11" e Reusser a 16", agli 800 metri Niewiadoma fa passare in testa Vollering per l'ultima volta. Le due inseguitrici si avvicinano sempre di più, sia tra di loro che alle prime due, su un rettilineo finale in salita che oggi più che mai sembra interminabile. Alla fine Niewiadoma lancia lo sprint, ai 180 metri. Vollering ci mette qualche frazione di secondo a reagire, ma nel testa a testa è ancora una volta la più forte. Al quarto tentativo da capitana sempre più unica, dopo una serie di delusioni e corse gestite, dopo aver forse rivisto gli stessi fantasmi, la ciclista più forte del mondo è per la prima volta campionessa del mondo.
Per Niewiadoma è il primo argento iridato e la seconda medaglia complessiva, per Longo Borghini il quarto bronzo dal 2012 a oggi: un dato che racconta molto bene una campionessa ammirevole, che anche questa volta ci ha provato in tutti i modi. Reusser chiude al quarto posto e non trova il posto sul podio che avrebbe a sua volta meritato. Quinta Berthet a 39", sesta Pieterse a 1'36", poi Gery a 2'55" e Włodarczyk a oltre quattro minuti. A completare la top ten ci sono Squiban e Franziska Koch (Germania), che arriva a 5'51". Il gruppo successivo è addirittura a 8'34", con Eleonora Camilla Gasparrini in dodicesima posizione. Una corsa durissima, una corsa che ricorderemo a lungo.