Giacomo Nizzolo assaggia il successo © Bettiniphoto
Giacomo Nizzolo assaggia il successo © Bettiniphoto

Il brutto anatroccolo Nizzolo diventa cigno

Il milanese batte Brambilla grazie a una stupenda azione in discesa. Spazio sul podio per Pippo Pozzato

Deriso da tutti per la sua attitudine al secondo posto, il brutto anatroccolo Nizzolo decide di trasformarsi in un bel cigno, vincendo la corsa più importante della sua ancor breve carriera nel modo più bello. Il milanese Giacomo Nizzolo diventa così campione italiano al termine di una corsa che è somigliata tantissimo ad una Milano-Sanremo, caratterizzata da poche mosse nelle prime fasi e tanta attesa di un finale al cardiopalma, dove ha vinto chi come il capitano della Trek è riuscito a osare senza sbagliare nulla.

Tratto in linea tranquillo, fuga a 4
La gara, dicevamo, è stata molto piatta e noiosa fino almeno a 40 km dall’arrivo. Complice un percorso disegnato per essere più promozionale che intrigante: partenza da Darfo Boario, suggestivo passaggio da Ponte di Legno e di nuovo indietro a Darfo Boario, così si completano i primi 147 km della gara. In questa parte si è andata a formare un’azione di 4 unità: Michele Scartezzini (Norda-MG.Kvis), Davide Leone (D’Amico-Bottecchia), Giorgio Cecchinel (Androni Giocattoli-Sidermec) e Alessandro Tonelli (Bardiani CSF). I sacrificabili di giornata son partiti dopo 10 km ed hanno rapidamente cumulato un vantaggio massimo di 6’15”, senza mai dare l’impressione di poter rappresentare una minaccia di qualche tipo; han sofferto nel tratto di salita, perdendo terreno, e son stati facilmente tenuti sotto controllo dalla Lampre-Merida, che si proclamava faro della corsa, controllando dall’inizio alla fine per le  sue due varianti, Ulissi e Modolo.

Lampre controlla fino all’ultimo giro
Il circuito finale, all’incirca di 20 km da ripetere 4 volte, somiglia vagamente a quanto presentato a Richmond in occasione dell’ultimo mondiale. Diciamo “all’incirca” perché in realtà l’ultima tornata si presenta diversa, con una discesa più tecnica verso l’arrivo. Discesa dalla salita di Via Cornaleto, un tratto di 1,7 km con uno strappo di 300 metri al 17%, e poi un lungo falso piano prima della discesa, che comincia a 2,8 km dall’arrivo. Un percorso che inevitabilmente induce all’attesa della salita, e poi all’apnea.
La salita viene affrontata 5 volte (una prima di entrare nel circuito). Al secondo passaggio la fuga già si disgrega, con Leone e Cecchinel che perdono contatto. Restano così i soli Scartezzini e Tonelli, che vengono agganciati a 35 km dall’arrivo dal primo contropiede, condotto da Antonio Di Sante (Gm-Europa Ovini), Alberto Bettiol (Cannondale), Pierpaolo De Negri (Nippo – Vini Fantini), Elia Viviani (Team Sky), Matteo Frapporti (Androni Giocattoli-Sidermec) e Valerio Conti (Lampre-Merida), che dura poco perché prima del penultimo passaggio in salita, si rifà sotto tutto il gruppo, ancora controllato dalle maglie Lampre.

Attacchi a raffica della Nippo-Vini Fantini
È la Nippo-Vini Fantini la squadra che osa di più, provando tutto il tempo a giocare d’anticipo: prima è Daniele Colli a lanciare l’attacco su Via Cornaleto, prontamente stoppato da Conti, poi è Giacomo Berlato a partire in solitaria ai -17 km dal traguardo. Si rialza ai -10 e sono già pronti Iuri Filosi e Riccardo Stacchiotti, che stuzzicano il contropiede di Daniel Oss e Mirko Selvaggi: ma siamo in un tratto di vento contrario e non resta spazio se non per i treni delle varie BMC, Tinkoff e Trek, che sgomitano per prendere in testa l’ultima asperità. Sparisce totalmente la Lampre-Merida: né Ulissi né Modolo sono nelle prime posizioni, e dicono addio a qualunque velleità di successo, buttando al vento il lavoro dei compagni.

Finale emozionante, discese da paura
Un ottimo Coledan porta Giacomo Nizzolo a cominciare il muro in testa. Oscar Gatto, in seconda posizione, rilancia con Gianni Moscon, ormai una certezza più che una sorpresa, aiutato grandiosamente da Elia Viviani a risalire. È però Gianluca Brambilla a dare lo strappo più importante, rilanciando l’azione nel tratto di falsopiano e permettendo a Moscon, Gatto, Nizzolo e Francesco Gavazzi di creare un importante buco sugli altri.Ma non c’è tempo di respirare, specie se davanti c’è un drago della discesa come Brambilla che prende inesorabilmente metri. Gatto sembra in grado di chiudere, ma gli mancano sempre dei metri curva dopo curva. È a questo punto Nizzolo che lo salta e, indovinando un paio di curve decisive, riesce a portarsi sulla ruota di Brambilla, col quale è da solo al comando con un cospicuo margine a 1 km dal traguardo.

Pozzato vince la volatina per il podio
A questo punto per Nizzolo è praticamente fatta. Brambilla non si ferma e continua a collaborare, capendo che ha comunque perso nel momento in cui non è riuscito a fare il vuoto, e lascia che Nizzolo vada a prendersi questo sudato e meritato titolo italiano. Dietro loro, giunge un gruppetto di 7 atleti, con un redivivo Pippo Pozzato (Wilier Triestina-Southeast) che spunta sulla sinistra conseguendo il podio, e manifestando una condizione che avrebbe potuto rivelarsi vincente, se fosse stata supportata da altrettanto coraggio e cattiveria agonistica. Attenzione a Damiano Caruso (BMC Racing Team), che col suo quarto posto dimostra di essere pronto per il Tour de France, seguito da Francesco Gavazzi (Androni Giocattoli-Sidermec), Gianni Moscon (Team Sky), Oscar Gatto (Tinkof), Diego Rosa (Astana Pro Team) e Davide Formolo (Cannondale). Al decimo posto, nel secondo gruppo inseguitore a ridosso dei primi, guida Enrico Battaglin (Team LottoNl-Jumbo).

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