Peter Sagan trionfa a Québec City © Veloimages
Peter Sagan trionfa a Québec City © Veloimages

Québec, Sagan beffa tutti due volte

Lo slovacco palesa un momento di difficoltà ai 50 km, ma poi si riprende alla grande e va a vincere su Van Avermaet e Roux. Bettiol quarto

L’abbiamo lasciato venti giorni fa alle prese con le forature della prova olimpica di Mountain Bike, l’abbiamo rivisto piuttosto dimesso una settimana dopo al GP di Plouay (non portato nemmeno a termine), ma oggi ritroviamo un Peter Sagan in condizioni stellari, in grado di vincere una corsa bella e sempre più importante come il GP de Québec (per la prima volta in carriera, tra l’altro), di battere come sempre avversari di tutto rispetto (su tutti il rivale Greg Van Avermaet), e di rilanciare la propria candidatura per qualsiasi cosa ci sia da vincere da qui a fine stagione.

Mondiale compreso, ovviamente. E la corsa canadese (così come la sua gemella di Montréal), col suo svolgersi in circuito (12.6 km da ripetere 16 volte, tre salitelle in rapidissima successione negli ultimi 3.3 km), ricorda molto da vicino una prova iridata. Certo quest’anno il Mondiale – in Qatar – sarà molto diverso da una gara come quella di oggi, visto che non avrà neanche mezza rampa. Ma se l’attitudine dello slovacco è quella mostrata oggi in Québec, possiamo stare certi che l’obiettivo della doppietta iridata è decisamente nelle sue corde.

A margine di ciò, i tifosi italiani possono essere soddisfatti di come si sono comportati alcuni giovani in gara, partendo da Gianni Moscon (due volte all’attacco), proseguendo con Fabio Aru e Matteo Trentin (molto pimpanti) e chiudendo con Alberto Bettiol, capace di terminare la gara al quarto posto (settimo si è piazzato Diego Ulissi). Un’Italia che nelle classiche tornerà a sorridere (non episodicamente) prima o poi. Oggi pare un po’ più vicina a quel momento.

 

La fuga di Agnoli (e altri 7), i tentennamenti di Sagan
La fuga non ha tardato a mettersi in marcia, già nel primo giro (dopo circa 5 km di gara) si sono mossi Lars Bak (Lotto Soudal), Maxim Belkov (Katusha), Twan Castelijns (LottoNL), Matt Brammeier (Dimension Data), Alexandre Pichot (Direct Énergie) e un italiano, Valerio Agnoli (Astana); ai sei si sono presto aggiunti altri due uomini, ovvero Jan Barta (Bora) e Nicolas Masbourian, giovane atleta (22 anni) della Continental Silber Pro Cycling, schierato qui con la selezione nazionale canadese.

Il lavoro (non forsennato) della Etixx-Quick Step, della Tinkoff, della Orica-BikeExchange, ha tenuto la fuga a una distanza di sicurezza (un massimo di quasi 5′ il vantaggio degli otto, toccato nel settimo dei 16 giri, a 120 km dalla fine), dopodiché tra l’ottava e la 13esima tornata l’attacco dalla distanza è stato annullato: Lars Bak ha provato (allungando sulla salitella d’arrivo al 12esimo passaggio) a insistere da solo difendendo poco più di 40″, ma è stato raggiunto pure lui, quando al traguardo mancavano 39 km.

Dal gruppo, nulla da segnalare per tutta la prima parte di gara; però proprio quando l’andatura (con la BMC di Greg Van Avermaet) si è fatta più intensa, appunto a fine 12esimo giro, abbiamo dovuto prendere nota della difficoltà di Peter Sagan (Tinkoff), staccatosi sulla Côte de la Montagne, la prima delle tre salite del finale di circuito; poi lo slovacco è rientrato in discesa, dopo aver dato l’idea di non essere nella migliore delle giornate.

Come lui, anche Julian Alaphilippe (Etixx) stazionava costantemente a fondo gruppo; per entrambi, però, vedremo nel prosieguo di cronaca come questi segnali abbiano rappresentato probabilmente un piccolo scherzetto agli avversari.

 

Alaphilippe prova dalla distanza
Quando è stato raggiunto Bak, la corsa dei big era già “cominciata” da qualche centinaio di metri. Prima un attacco di Mike Teunissen (LottoNL), stoppato da Astana e Etixx, quindi lo scatto di Luke Rowe (Sky) ai -40, in cima alla Côte de la Potasse, la seconda salitella del finale. Il britannico è stato subito agganciato proprio da Alaphilippe, e la coppia ha cominciato a girare bene, prendendo fino a mezzo minuto di margine in avvio di 14esima tornata.

La reazione degli inseguitori non si è fatta attendere, prima un drappello di avanguardisti (tra i quali spiccava per impegno Tanel Kangert dell’Astana) ha tentato un controbreak, poi il gruppo in maniera più organizzata (e con la Movistar che ha cominciato a farsi vedere in testa) ha riavvicinato i due evasi.

Sulla Montagne (14esimo passaggio, ai -32) Alaphilippe ha piantato sul posto Rowe (che si è pure piantato da sé, per dirla tutta), ma poi a sua volta il francese ha finito la benzina, ed è stato raggiunto dal plotone che intanto si sfilacciava che era una bellezza sulle tre rampette in rapida successione.

 

Aru, un bel segnale di presenza
Poco prima del rettilineo finale all’insù, a circa un chilometro e mezzo dal passaggio (e quindi a poco più di 26 dalla fine), un nuovo terzetto ha preso margine, innescato da un’azione di Gianni Moscon sulla Potasse. L’italiano della Sky, confermando un’ottima attitudine alle classiche, si è tirato via Matej Mohoric (Lampre) e Sean De Bie (Lotto Soudal), ma ancor più interessante è stata la reazione partita in seconda battuta sul citato rettilineo conclusivo.

Qui è stato Fabio Aru (Astana) a prendere coraggio e a promuovere un contrattacco che ha coinvolto un’altra decina abbondante di uomini, e subito dopo il 15esimo passaggio, a 25 km dalla fine, questi contrattaccanti hanno ripreso i tre, andando a formare un’interessante drappello da 15 comprendente tra gli altri Rui Costa (Lampre), Ramunas Navardauskas (Cannondale), Michael Valgren (Tinkoff), Jarlinson Pantano (IAM), Jesús Herrada (Movistar) e Antoine Duchesne (Direct Énergie).

Quest’ultimo ha tentato un breve allungo in discesa, intanto il drappellone si portava fino a 25″ di vantaggio sul gruppo tirato dalla Orica. Ma l’accordo davanti non era il massimo (tanto che poi pure Mohoric ha tentato un contropiede), sicché l’azione, pur se bella, è sfumata amaramente ai – 16.

È stato allora il turno di Paul Voss (Bora) tentare la sortita ai -14, ai piedi della Grande Allée (ovvero la rampa che porta all’arrivo), e il tedesco ha pure tenuto benino per cinque chilometri, ma nulla ha potuto quando Oliver Naesen (IAM) è partito forte andando a raggiungerlo (ai -9) e a staccarlo, isolandosi in testa alla corsa.

 

Il sogno di Moscon, l’incubo di Urán
Naesen ha resistito fino a 3.5 km dalla fine, e lì è stato raggiunto dai big; la Côte de la Montagne iniziava proprio lì, e sotto l’arco (vero, architettonico, non gonfiabile) Alaphilippe, di nuovo lui, è scattato. Per qualche centinaio di metri il transalpino della Etixx è rimasto solo, poi ai 2500 metri gli sono piombati addosso il suo compagno di squadra Matteo Trentin e di nuovo un incontenibile Moscon.

Tanto incontenibile, il giovane della Sky, da tentare l’assolo ai 2 km. L’azione di Gianni è stata entusiasmante ma è durata troppo poco: lo spazio di un chilometro, nel quale il trentino ha dato l’illusione (ai tifosi e forse anche a se stesso) di poter fare il colpaccio; e invece all’ultimo chilometro gli sono tornati sotto. Chi? Trentin, di nuovo; e soprattutto Rigoberto Urán, che qui vinse 12 mesi fa e che ha piazzato un controallungo mortale ai 900 metri.

Il colombiano della Cannondale ha preso un gran margine, e pareva nelle condizioni di poterlo difendere fino al traguardo, ma quella rampa di Québec City non gli finiva più, non gli finiva mai, non gli finiva proprio. E allora a 100 metri dalla linea d’arrivo anche Rigo è stato risucchiato dal vortice dello sprint che intanto gli si stava scatenando alle spalle.

 

L’incommensurabile Sagan centra anche questa classica
E la volata la stava scatenando – tanto per cambiare – Peter Sagan. Autore, con tutta evidenza, di un bluff spettacolare 50 chilometri prima; e sì, perché non era propriamente un uomo con le gambe in croce quello che, sprintando lunghissimo per chiudere su Urán, teneva da parte un grammo di forza per tenersi dietro tutti gli altri.

I quali, nella fattispecie, rispondono ad esempio ai nomi del campione olimpico Greg Van Avermaet, secondo, o di Michael Matthews, quinto. E in mezzo, al terzo posto Anthony Roux e al quarto un Alberto Bettiol in netta crescita. Nella seconda metà di top ten, tutti cronometrati con lo stesso tempo del vincitore, troviamo Nathan Haas, Diego Ulissi, Bauke Mollema, Youcef Reguigui e Viacheslav Kuznetsov.

Tra due giorni si replica, a Montréal, e ci attendiamo un’ultima parte di gara quantomeno all’altezza di quella di oggi. Di sicuro il dittico dei GP canadesi continua a rafforzare la propria presenza nel calendario d’élite di settembre.

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