Barnabás Vas, non solo un crossista e un fratello d'arte
Dopo tanti risultati importanti nel ciclocross e nella mountain bike, il giovane ungherese, fratello di Blanka, si è sbloccato anche su strada: nelle ultime due settimane ha vinto ben quattro corse

Ventisettesimo appuntamento con Mondo Continental. In questa puntata: Vuelta Ciclística al Ecuador, Tour of Romania, Tour d’Arménie, Arno Wallaard Memorial, GP Rik van Looy e Barnabás Vas, già vincitore di quattro corse a settembre.
Le corse della settimana
Vuelta Ciclística al Ecuador

In settimana è andata in scena la quarantunesima edizione della Vuelta al Ecuador, la principale corsa a tappe del paese sudamericano, che tornava nel calendario internazionale dopo l’annullamento dell’anno scorso. Nei sette giorni di corsa si sono date battaglia tredici squadre: due Continental (la locale Best PC Ecuador e la neerlandese Universe), dieci formazioni dilettantistiche e una selezione regionale.
La prima tappa prevedeva due salite abbastanza impegnative nella prima parte e un lungo tratto di discesa, interrotto da alcuni strappi nel finale. La Best PC Ecuador ha messo in atto uno dei domini più clamorosi che si ricordino a livello UCI, piazzando i suoi sette corridori nelle prime sette posizioni. L’esperto Byron Guamá ha tagliato il traguardo per primo, prendendo possesso della maglia di leader. Alle sue spalle si sono piazzati Hector Alvarez e Santiago Montenegro.
La seconda frazione era caratterizzata da un circuito di 16,5 km, senza grandi difficoltà altimetriche, intorno alla città di Riobamba. Circa trenta corridori si sono giocati il successo in volata e ha festeggiato ancora la Best PC Ecuador: si è imposto, infatti, Kevin Navas, che si è messo dietro Juan Córdova (Espectro) e il capoclassifica Byron Guamá, che ha conservato la maglia di leader.
La terza tappa iniziava con un lungo tratto in discesa, seguito da una salita di 4 km. Gli ultimi 40 km tendevano costantemente all’insù, con la pendenza che diventava più dura ai -10. David Caicedo (Cine Cable Serviproc) è riuscito a staccare tutti e ha tagliato il traguardo con 7” di vantaggio su Dauleth Huera (Aguila) e Anderson Palma (Cine Cable Serviproc). Byron Guamá, quarto a 10”, è rimasto al comando della generale.
La quarta frazione presentava un profilo ondulato e un arrivo situato in cima a una salita di 5 km, con pendenza media del 5%. I protagonisti sono stati gli stessi della giornata precedente, ma questa volta Dauleth Huera è riuscito a prendersi la rivincita, battendo in volata David Caicedo. Juan Córdova ha completato il podio, con 11” di ritardo, mentre Byron Guamá ha conservato la testa della classifica.
Anche la quinta tappa era molto ondulata, ma, in questo caso, l’arrivo non era in salita. La Best PC Ecuador è tornata alla vittoria, grazie all’assolo di Hector Alvarez, che ha rifilato 45” a Brayan Munoz (CDEF C&S Technology Chaoyang) e 1’06” ad Anderson Palma. Il ventenne è passato anche in testa alla classifica generale: Byron Guamá ha pagato, infatti, oltre 2’, scivolando in terza posizione.
La sesta era la frazione più dura, con tre GPM lungo il percorso e il quarto all’arrivo, al termine di una scalata di oltre 16 km. La Best PC ha dominato la corsa, con Kevin Navas e Cesar Guavita che hanno staccato tutti, tagliando il traguardo nell’ordine. Hector Alvarez ha chiuso in terza posizione, staccato di 1’15”, e ha conservato abbastanza agevolmente la leadership in classifica.
L’ultima tappa presentava un percorso abbastanza difficile, con un profilo molto ondulato, una salita di 13,5 km che si concludeva ai -10 e l’ultimo chilometro che saliva in maniera abbastanza violenta. Cesar Guavita è riuscito a centrare la vittoria personale, arrivando sul traguardo da solo. A 10” dal colombiano, Juan Córdova, vincitore sullo stesso traguardo due anni fa, si è preso la seconda posizione, mentre terzo è arrivato David Caicedo, con 19” di ritardo.
Hector Alvarez ha conquistato il successo finale (e il titolo di miglior giovane), con un vantaggio di 1’57” su Kevin Navas e 2’53” su Cesar Guavita, miglior scalatore della corsa. La tripletta in classifica generale ha, ovviamente, regalato la graduatoria a squadre alla Best PC Ecuador, che ha completato l’en plein nelle classifiche, vincendo anche quella degli sprint intermedi con Luis Monteros.
Tour of Romania

In Romania è andata in scena la corsa nazionale, il Turul Romaniei, che quest’anno ha preso una denominazione più internazionale: Tour of Romania. Al via erano presenti ventuno squadre: otto Continental, le selezioni nazionali di Albania, Italia, Moldavia, Polonia e Romania, sette formazioni dilettantistiche e una selezione regionale norvegese.
La prima tappa era abbastanza semplice: le principali asperità erano collocate nella prima parte del percorso, mentre la seconda presentava solo uno strappo ai -25. Il gruppo si è presentato sostanzialmente compatto nel finale e lo spunto migliore è stato quello di Radosław Frątczak (Wibatech Lubelskie Perła Polski), ovviamente primo leader della corsa, che si è imposto davanti a Liam Punnewaert (K.O.F.M. x Thielemans-Bildin) e Alessio Menghini (Nazionale Italia).
La seconda frazione presentava un percorso molto ondulato e, nonostante l’assenza di asperità davvero impegnative, per le squadre dei velocisti si è rivelato impossibile controllare la corsa. Due corridori si sono giocati la vittoria allo sprint e Rutger Wouters (K.O.F.M. x Thielemans-Bildin) ha centrato la classica accoppiata tappa e maglia. Il belga si è imposto talmente nettamente nella volata a due con Ronan O’Connor (APS by Cadence Cyclery), che fra i due sono stati cronometrati 3”. A 13”, András Pakot (United Shipping) ha regolato otto avversari nella volata per il terzo posto.
La terza tappa prevedeva un paio di salite lungo il percorso e l’arrivo al termine di un’ascesa di 3,5 km. Nel finale sono rimasti davanti circa venti uomini, che si sono giocati il successo allo sprint: il più forte è stato Barnabás Vas (United Shipping), bravo a rimontare negli ultimi metri Enea Sambinello (Nazionale Italia), che aveva lanciato lo sprint. In terza posizione ha chiuso nuovamente András Pakot, che ha conquistato la maglia di leader.
La quarta frazione presentava la principale asperità a metà percorso. L’ultima salita, invece, terminava a circa 45 km dal traguardo. Nonostante un tracciato non troppo favorevole agli attaccanti, Barnabás Vas ha staccato tutti e ha tagliato il traguardo con 16” su Cristian Raileanu (Nazionale Romania) e 38” su un drappello di una quindicina di uomini, regolato da Enea Sambinello. Grazie al secondo successo consecutivo, l’ungherese è passato in testa alla classifica.
L’ultima tappa era la più semplice della corsa, con dieci giri di un circuito di circa 9,5 km, del tutto privo di difficoltà altimetriche, nelle vie di Bucarest. Dopo diverse tappe non facili, le squadre dei velocisti non hanno perso l’ultima occasione per mettersi in luce e il gruppo è arrivato compatto al traguardo. Radosław Frątczak si è confermato lo sprinter più forte in gara e ha prevalso su András Pakot e Christopher Bruun (NCF Region Vest).
Barnabás Vas ha conquistato il successo finale, con 13” su Cristian Raileanu e 22” su András Pakot, ed è riuscito nella ragguardevole impresa di portarsi a casa anche la classifica a punti, quella dei GPM e quella dei giovani. L’unico titolo che gli è sfuggito è quello degli sprint intermedi, andato ad Andrea Alfio Bruno (Nazionale Italia), mentre l’U.C. Monaco si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Tour d’Arménie

Per la prima volta, il calendario UCI ha accolto una gara in Armenia: si è disputato, infatti, il Tour d’Arménie, una corsa a tappe di quattro giorni, organizzata da RCS. Al via della storica prima edizione erano presenti sedici squadre: due ProTeams (la Bardiani CSF 7 Saber e la Solution Tech NIPPO Rali), dodici Continental e due formazioni dilettantistiche.
Il percorso della prima tappa era per gran parte pianeggiante, ma era presente una salita lunga e abbastanza irregolare, che si concludeva ai -15. Tre uomini hanno fatto la differenza e si sono giocati il successo in volata: il più rapido è stato Michał Pomorski (ATT Investments), che ha battuto Fletcher Medway (Netcompany INEOS Academy) e Alexandre Balmer (Solution Tech NIPPO Rali). Oltre al successo di tappa, il polacco ha conquistato anche la maglia di leader.
La seconda frazione era caratterizzata da una salita di 15 km a metà percorso, seguita da altre ascese più brevi e alcuni strappetti. Due corridori sono riusciti a staccare tutti i loro rivali, arrivando a giocarsi il successo allo sprint: in una volata combattutissima, Federico Iacomoni (Team UKYO) ha avuto ragione di Leonardo Vesco (Biesse-Carrera) soltanto al fotofinish. Kevin Biehl (General Store-Essegibi) si è preso il terzo posto a 28”. Alexandre Balmer è passato in testa alla classifica generale.
La terza tappa prevedeva il primo arrivo in salita della corsa: gli ultimi 4600 metri, infatti, salivano con una pendenza media di poco superiore all’8%. La giornata si è rivelata buona per la fuga e il giovane Max Hinds (Netcompany INEOS Academy) ha conquistato il primo successo internazionale in carriera, distanziando di 36” il compagno di avventura Lorenzo Ginestra (Swatt Club). Simone Raccani (Team UKYO), terzo a 3’28”, ha conquistato la maglia di leader.
L’ultima frazione era la più semplice della corsa: si svolgeva in un circuito di 9,5 km, la cui unica asperità era rappresentata da uno strappo di 900 metri, con una pendenza che non superava il 4%. Il gruppo è arrivato sostanzialmente compatto al finale e lo spunto migliore è stato quello di Michele Gazzoli (Solution Tech NIPPO Rali), che ha ritrovato la vittoria dopo tre anni di digiuno. Il ventisettenne ha avuto la meglio su Patryk Stosz (Voster) e Patrick Boje Frydkjær (Lidl-Trek Future).
Simone Raccani ha conquistato il successo finale, con 9” sul miglior giovane della corsa, Kevin Biehl, e 12” su Luca Covili (Bardiani CSF 7 Saber). Lorenzo Ginestra ha vinto la classifica a punti, mentre Leonardo Vesco è stato il miglior scalatore. La ATT Investments, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Arno Wallaard Memorial

Nei Paesi Bassi è andata in scena la diciottesima edizione dell’Arno Wallaard Memorial, corsa dedicata allo sfortunato corridore neerlandese morto per arresto cardiaco nel febbraio 2006, poco dopo aver fatto il suo esordio tra i professionisti. Al via erano presenti diciassette Continental e sei formazioni dilettantistiche, per un totale di ventitré squadre.
La corsa presentava un percorso del tutto privo di difficoltà altimetriche, ma, come spesso accaduto in passato, lo svolgimento non è stato particolarmente lineare. Diciotto uomini hanno preso parte all’azione decisiva, nata molto lontano dal traguardo. Ai -35, quando il gruppo sembrava sul punto di rientrare, davanti sono cominciati gli scatti e la fuga ha ripreso vigore. A 21 km dall’arrivo, hanno allungato Jensen Plowright, australiano della Alpecin-PremierTech, in gara con il ramo Devo del team, Max Kroonen (BEAT p/b Saxo) e Mads Andersen (Swatt Club), favoriti anche dal buco provocato dalla caduta di Sebastian Grindley (Lidl-Trek Future), finito violentemente a terra mentre era in quarta posizione: i tre non sono più stati raggiunti.
Mentre si preparava ad affrontare la volata da favorito, Jensen Plowright ha accusato un problema alla spalla e ha perso contatto dagli altri due. Mads Andersen ha, quindi, provato a lanciare lo sprint da lontano, ma è stato superato senza troppi problemi da Max Kroonen, che ha trovato, così, la seconda vittoria UCI in carriera. Plowright, che nel frattempo aveva rimesso a posto la spalla, è riuscito a rientrare in scia agli altri due, ma non a superarli. A 14”, Liam van Bylen (Decathlon CMA CGM Development) ha regolato Thor Michielsen (Lidl-Trek Future) nella lotta per la quarta posizione.
GP Rik Van Looy

Nel weekend, in Belgio, è andata in scena una corsa di un giorno, il GP Rik Van Looy. La gara belga è giunta all’ottava edizione assoluta, ma solo dal 2022 fa parte del calendario internazionale. Al via erano presenti venticinque squadre: venti Continental e cinque formazioni dilettantistiche.
Il percorso non prevedeva alcuna difficoltà altimetrica, ma era reso impegnativo dalla presenza di quattro settori di pavé, mentre l’arrivo, totalmente pianeggiante, era in lastricato. Una difficoltà ulteriore era rappresentata dalla pioggia, caduta copiosamente durante la corsa. La prima azione importante della giornata è stata promossa dal campione lettone Mārtiņš Pluto (Energus), poi raggiunto da Michiel Hillen (Baloise Verzekeringen) e Peder Dahl Strand (Lucky Sport): i tre hanno guidato la corsa per diverse decine di chilometri e ai -21 sono stati riassorbiti da un drappello di otto uomini. Davanti si è formato, quindi, un gruppetto di dieci corridori (Strand aveva perso contatto), che ha proseguito con un buon accordo fino a 6 km dal traguardo, quando Daan Depuydt (Baloise Verzekeringen) ha attaccato e con lui è rimasto solo Timo Kielich, portacolori della Visma|Lease a Bike, per l’occasione in gara con il Devo Team.
I due si sono giocati il successo allo sprint e l’ha spuntata Depuydt, anche se Kielich è andato a un passo dal completare la rimonta negli ultimi metri. A 5” dai due, Tuur Verbeeck (Lotto-Groupe Wanty) ha vinto la volata valevole per il terzo gradino del podio, davanti a un inesauribile Michiel Hillen e a Stan van Tricht (Soudal-Quick Step Devo).
Le Continental tra i big

Alcune Continental italiane hanno partecipato a Coppa Sabatini, Memorial Pantani e Trofeo Matteotti: doppio impegno per General Store-Essegibi, Mg.K Vis Costruzioni e Ambiente, Technipes #inEmiliaRomagna e Vega-Vitalcare, mentre la Biesse-Carrera ha preso parte soltanto alla prova romagnola. Alla Coppa Sabatini, il miglior rappresentante del ciclismo di terza divisione è stato Bálint Feldhoffer, portacolori della Bahrain-Victorious Development, in gara con il team WorldTour, mentre le Continental azzurre non sono andate oltre il cinquantesimo posto di Andrea Cantoni. Il corridore della Mg.K Vis Costruzioni e Ambiente, però, ha fatto meglio di tutti i ciclisti di pari categoria al Trofeo Matteotti, in cui ha ottenuto la ventitreesima posizione. Al Memorial Pantani, Riccardo Barbuto ha portato la Technipes #inEmilia Romagna al cinquantottesimo posto, ma un ragazzo di un Devo Team ha fatto meglio: Samuel Bertolli (Nippo Nuovacomauto) ha chiuso quarantaduesimo.
Le quattro storiche Continental francesi erano al via del GP de Fourmies. Tutte hanno trovato il modo di farsi vedere, ma la Nice Métropole Côte d'Azur ha centrato un risultato di prestigio: il velocista neerlandese Alexander Konijn, infatti, si è ben comportato nello sprint, portando a casa un eccellente settimo posto.
Al via del Tour of Taihu Lake c’erano ben sedici compagini di terza divisione. La Van Rysel Roubaix ha conquistato un insperato e incredibile successo nell’ultima tappa, con Joes Oosterlinck: in realtà il belga aveva chiuso la volata al terzo posto, ma i primi due sono stati declassati per volata irregolare. In classifica generale, la Li Ning Star ha raccolto i migliori risultati grazie a Cameron Scott e Luke Mudgway, rispettivamente quarto e decimo. Hanno centrato la top ten finale anche la FNIX-SCOM-Hengxiang, con Markus Pajur, quinto, e la China Anta-Mentech, con Lucas De Rossi, ottavo.
Le belghe Color Code-Alu Center e Tarteletto-Isorex, la neerlandese BEAT p/b Saxo e la francese Van Rysel Roubaix hanno preso parte al GP de Wallonie. La prova è stata vinta da un rappresentante del ciclismo di terza divisione, il francese Aubin Sparfel, tesserato per la Decathlon CMA CGM Development, ma in gara con il team WorldTour. Le Continental si sono comportate abbastanza bene: la BEAT p/b Saxo ha centrato il diciannovesimo posto con Jochem Kerkchaert, mentre la Tarteletto-Isorex si è fermata una posizione più dietro con Gianni Marchand.
Il ritratto della settimana: Barnabás Vas

Il nome di Barnabás Vas non è nuovo agli appassionati di ciclismo: è, infatti, il fratello di Blanka, vincitrice di una tappa al Tour de France Femmes, che tra le under 23 è salita sul podio mondiale su strada (disciplina che l’ha vista conquistare la maglia iridata), nel ciclocross e nella mountain bike. Più giovane di lei di quattro anni e mezzo, Barnabás ha mostrato la stessa tendenza alla multidisciplinarietà nelle categorie giovanili, conquistando titoli nazionali sia nel ciclocross che nella mountain bike. Su strada, invece, non era ancora riuscito a emergere, pur mostrando qualche segnale promettente. Le cose sono cambiate nelle ultime due settimane: il giovane ungherese, infatti, ha conquistato nel mese di settembre le sue prime quattro vittorie internazionali in quella che è, a tutti gli effetti, la disciplina principale del ciclismo.
Il corridore del Team United Shipping ha cambiato marcia al Tour of South Bohemia: dopo il terzo posto ottenuto nella seconda frazione, si è imposto nell’ultima tappa ed è riuscito, così, a salire sul podio finale, in terza posizione, e a portarsi a casa sia la classifica a punti che quella riservata agli scalatori. Tre giorni dopo la fine della corsa ceca, si è schierato al via del Tour of Romania, di cui è stato dominatore assoluto: si è imposto in due occasioni, portandosi a casa anche la generale, il titolo di miglior giovane, la classifica a punti e quella dei GPM. La crescita improvvisa del talento ungherese può meravigliare, considerando che non era mai arrivato nella top ten in corse UCI élite su strada, ma non sorprende in senso assoluto, dato che era atteso a questo livello da tempo.
Prima dell’eccellente mese di settembre, infatti, si era messo in luce in altre discipline ciclistiche: nel ciclocross aveva vinto una corsa internazionale in Slovacchia ed era stato secondo nel campionato nazionale élite, prima di chiudere la stagione invernale con un eccellente sesto posto ai Campionati del Mondo under 23. In mountain bike, invece, aveva vinto una gara a maggio e si era ben comportato ai campionati nazionali di luglio, con la vittoria nella prova XCC e la piazza d’onore nell’XCO.
Cresciuto in una famiglia di ciclisti (oltre a Blanka, anche il fratello maggiore Balázs ha corso a livello internazionale, mentre il padre è stato colui che ha trasmesso loro la passione), Barnabás Vas iniziò a correre da piccolissimo (aveva circa cinque anni) e già prima di arrivare alla categoria juniores si era fatto un nome in patria, vincendo tante corse a livello giovanile, tra cui il titolo nazionale di ciclocross fra gli allievi.
Al primo anno da junior, confermò un potenziale molto importante nel ciclocross, arrivando quarto ai Campionati Europei di categoria. In seguito, però fu battuto un po’ a sorpresa nel campionato nazionale e si imbatté in una giornata storta ai Campionati del Mondo. Ancora poco attratto dalla strada, settore in cui non si divertiva abbastanza, si concentrò sulla mountain bike e riuscì a vincere tre gare internazionali, oltre che a laurearsi campione nazionale della specialità XCO.
Alla seconda stagione tra gli juniores, Vas si tolse ancora delle belle soddisfazioni nel ciclocross: riuscì a vincere sia una prova del Superprestige che una dell’X2O Trofee di categoria, mentre ai Campionati Europei ottenne un discreto quinto posto. Ancora una volta, però, venne battuto nel campionato nazionale e non riuscì a lottare per un buon piazzamento ai Campionati del Mondo. Su strada fece dei passi avanti e si guadagnò la convocazione sia per gli Europei che per i Mondiali, ma non riuscì mai a lottare per la vittoria. In mountain bike, invece, conquistò tre successi e partecipò ai Campionati del Mondo, senza brillare particolarmente.
Lo scorso anno è approdato tra gli under 23 e ha fatto il suo esordio nel mondo Continental con la MBH Bank Ballan, ma su strada ha continuato a faticare ad alto livello, non andando oltre il dodicesimo posto nella prova in linea dei campionati nazionali. Nel ciclocross, invece, ha fatto molto meglio: ha vinto il titolo nazionale fra gli élite e ha conquistato altre quattro vittorie in gare internazionali in patria. In mountain bike ha disputato soltanto i campionati nazionali, salendo sul podio della prova XCC.
Con il passaggio al Team United Shipping, Barnabás Vas sembra essersi finalmente appassionato al ciclismo su strada, ma non è intenzionato a mettere da parte ciclocross e mountain bike. Sarà interessante vedere se e come riuscirà a continuare sulla strada della multidisciplinarietà in futuro, ma per ora non c’è fretta: davanti a sé ha ancora due anni da under 23 e ha tutto il tempo per decidere cosa fare da grande.