Tom Dumoulin stringe i denti sull'Alpe di Poti, affiancato da Manuele Boaro @ Bettiniphoto
Tom Dumoulin stringe i denti sull'Alpe di Poti, affiancato da Manuele Boaro @ Bettiniphoto

Tom Dumoulin esce ridimensionato dallo sterrato

L’ex maglia rosa accusa più di 1′ dai big. Ok Nibali, Landa soffre ancora

Realisticamente era difficile immaginare che Tom Dumoulin avrebbe potuto giocarsi la maglia rosa fino agli ultimi giorni del Giro d’Italia, cercando di compiere sulle montagne vere l’impresa non riuscitagli alla scorsa Vuelta a España, ovvero salvare il simbolo del primato, o almeno tentare di non scivolare fuori dal podio. È magari prematuro fare questi discorsi quando molte delle tappe che muoveranno in maniera sensibile la classifica devono ancora venire, ma la controprestazione odierna della farfalla di Maastricht lascia seri dubbi riguardo la possibilità di comparire nelle posizioni buone della generale alla fine della tenzone. Un cedimento, insomma, ce lo si aspettava, ma non già oggi: se vederlo in difficoltà sul Giau o ancora più avanti era pronosticabile, minori erano le attese di una sua defaillance sulle polverose e sterrate rampe dell’Alpe di Poti.

 

Primo campanello d’allarme per Dumo: domani si rifarà nella crono?
Invece oggi il capitano del Team Giant-Alpecin ha sofferto tanto, tantissimo, perdendo contatto da tutti i gruppetti che andavano creandosi. Disperatamente ha cercato all’orizzonte una maglia amica alla quale appigliarsi, più per conforto psicologico che per altro, perché quando si è colti da simili difficoltà non è l’aiuto di un compagno di squadra che può risollevarti, amplificando le forze. Si è ritrovato insomma Dumoulin a gestire in anticipo sul preventivato una situazione che idealmente avrebbe dovuto affrontare il più tardi possibile.

Certo, domani le possibilità che ritorni in maglia rosa ci sono, dato che è comunque undicesimo a poco più di un minuto da Brambilla e che la cronometro potrà esaltarne le doti: anche se lui stesso non si è detto ottimista riguardo un suo eventuale ribaltamento di classifica. E la memoria di quanto successo l’anno scorso alla Vuelta non può essere cancellata: nelle due tappe con maggior concentrazione di salite Tom ha perso tanto dai suoi rivali, in una corsa che per collocazione nel calendario e dinamiche concede molto di più a possibili outsider rispetto al Giro.

 

Che bel Valverde! E anche Nibali piace
Il capovolgimento dei valori in campo rispetto all’arrivo di Aremogna si è oggi compiuto: a mettere in difficoltà Dumoulin è stato l’affondo di Alejandro Valverde, uno che in Abruzzo non aveva rubato l’occhio, prodotto dal campione di Spagna proprio quando la terra battuta lasciava spazio all’asfalto. Il murciano raramente è il primo a colpire; quando lo fa non si può non rimanere affascinati dal suo talento e dalla sua esplosività, da quella aggressività che poche volte esibisce, ma che quando viene tirata fuori non riesce a ritornare dentro. E così è stato lui, aiutato dal provvidenziale Andrey Amador, a scandire il passo per quasi tutta la salita, reagendo prontamente ad uno scatto di Vincenzo Nibali e attaccando una seconda volta.

Valverde c’è dunque, e Nibali pure. Il volto dello Squalo dello Stretto lungo la salita dell’Alpe di Poti non mostrava la sua solita tranquillità; ma quel che più importava, le gambe, giravano eccome. È ormai chiaro che tra i pretendenti alla maglia rosa sia il capitano dell’Astana Pro Team colui che può presentarsi alle grandi salite con maggiori margini di miglioramento. Oggi un piccolo affondo ha provato anche a produrlo, pur senza mettere in difficoltà la decina degli altri componenti del gruppetto dei migliori.

 

Landa in crescita, Zakarin fa un pensiero rosa
Come Nibali pare in crescita anche Mikel Landa, con una differenza però: se il messinese al Giro del Trentino faticava, il basco letteralmente volava. Dove sia finito quel corridore è lecito chiederselo, ma la prestazione di oggi potrebbe aver dato dimostrazione di un miglioramento delle sue condizioni dopo una settimana tentennante. La speranza non deriva dal fatto che sia stato particolarmente convincente, dato che assieme a Dumoulin il capitano del Team Sky è stato uno dei pochi big a perdere contatto dai migliori; quello che fa sorridere i sostenitori del ragazzo di Mungia è la reazione alla situazione creatasi e la capacità di rientrare nel drappello di Nibali e Valverde. Questo, per un corridore al quale alcuni imputano carenze nella tenuta mentale, può essere visto come un segnale incoraggiante non da poco, e quella magnifica condizione esibita non più tardi di giorni tre settimane fa potrebbe tornare a ripresentarsi quando giungerà il momento giusto.

Gli altri pretendenti? Si nascondono ma tengono duro, non mettono la testa fuori ma son sempre lì. Ilnur Zakarin è a un soffio dalla maglia rosa, secondo nella generale e solidissimo; Rigoberto Urán potrebbe tirar fuori una prestazione a cronometro al livello di quella che gli consentì di ottenere tappa e maglia nel 2014 (magari, spera il leader della Cannondale, con diversi esiti finali); Esteban Chaves è sempre lì, in attesa di piazzare la botta buona nelle frazioni a lui più congeniali. Continua l’avventura del Giro d’Italia 2016 quindi, ed ha ancora tanti protagonisti che possono arricchirla di bei momenti.

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