Il podio dell'inseguimento a squadre femminile © Twitter
Il podio dell'inseguimento a squadre femminile © Twitter

In pista luccicano nastri d’argento

Glasgow, le inseguitrici azzurre in Coppa del Mondo si arrendono solo alla Gran Bretagna che vince anche tra gli uomini

Ormai è una piacevolissima abitudine, ma diamine, come si fa a non essere ogni volta sorpresi dal rendimento del quartetto azzurro femminile? A Glasgow una nuova prova di forza delle azzurre guidate da Dino Salvoldi; e quello che più piace è che, pur presentando atlete diverse, le prestazioni si sono stabilizzate ad un livello assoluto. Segno che, se ben articolato, il progetto pista può dare tante soddisfazioni al pedale italiano, sia tra le donne che tra gli uomini.

Il quartetto cede nel finale, oro alle britanniche
Nel primo pomeriggio scozzese il quartetto composto da Elisa Balsamo, Maria Giulia Confalonieri, Simona Frapporti e Francesca Pattaro ha dovuto scontrarsi nel proprio quarto contro la sempre ostica Francia; Laurie Berthon, Elise Delzenne, Coralie Demay e Roxane Fournier hanno viaggiato sotto il secondo di distacco fino a due tornate dalla conclusione, quando un giro sotto inferiore ai 16″ ha disarcionato la resistenza delle transalpine.

4’26″097 il risultato delle azzurre, che sono così volate in finale; ad attenderle c’era la Gran Bretagna, che nella semifinale precedente, aveva avuto la meglio sulla Polonia. 4’25″796 il tempo delle padroni di casa, regolarissime nel loro sforzo: escludendo il giro d’avvio, nelle rimanenti quindici tornate i loro parziali sono oscillati tra il 16″0 e il 16″6. Meno omogenea la condotta delle italiane, capaci di alternare anche giri velocissimi in 15″6 ad altri di 16″7.

La finale scatta pochi minuti prima delle ventuno ora italiana: confermato il quartetto italiano, confermato quello britannico, composto da Eleanor Dickinson, Emily Kay, Manon Lloyd e Emily Nelson. Partono forte le azzurre, che prendono sin dal secondo giro la testa della corsa. La sfida è tirata, con il gap che rimane sempre nell’ordine di pochi decimi; al primo km l’Italia è davanti per poco più di tre decimi, che rimangono pressoché inalterati anche a metà frazione. Attorno allo scoccare del terzo km i quartetti diventano terzetti: per l’Italia si stacca la Frapporti, per la Gran Bretagna la Lloyd.

Proprio quando l’Italia pare aver ingranato la marcia giusta per l’allungo, con il margine ai 750 metri dal termine vicino ai sei decimi, arriva quello che non ci si augura mai: la Confalonieri non riesce a tenere l’andatura imposta soprattutto dalla solita Balsamo e perde sempre più contatto. A due giri dalla conclusione sono solo 86 i millesimi da conservare, che evaporano con gli interessi nelle rimanenti due tornate. Le tre britanniche superstiti vanno via assieme e facendo registrare 4’25″809 per la gioia del pubblico. Seconde le azzurre con 4’27″703, che qualche minuto più tardi saliranno sul podio ancora con un po’ di broncio, che puntualmente si trasforma in un bel sorriso durante la premiazione.

La finale per il bronzo ha visto di scena Francia e Polonia: a primeggiare sono state, in maniera assai agevole, le francesi, capaci di far segnare un buon 4’26″725″ rifilando oltre 6″ alle esteuropee. Le finaline per i piazzamenti hanno visto la Cina superare la Bielorussia in quella per il quinto posto e il Belgio battere nettamente l’Ucraina in quella per il settimo.

Settimo il quartetto maschile, vittoria britannica
È andata meno bene rispetto alle colleghe per i maschietti: i ragazzi diretti da Marco Villa non sono stati capaci di accedere al turno successivo causa sconfitta nello scontro diretto contro la Svizzera. Alex Buttazzoni, Simone Consonni, Francesco Lamon e Davide Plebani, complice (ma non solo) l’abituale primo km letargico, non hanno potuto far meglio di 4’05″750 che li ha relegati all’ottavo posto. Gli elvetici, vale a dire Stefan Bissinger, Claudio Imhof, Reto Müller e Loïc Perizzolo, si sono espressi in 4’03″123, prestazione che è valsa loro l’accesso nella finale per il bronzo contro il sorprendente Canada.

Nella finale per il settimo posto contro la Russia gli azzurri impostano la gara con i canonici riferimenti, andando via via in crescendo: i russi restano in testa fino a tre giri dal termine quando la rimonta italiana giunge a compimento, pur se con il quartetto ridotto a terzetto per la perdita di contatto di Plebani (idem per i rivali con Vladislav Kulikov), per poi proseguire senza soluzione di continuità fin sul traguardo dove il tempo è di 4’03″743. Nella prova per il quinto posto il Belgio supera senza alcuna difficoltà la Polonia.  La finale per il bronzo ha invece visto la vittoria del baby Canada (occhio ai nordamericani nel quadriennio, oggi in gara due ventunenni, un ventenne e un diciannovenne) con il tempo di 4’01″958.

Per l’oro invece si sono sfidate la tradizionale Gran Bretagna, sempre competitiva pur se con una formazione rimaneggiata (l’ex sprinter Kian Emadi, Mark Stewart, Andrew Tennant e Oliver Wood), e la arrembante Francia (il poliderico Sylvain Chavanel, il campione europeo Corentin Ermenault, Adrien Garel e Benjamin Thomas), che pare aver iniziato il nuovo quadriennio col vento in poppa. Sin dall’inizio i beniamini del pubblico conducono la prova, con un primo km super su 1’03”, tempo mostruoso per un quartetto così poco rodato. I francesi, recenti campioni europei, recuperano portandosi a metà gara sul mezzo secondo di distacco; per un po’ Ermenault e compagni restano in scia ma, vuoi per la perdita di contatto di Garel, vuoi per le forze sempre più al lumicino e per una nuova accelerata dei rivali, i padroni di casa scivolano via, andando a trionfare con 3’58″891 contro il 4’00″230 dei galletti.

Bella lotta fra Kuczynski e Yakushevskiy, prevale il potente polacco
Nella prima giornata di gara nel velodromo intitolato a Chris Hoy si è svolto anche il torneo della velocità maschile, nella nuova formula allargata: i quattro migliori delle qualificazioni, nel caso di specie il polacco Kamil Kuczynski, il britannico Ryan Owens, il lituano Vasilijus Lendel e il russo Pavel Yakushevskiy, sono approdati direttamente agli ottavi. Dal quinto al ventottesimo si sono invece sfidati ai “sedicesimi” o, per meglio dire, ai dodicesimi. I peggiori, invece, subito eliminati. Tra questi ultimi anche l’unico azzurro al via: Davide Ceci ha raccolto la trentaduesima piazza (su trentatré) con il tempo di 10″521.

Nella prima sfida diretta a prova unica nessuna sorpresa, con menzione negativa per gli oceanici: passano il turno il polacco Mateusz Rudyk, il britannico Joe Truman (fuori l’australiano Thomas Clarke), il tedesco Eric Engler (out il neozelandese Zac Williams), il francese Quentin Lafargue, il britannico (di origine italiana) Lewis Oliva, il francese Charly Conord, l’ucraino Andrii Vynokourov, lo spagnolo Juan Peralta (che elimina il neozelandese Simon Van Velthooven), il ceco Robin Wagner, l’ungherese Sandor Szalontay, il tedesco Marc Jurczyk e il cinese Bi Wenjun.

Pronostici sostanzialmente rispettati anche agli ottavi; passano Kuczynski (fuori Oliva), Owens, Vynokourov, Yakushevskiy, Rudyk, Truman, Engler e Lafargue. Le sfide al meglio delle due vittorie arrivano a partire dai quarti: in quella tutta polacca doppia, netta affermazione per Kuczynski su Rudyk mentre è servita lo spareggio a Owens per avere la meglio del connazionale Truman. Due a zero per Vynokourov su Engler e medesimo risultato (un po’ a sorpresa) per Yakushevskiy su Lafargue. Passano dunque tre dei quattro capaci di far registrare i tempi migliori nelle batterie dell’ora di pranzo.

Le semifinali hanno visto un esito netto: nella prima sfida doppio dominio di Kuczynski sul bronzo europeo Vynokourov, nella seconda Yakushevskiy ha gioco facile su Owens, particolarmente disattento nella seconda prova. La prima finale per l’oro ha visto la vittoria in rimonta di Yakushevskiy che, uscito forte dall’ultima curva, supera Kuczynski ai meno 15 metri dal traguardo. Nella seconda, pur non correndo in maniera impeccabile dal punto di vista tattico, il polacco riesce a sfruttare la maggior potenza nei quadricipiti andando a superare l’avversario nel finale. La bella vede un duello avvincente fra i due ma la maggior forza di Kuczynski torna a galla, facendolo vincere meritatamente. Non c’è storia invece nelle finali per il terzo posto: la superiorità di Vynokourov su uno sfinito Owens è evidente in ambedue le sfide.

Keirin per poche intime: vince Krupeckaite, cade Manzoni
La quarta ed ultima prova della prima giornata è quella del keirin femminile; ed è l’unica ad essersi disputata solamente nel corso della sessione serale. Il motivo? La ridottissima partecipazione all’evento, con solo quattordici atlete, ha fatto in modo di depennare dal programma il primo turno e i ripescaggi, lasciando così spazio solo a due semifinali a sette, con le prime tre di ciascuna prova dritte in finale, le quarte, le quinte e le seste nella finalina per il settimo posto.

Al via anche un’italiana, la piemontese Gloria Manzoni: l’argento del Mondiale under 23 e juniores di Aigle era inserita nella prima semifinale assieme all’ucraina russa Liubov Basova, alla belga Nicky Degrendele, all’australiana Courtney Field, alla statunitense Madalyn Godby, alla giapponese Takako Ishii e all’irlandese Shannon McCurley. La diciottenne italiana nulla però ha potuto, terminando al sesto posto: in finale vanno la Basova, rimasta sempre in testa, la Degrendele e la Field mentre è la Ishii la settima ed esclusa dalla finalina.

La seconda semifinale ha arriso all’esperta lituana Simona Krupeckaite, partita all’ultimo giro e capace di vincere con tranquillità; con lei vanno a giocarsi l’oro la spagnola Tania Calvo e la russa Tatiana Kiseleva, anche in questo caso le favorite della vigilia. Nella finalina spazio alla taiwanese Tzu Chun Wang, alla sudafricana Bernette Beyers e alla cinese Liu Lili.

Purtroppo la sfortuna si presenta nella finale per il settimo posto: a poco più di due giri dalla fine, mentre è in seconda posizione, la Beyers incoccia con la ruota posteriore della Liu, andando così a terra. Se la trovano davanti la Godby e proprio la Manzoni, che fa un brutto carpiato finendo pesantemente a terra e venendo soccorsa, così come le rivali. Dopo qualche minuto riescono a rialzarsi (la Godby arrivando pure al traguardo); per la Manzoni escoriazioni sulla gamba sinistra, sulla mano destra e soprattutto sulla guancia destra, riuscendo però ad entrare in zona box sulle sue gambe (pur se sorretta nella deambulazione).

La vittoria in questa minisfida a tre va alla Liu, che viene però declassata per la manovra (che non era parsa meritevole di tale penalità); settima dunque è la McCurley, ottava la Wang, nona la Godby, decima la Liu e undicesime a parimerito la Manzoni e la Beyers. La finale fortunatamente non ha accidenti ma non è spettacolare: vince, quasi per manifesta superiorità, la scafatissima Krupeckaite. Seconda a debita distanza la campionessa europea Basova mentre terza è la Field, quarta la Degrendele, quinta la Kiseleva e sesta la Calvo, dal quale ci si attendeva di più.

Domani le gare partiranno alle 11.30 ora italiana mentre, come oggi, la sessione serale inizierà alle 20 ora italiana. In programma velocità individuale femminile (per l’Italia è prevista Gloria Manzoni, da valutare l’entità delle ammaccature), keirin maschile (al via Davide e Francesco Ceci), scratch maschile (con il fratello d’arte Attilio Viviani), inseguimento individuale femminile (c’è Simona Frapporti), corsa a punti maschile (riecco Alex Buttazzoni) e la madison femminile, alla prima uscita in Coppa del mondo, con Arianna Fidanza e Maria Giulia Confalonieri. In attesa che tale spettacolare prova possa tornare a far presenza anche ai Giochi Olimpici il prima possibile.

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