Il momento della caduta di Sagan, Van Avermaet e Naesen al Giro delle Fiandre 2017 © Bettiniphoto
Il momento della caduta di Sagan, Van Avermaet e Naesen al Giro delle Fiandre 2017 © Bettiniphoto

Lode a Gilbert, applausi ai nostri

Le pagelle: oggi Pippo G è stato di un’altra categoria. Van Avermaet e Sagan, lottatori ma non al top. Opaco Degenkolb, Lotto inesistente

Philippe Gilbert – 10 e lode
Magnifico anarchico. Che l’azione congiunta con Tom Boonen e Matteo Trentin sul Kapelmuur fosse stata pianificata è evidente; sicuramente imbastita per creare i primi grossi grattacapi agli altri favoriti, utilizzando la superiorità numerica, già a 95 km dal traguardo. Ma vale lo stesso discorso per l’affondo solitario di Gilbert sull’Oude Kwaremont, ed il prosieguo dell’azione sul Paterberg, come se ad attendere il belga non ci fossero quasi altri 60 km da fare da solo? Probabilmente la scelta sbagliata nel momento sbagliato, visto che fino a quel momento il gruppetto di fuggitivi stava procedendo d’amore e d’accordo, mentre il gruppo inseguitore si stava sgranando sulle rampe dell’Oude Kwaremont. Eppure lì è iniziata una cavalcata memorabile, che si è conclusa solo a pochi centimetri dalla linea d’arrivo; lì, dove il vallone è sceso dalla bici e si è preso una meritatissima ovazione, per la vittoria più bella della sua carriera già ricca. Discutere di un esito differente della sua azione, in relazione alla caduta dei suoi diretti inseguitori nel momento più delicato, quando le energie sembravano iniziare a mancargli ma aveva ancora quasi un minuto di vantaggio su di loro, è esercizio sterile e adatto solo per chi non ha cuore.

Greg Van Avermaet – 8
Ci fosse stato Peter Sagan alla sua ruota, nei chilometri finali, col cavolo che Greg avrebbe tirato così forte, nel tentativo di chiudere su Gilbert. O forse sì, visto la sua avversione nei confronti del vallone, esplicitata dallo stesso Gilbert in un’intervista nel corso della settimana. Greg come al solito si spende tantissimo, facendo pompare il suo cuore d’acciaio, e riesce persino ad agguantare una seconda posizione dopo essere stato trascinato giù da Sagan sull’Oude Kwaremont; ma su di lui pesa lo stesso, grosso, clamoroso errore dello slovacco. Quello di essersi fatto sorprendere dall’azione dei Quick-Step Floors sul Kapelmuur. Ci ha messo la migliore pezza possibile, ma intanto gli è sfuggita un’altra Monumento, in un momento di forma strepitoso.

Niki Terpstra – 7
Vallo a capire. Quando tutta l’attenzione sulla corsa sembrava ricondursi all’inseguimento portato da GVA, Peter Sagan e Oliver Naesen, ecco la caduta. Ed ecco sbucare, sul Paterberg, un Niki Terpstra fino a quel momento totalmente in ombra, il più impalpabile dei suoi, senza la scusante della sfiga che invece si è accanita su di un comunque spento Zdenek Stybar (5,5). E che fa Terpstra? Attacca, con Gilbert ancora davanti allo scoperto, probabilmente sicuro di andarsi a prendere la seconda posizione, liberandosi di un Van Avermaet in difficoltà dopo la caduta e di un van Baarle spompato. Non solo non ci riesce, ma nella volata a tre, dopo non aver tirato un metro, si fa uccellare dal belga. Arriva comunque sul podio, ma non fa una grande figura.

Dylan van Baarle – 7
L’olandese raccoglie il suo miglior piazzamento in un Fiandre, e quindi in una classica, dopo essere giunto sesto l’anno scorso. Per un momento, con Gilbert ormai lanciato verso la vittoria, Van Avermaet appena risalito in bici, Sagan e Naesen ancora stretti tra loro e con le loro bici in un intreccio laocoontico, il buon Dylan avrà anche pensato di riuscire a fare il colpaccio, ottenendo un secondo posto inaspettato. Ma le gambe erano quelle che erano, e così si è dovuto accontentare di giocarsi il podio in volata, mancandolo. Fa comunque un altro passo in avanti in un processo di maturazione ancora in fieri, l’età è dalla sua.

Alexander Kristoff – 7
In questo 2017 probabilmente il miglior Kristoff non ancora lo si è visto, sembra mancare al norvegese quel quid in più, fatto di potenza, che gli aveva permesso di imporsi su queste strade due anni fa. Bravo a infilarsi nell’azione spaccacorsa sull’Oude Kwaremont, non si risparmia nel cercare di condurla in porto. Deve fare però poi i conti con gambe ancora non al top sui muri successivi, e ad un certo punto sembra destinato ad affondare: tiene invece duro, e lo ritroviamo così sprintare con successo nella volata del terzo gruppetto, che gli vale una posizione quanto mai veritiera riguardo la sua attuale condizione.

Sacha Modolo – 7,5
All’arrivo Sacha è felice come una Pasqua, parole sue: «un sesto posto che vale come una vittoria». Ovviamente gli auguriamo che un giorno possa sperimentarla davvero la felicità derivante da una vittoria nel Giro delle Fiandre, ma capiamo la sua soddisfazione: indicato come futuro prospetto dal giorno del suo piazzamento alla Milano-Sanremo del 2010, il buon Sacha è stato fin qui protagonista di una carriera dignitosissima, ma priva di quei guizzi che qualcuno si attendeva. Oggi ha fatto vedere cose buonissime, infilandosi nell’azione del Kapelmuur, stringendo i denti fino alla fine e cogliendo un piazzamento alla viglia difficilmente pronosticabile, che ne fa il primo degli italiani.

John Degenkolb – 6
Dei corridori arrivati nella top ten probabilmente Degenkolb è stato quello la cui presenza in gara è stata meno palpabile, soprattutto a quelle che dovrebbero essere le sue ambizioni in una corsa come il Giro delle Fiandre. La corsa il tedesco l’ha in realtà sempre subìta, si è ritrovato con le spalle parzialmente coperte dalla presenza di Jesper Stuyven (6) nell’azione ai meno 95 dall’arrivo; quando poi vi è stato il ricongiungimento ed era il momento di tirare fuori le energie è rimasto sempre appeso, con una gamba su ed una giù, incapace di seguire il ritmo dei migliori. L’incidente dello scorso anno forse ha ancora qualche strascico, ma lui alla Roubaix ha grosse possibilità di riscatto.

Filippo Pozzato e Sonny Colbrelli – 7
Il vicentino aveva già esibito nei recenti appuntamenti ai quali aveva preso parte una gamba di qualità, che oggi gli ha permesso di ottenere un bel piazzamento in top ten. Manca l’azione del Kapelmuur, sui muri non riesce a tenere il ritmo di gente come Sagan e Van Avermaet, ma si rende comunque protagonista di un paio di azioni con le quali tenta di ricongiungersi a coloro che si trovano davanti a lui. Più o meno quello che fa Sonny Colbrelli, più sulla difensiva il bresciano, quello che alla vigilia forse più di tutti, tra gli italiani, aveva i fari puntati addosso nonostante l’indesiderato incidente della vigilia. Alla fine centrano entrambi il loro obiettivo.

Sylvain Chavanel – 7
Aveva deciso di non partecipare al mondiale su pista per far bene al Giro delle Fiandre, e ha avuto ragione. Al di fuori del piazzamento onorevole ChaCha è stato bravo a infilarsi nell’azione del Kapelmuur, supportato benissimo dal suo compagno di squadra Bryan Coquard (7). Una volta esauritasi ha dovuto fare i conti, come tutti, con le gambe di un altro livello dei favoriti della vigilia, ma vederlo così combattivo a trentasette anni è un piacere.

Fabio Felline – 7
Arrembante, come compete ad una corridore dalle sue caratteristiche e dal suo talento. Piuttosto che subire la corsa, patendo sui possibili affondi dei migliori, sceglie di andare in avanscoperta, trovando van Baarle come valida spalla. Nel finale deve fare i conti con le energie che gli vengono meno e non riesce ad andare oltre un diciannovesimo posto. Prenda il meglio della sua giornata, il coraggio esibito, come riferimento per il futuro.

Tom Boonen – 7,5
Tom prova la magata che gli era riuscita lo scorso anno alla Roubaix, e va molto vicino a portarla in porto. E’ paradossalmente proprio l’azione di Gilbert a farla saltare, rompendo gli equilibri di un’azione fino a quel momento perfetta. “Pazienza”, avrà pensato Tommeke, “rimango a guardare ed eventualmente mi gioco la corsa”; e invece no, una guaio meccanico lo appieda proprio ai piedi del Taaienberg, proprio il muro sul quale aveva costruito due delle sue tre vittorie al Giro delle Fiandre. E così sarà rimasto a rosicare, per l’occasione mancata, sperando che non arrivasse la beffa, che Gilbert non sarebbe stato ripreso. Il fegato è salvo, e l’umore tutto sommato inscalfito: domenica prossima ci sarà da divertirsi.

Matteo Trentin – 7,5
Matteo tuttofare. C’è da tirare? Tira, tanto, dando slancio all’attacco della Quick-Step Floors sul Grammont. Boonen rimane a piedi, e a Gilbert vanno coperte le spalle? Matteo porta la croce, cercando di rimanere attaccato in tutti i modi a Sagan, Van Avermaet e Naesen, lui che nei chilometri precedenti aveva speso più di tutti. Dà praticamente tutto, e parte del successo di Gilbert è sicuramente anche sua.

Gianni Moscon – 7,5
Il predestinato del ciclismo italiano c’è sempre quando la corsa entra nel vivo: sul Kapelmuur è nella posizione giusta, e riesce a restare con i migliori. Lavorando a testa bassa assieme al corregionale Trentin, si sacrifica per i rispettivi capitani. Una volta che lo sfortunato Rowe esce di scena tocca a lui correre per il risultato. Colpa, in buona parte, delle decisioni del team: senza Thomas, dirottato sulle corse a tappe, e Kwiatkowski, concentrato solo sulle Ardenne, due pezzi da novanta se ne vanno in fumo. Se poi Ian Stannard appare in involuzione e, come detto, Rowe va a terra, le carte che rimangono nel mazzo sono poche. Il trentino termina con un quindicesimo posto da applausi per come è andata la giornata.

Peter Sagan – 6
Dorme alla grandissima quando la Quick-Step Floors lo attacca in forze sul Kapelmuur, deve ringraziare le altre squadre se l’azione viene neutralizzata, e da lì in poi prova a rimettere le cose a posto. Sembra quasi farcela, quando accelera sull’Oude Kwaremont, mettendo tutti in difficoltà, ma non sembra comunque il solito Sagan, è in sofferenza, poco lucido, si va a stampare, tutto da solo, sulle transenne laterali, vanificando la sua corsa. Un episodio che può capitare, ma che dimostra quanto lo slovacco fosse al gancio; eppure in quel momento era secondo, aveva messo in croce tutti gli altri e sembrava capace di poter impensierire Gilbert.

Oliver Naesen – 7
Il belga conferma l’ottimo stato di forma che gli aveva permesso di cogliere il terzo posto a Harelbeke, corsa nella quale aveva fatto vedere di essere al livello di Gilbert e Van Aermaet. Anche lui rimane tagliato fuori dall’azione del Kapelmuur, ma al contrario di altri non si lascia staccare dalle rasoiate di GVA e Sagan quando le cose si fanno serie. Viene tirato giù da Sagan sul Kwaremont, non riesce a ripartire subito e vede sfumare un probabile podio. Alla Roubaix ha il dovere di crederci.

Lotto Soudal – 4
Per loro il voto si estende a tutta la campagna del nord. Una squadra che ha in rosa Benoot, Debusschere, Gallopin, Greipel, Roelandts (e De Buyst e Wallays) non può restare a secco di podi nelle sei classiche sulle pietre sinora affrontate (Omloop, Kuurne, Dwars, Harelbeke, Gand e Fiandre). Un solo quarto posto con Benoot a Kuurne, due settimi posti (con il medesimo alla Dwars e con Debusschere alla Gand) e poi stop non sono accettabili. Un anno fa i podi furono due (vittoria di Debusschere alla Dwars, terzo Benoot alla Omloop) a cui aggiungere altri tre posti in top 10. Benoot invisibile, Debusschere gregario, Greipel volenteroso ma poco altro, Roelandts desolante; alla fine il migliore è Gallopin diciassettesimo. Tutti gli altri, con l’eccezione del Gorilla tedesco, ritirati. C’è da darsi una svegliata in fretta. Scheldeprijs e Roubaix sono dietro l’angolo. E, dopo di loro, terminano le occasioni.

Sep Vanmarcke – s.v.
Sep, il viaggio a Lourdes te lo paghiamo noi. E portati pure Luke Rowe (s.v.).

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