Dumoulin arriva sul Blockhaus © Bettiniphoto
Dumoulin arriva sul Blockhaus © Bettiniphoto

L’avversario che non ti aspetti è il più temibile

Tom Dumoulin esce rinforzato dal Blockhaus, e martedì potrebbe essere in rosa. Per Quintana staccarlo ancora non sarà facile

La prima tappa ‘setaccio’ di un grande GT ha il merito di far capire esattamente chi può vincere una corsa a tappe, e chi non può farlo. Alle volte, fa capire addirittura chi vincerà il Giro, in qualche raro caso inganna (ad esempio la tappa dolomitica del Giro l’anno scorso). Non siamo in grado di prevedere il futuro, ma la tappa di oggi ci ha confermato che Nairo Quintana è il favorito numero 1 per la vittoria del Giro. Ci dice anche (e questa è la cosa più sorprendente) che molto probabilmente non sarà Nairo in maglia rosa martedì, ma Tom Dumoulin, che oggi ha sfoderato la sua migliore prestazione in salita di sempre, non solo arrivando terzo, a soli 23″ da Quintana, ma rispondendo in maniera perfetta per le sue caratteristiche all’approccio di Quintana, smettendo di perdere terreno già dopo l’ultimo attacco del campione colombiano. A questo punto, Dumoulin diventa il suo rivale più temibile: quella di oggi era la tappa nella quale era più facile staccare gli avversari, non è detto che cederà terreno altre volte.

La genesi di un corridore che non era da corse a tappe
Per Tom Dumoulin si tratta dell’apogeo di un percorso partito tre anni or sono. Da dilettante, il futuro corridore della Sunweb aveva dimostrato di essere un ottimo passista, e non molto di più: di lui si ricorda una vittoria al Giro Bio 2010 a cronometro, ad esempio. Col passaggio è cresciuto in questo senso, diventando uno dei principali protagonisti mondiali, fino al bronzo a Ponferrada 2014. Prima però, i primi segnali che la Farfalla di Maastricht potesse diventare qualcos’altro: le prove generali le fece al Giro di Svizzera, un’edizione abbastanza morbida, ma con due tappe di montagna finali. Martin e Dumoulin arrivarono a queste due tappe in testa alla classifica, forti di due cronometro. Tenettero entrambi bene nella tappa di Verbier, a Saas-Fee Rui Costa dovette attaccare da lontano per schiantare entrambi. Dumoulin chiuse la corsa ad un lusinghiero 5° posto, e l’anno dopo fece meglio, concludendo sul podio dopo 4 giorni in maglia gialla ed una trascinante crono finale.

Miglioramenti notevoli dalla Vuelta di Aru
Sempre nel 2015, Dumoulin dimostrò al mondo di poter essere in grado di fare classifica anche in un GT: la corsa più congeniale per un corridore come lui. Già allora, non fu solo sulla cronometro che l’olandese fece leva per imporsi: si ritrovò più volte in maglia rossa grazie alle ottime prestazioni sulle rampe, dal Caminito del Rey a Cumbre del Sol. Benitachell, dove riuscì a battere anche Froome in salita. Poi ci fu anche la crono di Burgos, per consolidare la leadership, ma alla prima (e ultima) tappa di montagna vera, a Cercedilla, dovette chinarsi ed evidenziare tutti i suoi limiti in salita a cospetto di Aru e degli altri avversari (nonché di squadra, cosa al quale da allora il team di Iwan Spekenbrink ha posto parzialmente rimedio). Oggi questi limiti sono risultati cancellati: Dumoulin non è diventato uno scalatore, è cresciuto come atleta ed è diventato un passista che può tenere tre settimane.

Se può andare sul podio al Giro può farlo anche al Tour
Perchè scegliere il Giro, però? Perché non il Tour? Certamente il percorso quest’anno lasciava più margine col Giro. 69 km a cronometro, due cartucce da sparare. E poi le misure prese al Giro dell’anno scorso, 6 giorni in maglia rosa prima di abbandonare per un problema al soprasella (ma la testa era alle Olimpiadi). E la preparazione specifica, con appena 14 giorni di gara per l’avvicinamento. Al Giro però, ci sono tappe che al Tour non puoi trovare, e che impediscono a tanti atleti altrimenti competivi al Tour di essere ugualmente efficaci. La varietà di geografia, di tracciato, di percorsi. Dumoulin dovrà superare ancora diverse prove per poter salire sul podio di un GT, ma oggi ha passato quella più difficile, e anche come primo della classe. Ora, non deve far altro che restare concentrato, come lo era a 14 km dal traguardo, quando ha schivato la moto della polizia che ha fatto fuori il suo gregario più affidabile, Wilco Kelderman.

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