Michele Scarponi vince la 1a tappa del Tour of the Alps © Twitter
Michele Scarponi vince la 1a tappa del Tour of the Alps © Twitter

Scarponi e l’elisir di eterna giovinezza

Tour of the Alps, nella prima tappa il marchigiano ha la meglio sui quotati Thomas e Pinot regalando il primo successo del 2017 all’Astana

Michele Scarponi è quel che si dice una sagoma. Gioviale, sempre sorridente e pronto alla battuta, simpatico a tifosi, compagni di squadra, avversari e anche alla fauna; chiedere per conferma al sodale pappagallo Frankje, con cui conversa amabilmente durante i suoi allenamenti a Filottrano. Nelle ultime stagioni il trentasettenne, complice l’avanzare dell’età, si è dedicato al lavoro per i propri capitani; prima per l’antico rivale Vincenzo Nibali e ora, con la partenza del siciliano, per Fabio Aru.

Complice la caduta e l’infortunio del sardo degli scorsi giorni, il ruolo di leader per il prossimo Giro d’Italia dell’armata kazaka (invero un po’ balbettante in questi primi mesi del 2017) è stato affidato a lui direttamente dal grande capo Alexandr Vinokourov. In quello che è il banco di prova privilegiato per la Corsa Rosa l’ex Androni e Lampre ha fatto vedere che la scelta può diventare quella giusta.

Neve al mattino, ma si corre. In sette all’attacco
In una giornata freddina a dir poco (nelle prime ore della giornata la neve è caduta in zona di partenza) è ufficialmente nato il Tour of the Alps, prima edizione del vecchio Giro del Trentino e così chiamato dopo l’allargamento ad Alto Adige e Tirolo austriaco. Cinque giorni particolarmente ostici, dove gli scalatori possono testare la condizione in vista del Giro d’Italia, appuntamento di molti dei protagonisti al via da Kufstein.

È infatti la cittadina ai confini con la Germania la sede di partenza della frazione inaugurale; 142.3 i km che portano all’arrivo di Hungerburg, poco sopra ad Innsbruck. Dopo il via a mezzogiorno nasce subito una fuga. Iniziatore, al km 4, il padrone di casa Patrick Gamper (Tirol Cycling Team); con lui evadono il tedesco Pascal Ackermann (Bora-Hansgrohe), l’albanese Eugert Zhupa (Wilier Triestina) e gli italiani Nicola Bagioli (Nippo-Vini Fantini), Davide Ballerini (Androni Giocattoli) e Davide Orrico (Sangemini-MG.KVis).

Fuga ripresa, se ne vanno Filosi, Gavazzi e Krizek
Il loro margine non ha mai superato quota 2’30” e, già durante la scalata al primo gpm di Brandenberg (km 69.6), sono stati riassorbiti dal plotone tirato dal Team Sky. Da lì hanno cercato l’evasione il britannico Hugh Carthy (Cannondale-Drapac) e il russo Alexander Foliforov (Gazprom-RusVelo). Il vincitore della cronoscalata all’Alpe di Siusi al Giro 2016 ha salutato la compagnia dell’ex Caja Rural ed è andato a conquistare il secondo gpm a Aschau (km 79.4).

Il venticinquenne dura però poco perché, già nella primissima fase di discesa, è stato ripreso dal gruppo. Dal quale, nella fase conclusiva, hanno allungato in tre: si tratta dell’austriaco Matthias Krizek (Tirol Cycling Team) e degli azzurri Iuri Filosi (Nippo-Vini Fantini) e Francesco Gavazzi (Androni Giocattoli). La collaborazione del trio nel successivo tratto pianeggiante permette loro di guadagnare costantemente, con il gruppone che non reagisce.

La Sky aumenta il ritmo, Brown prova un attacco velleitario
A controllare la situazione ci pensa la FDJ tutta schierata attorno a Thibaut Pinot, al debutto (come il suo team), nella prova italo-austriaca. Ma i tre di testa riescono a costruirsi un gruzzoletto interessante, con l’apice raggiunto a quota 2’20” al km 30 poco prima che inizi la salita, non contabilizzata come gpm, di Gnadenwald. Qui, con Gavazzi che detta il ritmo, si stacca Krizek: l’ex Marchiol e Cannondale è vittima di un problema al cambio, che lo costringe ad attendere la bici di scorta dall’ammiraglia. Verrà poi ripreso dal gruppo nella fase conclusiva dell’ascesa.

Già, il gruppo. Dalle pendici dell’asperità a fare il ritmo si è messo il Team Sky con Peter Kennaugh; l’andatura del mannese provoca una forte selezione da dietro e la diminuzione del gap rispetto ai due di testa, che ai meno 25 km viaggiano con 1’20”. Poco dopo tale cartello prova un incomprensibile attacco Nathan Brown; lo statunitense della Cannondale-Drapac si muove e, dopo aver ripreso Krizek, prova ad inseguire Filosi e Gavazzi.

Il gruppo si avvicina; Gavazzi si rialza, Filosi continua fino ai meno 5 km
Lo yankee guadagna al massimo una ventina di secondi sul gruppo, dal quale viene però riassorbito ai meno 19 km; in tale momento i due battistrada possiedono ancora 1’05”, che scende progressivamente nel corso della discesa e del tratto pianeggiante che porta verso Innsbruck. Al cartello dei meno 10 km i due anticipano il plotone, forte di cinquantanove elementi, di soli 15″; a fronte di tale situazione Gavazzi sceglie di rialzarsi, lasciando il trentino Filosi al suo destino.

Il quale viene ripreso ai meno 4.5 km, quando la lotta per imboccare nelle prime posizioni la salita conclusiva (3.7 km al 6% di pendenza media, con l’ultimo km fra il 7 e l’8%) è ben che iniziata. Quattro i trenini più attivi: AG2R La Mondiale, Astana Pro Team, BMC Racing Team e Team Sky. Sono i savoiardi coloro i quali iniziano in testa l’ascesa, tanto che il lussemburghese Ben Gastauer prende qualche metro di margine che conserva fino ai meno 3 km, quando viene raggiunto dal resto del gruppo.

Lavora Elissonde mentre Landa è invisibile. Diversi i tentativi
Dove a lavorare è Kenny Elissonde, unico del Team Sky a coprire Geraint Thomas; Mikel Landa staziona infatti in coda al plotone sempre più ridotto causa selezione da dietro. Tra chi ha mollato quasi subito vi sono Clément Chevrier e Ilia Koshevoy. Quando il minuto francese finisce il lavoro scatta François Bidard (AG2R La Mondiale); lo vanno immediatamente a prendere due dei grossi calibri, ossia Rohan Dennis e Thomas. Li seguono, quasi immediatamente, Egan Bernal, Thibaut Pinot, Michele Scarponi, Domenico Pozzovivo, Emanuel Buchmann e altri ancora.

In contropiede ci prova il campione portoghese José Mendes (Bora-Hansgrohe), marcato stretto da Pozzovivo. I due guadagnano qualche metro fintantoché Thomas accelera e, con Bernal e Danilo Celano, riporta anche tutti gli altri a contatto. Il lucano Celano, qui con la maglia della nazionale, è anche colui che segue Davide Villella (Cannondale-Drapac), autore di un tentativo estemporaneo ai meno 1500 metri.

Thomas se ne va, Pozzovivo risponde bene. Ok anche Scarponi e Cattaneo
Ben diverso il risultato dell’azione che, ai meno 1200 metri, Thomas crea. Il gallese scatta prepotentemente; su di lui prova a rientrare Bernal, ma il giovane colombiano deve alleggerire la pedalata e si lascia superare da Pozzovivo, il quale è capace di riportarsi sull’ex pistard. Poco dopo la neo costituita coppia di testa raddoppia con l’arrivo di Scarponi e del rinato Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli).

Poco dopo l’ingresso nell’ultimo km Pozzovivo, che in questa corsa ha sempre dato il meglio di sé, prova l’assolo, ma non fa la differenza. Discorso simile per un tentativo di Thomas, che non va da nessuna parte; il rallentamento generale comporta il riavvicinamento degli inseguitori e il ricongiungimento di due di essi, vale a dire Pinot e Davide Formolo (Cannondale-Drapac). Il veronese prova a partire in contropiede, ma non va da nessuna parte.

Nello sprint Scarponi centra un bel successo, battuti Thomas e Pinot
Con una bella azione riesce a rientrare anche Dario Cataldo (Astana Pro Team), ma l’abruzzese si riporta proprio quando Pinot ha già iniziato la volata sul lungo rettilineo che tira attorno al 4%. Sin dalle prime pedalate un corridore appare il più pimpante, riuscendo a guadagnare centimetri su centimetri rispetto alla concorrenza. È Michele Scarponi, che va a vincere in maniera netta; per il marchigiano si tratta del ritorno al successo che mancava da fine 2013 (GP Costa degli Etruschi). E per l’Astana si tratta della prima affermazione del 2017 finora avarissimo di gioie.

Seconda posizione per Geraint Thomas, che sale sul podio con Thibaut Pinot. Alle loro spalle, con il medesimo tempo, Davide Formolo, Domenico Pozzovivo e Dario Cataldo; perde invece 4″ Mattia Cattaneo. La top 10 viene completata da Hugh Carthy a 8″ e dalla coppia BMC Racing Team formata da Damiano Caruso e Rohan Dennis, incapaci di resistere all’affondo di Thomas. Tra gli altri, da segnalare il ritardo di 17″ per Celano, Pierre Rolland, Bernal e Buchmann e quello di 23″ per Villella, Rodolfo Torres. 26″ sono quelli pagati da Landa e da Damiano Cunego mentre Sergey Firsanov lascia sul piatto 35″ così come Sergio Pardilla.

Domani nuova tappa con partenza ed arrivo in Austria, ma con la fase centrale che percorrerà la Val Pusteria. Da Innsbruck si raggiunge, dopo 181.3 km, Innervillgraten; anche in questo caso arrivo posto all’insù, seppur sulla carta meno esigente rispetto a quello odierno.

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