Alejandro Valverde scocca un'ideale freccia: la Flèche Wallonne è di nuovo sua! © Bettiniphoto
Alejandro Valverde scocca un'ideale freccia: la Flèche Wallonne è di nuovo sua! © Bettiniphoto

La Freccia Valvone…

Alejandro Valverde conquista per la quinta volta (quarta consecutiva) la Freccia Vallone: è record. Podio Martin-Teuns, Ulissi decimo

Essì, cambieranno la denominazione della corsa, la intitoleranno proprio ad Alejandro, o forse daranno il suo nome al Mur d’Huy, o qualcosa comunque s’inventeranno, ma tutto sarà sempre poco per celebrare lo straordinario Valverde, l’uomo che domò per cinque volte il Muro, di cui le ultime quattro consecutivamente (nessuno come lui). Badate bene: “le ultime quattro” fino a questo momento, perché il trend parla chiaramente di un altro lustro di dominio del murciano nella Freccia Vallone. Freccia Valvone, sì, chiamiamola come si deve.

Se lo spagnolo continua a migliorare come ha fatto in questi ultimi anni, non ci sarà modo di schiodarlo dal trono di Huy, dato che l’altra costante – oltre alla sua letale presenza – è quella di un gruppo di avversari che pur di non sparigliare le carte si farebbe piuttosto crocifiggere ai piedi del podio. Prendete Michael Albasini, con tutto il rispetto: che la Orica-Scott abbia lavorato alacremente per ricucire sull’azione di Bob Jungels, al fine di mettere il suo uomo nella condizione di strappare uno straordinario quinto posto, va dritto dritto nella galleria degli orrori tattico-ciclistici. Quegli orrori di cui l’appassionato medio è stufo, ma in cui puntualmente si ricade non appena un Tom Boonen si ritira o un Philippe Gilbert va in bacino di carenaggio per guai fisici. Ma è modo?

Di Valverde non si può dire che tutto il bene possibile, che appunti vuoi muovere a uno così, uno che corre sempre per vincere, e che nella disciplina dell’attendismo ha trovato la massima sublimazione delle proprie qualità? Gli appunti li puoi muovere agli organizzatori, che farebbero bene a prendere esempio dal coraggio dei colleghi dell’Amstel Gold Race, e modificare un finale ormai troppo sclerotizzato. Ma in assenza di questo colpo d’ala da parte di ASO, i corridori e i team impegnati sul campo, ma è possibile che non gli baleni un’idea in quella zucca, possibile che siano così adagiati sulla pochezza di uno spartito per sfuggire il quale non fanno nulla di nulla? Possibile: e oggi l’abbiamo visto per l’ennesima volta.

 

La fuga del giorno si infrange sulle prime côte del percorso
204.5 km di Freccia Vallone da percorrere, nove côte da affrontare (in realtà 5, due delle quali ripetute 2 volte, e una – il Mur d’Huy – scalata ben tre volte), ed ecco qui servita la classica più scontata del ciclismo. Quella che immancabilmente si conclude con una volata. Che poi tale sprint avvenga su una rampa di garage, non cambia la sostanza: sempre volata è.

La fuga è partita dopo 10 km con tre uomini, Yoann Bagot (Cofidis), Niels Politt (Katusha-Alpecin) e Olivier Pardini (WB Veranclassic); a loro si sono poi aggiunti Fabien Doubey (Wanty-Gobert), Romain Guillemois (Direct Énergie) e Damien Pearson (AquaBlue); vantaggio massimo di 6’05” al km 63, poi il lavoro di Movistar e Orica ha contribuito a ridurre il margine.

Sulla prima côte, quella di Amay a 73 km dalla fine, Pearson ha perso contatto, poi è rientrato ma ear chiaro che non ne aveva più e non ha resistito troppo insieme agli altri 5. Sulla terza côte, il Mur d’Huy (affrontato per la prima volta ai -58), Pearson ha perso di nuovo contatto, poi si sono staccati Politt e poi Doubey. Ai -40 Pardini ha tentato l’azione solitaria, staccando Guillemois e Bagot, ma è durato poco, e ai -35, sulla Côte de Cherave, è stato raggiunto dal gruppo.

Fin qui la storia della fuga. Ma dietro che succedeva nel frattempo? Niente di particolarmente elettrizzante: una bruttissima caduta di Michael Valgren (Astana) ai -70, con tanto di facciata sull’asfalto (ma per fortuna nessuna grave conseguenza); un breve tentativo di Lilian Calmejane, il suo compagno Romain Sicard (parliamo di Direct Énergie) e Tosh Van der Sande (Lotto Soudal) sul primo Huy, poi – prima della Côte d’Ereffe, ai -47 – Alessandro De Marchi (BMC) ha aperto la fase degli attacchi interessanti.

 

Il bell’attacco di De Marchi e poi di Jungels
L’azione del Rosso di Buja è stata contrata da Chris Juul-Jensen (Orica) e Carlos Betancur (Movistar), e vi si sono accodati pure Grega Bole (Bahrain-Merida) e Grégory Habeaux (Veranclassic), ma poi è sfumata.

Allora De Marchi, non contento, ci ha riprovato sulla Côte de Cherave ai -35, ma non ha fatto il vuoto in salita; ci è riuscito in discesa, allorquando Gianluca Brambilla (Quick-Step Floors), che gli era dietro, ha sbagliato una curva facendogli così il più classico dei buchi. Sulla seconda scalata a Huy, ai -29, De Marchi ha difeso pochi secondi di margine, e dopo il Muro su di lui è piombato Bob Jungels (ancora Quick-Step), uscito proprio dopo lo scollinamento.

Altri si sono mossi nell’occasione (di nuovo Betancur, e poi tra gli altri Gianni Moscon per la Sky, Michael Matthews per la Sunweb), ma il solo Jungels è riuscito ad avvantaggiarsi. Quando il campione nazionale lussemburghese è arrivato sul friulano della BMC, la coppia ha da subito funzionato molto bene: il margine sul gruppo è stato portato a mezzo minuto, ma la collaborazione è inopinatamente finita su un tratto in discesa, ai -13. È stato allora che Jungels ha staccato De Marchi, mettendosi pancia a terra e scavando un solco molto più ampio sul gruppo: il vantaggio del fuggitivo è arrivato a 52″, limite toccato a 6.6 km dalla fine. Purtroppo per l’attaccante, la Côte de Cherave gli ha bagnato le polveri, decurtando a mezzo minuto il gap del gruppo tirato dalla Sky (ancora Moscon, nel frangente).

 

L’ennesima perfetta volata di Valverde a Huy
In un lampo si è arrivati nuovamente a Huy, e stavolta era per la scalata decisiva. BJ ha preso la rampa con 22″, come dire che l’avrebbero raggiunto nel giro di 300 metri al massimo. Così è stato, e una trenata di Diego Rosa (Sky) ha rimesso Bob nel mirino, con Dani Moreno (Movistar) incaricatosi di chiudere la partita col lussemburghese ai 600 metri.

Per un attimo abbiamo visto Diego Ulissi (UAE Emirates) in prima linea, poi Michael Woods (Cannondale-Drapac), quindi David Gaudu (FDJ), giovane e sorprendente francese, il quale ai 200 metri ha addirittura tentato un allungo. Ma a quel punto si era già in zona Valverde, e infatti Alejandro – che stava ottimamente appostato – è uscito dalla ruota del giovanotto e se n’è andato inesorabile, scrollandosi di dosso un notevole Dylan Teuns (BMC), con Sergio Henao (Sky) che non è riuscito a essere efficace nel contrastare l’avversario (e nel finalizzare il lavoro della Sky: altra squadra – con la Orica – che dovrebbe farsi più di una domanda).

Michael Albasini è uscito con un po’ di ritardo, ma la sua rimonta è risultata sfiatata; lo stesso dicasi di Dan Martin (Quick-Step), che è riemerso sul lato sinistro della strada, ma senza riuscire a riavvicinare Valverde che era ormai quasi a dama.

Ha avuto tutto il tempo di esultare, scoccando un’ideale freccia davanti a sé, il murciano: e mentre gli altri si giocavano i gradini meno nobili del podio, Valverde era praticamente già tra le braccia del suo staff, sollevato di peso in segno di trionfo, con tanto di “manita” a simboleggiare il cinque, come le cinque volte che la Freccia Vallone è finita a casa Alejandro.

Martin è riuscito a prendersi il secondo posto davanti a Teuns, Henao e Albasini. Warren Barguil (Sunweb) ha chiuso al sesto posto, poi nell’ordine d’arrivo troviamo Michal Kwiatkowski (Sky), Rudy Molard e Gaudu (entrambi FDJ) e, solo decimo, Ulissi.

Molto di più da dire su questa corsa non c’è. Se non che questo articolo è stato scritto stamattina alle 9… del resto, non ci voleva una sfera magica per prevedere l’andamento della gara…

Archivio