Wout Van Aert e Mathieu van der Poel impegnati nel Superprestige a Gieten © Tim De Waele
Wout Van Aert e Mathieu van der Poel impegnati nel Superprestige a Gieten © Tim De Waele

Van Aert fa il pieno, buoni voti ai giovani azzurri

Le pagelle del ciclocross 2016-2017: 10 a Wout, 9.5 al suo alter ego Mathieu Van der Poel. Tra le donne è stato l’anno della Cant

Wout Van Aert – 10
Campione del Mondo per il secondo anno consecutivo, e già questo basterebbe per quattro quinti di voto. Una grinta fuori dal comune unita a un killer instinct che ne fa il più vincente del seeding, magari non a livello quantitativo, ma qualitativo di sicuro. Campione belga, ma questo è un dettaglio (anche qui siamo al secondo titolo di fila); ha messo in cassaforte Coppa del Mondo e DVV Trofee già in autunno, chiudendo con periodico 4-3 la partita di vittorie di tappa col rivale qui sotto. Gli è sfuggito l’Europeo, e gli è sfuggito il Superprestige, ma per quest’ultimo il già citato rivale è risultato ingiocabile. Sia come sia, il Rollingstone di Herentals è l’anima più sublimata del ciclocross attuale. E guai a chi ce lo porta via!

Mathieu Van der Poel – 9.5
Le attenuanti generiche, vostro onore, parlano di un avvio di stagione a scoppio ritardato causa infortuni, per cui quando lui ha cominciato a gareggiare la Coppa del Mondo si era già instradata verso casa Wout; nonostante ciò ha provato a rientrare in gioco. Ha provato a dire la sua nel DVV (3 successi parziali) ma sul più bello c’era sempre un intoppo a ricacciarlo indietro in classifica. Nel Superprestige ha trovato con continuità quella grazia che tutti gli riconoscono, ha vinto 7 tappe su 8 (l’unica sconfitta l’ha patita dal solito WVA) avvicinando con tali risultati l’inavvicinabile Nys. Al Mondiale ha pianto tanto, troppe forature (almeno due di troppo), e un secondo posto che gli brucerà per anni. Anche lui, come l’amico qui sopra, non ha avuto problemi a far proprio il titolo nazionale. Mezzo voto in più per aver vinto la gara più bella dell’anno, la prova di CDM a Namur, in capo a un delirante testa a testa col solito nemico amatissimo.

Toon Aerts – 7.5
Il titolo di terzo uomo lo conferiamo a lui, giovane più o meno come gli altri due, cresciuto tantissimo nel corso della stagione, capace di conquistare un prezioso Campionato Europeo e pure di imporsi in uno dei due interstizi lasciati dai dominatori nelle challenge: il primo dell’anno ha fatto suo il GP Sven Nys a Baal, prova DVV. Era lanciato verso un Mondiale in cui recitare un giusto ruolo, ma la sfortuna gli si è parata davanti in forma di albero, in quel di Fiuggi. Ciao clavicola e ciao al resto (compreso il podio nel DVV Trofee). Comunque – infortunio a parte – una parabola incoraggiante per il futuro.

Kevin Pauwels – 6.5
Secondo in CDM e DVV, quarto nel SP, secondo a Mondiale e Campionato belga, sesto all’Europeo. I numeri di un regolarista esasperante, mai vincente, ma sempre lì, pronto a entusiasmare i propri tifosi con le sue puntuali rimonte nelle seconde metà di gara. Ormai il suo ruolo è quello, presente come un immancabile zio ai pranzi di famiglia, ma discreto, posato, coerente con la sua vocina da scricciolo.

Laurens Sweeck – 6.5
Più regolare di un Aerts, ma meno capace di estrarre dal cilindro la prestazione con la P maiuscola. Comunque confortanti piazzamenti in serie, con la perla del terzo posto finale nel Superprestige, e l’età che è ancora dalla sua: crescendo imparerà a dosarsi meglio e a piazzare pure lui qualche stoccata. Certo, tiferà per la migrazione dei due fenomeni verso il ciclismo su strada.

Lars Van der Haar – 6
C’è stato un periodo in cui tutti lo consideravano il prossimo crack del cross, ma poi si è trovato tra i piedi i soliti gemellini del fango che l’hanno messo abbondantemente in ombra nelle ultime due stagioni. Quest’anno non è rubricabile come disastro perché una vittoria (a Hoogerheide in CDM) l’ha portata a casa, e perché ha la grossa attenuante di tante gare saltate per infortuni e acciacchi vari. Pesa il podio sfuggito (non di tanto) al Mondiale, era uno degli obiettivi stagionali.

Tom Meeusen – 5
Ok, è stato talvolta iellato, vedi telaio rotto al primo giro del Mondiale. Ma, ad onta del fatto di essere sempre uno dei più amati dai tifosi, ha raccolto veramente poco. Il terzo posto finale in CDM, qualche giro ben percorso qua e là, tanti “cinque” dati al pubblico a bordo strada, e poi? E poi…

Michael Vanthourenhout – 6
All’inizio della stagione pareva in predicato di scrivere pagine di una certa rilevanza, ma poi si è come arenato nella nowhereland che differenzia la carne dal pesce. Comunque il terzo posto finale nel DVV Trofee non è un risultato da disprezzare, tutt’altro.

Klaas Vantornout – 4
Il convitato di pietra della stagione. Troppo brutto e inerte per essere vero.

Corné Van Kessel – 6
Spesso a supporto di questo o quello in casa Telenet, alla fin fine si è dimostrato come uno dei più solidi, anche più dei vari Tim Merlier, Jim Aernouts e compagnia bella.

Jens Adams – 6
Una top five finale nel Superprestige, qualche discreto piazzamento qua e là, e di più non gli si chiedeva. Mezzo voto in più per la memorabile semirissa con Vincent Baestaens nel Flandriencross di Hamme.

Clément Venturini – 6
Lui e il ceco Michael Boros i più convincenti rappresentanti del “resto del mondo”. Il tedesco Philipp Walsleben (4.5) è in caduta libera, decisamente meglio il suo connazionale Marcel Meisen (campione nazionale e top ten finale in CDM).

Gioele Bertolini – 7
Ha battagliato nella CDM under, ma è rimasto per poco fuori dal podio; ha fatto maggiori esperienze in giro per l’Europa, e ha vinto il Campionato Italiano per il secondo anno consecutivo. Un po’ di fortuna, e il Mondiale di categoria poteva regalargli una medaglia.

Enrico Franzoi – 6.5
La voglia di cross è ancora tanta, e anche se deve dividersi tra allenamenti e lavoro “vero”, fa vedere di essere ancora un crossista in grado di dire la sua, e conquista l’SMP Master Cross. Certo, la carriera vera è ormai alle spalle, ma che almeno si diverta.

Marco Aurelio Fontana – 5.5
Troppo poco l’abbiamo visto sui campi di gara. Segue legittimamente i propri programmi, e noi altrettanto legittimamente non gli diamo la sufficienza.

Luca Braidot – 6.5
Miglior azzurro al Mondiale élite (20esimo), podio agli assoluti, secondo nell’SMP Master Cross. Sta crescendo e speriamo che faccia compagnia a Bertolini nelle trasferte internazionali dei prossimi anni.

Samparisi Family – 6
Un 6 politico all’impegno dei fratelli Lorenzo e Nicolas che si sono sciroppati in proprio le trasferte di Coppa del Mondo. I risultati purtroppo hanno latitato parecchio.

Fausto Scotti – 5
“Er cittì” fa e disfa. Quest’anno niente GiroCross, in compenso ha portato la Coppa del Mondo in Italia; ma a Fiuggi, location un po’ da inventariare rispetto alle traiettorie della passione ciclocrossofila. La linea “politica” è quantomeno ondivaga, insomma (la challenge soffocata nella culla grida vendetta). E in generale, risultati un po’ sotto le attese per un movimento che comunque cresce. [Ora, telefonata per ricordarci i grandi risultati stagionali quotata a 1.06].

Eva Lechner – 6
Ha fatto il suo vincendo il Tricolore, ma stavolta senza che accanto ci siano stati squilli particolari. Sesta in un Mondiale che pure le si addiceva abbastanza, quinta in Coppa del Mondo. Comunque, avercela una Eva Lechner in tutte le categorie!

Alice Arzuffi – 6.5
Come è cresciuta la ragazza! Ha finalmente avuto la possibilità di prendere compiutamente confidenza con gli scenari internazionali, e un paio di ottimi risultati in CDM testimoniano della bontà dei suoi progressi. Finché ci sarà la Lechner al suo meglio, però, le toccherà ancora il ruolo della seconda punta azzurra.

Chiara Teocchi – 6
Anche lei va incoraggiata perché la stoffa c’è e in Coppa del Mondo le sue qualità le abbiamo intraviste. Ha ancora da studiare, ma il corso di laurea (Scienze del fango e del sudore) è quello giusto per lei.

Sanne Cant – 9
Già solo per aver battuto la Leggenda Marianne al Mondiale. Dice: ma ha avuto fortuna, la Vos ha grippato la catena sul più bello. Ma lei era lì, pronta ad approfittare del problema dell’avversaria, e poi a batterla (quasi incredibilmente) in volata; regalando così il primo titolo iridato femminile della storia al Belgio (sembra incredibile ma è così). E questo basta per mettere in ombra tutto l’eventuale resto.

Sophie De Boer – 7.5
L’abbiamo apprezzata in Coppa, dove non ha tardato a ipotecare il successo nella generale; sfortunata per il forfait dato al Mondiale.

Katerina Nash – 7
Podio iridato, podio in CDM (con una vittoria di tappa), l’esperienza quest’anno ha pagato abbastanza.

Marianne Vos – 8
Le è bastato un rapido passaggio sui campi di gara per ricordare a tutte che se stanno vincendo più del solito è perché lei c’è e non c’è… rientrata dopo Natale, si è aggiudicata le ultime tre tappe di Coppa. Era tardi per la classifica, ma non per far capire quali siano ancora i reali valori in campo. Poi al Mondiale un intoppo meccanico all’ultimo giro l’ha privata del successo in solitaria, anche se va detto che poi nello sprint a due con Cant non è stata certo impeccabile.

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