Gilbert segna quattro: sono le Amstel vinte in carriera © Bettiniphoto
Gilbert segna quattro: sono le Amstel vinte in carriera © Bettiniphoto

Troppo Gilbert anche per un super Kwiatkowski

Amstel Gold Race conquistata da Philippe dopo un palpitante testa a testa col polacco. Nono posto per Colbrelli, caduto Gasparotto

Oggi in Olanda ha vinto il coraggio. Una corsa dalle grandi potenzialità come l’Amstel Gold Race si era autoreclusa in una sclerotizzazione che non le faceva bene, quando l’arrivo in cima al Cauberg teneva ingessata la corsa stessa fino alle ultime centinaia di metri. Gli organizzatori avevano già modificato il percorso quattro anni fa, aggiungendo un chilometro e mezzo dopo l’ultima salita, ma evidentemente non erano ancora soddisfatti del risultato (ugualmente la gara si accendeva solo nel finale, anche se con un maggior numero di varianti tattiche); e allora quest’anno sono andati allo sbaraglio, stravolgendo completamente gli ultimi chilometri, spostando indietro il Cauberg e proponendo un giro di 17 km (con altre due salitelle) dopo la rampa simbolo di Valkenburg. Hanno avuto ragione? Eccome se ce l’hanno avuta.

La corsa è risultata molto più spettacolare rispetto al recente passato, e alla fine ha premiato due corridoroni come Philippe Gilbert e Michal Kwiatkowski, che hanno dato vita a un grande duello fatto di gambe e astuzia, tenendo incollati agli schermi gli spettatori fino all’ultimo metro.

A esultare è stato Gilbert, a dir poco incontenibile in questa fase della sua carriera, mentre Kwia ha rosicato e non poco, dopo aver tentato la stessa magata di Sanremo con Sagan: il Vallone Aerostatico è però volato leggero anche su questo tentativo, non ci è cascato come aveva fatto il Campione del Mondo nella Classicissima, e alla fine ha avuto ragione lui: la strada che dal Fiandre porta alla Liegi, passando per l’Amstel e la Freccia, è per metà tracciata. Se dovessero giungere risultati eclatanti anche nelle prossime due classiche ardennesi, staremmo parlando di un’impresa con pochissimi precedenti, forse uno solo (il solito, E.M.).

Di sicuro un Gilbert così devastante e motivato (e la prima qualità è senz’altro figlia della seconda) non lo vedevamo da anni, e altrettanto di sicuro non possiamo stabilire i limiti di questa nuova esplosione di Philippe: per quanto abbiamo visto oggi (e per quanto avevamo ovviamente visto già al Fiandre), il campione nazionale belga può tranquillamente portarsi a casa pure la Doyenne; magari non a occhi chiusi o con una gamba sola, ma chi può dire – oggi come oggi – di essere certamente più forte del corridore della Quick-Step Floors su  questi traguardi?

 

Vincenzo Albanese in fuga dal primo chilometro
Giornata non calda ma neanche piovosa, certo abbastanza ventosa soprattutto in alcuni tratti dell’aggrovigliato circuito intorno a Maastricht (sede di partenza) e Valkenburg (sede d’arrivo, più o meno), l’Amstel Gold Race numero 52 è partita subito con la fuga buona, evento non così scontato nelle ultime classiche.

Nei primissimi chilometri ha preso forma il gruppetto di 12 che si è avvantaggiato sul plotone, fino a un vantaggio massimo di 8’10”. Nel drappello, presenti Lars Boom (LottoNL-Jumbo), Stijn Vandenbergh (AG2R La Mondiale), Mads Würtz Schmidt (Katusha), Nikita Stalnov (Astana), Brendan Canty (Cannondale-Drapac), Johann Van Zyl (Dimension Data), Kenneth Van Rooy (Sport Vlaanderen-Baloise), Tim Ariesen (Roompot-Nederlandse Loterij), Michal Paluta (CCC Sprandi Polkowice), Fabien Grellier (Direct Énergie), Pieter Vanspeybrouck (Wanty-Groupe Gobert) e un giovanissimo italiano, Vincenzo Albanese (Bardiani-CSF), finalmente in grado di correre (e di farlo bene, a quanto abbiamo visto oggi) dopo un infortunio che ne ha rallentato sin troppo l’avvio di stagione, ritardando il suo esordio tra i pro’.

Il gruppo è stato tirato a turno da varie squadre (Trek-Segafredo, Sunweb, Movistar, anche Bahrain-Merida) ma è stato quando la BMC si è messa pancia a terra ai -70 dalla conclusione che la corsa è entrata nella sua fase calda: i fuggitivi avevano a quel punto circa 3′ di margine, ma nel giro di 30 km la loro azione è stata annullata.

Sul Loorberg (-54) proprio Albanese è scattato dal drappello, e su di lui si è portato Paluta; quindi Grellier è rientrato sui due e ha tirato dritto, restando solo al comando, mentre sull’italiano e sul polacco rientravano Van Zyl e Schmidt. Intanto in gruppo faceva capolino nelle prime posizioni Philippe Gilbert.

Albanese e i tre che erano con lui sono stati ripresi sul Gulpenerberg ai -44, Grellier è stato raggiunto ai piedi del Kruisberg, a poco meno di 40 km dal traguardo.

 

Gilbert ancora una volta non perde tempo
La BMC ha lavorato tanto in questa fase per Greg Van Avermaet (complimenti a lui per il carisma, non è da tutti andare a giocarsi a viso aperto l’Amstel Gold Race appena sette giorni dopo una Roubaix vinta), ma proprio sul Kruisberg sono stati altri a muoversi: nella fattispecie, Tiesj Benoot (Lotto Soudal), che ha dato il la all’attacco che sarebbe poi risultato decisivo. Alla sua ruota si è infatti subito portato Gilbert, e se si muove un pezzo del genere possiamo star certi che lo seguiranno altri di un certo rilievo. Stavolta a seguire Philippe sono stati Sergio Henao (Sky), Michael Albasini (Orica-Scott), Bert-Jan Lindeman (LottoNL), poi dopo qualche centinaio di metri è rientrato anche Nathan Haas (Dimension Data), da solo, quindi sul successivo Eyserbosweg (ai -38) ecco anche Ion Izagirre (Bahrain) e JJ Rojas (Movistar), che erano usciti in caccia subito dopo il Kruisberg.

La sequenza dei due muri non solo ha permesso lo sganciamento di questi attaccanti, ma ha pure frantumato il gruppo, ritrovatosi diviso in almeno tre tronconi principali. Sonny Colbrelli (Bahrain), uno dei favoriti della vigilia, si è fatto trovare in quest’occasione nel secondo troncone, ma è poi stato bravo a rientrare da solo sul primo. Peggio è andata al suo compagno, nonché campione uscente, Enrico Gasparotto, che è caduto malamente ai -32 (insieme a Roman Kreuziger e Ben Hermans tra gli altri) e ha dovuto alzare bandiera bianca tra lancinanti dolori all’altezza della clavicola sinistra. Aspettiamo referti medici per sapere se la settimana delle Ardenne di Gaspa è già finita, o se ci sono margini per rivederlo tra Freccia e (soprattutto) Liegi.

Intanto sul Fromberg (-33.5) si era staccato dal gruppo di testa Benoot, e allora era partito in contropiede da dietro il suo compagno Tim Wellens, che sarebbe arrivato a un passo dal ricongiungersi coi primi ai -29, all’inizio del difficile Keutenberg. In quella fase i battistrada erano ancora vicini agli inseguitori, visto che il loro margine oscillava tra i 10 e i 15″, e se non fosse stato per un bel rilancio di Henao ai -36, l’azione sarebbe a quel punto già naufragata da tempo.

Invece l’impegno del colombiano ha permesso a Gilbert e agli altri di prendere ancora in testa il Keutenberg, e qui il vallone ha potuto effettuare una progressione che ha ricacciato indietro Wellens e ha fatto staccare Lindeman: davanti restavano così in 6.

 

Il rientro di Kwiatkowski
Non c’era però aria di resa nel secondo gruppo: Van Avermaet in prima persona ha dato vita a un bell’affondo a cui hanno risposto Michal Kwiatkowski (Sky), Alejandro Valverde (Movistar) e Fabio Felline (Trek). Un Kwiatkowski determinatissimo non si è accontentato ed è a sua volta partito di scatto, staccando GVA e soci e riportandosi, nel giro di un chilometro, sul gruppetto di Gilbert, che andava così a prendere la sua conformazione definitiva con 7 unità: Gilbert e Kwiatkowski, Izagirre e Rojas, Albasini e Haas oltre a Henao, la cui presenza dava alla Sky la supremazia numerica.

Ancora a meno di 20″ dai primi, si sostanziava il gruppetto di Van Avermaet e Valverde, con Felline e Wellens (raccattato per strada), e sul quale sarebbero poi rientrati ai -25 anche Bob Jungels (Quick-Step), Rui Costa (UAE Emirates) e Warren Barguil (Sunweb); a proposito di quest’ultima squadra, l’atteso Michael Matthews – così come le altre ruote veloci su cui cadevano molti favori dei pronostici, a partire dallo stesso Colbrelli – non si è praticamente mai fatto vedere davanti: e siccome l’attendismo quest’anno esce con le ossa rotte dalla serie di classiche sin qui disputate, per l’australiano e gli altri uomini veloci si è profilata già abbastanza presto una sonora sconfitta.

Torniamo ai nostri due gruppetti in lotta: o meglio, “teoricamente” in lotta, visto che la contesa è finita abbastanza presto, e quelli davanti hanno ripreso vigore e spazio, portando a 30″ il loro margine ai -21 (il gruppo era invece già a un minuto tondo di distacco), e aumentando ulteriormente il margine sul Cauberg, e poi sul Geulhemmerberg, penultimo muro ai -14, e ancora nei chilometri successivi, fino ad arrivare al Bemelerberg, ultima asperità di giornata, con quasi un minuto su GVA e il suo gruppetto, sul quale a sua volta il gruppo Matthews-Colbrelli era in procinto di rinvenire: cosa puntualmente avvenuta sul muro.

 

Kwia&Gilbert se ne vanno da soli
Il Bemelerberg è una salita veramente facile, ma intanto giungeva dopo oltre 250 km piuttosto tirati, e poi rappresentava comunque l’ultima vera chance per staccare di forza i più veloci del gruppetto, ovvero Rojas, Albasini e Haas. Era sin troppo ovvio, quindi, che sulle sue rampe due uomini come Gilbert e Kwiatkowski avrebbero tentato in tutti i modi l’evasione. Il muro l’ha preso davanti Gilbert, ma la prima rasoiata è stata di Kwiatko. Philippe ha chiuso sul polacco, Haas era alla sua ruota, apparentemente ancora in controllo, e poi gli altri quattro a seguire.

Sulla seconda stoccata di Kwiatko, Gilbert ha risposto ancora presente, mentre Haas ha cominciato a vedere le stelle, ha saltato il cambio, ha creato così un buco, ed è toccato ad Albasini andare a ricucire. Era il segnale che Phil&Michal aspettavano, e diceva chiaramente che c’erano tutti i margini per andarsene in coppia.

Ai -6 Gilbert ha dato lui un colpone, Kwia alle sue spalle, ma ancora non si è fatto il vuoto rispetto agli altri. Questione di pochi secondi, ai -5.8 seconda botta di Gilbert, e stavolta nessuno oltre a Kwiatkowski è stato in grado di accodarsi. Da lì alla fine sarebbe stata un’esibizione a due.

Izagirre, a dire il vero, ha tentato di reagire in progressione, ma Henao ha svolto un prezioso ruolo di stopperaggio (si dice? Non importa, lo diciamo lo stesso) in favore di Kwiatkowski; ci ha allora provato Haas da solo ai -5.1, ma anche l’australiano ha finito presto lo slancio, e poi gli altri non ne avevano più così tanto, sicché nel gruppetto degli staccati ci si è rassegnati a dover lottare per il terzo posto di giornata mentre i due leprotti davanti andavano via che era una bellezza, in ottimo accordo e nell’attesa dell’incertissima sfida finale per il successo.

 

Una volata che è da subito un romanzo
La volata che ha concluso e incorniciato l’Amstel Gold Race 2017 è destinata a restare negli annali. Per la caratura dei due sfidanti, per le implicazioni tattiche che l’hanno caratterizzata, per la bellezza anche estetica della contesa. Dopo l’arco dell’ultimo chilometro, i due hanno iniziato a guardarsi e a rallentare, Gilbert in prima ruota, Kwiatkowski subito dietro.

Il polacco deve aver pensato che arrivare a sprintare da pari a pari con l’avversario avrebbe significato probabilmente perdere la corsa. Valutazioni personali su cui non è lecito sindacare, magari Michal si sentiva più debole, o più lento, o chissà cosa. Allora il Diabolico Coupé (anzi, con la k, giustamente: Koupé) venuto dall’est ha ben pensato di rimettere in scena il trabocchetto sanremese. Ha lasciato metri a Gilbert, spingendolo idealmente a partire, proprio come aveva fatto con Peter Sagan in via Roma un mese fa. Ma se l’iridato a Sanremo partì (e mal gliene incolse), stavolta Gilbert ha fatto tutt’altre considerazioni.

Ha pensato ad esempio che non gli sarebbe certo convenuto esporsi alla letale rimonta di Michal; ha pensato che, semmai, gli sarebbe venuto bene aspettare che fosse l’altro a partire, visto che sul rettilineo finale c’era un forte vento contrario con cui inevitabilmente fare i conti allo sprint. Sicché Philippe si è voltato, ha visto che Kwia traccheggiava, ma non ha badato a quei 5 metri di illusorio vantaggio che aveva, e si è rigirato avanti come se nulla fosse.

A questo punto il bluff del polacco era bello che scoperto. Che fare?, ha pensato allora Kwiatko. “Aspettare i 200 metri e perdere, o tentare il tutto per tutto con l’anticipo? Ora lo sorprendo e parto”. Ed è partito. Mancavano ben 300 metri alla linea d’arrivo quando si è mosso, ma sulle prime il colpaccio sembrava destinato a riuscire, perché Gilbert non ha reagito subito allo scatto di Michal.

Senza quel vento contrario probabilmente l’azione sarebbe stata coronata dal successo. Ma le correnti c’erano, e hanno frenato eccome Kwia, che si è quasi piantato negli ultimi 100 metri. Dal canto suo, Gilbert rinveniva fortissimo e ai 30 metri piombava sull’avversario, lo superava, e aveva pure il tempo di voltarsi verso di lui, di sorridere beffardo, di rigirarsi avanti, di fare il segno 4 con la mano (come le sue quattro vittorie all’Amstel) ancora prima di varcare la fatidica linea del traguardo.

Stavolta la rosicata – con conseguente faccia terrea – toccava a Kwiatko, proprio come un mese fa era toccata a Peto a Sanremo (mentre lui giustamente esultava). È il ciclismo, bellezza (questa l’abbiamo usata più volte nel corso degli anni, ma torna sempre buona).

A 10″ dal vincitore Albasini ha conquistato il terzo posto su Haas, Rojas, Henao e Izagirre (quest’ultimo ha perso leggermente contatto nello sprint ed è stato cronometrato a 14″). A 1’10” Michael Gogl (Trek-Segafredo) ha anticipato di un secondo il gruppo, nel quale Colbrelli ha battuto Matthews per il nono posto. 11esimo s’è piazzato Juanjo Lobato (LottoNL), 12esimo Van Avermaet, 13esimo il sempre bravo Oliver Naesen (AG2R), 14esimo Arthur Vichot (FDJ), 15esimo Benoot e 16esimo il secondo italiano all’arrivo, Kristian Sbaragli (Dimension Data).

Valverde ha chiuso in 19esima posizione, nello stesso nutrito drappello anche Diego Ulissi e Manuele Mori (entrambi dell’UAE) 27esimo e 29esimo, Felline 32esimo, Simone Petilli (altro UAE) 33esimo ed Enrico Battaglin (LottoNL) 40esimo.

Ritroveremo gli stratosferici protagonisti dell’Amstel già fra tre giorni nella Freccia Vallone, prima che la Liegi di domenica prossima chiuda una delle più esaltanti fasi del calendario ciclistico internazionale. Una fase che quest’anno è stata ancor più spettacolare del solito. Almeno fin qui.

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