La volata di Elia Viviani ad Amburgo © Twitter
La volata di Elia Viviani ad Amburgo © Twitter

Per Elia una rivincita europea

Ad Amburgo è vittoria netta: messi in fila i migliori velocisti al mondo. La più importante vittoria in linea prima dell’addio alla Sky

Così si ragiona. Ad Amburgo Elia Viviani mette a posto una stagione, la sua prima completamente dedicata alla strada, finora caratterizzata più da delusioni che da successi, e più da voci di mercato che da certezze. Un’annata molto attesa proprio per via del cambiamento radicale del suo tipo d’impegno, e che aveva finora tradito le attese. Complice anche il calendario un po’ spastico, che in una squadra che punta tutto sul conquistare i GT non gli ha permesso di partecipare a nemmeno uno dei GT stagionali: cosa che ha spinto Sky e Viviani a prendere due direzioni diverse, non senza che l’atleta veronese fosse al centro di audaci voci di mercato, con giornalisti che lo volevano alla UAE di Saronni già in settembre. Così non è stato, come possiamo constatare oggi, e nella girandola di velocisti che ha infiammato il mercato nelle ultime settimane Viviani ha pescato lo slot della Quick Step, una squadra dove forse non risolverà tutti i suoi problemi di spazio, visto che ritroverà il rivale su pista Fernando Gaviria, valutato già da due anni come potenziale vincitore della sua corsa preferita, la Sanremo, ma nella quale si ritroverà senz’altro a suo agio a livello tecnico e non troverà gli stessi problemi incontrati alla Sky.

Detto questo, il comportamento sia di Viviani che del team in giornata è stato esemplare, alla luce della VivianExit. Il veronese, reduce dal bruciante argento all’Europeo di Herning, ha disputato una volata perfetta, ma i compagni hanno corso totalmente al suo servizio, con Danny Van Poppel, il più veloce di loro, che dimostrava una gamba subilme inseguendo Sonny Cobrelli sul Waseberg (attenzione al ragazzo olandese per Bergen, a questo punto), per poi lanciare una volata furba ed impeccabile, per la quale però serviva una gamba al 100%: Elia non ha tradito le attese.

Fuga a 2 e pioggia nella prima fase
Come da consuetudine recente, la EuroEyes Cyclassics di Amburgo è risultata sonnecchiante per gran parte del suo percorso, anche se l’edizione appena passata è risultata una delle più interessanti in tempi recenti, come vedremo poi. L’onere di mettersi in mostra nella prima parte è affidato a due est-europei, l’arrugginito velocista russo Nikolai Trusov (Gazprom-Rusvelo) ed il giovanissimo polacco Kamil Malecki (CCC Sprandi), classe 1996: un vantaggio massimo di 6 minuti, poi verranno ripresi a 58 km dall’arrivo quando, entrando nel circuito del temibile Waseberg, la corsa entrerà nel vivo. Nella fase iniziale è invece la pioggia battente a rendere dura la gara, cosa che condizionerà la gara anche nelle fasi finali visto che l’asfalto rimarrà umido nei tratti boschivi, favorendo qualche scivolone di troppo.

La BMC scompagina per Van Avermaet
In un panorama che vede fin troppe squadre impegnate con un velocista di grido, non arrivare in volata è impresa ardua per le altre formazioni. Per fortuna una di queste squadre è la BMC ed ha Greg Van Avermaet, il quale è deciso a fare di tutto per scompigliare le carte in gara: così quando a 45 km dall’arrivo si muove il norvegese Truls Ove Korsaeth (Astana), accompagnato dal tedesco Jonas Koch (CCC Sprandi), a portarsi sul tentativo e a dargli spinta è il campione svizzero Silvain Dillier (BMC). In realtà l’azione non spaventa particolarmente il gruppo, che resta allargato e tiene il tentativo a non più di 30″ di distanza. Vista la non sufficienza dell’azione, È Van Avermaet in prima persona a muoversi a 27 km dall’arrivo, dopo il secondo passaggio sul Waseberg: l’accelerazione del belga provoca una rottura nel gruppo, con una decina di atleti in avanscoperta, ma la presenza di molteplici stopper (ad esempio Mathieu Ladagnous per la FDJ) e addirittura di velocisti (quali Andrè Greipel e anche un attento Niccolò Bonifazio, per la Bahrain-Merida che si rivelerà un ottimo alleato della BMC), scoraggia quei pochi che avevano velleità di fuga. Restano dunque i tre davanti, sempre a tiro.

Colbrelli infiamma il Waseberg, Ewan tenta il colpaccio
Sull’ultima ascesa al Waseberg è Sonny Colbrelli a prendere l’iniziativa: il bresciano supera i tre fuggitivi e scollina in testa al muro, con un encomiabile Danny Van Poppel a tallonarlo. L’azione fa male ed il gruppo si spezza, facendo sì che una ventina di corridori restino davanti (niente da fare invece, come si poteva immaginare, per Marcel Kittel, totalmente fuori condizione): e all’interno del gruppo, oltre a Greg Van Avermaet, Dillier, Marco Marcato (UAE) e Grega Bole come uomo veloce della squadra di Colbrelli, ci sono ottimi velocisti come Carlos Barbero (Movistar), per il quale si spende Jasha Sütterlin, anche a livello di incitamento, e soprattutto Caleb Ewan, vincitore dell’ultima edizione. È proprio l’Orica a spingere sull’azione, rischiando il tutto per tutto: Matthew Hayman accelera dopo il Waseberg per spingere gli altri a tirare e Daryl Impey si inserisce regolarmente nei cambi. È un’ottima azione, sembra la volta buona dopo tanto tempo che la classica di Amburgo possa non concludersi in volata, ma gli entusiasmi dei fuggitivi si spengono quando nel gruppo riescono a riorganizzarsi Bora, FDJ e Cofidis per ricucire sullo strappo.

La volata perfetta del team Sky
Greg Van Avermaet e Colbrelli sparano le rispettive ultime cartucce, Sonny per ultimo a 5 km all’arrivo, ma è ormai inevitabile la volata. I vari gregari si lanciano nelle rispettive posizioni, l’ultimo uomo Bora, Rudiger Selig, si piazza in testa negli ultimi 500 metri: è ancora Danny Van Poppel a risultare decisivo, “rubando” la ruota del suo apripista a Sam Bennett; finito il lavoro di Selig, Van Poppel si scosta subito e parte Viviani con un tempismo perfetto, ai -200. La volata è perfetta e nessuno riesce ad avvicinarsi. Con un’accelerazione ed un colpo di reni Arnaud Démare (FDJ) riesce all’ultimo a soffiare il secondo posto a Dylan Groenewegen (Lotto NL), mentre il campione europeo Alexander Kristoff (Katusha) ed André Greipel (Lotto Soudal) chiudono fuori dal podio.
Al sesto posto, un sempre rapido Maximilian Richeze (Quick Step), chiamato al difficile compito di sostituire Kittel last minute; segue Jesper Stuyven (Trek), lo sloveno Marko Kump, velocista di una UAE presente in forze ma disorganizzata nel finale, un ancora deludente Nacer Bouhanni (Cofidis) ed il francese Rudy Barbier (Ag2r) appena davanti al beffato Bennett. Dopo Viviani, il miglior italiano è Niccolò Bonifazio, quattordicesimo appena davanti al suo apripista Heinrich Haussler, scompostosi dopo un contatto con un altro atleta; ma il tedesco può essere comunque contento della sua prestazione, considerando gli interminabili malanni al ginocchio che lo stanno portando a un passo dal ritiro.

Amburgo torna la classica degli italiani
Con questa vittoria, la settima per i colori azzurri in 22 anni di storia, la Classica di Amburgo si conferma la corsa degli italiani, che ne dominano l’albo d’oro. La spiegazione di questo primato sta nel fatto che la corsa è nata come prova di Coppa del Mondo negli anni d’oro del ciclismo azzurro, per quanto concerne le classiche; difatti il successo mancava da 10 anni, quando Ballan con un colpo da finisseur anticipò Freire. Per Viviani è senza dubbio un traguardo importante, che può motivarlo a conseguire risultati ancora più importanti su terreni non facili: non è ancora un corridore da grandi classiche ma ha tutti i mezzi per diventarlo, e l’età è dalla sua.

 

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