Michael Matthews batte Peter Sagan a Revel @ Bettiniphoto
Michael Matthews batte Peter Sagan a Revel @ Bettiniphoto

Gioielli in fuga, Bling luccica di più

Tour de France, Matthews vince a Revel su un indomito Sagan. Nuova fuga per Nibali, tutto tranquillo per il gruppo

Non è un segreto il fatto che tra Simon Gerrans e Michael Matthews non scorra buon sangue; abbastanza simili come caratteristiche tecniche ma diversi dal punto di vista anagrafico e caratteriale, i due sono entrati in rotta di collisione pur militando per la medesima formazione e pur gareggiando con la medesima nazionale. È altamente probabile, per non dire certo, che questa coppia venga separata (per la gioia di entrambi) nella prossima stagione, con l’esperto Gerrans ancora sotto contratto con la Orica-BikeExchange e con il più giovane Matthews destinato ad altri lidi (Sunweb-Giant l’approdo più indicato). Oggi, però, a gioire al termine di una spettacolare azione di squadra, è chi leverà le tende, mentre l’altro contendente continua nel suo Tour poco incisivo.

Tappa subito movimentata, con Sagan sempre nel vivo
Il via alle 12.40 dalla località termale di Escaldes-Engordany è subito all’insù: c’è da scalare il lungo Port d’Envalira, che con i suoi 22.6 km è la salita più lunga del Tour; in più si scollina a quota 2408 metri slm, vetta più elevata della Grande Boucle 2016. Sarà lei ad assegnare il prestigioso premio dedicato al creatore della “festa di luglio” Henri Desgrange. Il primo a tentare un allungo è Brice Feillu (Fortuneo-Vital Concept), ma il vincitore della tappa di Andorra nel 2009 non è riuscito a prendere il largo. Medesimo discorso vale per un tentativo nato attorno al km 3 e formato da quattordici elementi, fra i quali Alexis Gougeard, Tony Gallopin, Thibaut Pinot, Peter Sagan, Tom-Jelte Slagter, Thomas Voeckler e Ilnur Zakarin. Per costoro dura meno di 3 km l’avventura.

Nel mentre, i velocisti iniziano già a staccarsi, così come molti gregari ed un paio di uomini di classifica: si tratta di Wilco Kelderman (Team LottoNl-Jumbo) e Pierre Rolland (Cannondale-Drapac), quest’ultimo ancora indebolito dalla caduta patita nella tappa di sabato. Un compagno del francese è Sebastian Langeveld: l’olandese, decisamente trasparente nella passata settimana, è il sesto corridore ad abbandonare il Tour de France. Appena annullato il precedente tentativo, Peter Sagan è ripartito con forza al contrattacco assieme ad altri; ma, anche stavolta, il gruppo non lascia spazio e annulla tutto al km 12. Altro giro, altro attacco; dopo qualche centinaia di metri sono in 26 ad allungare, con la conferma Sagan e altri come Rui Costa, Rafal Majka e Vincenzo Nibali.

Rui Costa primo in vetta, tanti all’attacco in discesa. Ci vuole tempo perché si crei la fuga
Quest’azione ha una vita più lunga e, da essa, si avvantaggia Rui Costa: il lusitano, ancora ebbro di gioia per l’affermazione calcistica domenicale dei suoi connazionali, riesce a fare la differenza e scollina da solo. A lui vanno dunque i 5000 € in palio, nel secondo dei tre traguardi speciali di quest’edizione (l’ultimo sarà dedicato a Bernard Hinault e verrà attribuito nella crono di Megève). A 32″ di distanza transitano Tom Dumoulin, Vincenzo Nibali, Tsgabu Grmay e Stephen Cummings, mentre il gruppo paga poco più di 1′. Nella lunga e nebbiosa discesa in territorio francese l’atleta della Lampre-Merida viene ripreso da due prestigiosi colleghi, ossia Vincenzo Nibali e Peter Sagan. Giusto per non far mancare l’aspetto qualitativo, a loro si aggiunge anche Michael Matthews.

Le fasi seguenti sono alquanto movimentate: prima (attorno al km 50) si sganciano dal gruppo Damiano Caruso, Stephen Cummings, Samuel Dumoulin, Gorka Izagirre e Mikel Landa e riescono a riprendere i quattro al comando; poi (nei pressi del km 60) si muovono Edvald Boasson Hagen, Luke Durbridge, Tony Gallopin e Daryl Impey, riuscendo a riportarsi in testa; infine (al km 65) tentano la sortita Sylvain Chavanel e Greg Van Avermaet, e anche per loro l’esito è positivo. Dopo una mezz’ora di caos, il gruppo lascia finalmente via libera; in un battibaleno il margine dei quindici di testa passa dall’essere inferiore ai 40″ (km 65) ai 2’40” (km 70).

Katusha e IAM provano a metterci una pezza, ma davanti si viaggia forte
Quindici dunque gli elementi al comando; tutti isolati, tranne la coppia della Dimension Data (Boasson Hagen e Cummings) e, soprattutto, il terzetto Orica-BikeExchange composto da Dubridge, Impey e Matthews. Dietro si assiste ad un repentino aumento di velocità imposto dal Team Katusha: questo perché Alexander Kristoff è riuscito a riportarsi nel plotone della maglia gialla a differenza di tutti gli altri sprinter, distanti oltre 2′ dalla coda del gruppo. Ángel Vicioso e Jurgen Van den Broeck sono i due uomini che trainano il plotone per quasi dieci km, facendo in modo che il margine dei battistrada non superasse i 3’10”. Vista il mancato delle altre formazioni i due corridori della compagine russa hanno terminato il proprio sforzo, dando il via libera al drappello di testa e permettendo il rientro dei molti attardati.

Riescono a possedere 6’10”, i fuggitivi, prima di un nuovo tentativo del Team Katusha di “smuovere le coscienze” altrui; ma è tutto inutile e, mentre la pioggia inizia a cadere sulla carovana, il vantaggio tocca i 7′ ai meno 85 km. A provare a metterci una pezza ci pensa l’IAM Cycling, senza uomini davanti e con in rampa di lancio il “ballerino” Sondre Holst Enger; gli elvetici mettono sei uomini in testa al gruppo e contribuiscono a far sì che il gap non aumenti ancor più. Nei 30 km che intercorrono dai meno 80 km ai meno 50 km il distacco è passato da 6’30” a 5’10”. Nel frattempo, ai meno 75 km, c’è da segnalare il passaggio nel traguardo volante di Aigues-Vives: non c’è neppure lo sprint, visto che Sagan guadagna qualche metro e va a cogliere i 20 punti in palio, vestendosi virtualmente di verde (a titolo di cronaca, dietro a lui sono transitati Matthews e Caruso).

La Direct Énergie a testa bassa; davanti è Sagan-show
A scompaginare lo scenario ci pensa la Direct Énergie: la formazione Professional decide, nonostante davanti possa contare sull’esperienza e sul talento di Sylvain Chavanel, di mettersi in testa al gruppo a tutta con lo scopo di permettere a Bryan Coquard di lottare per il primo successo al Tour. I transalpini sfrutta soprattutto uno scatenato Thomas Voeckler, e i risultati si vedono: ai meno 45 km il ritardo è di 4’50”, ai meno 35 è di 4’35” per arrivare sino ai 3’55” ai meno 25 km. E davanti iniziano le scaramucce, con alcuni (in particolare Chavanel, Izagirre, Landa e Nibali) che saltano i rispettivi turni in testa.

Il momento decisivo avviene attorno ai meno 24 km dal termine: sfruttando un vento nel frattempo rinvigoritosi, Sagan accelera e provoca una frattura del drappello. Davanti, oltre a lui, restano i soli Boasson Hagen, Dumoulin, Van Avermaet e tutti e il trio Orica formato da Dubridge, Impey e Matthews. Izagirre e Nibali provano a rientrare, e arrivano vicinissimi a farlo: ma i due non riescono a rispondere ad un nuovo aumento di andatura, orchestrato ancora da Sagan, e devono attendere gli altri. Giusto in contemporanea il gruppo della maglia gialla non vede più gli uomini Direct Énergie e IAM Cycling in testa a tirare: inizia così una cicloturistica di oltre 25 km, della quale non ci sono spunti di cronaca.

Nella côte tutti si marcano: lo sprint si rende necessario
Procedono di comune accordo in sette, con Luke “TurboDurbo” Durbridge a sacrificarsi maggiormente per il buon esito dell’azione. Non c’è da temere per il rientro di qualche eventuale collega, visto che ai meno 20 km gli altri otto hanno già 1′ di gap, aumentato a 1’35” ai meno 15 km e a 2’15” ai meno 10. L’ultima difficoltà di giornata è la Côte de Saint-Ferréol, lunga 1.8 km dalla pendenza media del 6.6%, ideale trampolino di attacco. Nelle prime rampe Durbridge saluta e si stacca, sfinito da cotanto lavoro. Sagan accelera ma non fa male, e altrettanto vale per due tentativi di Impey. Neppure la discesa, dove è il turno di Boasson Hagen provare l’evasione, scompagina alcunché. Impey tenta altre due volte, ma Sagan lo marca stretto.

È, palesemente, un tutti contro Sagan: lo slovacco rimane fermo in seconda ruota, dietro a Impey; alle spalle dell’iridato di Richmond ci sono nell’ordine Matthews, Boasson Hagen, Dumoulin e Van Avermaet. Si entra così nell’ultimo km e si arriva così fino ai meno 350 metri quando inizia lo sprint. Il primo ad accelerare è Van Avermaet, ma oggi per lui non è giornata; Boasson Hagen e Sagan si danno battaglia, fin quando lo slovacco ai meno 160 metri rientra e cambia direzione per prendere la ruota di Matthews. Questo perché l’australiano, partito per ultimo, è quello che trova lo spunto migliore e che riesce, agevolmente, ad imporsi sul traguardo di Revel.

Matthews riempie la casella, per Sagan altro podio. Domani nuova volata
Quarta vittoria dell’anno per Bling, la terza delle quali in Francia (le precedenti due alla Paris-Nice). Il venticinquenne diventa il diciassettesimo australiano a trionfare alla Grande Boucle ed entra nel club di quanti hanno vinto tappe in tutti i grandi giri: in precedenza si era imposto tre volte alla Vuelta (due nel 2013 e una nel 2014) e due al Giro (a Montecassino nel 2014 e a Sestri Levante nel 2015). Secondo è giunto Peter Sagan (Tinkoff), all’ennesimo podio e all’ennesima prova maiuscola (verrà premiato anche con il numero rosso); terzo Edvald Boasson Hagen (Dimension Data) che forse poteva fare qualcosa in più. Altrettanto si può dire per il quarto, Greg Van Avermaet (BMC Racing Team), che prolunga a quota cinque la strisce di fughe andate in porto al Tour.

Quinto Samuel Dumoulin (AG2R La Mondiale), sesto a 2″ un ottimo Daryl Impey (Orica-BikeExchange), quindi settimo a 1’02” il generosissimo Luke Durbridhge ((Orica-BikeExchange). Ottavo a 3’01” è Damiano Caruso (BMC Racing Team), che aveva allungato prima dell’ultimo strappetto di giornata: il siciliano recupera diverse posizioni in classifica, balzando al ventunesimo posto. Completano la top 10 di giornata a 3’10” Gorka Izagirre (Movistar Team) e Tony Gallopin (Lotto Soudal), Quattordicesimo a 3’14” è Vincenzo Nibali che, anche se non lo ha ancora fatto vedere del tutto, sembra possedere già una bella gamba in vista dell’obiettivo Rio de Janeiro. A 9’39” il gruppo.

In classifica non cambia niente, con Chris Froome (Team Sky) sempre leader con 16″ su Adam Yates (Orica-BikeExchange), 19″ su Daniel Martin (Etixx-Quick Step), 23″ su Nairo Quintana (Movistar Team), 37″ su Joaquim Rodríguez (Katusha Team), 44″ su Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Romain Bardet (AG2R La Mondiale) e Sergio Henao (Team Sky), 55″ su Louis Meintjes (Lampre-Merida) e 1’01” su Alejandro Valverde (Movistar Team). Domani undicesima tappa da Carcassonne a Montpellier, 162.5 km per velocisti, con l’insidia del maestrale, annunciato molto vigoroso.

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