Un Sagan bello impolverato entra nel Velodromo al 38esimo posto © Bettiniphoto
Un Sagan bello impolverato entra nel Velodromo al 38esimo posto © Bettiniphoto

Classiche del Nord, abbiamo uno sconfitto

La solitudine del fuoriclasse, le crisi di nervi, e la sfortuna diffusa: per Sagan la KBK è troppo poco. Ma non è un dramma

Con la Roubaix di oggi si chiude la prima parte della stagione, e per molti atleti è tempo di bilanci. Abbiamo un dominatore incontrastato della stagione del Nord, Greg Van Avermaet, e un inevitabile sconfitto, la sua nemesi Peter Sagan. Ed è su costui che ci concentreremo in questa sede, per capire cosa è andato storto in questa prima parte di stagione del campione del mondo.

Le buone premesse c’erano tutte
L’inizio di stagione di Sagan è stato molto tranquillo, considerando il cambio di squadra: una situazione non troppo traumatica, visto che Peter in Bora ci è arrivato col tappeto rosso steso per lui e con una buona fetta di gregari importati. L’inizio di stagione, con la doppietta Het Nieuwsblad/Kuurne-Bruxelles-Kuurne, l’ha visto pronto, sconfitto da Greg nel finale di Gent per poi rifarsi il giorno dopo facendo gara all’attacco e strame dei rivali. Insomma, grande gamba, testa saldamente sul collo: non mancava niente.

Le conseguenze della beffa alla Sanremo
Alla Strade Bianche Sagan scontava il primo momento scalognato della stagione, facendosi trovare malato; ma è una parentesi, e alla Tirreno-Adriatico già sembra tornato in condizione ideale. Certo, traspare un certo fastidio nelle interviste, ma per il momento rientra nella complessità del personaggio. Alla Sanremo ce lo si aspetta pericoloso, ma lo slovacco riesce a sorprendere facendo il vuoto, o quasi, sul Poggio, con Kwiatkowski e Alaphilippe quasi tutto il tempo a ruota. Sul traguardo di Sanremo commette però il primo errore della stagione, attaccando troppo lungo su Via Roma: il polacco lo batte. Sagan abbozza e fa passare la corsa comunque come un successo, ma più in là sarà evidente che questo passaggio provocherà conseguenze: una certa insicurezza nel suo modo di correre e diffidenza nel rapporto con gli altri corridori.

Le bizze di nervosismo a Wevelgem
E questo nervosismo è emerso con la Gent-Wevelgem, dopo un Harelbeke da archiviare causa caduta in un momento topico. All’attacco con uno scatenato Van Avermaet e con un Niki Terpstra troppo coperto, ha preferito fare un buco cedendo di fatto il successo all’arcinemico GVA col solo scopo di “punire” Terpstra: una reazione a quanto avvenuto alla Sanremo, dettata però, anche in questo caso, da un eccesso di confidenza nei propri mezzi; un po’ perché pensava di poter rientrare tutto solo, un po’ perché aveva in mente altri appuntamenti (la Gent-Wevelgem per lui è già risultata vincente 2 volte).

L’assurda caduta alla Ronde
L’incidente lascerà strascichi polemici che caricheranno la vigilia della Ronde. Ronde che sarà corsa dalla Quick Step stavolta in maniera impeccabile, mentre la condotta di Sagan sarà una delle peggiori di sempre: sorpreso dall’attacco su Kapelmuur, caduto (anche qui con una certa dose di sfortuna) per un suo eccesso di sicurezza, che l’ha portato a impigliarsi su di una giacca tra le transenne per poi finire su un piedino e ribaltarsi. Un errore al quale, in altre circostanze, Sagan ha dimostrato di essere in grado di rimediare, quando era più sereno e lucido.

Troppo consumato alla Roubaix
Ed arriviamo alla giornata odierna, un po’ l’apoteosi del mix di sfiga ed errori tattici del campione slovacco: fora dopo che attacca, e poi si ritrova a cambiare la ruota 50 km in un momento per niente tranquillo. Come già capitato in altre annate sfortunate alla Roubaix, emerge tutta la stanchezza di una serie di gare corse ad alto livello: se vorrà davvero vincere la Roubaix un giorno, Peter dovrà affrontare il cammino di avvicinamento in maniera più parsimoniosa (a livello fisico e mentale).

Serve una squadra più versatile
Per farlo, sembra una banalità, ma avrebbe bisogno di una squadra decisamente più forte attorno a sé. Con uomini non solo capaci di stargli vicino nelle fasi calde (in questo Bodnar, Burghardt, e persino il fratello Juraj, si sono dimostrati validi, e Postlberger si è rivelato una bella scoperta), ma anche di farsi carico di un eventuale attacco: è vero che Greg Van Avermaet oggi ed in tutta la campagna del Nord è stato fortissimo, ma quanto è stato prezioso per lui avere Daniel Oss al vento così a lungo oggi? La prossima campagna acquisti della Bora-Hansgrohe in un modo o nell’altro dovrà tenere conto di questa eventualità, Sagan è comuque un uomo e non può caricarsi sulle spalle le responsabilità di una squadra ogni volta che corre.

È andata peggio nel 2014-2015
Non è comunque il momento più basso della carriera del -ricordiamolo!- campione del mondo: esattamente tre anni fa era in abbacchiato a causa di un brutto Giro delle Fiandre, e proprio alla Parigi-Roubaix manifestò uno scatto di orgoglio attaccando pur senza avere la gamba dei giorni migliori. Quella fu, a livello di piazzamento, la sua miglior Parigi-Roubaix, col sesto posto finale. Anche l’annata successiva fu molto deludente, almeno fino al Mondiale che lo fece rinascere.

Quando ci sarà spazio per altri obiettivi?
Insomma nelle annate precedenti di Sagan c’è stato molto peggio, e non saranno certo le delusioni di questa primavera a rovinare la sua carriera. Certo ogni annata così allontana Sagan da diversi obiettivi, perché fino a quando Peter non riuscirà ad affrontare una stagione del Nord da trionfatore, non lo vedremo alla Liegi, una delle tante corse fatta su misure per la sua dinamite, o partecipare, almeno una volta, al Giro d’Italia.

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