Peter Kennaugh da solo sul traguardo dell'Alpe D'Huez © letour.fr
Peter Kennaugh da solo sul traguardo dell'Alpe D'Huez © letour.fr

I Just Can’t Get Kennaugh

Sull’Alpe d’Huez fuga in porto per il gregario del team Sky, mentre il capitano Froome prende paga da Porte

Un bel corridore, Peter Kennaugh. Non uno di quelli che sarà mai protagonista di un grande giro, ma uno di coloro capaci di sostenere un capitano in salita, quando serve, e togliersi soddisfazioni personali in occasioni come questa. Quella odierna è la decima vittoria di Kennaugh in carriera, non la più importante forse, ma quella ottenuta sul traguardo più significativo, quello dell’Alpe D’Huez, in realtà non affrontata se non nei chilometri finali, frutto di un disegno alternativo che ha comunque dato sapore alla tappa. Kennaugh ha dovuto piegare gli sforzi dell’ex-compagno di squadra Ben Swift, velocista davvero molto atipico in certe occasioni, mai sembrato così forte in salita da quando sfiorò il successo alla Settimana Coppi e Bartali, due anni fa.

Dietro loro, Richie Porte dimostrava a tutti gli altri di essere in questo momento il più forte in salita: l’australiano rischia davvero di partire al Tour de France da favorito, anche se nell’era dei marginal gains tutto può cambiare tra Tour e Delfinato.

Kennaugh l’inziatore della fuga con Ulissi e Finetto
La Aoste-Alpe D’Huez, coi suoi 168 km e i suoi 6 GPM, è tappa di montagna vera, e risulterà indigesta a molti, specialmente ad alcuni reduci del giro già palesemente fuori forma (Luis Leon Sánchez, Davide Formolo, Franco Pellizotti) che non partiranno o si ritireranno. Tutt’altro piglio per Peter Kennaugh, che inaugura l’attacco decisivo sulla prima delle salite, la facile Côte de Berland, dopo 27 km.

Al corridore del team Sky si aggregano prima Alexis Vuillermoz (AG2R), Jesús Herrada (Movistar), Lennard Hofstede (Team Sunweb), Thomas Degand (Wanty-Groupe Gobert), poi tanti altri, a cominciare dalla maglia a pois Koen Bouwman (Team Lotto NL-Jumbo), Jelle Vanendert (Lotto Soudal), Ignatas Konovalovas (FDJ), Maurits Lammertink (Team Katusha-Alpecin), Antonio Nibali (Bahrain Merida), Simon Clarke (Cannondale), Romain Sicard (Direct Énergie), Scott Thwaites (Team Dimension Data), Ben Swift e Diego Ulissi (UAE Team Emirates), Delio Fernández e Mauro Finetto (Delko Marseille). Un bel fugone insomma, che macina vantaggio sulle prime salite della tappa (dove Bouwman consolida il suo vantaggio), compreso il Col de Porte (a Richie Porte piace questo elemento), fino ad arrivare ai 6 minuti di vantaggio dopo 93 km.

Talansky anticipa il Col de Sarenne
La fase tranquilla della corsa termina a 35 km dall’arrivo, con la Côte de Garcin, salita breve che precede la temibile ascesa al Col de Sarenne, l’ascesa “alternativa” all’Alpe d’Huez. È difatti Andrew Talansky, lanciato da Nathan Brown, a provare l’azione a lunga gittata, per recuperare il terreno perso in classifica nella tappa di ieri; sarà Simon Clarke ad aspettarlo e a dargli una grossa mano a sostenere il tentativo sulla lunga salita alpina, 15.3 km quasi al 7% di pendenza media, e con poco respiro. Davanti, Peter Kennaugh, Delio Fernandez e Jelle Vanendert mettono il piede sull’acceleratore sin dalle prime rampe, costringendo gli altri contendenti non ancora cotti dalla salita a un grosso sforzo per rientrare; tra questi si distngue Ben Swift, primo ad agganciare il trio, e molto più brillante di quello che all’apparenza doveva essere il suo capitano, Diego Ulissi, il quale arriverà molto dopo a fatica, assieme a Jesús Herrada.

Bardet accende la corsa dei big
Negli ultimi 4 km di ascesa il gruppo maglia gialla si anima parecchio: ad un attacco di Guillaume Martin (Wanty) risponde deciso Romain Bardet, saltando il connazionale e andando ad allungare decisamente sul gruppo; Porte e i suoi uomini non reagiscono, verso il finale si presta Valverde per un’accelerata che però vede Fuglsang e lo stesso Porte pronti a rispondere. Sul finale della salita, Kennaugh e Swift riescono a staccare tutti gli altri, venendo tallonati a fatica da Vanendert ed Herrada; Talansky, che era riuscito a guadagnare fino a 2′ sul gruppo maglia gialla, transita a 1’40”, Bardet con l’utilissmo Vuillermoz a 2’10”, il gruppetto Porte a 2’45”. Nel tratto misto che precede gli ultimi 3 km di Alpe d’Huez, Romain Bardet riesce a sopraggiungere su un ormai stanco Talansky, e a farlo collaborare per riportare il margine sul gruppo a oltre un minuto.

Porte insuperabile nel finale
I 3 km finali di salita danno sentenze sin dal principio: Kennaugh stacca il generoso Swift, Bardet fa altrettanto con Talansky e cerca di mantenere più margine possibile sul gruppo che presto o tardi, farà la sua accelerazione. È Fabio Aru, con la maglia bianca Emanuel Buchmann, a scatenare l’ira di Richie Porte, ma il sardo non è in estasi agonistica come nella giornata precedente: quando il tasmaniano accelera, solo Jakub Fuglsang riesce a stargli a ruota; Contador, ieri alle prese con l’allergia, stavolta reagisce bene anche staccandosi, mentre per Valverde e Froome sembra ci sia solo da difendere.

Al traguardo troveremo Kennaugh vincente, con Ben Swift staccato di 13″; ben staccati gli altri, Jesús Herrada arriva a 1’11” e Jelle Vanendert a 1’13”, con Romain Bardet appicciato alla ruota a 1’14”. Il francese guadagna 32″ su Richie Porte e Jakub Fuglsang a 1’56”, gli altri arrivano a poca distanza, ma staccati: lo stremato Talansky anticipa Alberto Contador a 2’04”, Aru e Daniel Martin giungono a 2’13”, Valverde, Meintjes, Buchmann e Froome a 2’19”.

E domani si lotta ancora per il podio
La nuova generale vede incrementare a 1’02” il vantaggio di Richie Porte su Chris Froome, con Jakub Fuglsang che si avvicina pericolosamente a 1’15”; Fabio Aru sorpassa Alejandro Valverde, passando al quarto posto a 1’41”, mentre il murciano è a 1’43”. Romain Bardet risale fino alla sesta posizione a 2’07”, Daniel Martin è a 2’31”, e Alberto Contador, penalizzato di 20″ per un rifornimento irregolare, scivola in ottava piazza a 2’35”. La maglia bianca Buchmann nono a 2’53”, mentre Talansky approda in top ten ma resta lontano, a 3’43”.

Allo stato attuale delle cose Richie Porte non sembra attaccabile. È il più forte in salita, la squadra attorno a lui è sufficiente e gran parte dei rivali sembrano abbastanza appannati. Tuttavia, la tappa di domani non è da prendere sottogamba, anche per la breve distanza: 115 km separano Albertville da Plateau de Solaison. 4 salite da affrontare: Saisies, Aravis e Colombière, prima dell’asperità finale. Lo spazio per attaccare dalla distanza c’è, ed è probabile che più di qualcuno voglia testare la tenuta del tasmaniano in vista del Tour de France.

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