Corridori e dirigenti del Team Colpack esultano per un successo © Bettiniphoto
Corridori e dirigenti del Team Colpack esultano per un successo © Bettiniphoto

Colpack pigliatutto, la Zalf va veloce

Il 2016 dei dilettanti: dietro alle due big si mettono in luce Palazzago con Riabushenko e Hopplà con Albanese

Si è chiuso un 2016 segnato, ancora una volta, dal dominio di un’unica squadra, e da un’altra che ha preso quasi tutto il resto da subalterna, tra i dilettanti. Solo che dopo 3 anni di dominio Zalf, le parti si sono invertite e la Colpack ha messo la freccia e fatto “il sorpasso”; un avvicendamento preannunciato dal mercato di inizio anno e da alcune circostanze che hanno fatto sì che la Colpack costruisse uno squadrone di livello internazionale, secondo in quest’annata solo all’Axeon Hagens Berman di Axel Merckx, capace di vincere 56 gare su strada, ori e medaglie mondiali ed europee su strada e pista, corse importanti anche fuori dall’Italia. Vincere ovunque insomma, quella sensazione che la Zalf non ha mai dato restando sempre ben ancorata ai confini nazionali, se non per qualche avventura dei propri atleti con le maglie delle nazionali.

Sette nuovi professionisti per spiegare la Colpack
Come già detto, il dominio della Colpack in questa annata si spiega con una serie di circostanze che non dipendono solo dal pure ottimo mercato; ad esempio, il passaggio ritardato di un anno in Lampre di Simone Consonni ed Edward Ravasi, atleti già abbondantemente pronti per il professionismo, ha inciso non poco: avere due atleti così in squadra è un fattore vincente anche oltre i 10 successi stagionali conseguiti dai due su strada. Per Consonni, tra l’altro, parlare solo di strada sarebbe molto limitante; perché sono arrivati sì, il titolo italiano under 23 ed un’importante vittoria in una corsa difficile come San Vendemiano, ma la stagione del ventiduenne bergamasco ha segnato un’importante crescita soprattutto su pista, dove in buona sostanza sta raccogliendo l’eredità di Viviani in nazionale, diventando il titolare per l’Omnium.

E fa parte anche del gruppo definito per l’inseguimento, a fortissime tinte Colpack con Francesco Lamon e soprattutto Filippo Ganna, il predestinato. Una primavera indimenticabile, che l’ha visto campione mondiale dell’inseguimento e vincitore della Parigi-Roubaix Under 23: questo fa ben sperare, vista l’atavica mancanza di azzurri competitivi in Francia. Anch’egli diventerà un corridore di Saronni, così come Oliviero Troia, poco appariscente tra i dilettanti ma già nell’orbita del ds milanese da parecchio: non dimentichiamo che alla Roubaix si è piazzato quarto.

Lato Ravasi, il bergamasco si è dimostrato il miglior scalatore in Italia nel 2016, uno dei pochi italiani a riuscire a essere sempre competitivo nei confronti con avversari internazionali. Tant’è che si è presentato da capitano al Tour de l’Avenir e non ha tradito le attese, classificandosi secondo dietro il coriaceo Gaudu. Passerà anche il velocista del team, Riccardo Minali: le 9 vittorie stagionali, tra cui Fiera del Riso, Popolarissima e Vicenza-Bionde, lo proiettano in Astana. A dispetto dei successi il figlio di Nicola Minali vorrebbe ritagliarsi un percorso diverso da quello di Guardini, perciò sarà molto probabile vederlo testarsi già quest’anno al Nord, dove tra i kazaki certo non manca lo spazio.

Chiuso il capitolo degli Under 23 che passano, lieto fine anche per due élite che hanno sempre militato tra le fila di Valoti e Bevilacqua ma per diversi motivi hanno fatto più fatica ad emergere: con una serie di assoli in corse importanti (su tutti il Giro del Medio Brenta) Fausto Masnada si è guadagnato un posto in Androni, mentre Davide Orrico, cresciuto coi vari Locatelli, Villella, Zardini e Senni, è finalmente riuscito a ritrovare le condizioni fisiche dei primi anni, vincendo il campionato italiano degli élite: questo gli ha permesso di trovare spazio nella Norda-MG.Kvis, cosa che gli permetterà di proseguire l’attività.

Degli atleti che restano dilettanti, degni di menzione soprattutto l’ucraino Mark Padun, che ha confermato le belle cose fatte intravedere nel suo primo anno dimostrandosi forte passista e atleta anche da corse a tappe, tanto da conseguire il terzo posto al Giro della Valle d’Aosta. Viceversa, Filippo Zaccanti è cresciuto come scalatore, ma sta emergendo soprattutto nelle classiche più dure: 4 vittorie quest’anno, tra cui Coppa Bologna e Trofeo Lamonica. E poi ancora: Umberto Orsini, che ha vinto nei Paesi Baschi la Vuelta al Bidasoa; Seid Lizde, passista in questa stagione un po’ discontinuo sul podio ai campionati italiani a cronometro; Andrea Garosio, scalatore puro che ha battuto tutti nella Cronoscalata Gardone Val Trompia.

Zalf da 32 successi, meglio i velocisti
C’erano segnali a inizio anno che la Zalf Euromobil Désirée Fior non avrebbe ripetuto un’annata come le ultime tre, come la riduzione di organico e le dichiarazioni prudenti a inizio anno. In più durante la stagione più di un pizzico di malasorte ci ha messo lo zampino, con Andrea Vendrame investito in allenamento che è tornato sui suoi livelli a inizio luglio. Nessuna vittoria per lui quest’anno, ma i tanti piazzamenti ad alto livello, su tutti il bronzo all’Europeo Under 23, gli hanno permesso di trovare un posto nell’Androni 2017. Gli altri due trascinatori dell’annata sono due velocisti: Marco Maronese ha inanellato successi a inizio stagione tra cui il Circuito del Porto, fino alla notizia del passaggio in Bardiani, lasciando il posto di top sprinter a Michael Bresciani, che è riuscito ad arrivare a 9 vittorie, il plurivincitore stagionale alla pari con Minali: la metà dei successi Zalf di quest’anno ha la loro firma. Si sono distinti altri due Under 23, come Nicola Bagioli, forte nella prima parte di stagione al punto da vincere due classiche come Gp San Giuseppe e Piccola Sanremo, e Filippo Rocchetti che ha colpito ad un’internazionale, il Trofeo De Gasperi.

Gli altri non spiccano e anzi deludono, con Davide Gabburo che aveva una grande occasione per fare il salto di qualità, con una squadra finalmente forte, ma ha ottenuto una sola vittoria; Nicolò Rocchi porta a casa 3 vittorie tra cui l’Astico-Brenta, ma è sottotono rispetto alla scorsa stagione. La più grossa delusione è Francesco Rosa, che nel 2015 aveva lasciato intuire grosse potenzialità ma non ha portato risultati. Non riescono a emergere, forse perché chiusi dai più anziani, Filippo Calderaro Gianmarco Begnoni, un successo a testa; discorso a parte per le matricole Riccardo Lucca Nicola Conci, che pur senza risultati han lasciato intravedere sprazzi di talento.

E gli altri? Riabushenko e Albanese rivelazioni stagionali
Come ogni anno, agli altri restano le briciole. Due i corridori maggiormente emersi durante l’annata: uno è l’ultimo pupillo est-europeo della Palazzago, vale a dire Alexandr Riabushenko; una seconda parte di stagione da urlo per l’est-europeo, che si è rivelato forte in salita (sua la Bassano – Monte Grappa) ed imbattibile negli sprint ristretti (Felino, Collecchio). L’apoteosi, il titolo di campione europeo vinto a Plumelec. Altra novità di buon livello espressa dalla Palazzago è il primo anno siciliano Francesco Romano, uno dei più forti dell’annata con un successo e tanti piazzamenti in corse importanti; abbastanza sottotono invece l’annata degli altri atleti più quotati del team, i fratelli Niko Yuri ColonnaFrancesco Castegnaro Andrea Marchi, calato nella seconda parte di stagione.

L’altro fa parte di una squadra neonata (ma sarebbe il caso di dire rinata), l’Hopplà-Petroli Firenze, che si è affermata subito come prima potenza in Toscana con un gruppo di giovani piccolo ma agguerrito. Prima punta il campano Vincenzo Albanese, che al secondo anno ha saputo mettersi in evidenza con successi di un certo rilievo: una tappa al Tour de l’Avenir, Edil C, Liberazione, Ruota d’Oro, e soprattutto il Trofeo Matteotticorso contro i professionisti con la maglia della nazionale. Non a caso la Bardiani si è subito assicurata i suoi servigi, rendendosi conto che è pronto per il passaggio. Happy ending anche per Davide Ballerini, vincitore del Giro dell’Emilia Under 23 e spesso nell’orbita della nazionale negli ultimi 2 anni, che troverà posto nell’Androni. Tra gli altri, contribuiscono alle 19 vittorie stagionali Marco CorràNicolò Pacinotti, con tre successi a testa, e crescono Lorenzo Fortunato, selezionato per una stage con la Tinkoff e Daniel Savini, al primo anno ma già capace di ben difendersi con due successi.

Viris da 13 vittorie, in Toscana domina Bernardinetti
Sempre più centrale il ruolo della Viris Maserati in Italia, una squadra che riesce spesso a gestire e dominare qualche regionale dove le altre grandi non sono coi migliori; fa eccezione il Gp Industrie del Marmo vinto da Damiano Cima. Ottimo esordio per suo fratello Imerio, che è riuscito a conseguire due successi; bene anche Leonardo Bonifazio, Matteo Moschetti, Alexandr Vlasov Jalel Duranti, vincenti durante la stagione. Il corridore più rappresentativo dell’annata è però Jacopo Mosca, che oltre ai tre successi conseguiti ha dato buona prova di sé in uno stage con la Trek, arrivando nei 10 al Tour of Britain.

La Mastromarco si barcamena bene con nove vittorie, ed un organico giovane, senza grandi riferimenti ma con buoni atleti; si sono fatti valere soprattutto Mirco Sartori, Matteo NataliMarco Corradini, senza dimenticare il primo anno siciliano Paolo Baccio, forte passista e vincitore al prestigioso Gp Mercatale; potrebbe essere una delle rivelazioni della prossima annata.
Hanno dovuto affrontare la concorrenza di un inesorabile Marco Bernardinetti, trascinatore della Malmantile con sei successi tra i quali il Trofeo Matteotti; trova finalmente spazio nell’Amore & Vita, che l’anno scorso aveva pescato bene tra i dilettanti toscani lanciando Celano e Ficara. Destino omologo per il moldavo Christian Raileanu, che si appresta a concludere un ciclo indimenticabile per la Bibanese e passare con la Wilier Triestina-Southeast; manca solo l’ufficialità. Quest’anno è stato uno dei pochi atleti in grado di rompere le uova nel paniere nelle corse del Triveneto, vincendo alla fine cinque gare.

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