Gli atleti della IAM Cycling ritratti durante il Tour de France 2016 © Bettiniphoto
Gli atleti della IAM Cycling ritratti durante il Tour de France 2016 © Bettiniphoto

IAM done, il ciclismo svizzero è più povero

Team che chiudono: stop anche per Stölting e Parkhotel Valkenburg. Addio alla Rabobank Development

Settimana scorsa abbiamo ripercorso in due puntate la lunga e gloriosa storia della Tinkoff; oltre alla compagine russo-danese vi sono tuttavia altre formazioni che a fine stagione chiudono i battenti, tutte sicuramente meno note (e parimenti meno vincenti) del team di Contador e Sagan. Tuttavia, non vi è ragione per non celebrare brevemente la loro esperienza, in alcuni casi consolidata ed in altri più passeggera.

IAM Cycling, il meglio è giunto alla fine
È durata quattro anni l’esperienza dell’IAM Cycling nel ciclismo: la formazione elvetica, creata su impulso del businessman Michael Thétaz, ha lasciato buoni ricordi soprattutto nell’annata conclusiva, riuscendo ad imporsi in ciascuno dei tre grandi giri e mettendosi in mostra in svariate prove di un giorno. Merito anche della nuova organizzazione interna adottata nel secondo biennio da Rik Verbrugghe, con l’approdo di promettenti corridori che, a conti fatti, hanno grossomodo tutti confermato o superato le aspettative della vigilia.

Nel 2013 dodici le vittorie, divenute diciassette nel 2014 quando sono giunte le prime due affermazioni nel World Tour, rispettivamente con Matteo Pelucchi alla Tirreno-Adriatico e con Sylvain Chavanel al Gp de Plouay. Tali risultati, e la contemporanea presenza di un posto libero, hanno convinto la dirigenza a chiedere (e a ottenere) una licenza per il massimo circuito 2015, in cui sono state raccolte quattordici affermazioni (due nel World Tour, entrambe con Pelucchi al Tour de Pologne).

Nel 2016, come detto, un deciso passo in avanti, che però non è bastato per attirare nuovi patrocinatori: diciannove le gioie, di cui sei nel World Tour: Roger Kluge al Giro d’Italia, Jarlinson Pantano al Tour de France (e al Tour de Suisse), Mathias Fränk e Jonas Van Genechten alla Vuelta a España a cui sommare Olivier Naesen, la rivelazione dell’anno, al Gp de Plouay. Il progetto si interrompe proprio quando pareva aver trovato la strada giusta.

Vent’anni di Rabobank Development, fucina del ciclismo olandese
Lars Boom, Theo Bos, Thomas Dekker, Rohan Dennis, Tom Dumoulin, Richard Groenendaal, Mathew Hayman, Ryder Hesjedal, Moreno Hofland, Wilco Kelderman, Steven Kruijswijk, Bauke Mollema, Sven Nys, Tom-Jelte Slagter, Dylan van Baarle, Lars van der Haar, Tejay van Garderen, Danny van Poppel e Rick Zabel. Questi sono solamente alcuni dei corridori transitati nel Rabobank Development Team, formazione nata nel 1997 come vivaio della più nota squadra olandese per cui correvano Boogerd, Dekker e McEwen,

Agli ordini di Nico Verhoeven, la rappresentativa entra a far parte del circuito internazionale e continuando a formare i giovani (soprattutto olandesi) verso la ribalta delle più importanti corse al mondo. Il legame con il team prosegue immutato, anche quando la banca ritira il supporto alla capofila nel 2012, continuando invece a finanziare sia la squadra under 23 che il gruppo femminile guidato da Marianne Vos.

Ad inizio del 2016 i responsabili dell’istituto neerlandese annunciano il totale disimpegno dal ciclismo, lasciando così dopo venti stagioni piene di soddisfazioni (e qualche delusione) lo sport delle due ruote. Se per la formazione femminile l’attrattiva della pluricampionessa ha permesso di trovare un nuovo patrocinatore, così non si è stati capaci di fare per il sodalizio under 23 maschile, che ha chiuso la baracca al termine della Paris-Tours under 23 di inizio ottobre.

Il passo falso dello Stölting Service Group: da Professional alla chiusura
Se nel World Tour sono due le squadre che si sono arrestate, il numero di team Professional che abbassa la serranda è pari ad un’unità. Il protagonista è lo Stölting Service Group che, sin dall’esordio a livello amatoriale nel 2007 come EGN e a livello UCI nel 2011 come TT Raiko, ha rappresentato una delle più interessanti esperienze per il ciclismo tedesco in un periodo storico non semplice per le due ruote nella repubblica federale.

Giovani come Phil Bauhaus, Silvio Herklotz, Lennard Kämna, Nils Politt e Max Walscheid si sono qui formati prima di venir notati dagli squadroni internazionali, rappresentando il compimento di quanto auspicato dalla mission del team. Che si è guastata all’inizio di quest’anno, con la mal riuscita fusione con i danesi della Cult Energy e il passaggio tra le Professional: i mancati pagamenti da parte dello sponsor nordico hanno comportato un maggior esborso da parte dell’azienda teutonica, di certo non felice di dover cambiare in corso d’opera quanto preventivato.

Nel corso dell’estate era stata annunciata la volontà di ritornare tra le Continental, archiviando così prima possibile l’esperienza professionistica (con tanto di corridori di rango in rosa come Gerald Ciolek, Linus Gerdemann e Fabian Wegmann) per tornare all’obiettivo iniziale, ossia lo sviluppo dei giovani tedeschi. Che qualcosa non andasse per il meglio lo si era capito già ad ottobre, con l’esodo di quei pochi under 23 rimasti verso le concorrenti e i mancati annunci relativamente agli acquisti: la parola fine sulla decennale storia del team è stata mestamente posta la scorsa settimana.

Altre cinque chiusure sparse fra Belgio, Paesi Bassi e Gran Bretagna
Due le compagini belghe che si fermano: si ferma dopo quattro stagioni, causa abbandono del main sponsor, il Team 3M (Wouter Wippert il più noto ad aver indossato la maglia della squadra) mentre sono sei le annate in gruppo della Veranclassic-AGO. In questo team, nato con licenza algerina, hanno militato fra gli altri Martijn Keizer, Sébastien Rosseler e l’azzurro Giorgio Brambilla; particolare la modalità di cessazione della squadra, con il general manager Geoffrey Coupé che ha consigliato il patrocinatore, stante l’impossibilità di dare nuova linfa alla formazione, di accordarsi con altri (nella fattispecie, la Veranda’s Willems) per create un gruppo Professional.

Termina la propria esperienza (triennale a livello UCI, che triplica sommando le annate tra gli amatori) anche l’olandese Parkhotel Valkenburg, per cui hanno gareggiato gli azzurri Massimo Graziato e Marco Zanotti: la struttura limburghese ha deciso di unire le forze con la connazionale Jo Piels per formare il Destil-Piels, dando inoltre continuità alla parallela formazione femminile. In Gran Bretagna potrebbero essere due i saluti: sicuro quello del Pedal Heaven, che dopo un anno tra le Continental torna tra gli amatori, probabile quello del NFTO. In questo caso la discriminante è la ricerca di un nuovo sponsor (che sostituisca quello uscente, ritiratosi per timore sull’incerto futuro del paese alle prese con la Brexit) entro la fine di dicembre, possibilità su cui il team manager Tom Barras ripone minime speranze.

Uno sguardo fuori dall’Europa: addio a Lupus, Jamis, San Luis e Kenyan Riders
Due i team statunitensi che smobilitano: la Lupus Cycling termina l’attività dopo quattro stagioni, equamente divise fra dilettanti e Continental, in cui ha provato a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’omonima malattia autoimmune. Tra chi ha militato per la formazione anche Chris Horner, in quella che potrebbe essere stata la sua ultima annata da atleta. Ben più pesante dal punto di vista agonistico l’abbandono del Team Jamis, nato nel 2003 come Colavita-Bolla Wines; presenza caratteristica delle prove nordamericane, la compagine del New Jersey interrompe il suo percorso per mancanza di patrocinatori.

In parallelo allo stop ai finanziamenti riservati al Tour de San Luis, l’omonima provincia argentina ha deciso di revocare il patrocinio alla San Luis Somos Todos, formazione nata nel 2012 per promuovere l’attività ciclistica nella zona centrale del paese. Non è una chiusura, in quanto è stato deciso di ridiscendere per un anno tra i dilettanti, ma nel 2017 non la Boyacá-Raza de Campeones non sarà una compagine UCI: i colombiani, il cui padrino è Nairo Quintana, puntano a tornare a livello internazionale già nel 2018. Si ferma infine uno dei progetti più interessanti dal punto di vista sociale, vale a dire quello del Kenyan Riders DownUnder: la formazione australiana con licenza keniana, che ha svolto un’attività internazionale meritevole, non ha ricevuto alcun supporto di nuovi sponsor, impedendo così di proseguire l’avventura dal prossimo mese.

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