Joseph Areruya vince a Osimo © Giro d'Italia under 23
Joseph Areruya vince a Osimo © Giro d'Italia under 23

A Osimo Areruya, poi per Hamilton è alleluia

Giro d’Italia under 23, vittoria storica per il ruandese al mattino, l’australiano vince la cronometro. Sivakov resta in rosa

Giunti al momento cruciale della corsa possiamo ben dirlo: Davide Cassani ha realizzato un capolavoro. Che il tracciato disegnato dal commissario tecnico fosse tutto meno che banale era assodato ma probabilmente lo spettacolo che sta regalando questo Giro Under 23 sta superando tutte le più rosee aspettative. Mai nessuna giornata trascorsa banalmente, mai ordini d’arrivo scontati e una lotta per il successo finale che si fa senza dubbio appassionante.

Sapevamo fin dall’esordio che sarebbe stato un Giro caratterizzato dall’internazionalità ma nel suo piccolo nella mattinata di quest’oggi è stata scritta una nuova pagina di storia di questo sport che magari ci troveremo a ricordare con piacere tra qualche stagione: nell’impegnativo finale di Osimo, dove tutti si sarebbero attesi principalmente i big della generale, è ad un tratto spuntata la sagoma di un ragazzo di colore, che ha compiuto 21 anni lo scorso primo gennaio e che finora aveva saputo far parlare di se soprattutto nelle varie gare a tappe del continente africano a cui aveva preso parte. Il suo nome è Joseph Areruya, uno dei tanti talenti di una Dimension Data for Qhubeka che si sta disimpegnando alla grande in questa corsa rosa (il leader degli scalatori è infatti il sudafricano Nicholas Dlamini) e che probabilmente mai si sarebbe aspettato una gioia simile.

Figlio di un ex ciclista entrato in contatto con Adrien Niyonshuti, il biker e stradista ruandese che negli scorsi anni si è rivelato il vero e proprio pioniere ciclistico per la propria nazione, fondando un’Academy in grado di far crescere i migliori giovani del Paese (tra cui proprio Joseph), finora era reduce da una dura ma utilissima esperienza alla Vuelta a Colombia (in cui in qualche tappa se l’era cavata discretamente) e da un impatto duro col ciclismo europeo, a cui necessitava ancora di dover prendere le misure. Il grande risultato odierno ha dimostrato come si siano già fatti molti passi da gigante e che, in generale, il continente africano sia in grado di offrire atleti dalle prestazioni sempre meno risibili (ovviamente per chi giudica le cose con una certa superficialità) ma che, con la dovuta preparazione e l’opportuno accumulo di esperienze di gare, può giungere a risultati notevolissimi.

La giornata odierna ci ha però dato anche altre due importanti indicazioni: la prima è che l’australiano Lucas Hamilton, su cui ieri si erano diffuse addirittura notizie di un possibile forfait post caduta, in realtà sta benissimo e che ha sfruttato come meglio non avrebbe potuto la frazione a cronometro, in cui gli australiani si sono spesso rivelati maestri (non a caso, prima di quest’oggi, l’ultimo ad imporsi in una prova contro il tempo del Giro Under era stato un certo Richie Porte) e tornare prepotentemente in gioco per il successo finale.

La seconda è che Pavel Sivakov questa maglia rosa non la mollerà tanto facilmente e, grazie ad una difesa assolutamente egregia, giunge alle ultime decisive frazioni con il simbolo del primato ancora indosso e con un margine discreto, seppur non esagerato, da gestire. Mettiamoci anche che l’ucraino Padun, che al mattino vedeva il suo distacco dalla rosa attestato ad appena 2”, ha concluso questa giornata con il gap cresciuto a 45” e che quindi sarà inevitabilmente costretto ad attaccare per cercare di far saltare il banco e comprendiamo ulteriormente come il finale che ci aspetta potrebbe essere assai pirotecnico. In tutto questo la speranza è che anche l’Italia, ulteriormente demoralizzata a livello di risultanze dal forzato abbandono di Matteo Fabbro, possa finalmente riuscire a battere un colpo per non concludere la corsa con uno zero in parte prevedibile ma che potrebbe comunque avere il suo peso, specialmente alla luce dei risultati odierni.

Ripartono in 156, subito dieci in fuga dopo il via
Scongiurato fortunatamente, come già anticipato, anche il ritiro dell’australiano Lucas Hamilton, il Giro Under è ripartito di prima mattina da Senigallia per la prima semitappa in linea della quinta giornata di gara. Oltre a Matteo Fabbro, costretto a lasciare a causa della frattura della clavicola, non hanno preso il via neppure il belga Menten della Lotto Soudal e il britannico Wood del Team Wiggins mentre strada facendo ha alzato bandiera bianca anche lo statunitense Willian Barta, lasciando così l’Axeon con appena tre corridori in gara.

La partenza è stata subito rapida e sono bastati poco più di cinque chilometri per dar vita alla fuga buona, caratterizzata da dieci atleti: in testa si sono ritrovati l’olandese Bram Welten (BMC), il colombiano Alvaro Hodeg (in gara con la propria nazionale), il russo Stepan Kurianov (Gazprom), il neozelandese James Fouche (Cycling Team New Zealand) e gli italiani Simone Bevilacqua (Zalf), Imerio Cima (Viris Maserati), Francesco Pilicano (Vejus), Thomas Zanotto (Cycling Team Friuli), Eros Colombo (Palazzago) e Marco Ranieri, titolare della maglia nera riservata all’ultimo in classifica, della Cipollini Iseo.

Per loro il vantaggio massimo ha superato di poco il minuto e dieci, poi il gran lavoro effettuato da soprattutto da Colpack, Unieuro, General Store e dalla BMC di Sivakov ha ridotto sensibilmente il gap. L’inseguimento è stato coronato positivamente dopo il primo passaggio da Osimo e appena dopo il traguardo Intergiro di Osimo Stazione, dove il colombiano Hodeg è transitato per primo davanti a Bevilacqua e Cima ed ha così soffiato la maglia azzurra al francese Turgis.

Ci provano in 5, poi scatta Areruya e va a fare la storia

Superato anche il secondo passaggio da Osimo, valido come GPM di terza categoria (a transitare per primo il sudafricano Dlamini, leader della graduatoria), la corsa ha vissuto su una certa frenesia e quando restavano da percorrere meno di venti chilometri si è venuto a comporre, gradualmente, un drappello di cinque atleti: primo a scattare il “solito” Mattia Bais del Cycling Team Friuli, raggiunto dapprima dal polacco Cezary Grodzicki della Palazzago e dal tunisino Maher Tounsi dell’Altopack, a cui si sono uniti anche Raffaele Radice del Delio Gallina e il colombiano Sergio Martínez, quest’ultimo uno dei grandi delusi di questo Giro Under 23. Per loro un vantaggio massimo di circa 30” ma con il gruppo, in cui si sono mostrate particolarmente attive Colpack e Hopplà, pronto a rifarsi sotto.

Proprio quando la corsa affrontava per l’ultima volta il duro strappo dell’Abbadia (pendenze fino al 16%) si è prodotto in uno scatto al culmine dell’ascesa il ruandese Joseph Areruya, che ha subito guadagnato circa dieci secondi ed ha continuato a spingere con convinzione fino al traguardo. Da dietro si sono mossi soprattutto il neozelandese Mudgway e il bielorusso Vlasov mentre nel gruppo, con tutti i big nelle posizioni d’avanguardia, è prevalso il controllo. L’azione di Areruya si è però mostrata abbastanza efficace e nonostante la durissima rampa al 18% in pavé negli ultimi 500 metri potesse costituire un ostacolo fatale, il giovane talento africano della Dimension Data è riuscito a resistere e ad arrivare tutto solo sul traguardo nella semitappa che celebrava Michele Scarponi, andando così a cogliere la prima storica vittoria di un atleta ruandese in corse europee.

In seconda posizione, a 2”, ha chiuso il forte passista russo Nikolay Cherkasov della Gazprom, che concluso davanti all’australiano Robert Stannard della Mitchelton Scott e al colombiano Jhon Rodríguez, entrambi evasi assieme a lui poco prima dell’ultimo chilometro e giunti a 3”. A 6” invece sono giunti i primi della generale, con un brillante Mark Padun che è andato a cogliere la quinta posizione davanti ad un Lucas Hamilton decisamente in buona condizione e al primo degli italiani, vale a dire l’ex tricolore juniores Cristian Scaroni, portacolori della Viris Maserati. A seguire la maglia rosa Pavel Sivakov, il belga Jasper Philipsen e il redivivo Neilson Powless. Bene tra gli azzurri anche Corradini (12esimo), Prandini (13esimo), Tagliani (16esimo) e Conci (19esimo) mentre ha perso qualche secondo l’australiano Hindley (cronometrato a 12”), così come Fortunato (14” di ritardo), Raggio e Zilio (a 17”) e il bielorusso Riabushenko, particolarmente atteso su un simile traguardo, giunto a 25”. Nella generale poche modifiche sostanziali e tutto rimandato quindi alla cronometro del pomeriggio.

A cronometro Hamilton vola ma Sivakov si difende. Bene Baccio
Erano 14 i chilometri da percorrere contro il tempo con partenza e arrivo nella frazione osimana di Campocavallo, col tracciato caratterizzato da una partenza con un tratto in leggera salita da affrontare e seguito da una seconda parte tutta a vantaggio dei grandi specialisti. Dopo la partenza della maglia nera Ranieri, avvenuta alle ore 15, la prima prestazione di un certo rilievo è stata quella del polacco Grodzicki, che ha fermato il cronometro sui 18’30”. A far meglio dell’atleta della Palazzago ci ha però pensato l’olandese Julius van den Berg della SEG Racing, che con 18’06” ha fatto segnare il miglior tempo.

A quel punto però il caldo pomeriggio marchigiano è sembrato poter regalare finalmente una gioia per i colori italiani: il siciliano Paolo Baccio, atleta della Mastromarco e accreditato delle migliori doti da cronoman tra i nostri, ha subito effettuato una partenza notevole, transitando in 10’47” all’intertempo posto in località San Sabino e proseguendo di gran carriera verso il traguardo. Il 17’56” fatto segnare sul traguardo a quasi 47 chilometri orari di media è parsa subito una prestazione assolutamente degna di nota, che lo ha inserito decisamente nel novero di coloro in grado di lottare per il successo di tappa. La gioia per la bella prestazione del siciliano però si è tramutata presto in disappunto per la grande prova offerta dal forte passista belga nonché figlio d’arte Senne Leysen, portacolori della Lotto Soudal che ha onorato al meglio la propria maglia di campione nazionale riuscendo a far meglio di Baccio per appena 3”, prendendosi così la leadership provvisoria col tempo di 17’53”.

La prestazione del belga è apparsa a lungo difficilmente battibile e, nel mentre, le partenze andavano via via riducendosi, coinvolgendo tutti i primi della generale fino a Pavel Sivakov. Chi su questa prova contro il tempo confidava molto era l’australiano Lucas Hamilton, campione nazionale d’Oceania in linea e grandissimo protagonista in Europa per tutta la prima parte di stagione, in cui è riuscito ad accumulare podi in serie (secondo ad Trofeo Edil C, Belvedere e Recioto, terzo a Liegi U23 e Toscana-Terre di Ciclismo): partito subito forte (10’32” all’intertempo), il leader della Mitchelton Scott ha continuato a spingere, guadagnando ulteriormente nella seconda parte, fino a fermare il cronometro sul tempo di 17’45” alla ragguardevole media di 47,296 km/h che gli sono valsi il miglior tempo assoluto.

È parso quindi molto complicato riuscire a battere l’atleta australiano ed il solo ad avvicinare la sua prestazione è stato il britannico Scott Davies del Team Wiggins, che con 17’51” ha fatto segnare il secondo miglior tempo, chiudendo con un ritardo di 6”. Non restava quindi che attendere la prova degli ultimi due atleti a partire, ovvero l’ucraino Padun e il russo Sivakov: il primo, prevedibilmente, ha pagato il tracciato assai più favorevole agli specialisti puri, anche se i 53” di ritardo accusati all’arrivo sono parsi un po’ troppi; Sivakov invece non ha minimamente risentito della pressione, gestendo molto bene lo sforzo e chiudendo col tempo di 17’55”, 10” più lento rispetto ad Hamilton per la quarta posizione assoluta alle spalle di Leysen (8” di ritardo per il belga), riuscendo così a difendere le insegne del primato.

A seguire hanno completato la top ten della semitappa Neilson Powless (5° a 11”), il bravo Paolo Baccio (sesto col medesimo distacco), quindi Jay Hindley (a 18”), Julius Van Den Berg (a 21”), Nikolay Cherkasov (a 21”) e Joao Almeida (a 27”). Molto buona la prova di Nicola Conci, giunto in dodicesima posizione con un ritardo di 32” mentre Filippo Tagliani ha concluso in ventesima posizione a 47”. Detto del distacco patito da Padun (lo stesso dello svizzero Muller della BMC), ha perso terreno anche il talentuoso Philipsen, che ha tagliato il traguardo con un ritardo da Hamilton di 58”. Da segnalare che due atleti sono finiti fuori tempo massimo: Alessio Nunziata del Team Snep Focus e Francesco Di Felice del Team Altopack, i cui distacchi di gran lunga superiori ai 20 minuti si spiegano con l’essersi presentati con vari minuti di ritardo alla partenza della cronometro, leggerezze pagate a caro prezzo purtroppo.

Sivakov resiste in rosa ma Hamilton non molla. Conci risale
In virtù della cronometro pomeridiana la nuova classifica generale vede ora Pavel Sivakov sempre al comando ma con un vantaggio di 14” nei confronti di Lucas Hamilton, 24” sul britannico Scott Davies e 26” su Jay Hindley. Proprio il poter giocare ben due carte nella classifica generale potrebbe rappresentare una delle chiavi di volta per la Mitchelton Scott, così come il ritardo attuale di 45” che l’ha fatto scivolare in quinta posizione potrebbe spingere l’ucraino Mark Padun ad una corsa maggiormente aggressiva.

Decisamente molto bene è uscito da questa giornata Nicola Conci, che grazie alla buona prova offerta nel pomeriggio è risalito fino alla settima posizione a 2’23” da Sivakov: il talentuoso trentino rappresenta al momento la più concreta speranza italiana di buon risultato e visto il distacco di una certa entità dalla vetta potrebbe anche godere di una certa libertà d’azione. Non ancora tagliati fuori da un possibile post in top ten neppure Lorenzo Fortunato (13esimo a 3’06”), Luca Raggio (14esimo a 3’13”) e Giacomo Garavaglia (17esimo a 3’37”) ma ogni discorso, a questo punto, pare rimandato alla sfida finale di Campo Imperatore.

Con maglia rosa, bianca, rossa e verde immutate e con la maglia blu sulle spalle del colombiano Hodeg dalla mattinata, il Giro Under 23 ripartirà domattina dall’Abruzzo per la penultima frazione da Francavilla al Mare a Casalincontrada di 133,2 chilometri. Una frazione ondulata con poco respiro e con il circuito finale che prevederà due passaggi (oltre all’arrivo) in cui affrontare un impegnativo strappo al 13%, che obbligherà tutti i favoriti a prestare la massima attenzione, per non perdere terreno prezioso in vista del gran finale. Vista la particolare tipologia della tappa però non è escluso che ogni discorso inerente i giochi di classifica venga rimandato all’ascesa di Campo Imperatore e che quindi possano essere i fuggitivi a godere di una giornata di gloria.

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