Elisa Longo Borghini col bronzo olimpico e la bandiera italiana @ Bettiniphoto
Elisa Longo Borghini col bronzo olimpico e la bandiera italiana @ Bettiniphoto

Elisa Bronzo Borghini, sono scampoli d’Olimpo

L’Italia di Salvoldi si conferma una nazionale temibile e solidissima. Grande prova per Elena Cecchini

La terza ciclista italiana della storia a salire sul podio della gara su strada è Elisa Longo Borghini che oggi a Rio de Janeiro è riuscita in ciò che prima di lei erano state capaci di fare Imelda Chiappa ad Atlanta nel 1996 (argento) e Tatiana Guderzo a Pechino nel 2008 (bronzo): per la 24enne di Ornavasso è arrivata una medaglia di bronzo al termine di una bellissima e vissuta con il fiato sospeso proprio fino agli ultimi metri. Il vero capolavoro Elisa Longo Borghini lo ha fatto negli ultimi 1500 metri quando c’erano ancora da chiudere gli ultimi 10″ dalla fuggitiva solitaria Mara Abbott: Elisa in quel momento ha scelto di dare tutto pur essendo molto più lenta allo sprint di Van der Breggen e Johansson, ma riprendere la statunitense voleva dire podio sicuro, non tirare invece voleva dire avere una possibile infinitesimale in più di prendere l’oro ma sarebbe stato elevatissimo il rischio di ritrovarsi alla fine con la beffa della medaglia di legno.

 

Elisa è il nuovo leader della nazionale azzurra
Con Giorgia Bronzini ormai prossima al ritiro e una Tatiana Guderzo che ormai è sulla breccia da 13 stagioni, si può dire che dopo questo podio Elisa Longo Borghini sia definitivamente pronta ad assumersi il ruolo di punto di riferimento nella nostra fantastica nazionale: per le gare più impegnative lo era già almeno dal 2012 quando a 21 anni non ancora compiuti era stata capace di portare in casa azzurra la medaglia di bronzo (un’altra!) al Campionato del Mondo di Valkenburg, un terribile infortunio al Campionato Italiano 2013 aveva un po’ rallentato l’esplosione della sua carriera ma dall’anno scorso Elisa è diventata induscitibilmente la numero 1 del ciclismo femminile italiano grazie alla vittoria al Giro delle Fiandre ed il quarto posto al Mondiale di Richmond. Questa medaglia di bronzo è solo il passaggio di consegne finale.

Un avvicinamento dal profilo basso
Nelle ultime settimane Elisa Longo Borghini ed il commissario tecnico Dino Salvoldi avevano fatto di tutto per tenere un profilo basso in vista di questa prova: le favorite sono altre si diceva, ed in fondo era vero perché Olanda e Stati Uniti erano le squadre da battere, ma l’Italia era arrivata in Brasile con la consapevolezza di essere la terza forza del gruppo e di potersela quindi giocare per un podio. Più ci si avvicinava alla gara e più emergeva la grande forza delle azzurre: al Giro Rosa, salvo un passaggio a vuoto in una tappa a causa del caldo, Elisa Longo Borghini aveva impressionato reggendo il ritmo delle più forti nelle tappe chiave, poi era arrivata la vittoria di Elena Cecchini in Germania e l’ultimo passaggio si è avuto ieri quando vedendo in gara il percorso carioca si è capito che sarebbe stato per atlete complete forti in salita, sul passo e anche in discesa, atlete come ad esempio la nostra Elisa Longo Borghini.

Un ruolo aggressivo per l’Italia con Bronzini e Cecchini
Però l’Italia, pur avendo nell’ossolana la carta migliore da giocarsi, ha deciso di aggredire la corsa fin dal primo circuito di Grumari con una tattica molto ben definita: Giorgia Bronzini ed Elena Cecchini, le più rapide in volata ma anche quelle che davano meno garanzie in salita, avevano il compito di entrare nelle prime fughe più pericolose per anticipare le dure pendenze di Vista Chinesa e contribuire ad indurire la corsa. Bronzini e Cecchini hanno portato perfettamente a termine la loro missione: la piacentina due volte iridata è stata lestissima a seguire Ellen Van Dijk in discesa dopo la il primo passaggio sul muro di Grumari e ci ha coperto nel primo attacco interessante, nel secondo passaggio invece è entrata in scena la giovane friulana che ha corso sempre nelle prime posizioni quando il gruppo si è frazionato e poi ha preso l’iniziativa in più di un’occasione, per aprire un ventaglio sfruttando l’effetto del vento e per cercare di portare via un gruppetto fino a che non ci è riuscita nell’avvicinamento a Vista Chinesa.

Una lettura tattica ineccepibile
Ancora una volta quindi l’Italia ha fatto del lavoro di squadra la sua arma in più. Bronzini e Cecchini sono sempre state le donne giuste nel posto giusto al momento giusto: se andiamo a rivedere la composizione del gruppetto di fuggitive con Elena che aveva avuto anche 1’20” di vantaggio sul plotone in vista della salita chiave del percorso, vediamo che tolta Marianne Vos che era indiscutibilmente la più forte, delle altre nessuna ha fatto meglio al traguardo della nostra portacolori con Ferrand-Prévot e Jasinska che sono arrivate nello stesso gruppetto della nostra portacolori; la corsa è andata come è andata, ma il risultato finale ci fa capire che se quel tentativo si fosse rivelato quello buono, l’Italia sarebbe stata comunque nelle condizioni per lottare per una medaglia. Lettura di corsa praticamente perfetta sia a tavolino che poi nell’effettiva realizzazione dei piani.

L’Olimpiade della Guderzo continua in pista
Nel quartetto italiano, vestito di bianco come è ormai da tradizione olimpica, chi si è vista un po’ meno è stata la vicentina Tatiana Guderzo che si è fatta sorprendere un po’ indietro all’inizio della salita e pur recuperando posizioni non è riuscita a dare un aiuto concreto a Elisa Longo Borghini. Quella della 32enne di Marostica, però, è stata una presenza importante per tutta la prima fase di corsa in cui ha fatto valere la sua esperienza accumulata in ben tre precedenti partecipazioni ai Giochi Olimpici, sempre convocata da Atene a Rio: e attenzione perché la sua rassegna non è finita qui perché adesso si sposterà nel velodromo per diventare il quinto vagone dell’Inseguimento a Squadre per dare al ct Salvoldi la possibilità di fare delle rotazioni con passare dei turni e il livello di fatica lo richiederà.

Le azzurre si confermano garanzia di risultato
Le ragazze di Dino Salvoldi continuano quindi ad essere l’ancora di salvezza per ciclismo italiano: in un periodo storico in cui gli uomini per limiti o per sfortuna non vanno sul podio della prova su strada di una grande competizione per nazionali ormai dal 2008 (Mondiale di Varese), ci sono sempre loro a portare a casa le medaglie grazie ad un grande lavoro che inizia fin dalle categorie giovanili. E la cosa bella è che se Elisa Longo Borghini può essere il presente ed il futuro dell’Italia rosa ancora per molti anni, si intravvedono tante giovani o giovanissime che a breve potrebbero iniziare a ritagliarsi spazi sempre più importanti con la maglia azzurra.

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