Giovanni Pellielo indica le medaglie vinte in carriera © Sportmediaset
Giovanni Pellielo indica le medaglie vinte in carriera © Sportmediaset

Quando un colpo non ti cambia la vita

Le storie di Campriani e Pellielo, plurimedagliati d’Italia. Traguardo differente, mentalità identica

Sono discipline di enorme tradizione per l’Italia, tiro a segno e tiro a volo. E proprio il Belpaese è l’unico a considerare a gestire le due discipline in maniera separata, in nome di una differenziazione antica che rimane presente (anche per le nostre classiche beghe da campanile, ma questo è un altro discorso).

La giornata di lunedì in chiave azzurra è stata caratterizzata da carabine al chiuso e fucili all’aperto, in gare dalle quali ci si augurava di raccogliere delle soddisfazioni. E così è stato, in primo luogo grazie a Niccolò Campriani: il tiratore fiorentino, dopo una fase di qualificazione chiusa al primo posto, si è aggiudicato anche la finale della carabina 10 metri grazie ad un crescendo rossiniano.

Per il ventottenne si tratta di un miglioramento rispetto all’argento conquistato nella medesima gara ai Giochi Olimpici di Londra 2012; nell’esperienza britannica fece sua con ampio margine la prova della carabina 50 metri da tre posizioni (distesi, inginocchiati, in piedi) con tanto di record olimpico.

Da quell’esperienza gioiosa inizia un momento buio per il tiratore toscano: colpa soprattutto di un cambio di regolamento attuato proprio all’inizio di questo quadriennio tendente ad aumentare la spettacolarità della disciplina, facendo diventare ancor più preminente l’aspetto nervoso rispetto a quello tecnico.

E Niccolò vede le sue certezze agonistiche svanire, con ripercussione nei risultati che calano vistosamente. Di riflesso aumentano i timori interiori, che ben descrive nella autobiografia “Ricordati di dimenticare la paura” dove emerge un ritratto molto diverso da quello del Campriani che appare in pubblico.

Il percorso di rinascita ha l’obiettivo puntato a Rio de Janeiro. E la prova con cui ha iniziato la sua terza uscita olimpica certifica una ritrovata stabilità, tanto tecnica quanto interiore. L’urlo liberatorio dopo il ventesimo colpo è un inedito per lui, misurato fino all’ossesso; e nelle interviste di rito quasi si scusa per tanta veemenza, tornando il timido tiratore noto a tutti. E al quale, almeno i tifosi italiani, chiedono due altri regali, rispettivamente venerdì 12 nella carabina a terra da 50 metri e domenica 14 nella carabina tre posizioni da 50 metri, la sua gara d’elezione.

Se Campriani ha accumulato il secondo oro di una carriera lunga ancor giovane, altrettanto non è riuscito a fare Giovanni Pellielo. Per il tiratore nato a Vercelli l’esperienza carioca è la settima, visto che è ininterrottamente nella spedizione azzurra da Barcellona 1992; meglio di lui nei confini nazionali solo Josefa Idem (le prime due con la Germania Ovest) e i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo.

E da oggi è diventato, alle spalle proprio dei due mirabolanti cavalieri romani, il medagliato azzurro meno giovane con i suoi 46 anni e mezzo. Nelle sette uscite olimpiche l’ex ballerino (fu anche campione italiano a livello giovanile) ha sempre mostrato uno standard di rendimento invidiabile: decimo nel 1992, tredicesimo nel 1996 e ottavo nel 2012 le uniche volte fuori dalla finale.

Per il resto, solo e soltanto podi: inizia con il bronzo nel 2000, si sale con l’argento nel 2004 che viene confermato nel 2008 e ancora una volta in questo 2016. Se nelle altre tre occasioni il margine era comunque stato superiore al piattello di differenza, altrettanto non vale per quanto accaduto al National Shooting Center di Deodoro.

Dopo una qualificazione conclusa al primo posto Pellielo riesce ad entrare nella finalina a due contro il croato Glasnovic; sfida tanto equilibrata che i due impattano a 13 piattelli colpiti su 15. Servono i tiri di spareggio che premiano lo zagabrese; quarto podio dunque per il piemontese, che la prende con gioia come ha preso le precedenti, lui che della spiritualità ha fatto il cardine della sua esistenza.

Sorride su e giù dal podio, non è dispiaciuto per quello che poteva essere ma che non è stato. Non ha perso tempo invece nel dare appuntamento a Tokyo 2020; in caso di selezione avrà già festeggiato il mezzo secolo di vita. E se anche allora non dovesse arrivare l’oro, a lui non cambierà nulla.

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