Alexander Kristoff e Rick Zabel a Francoforte © Team Katusha Alpecin
Alexander Kristoff e Rick Zabel a Francoforte © Team Katusha Alpecin

Kristoff e il nuovo Zabel, Kristoff è il nuovo Zabel

Il norvegese vince per la terza volta il GP di Francoforte, eguagliando il grande Erik. E chi l’ha aiutato nell’impresa? Rick, il figlio di quest’ultimo

Alexander Kristoff ci ha insegnato a non darlo mai per spacciato troppo presto. Tante volte l’abbiamo visto staccarsi, ma poi tenere, resistere, magari rientrare e infilare tutti nella volata finale, fosse essa più o meno corposa. O comunque centrare piazzamenti non banali subito alle spalle dei gruppetti avvantaggiati.

Per questo motivo oggi, nel corso del bagnatissimo GP di Francoforte 2017, continuavamo a considerarlo cliente pericolosissimo anche se era rimasto indietro, mentre altri suoi rivali annunciati come John Degenkolb e Michael Matthews erano in testa alla corsa con diverse decine di secondi di vantaggio sul suo gruppo. Lui che questa gara la conosce a menadito, avendone già vinto le due precedenti edizioni, aveva comunque tutte le carte in regola per sfondare per la terza volta consecutiva.

Se poi ci aggiungiamo che la sua squadra, la Katusha Alpecin, ha sfoderato una prestazione d’eccellenza, e che il suo apripista ha chiuso al secondo posto alle sue spalle, ecco che nessuno si stupirà per questo ennesimo successo del norvegese. Ecco, l’apripista e una storia singolare e simpatica: trattasi di Rick Zabel, figlio di cotanto padre, ovvero di colui (il grande Erik) che fino a oggi deteneva in solitaria il primato di vittorie a Francoforte. Che proprio il suo erede abbia aiutato Kristoff a eguagliarlo a quota tre successi, è un risvolto che sa quasi di cabalistico.

Solo il podio per un generosissimo John Degenkolb, ma comunque un risultato tutt’altro che da disprezzare se paragonato ad esempio al ritiro di Peter Sagan, o all’inconsistenza di un Marcel Kittel, di un Fernando Gaviria, di un André Greipel. E siccome (chiosa e parentesi) questi ultimi due li rivedremo tra pochi giorni al Giro d’Italia, è lecito pensare che i loro rivali in chiave corsa rosa stasera andranno a dormire un po’ più sereni e speranzosi.

 

Tanta pioggia, una fuga e un Sagan ritirato
Dopo una quindicina di chilometri e qualche ruzzolone già in partenza sulla strada scivolosa per la pioggia costante sulla corsa, è partita la fuga che avrebbe caratterizzato buona parte della 55esima Rund um den Finanzplatz Eschborn-Frankfurt, o, in italiano, GP di Francoforte (questa traduzione sembra una gag di Franco e Ciccio…).

Cinque uomini, ovvero i belgi Jens Wallays (Sport Vlaanderen-Baloise), Dries De Bondt (Vérandas Willems-Crelan) e Antoine Warnier (WB Veranclassic Aqua Protect), l’olandese Peter Koning (Aqua Blue Sport) e il giovane tedesco della selezione nazionale Karl Soballa. Poco dopo a loro si sono aggiunti anche il russo Nikolay Trusov (Gazprom-Rusvelo) e gli altri due olandesi Twan Castelijns (LottoNL-Jumbo) e Brian Van Goethem (Roompot-Nederlandse Loteruij).

Il drappello ha toccato un vantaggio massimo di 11′, poi è stata la Bora-Hansgrohe di Peter Sagan a iniziare a lavorare sempre più per ridurre il gap; a un certo punto – diciamo ai 60 alla conclusione – avremmo poi capito che oggi non era propriamente “la Bora di Sagan”, visto che l’iridato, forse stufo di tanta pioggia, forse solo un po’ stanco, ha accostato e si è ritirato.

De Bondt è stato il primo a perdere contatto dai battistrada, al secondo dei quattro passaggi dalla salita di Mammolshain ai -85, poi al transito successivo, ai -55, son rimasti davanti in due, Van Goethem e Wallays, mentre il gruppo perdeva pezzi su pezzi, e stavolta erano pure abbastanza pregiati: Marcel Kittel (Quick-Step Floors) e André Greipel (Lotto Soudal), tanto per citarne due.

 

Degenkolb e Matthews all’attacco dalla distanza
Inevitabilmente, con queste prime serie defezioni, la corsa è entrata nel vivo, non solo con la selezione posteriore, ma anche con veri e propri attacchi. Ai -48, tra una curva e l’altra, hanno preso margine una decina di uomini, tra i quali ben tre Katusha (con Niels Politt particolarmente ispirato), anche se il loro capitano Kristoff era rimasto indietro.

Sembrava che il team russo potesse e volesse portar via il drappello (che intanto aveva ripreso Van Goethem e Wallays), ma quando i rossokappati si sono accorti che con loro c’erano – tra gli altri – un certo John Degenkolb (scortato da un altro Trek-Segafredo, Jasper Stuyven) e un certo Michael Matthews (da solo), hanno desistito, optando per un più opportuno gioco di contrattacchi in contropiede. È toccato proprio a Politt allungare, e su di lui s’è portato il connazionale Nico Denz (AG2R La Mondiale).

La coppia tedesca ha funzionato bene, mettendo insieme un mezzo minuto di margine nel momento di massimo splendore dell’azione. Ma la situazione era destinata a rimescolarsi ancora sul quarto e ultimo passaggio sul Mammolshain, a 40 km dalla conclusione.

Qui, grazie alle accelerazioni di Ben Swift (UAE Emirates) e ancora di Matthews, il gruppo si è dapprima sfilacciato, poi proprio frazionato, e dopo il muro abbiamo ritrovato un gruppetto di una decina di uomini con dentro il solito Matthews e il solito Degenkolb, e in più Juanjo Lobato (LottoNL), lo stesso Swift e qualche gregario (soprattutto di marca Trek, ma c’era anche l’ottimo Simone Petilli in appoggio a Swift). Il drappello ha raggiunto ai -37 Politt e Denz, poi sono rientrati altri corridori (e da ultimo un altro giovane UAE, Edward Ravasi ai -30), e in totale è arrivato a contare 18 unità.

Dietro, a 20-30″ di distanza, il gruppo di Kristoff (e Sam Bennett, che era diventato capitano Bora dopo la defezione di Peterone), si impegnava in un difficile inseguimento, tirato proprio da Katusha e Bora. Davanti erano Trek, LottoNL e UAE, in superiorità numerica, a dare il massimo; lo stesso Degenkolb si impegnava in prima persona a tirare, e pure Matthews spendeva e spandeva delle sue energie per tener viva l’azione.

Ma il terreno, in questa corsa, è storicamente favorevole a chi insegue, e anche in caso di pioggia – come oggi – lo spartito non cambia poi troppo. Sicché – complici le trenate di un Tony Martin più opaco rispetto ad altre edizioni del GP – la Katusha ha completato l’opera, riagguantando il drappello ai -16. Nonostante il rientro del secondo gruppo, il totale dei corridori che andavano a comporre il plotone era di appena 40 unità (o poco più), a riprova del fatto che la corsa – pur se destinata a uno sprint – è stata molto selettiva.

 

Katusha da applausi, è doppietta Kristoff-Zabel
Comunque non era ancora tempo di volata, perché nel momento in cui Kristoff e i suoi hanno raggiunto il gruppo Degenkolb, da quest’ultimo sono partiti in contropiede due corridori che fin lì erano stati passivi a fondo drappello, per primo lo sloveno Jan Tratnik (CCC Sprandi Polkowice), già vincitore di un GP Liberazione, e poi anche il belga Aimé De Gendt (Vlaanderen).

I due hanno tenuto bene, confidando anche nella difficoltà del circuito finale, reso particolarmente insidioso dalla pioggia; 20″ li hanno probabilmente anche sfiorati, come vantaggio, ma il gruppo – sempre tirato dall’onnipresente Katusha – ha fatto bene i suoi conti, e ha annullato l’azione a 4 km dalla fine.

Quindi la volata: la Roompot era in testa ai 2 km, quando la Trek è emersa a centro gruppo. Ma al curvone che immetteva all’ultimo chilometro è stata di nuovo la Katusha a impadronirsi delle posizioni di testa. Kristoff voleva impostare la volata, e voleva farlo davanti.

Ma poi è successa una cosa sorprendente, e cioè che in effetti il norvegese, con Rick Zabel che gli apriva la strada sul rettilineo finale, in quella volata s’è lanciato, già ai 300 metri. Ma nessuno ha risposto, visto che sull’imperiosa accelerazione di Zabel, Stuyven che era in terza ruota – con Degenkolb dietro – non ce l’ha fatta a tenere, e ha fatto il buco alla coppia Katusha.

Quando i due rossokappati si sono accorti che erano rimasti soli, era già tempo di esultare in coppia. Kristoff era passato ai 150 metri, e per lui – come scritto in apertura – si è trattato del terzo GP di Francoforte consecutivo. Per Rick Zabel quello di oggi è invece il primo piazzamento di un certo livello. Non sarà forse all’altezza del padre (l’impresa è abbastanza proibitiva) ma potrà ritagliarsi anche lui delle soddisfazioni nel ciclismo: ha solo 23 anni e tanta strada ancora davanti.

Degenkolb, tradito proprio dal cedere del compagno Stuyven, ha tentato di rimontare ma troppo tardi, e ha chiuso al terzo posto e davanti a Jempy Drucker (BMC), Pim Ligthart (Roompot-Nederlandse Loterij), Juan José Lobato (LottoNL-Jumbo), Jasper Stuyven (Trek), Maxi Richeze (Quick-Step Floors), Michel Kreder (Aqua Blue Sport) e Ben Swift (UAE Emirates). Primo degli italiani Simone Petilli, 36esimo. Al traguardo sono arrivati solo in 67.

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