Stefan Denifl vince a Los Machucos © Bettiniphoto
Stefan Denifl vince a Los Machucos © Bettiniphoto

Contador-Nibali, prove tecniche di ribaltone

Clamoroso alla Vuelta, Froome paga dazio, Vincenzo recupera 40″. Tappa a Denifl, secondo un grande Pistolero

E ora come la mettiamo? Facciamo un fagottino di tutto quello che abbiamo pensato dopo la crono di ieri e lo buttiamo nel cesto delle cause perse, delle previsioni sballate, delle convinzioni frustrate? Lo faremmo, se non fossimo vaccinati da lunga frequentazione del ciclismo, se non conoscessimo i risvolti più spettacolari e appassionanti di questo sport, se non sapessimo da una vita che ogni giorno non è uguale all’altro, e che quello che oggi è dogma domani può tranquillamente diventare carta straccia.

Mentre invece quel che ieri era eresia diventa di colpo teoria e poi pratica e poi verità. Chris Froome imbattibile? Sì, forse, ma aspetta un attimo, un momento, frena frena frena, qui i conti non tornano, non tutti perlomeno. Chris Froome battibile, allora? Sure, Sir.

Chris Froome oggi ha preso una bambola di quelle pesanti, e se la bambola si gonfierà nei prossimi giorni i suoi avversari godranno di brutto. Oddio, il paragone è ardito come un sextoy, ma quanti tifosi di Vincenzo Nibali e Alberto Contador oggi avranno vissuto una mezz’oretta di giubilo, di gloria, di estasi addirittura? Dopo quasi tre settimane di preliminari, ci stava pure…

A Los Machucos Alberto Contador ha dato fuoco all’immaginazione e ha fatto diventare realtà quello che in tanti speravano (non certo gli aficionados di Chris), facendo emergere col suo attacco lanciato a 6 km dal traguardo i limiti di giornata della maglia rossa. Quei limiti che sarebbero rimasti forse nascosti se nessuno avesse misurato la febbre al leader della Vuelta a España. Come nascosti rimasero – tanto per fare un esempio – al Tour de France, sui Pirenei, sulla strada per Peyragudes, laddove un Froome in difficoltà non venne attaccato, e i suoi avversari non si accorsero della reale situazione, e il britannico si salvò.

La scena di oggi la ricorderemo a lungo, perché vedere il capitano della Sky circondato da supergregari che quasi lo devono attendere, e non per un guaio meccanico o di altra natura, ma perché semplicemente lui non ne ha, è un momento topico della stagione, o forse proprio dell’intero ultimo lustro.

Poi magari scopriremo che si era trattato solo di una giornata no, e nei prossimi giorni Froome tornerà a regime, e risponderà da par suo agli attacchi che – certo – non mancheranno. Ma oggi non è solo il risultato della strada a pesare. Soprattutto è lo strascico che questo risultato lascia, a diventare centrale per i destini della Vuelta 2017.

Centrale perché ormai i cacciatori sentono l’odore della preda, e non avranno remore, già da domani, dalle salitelle del finale di tappa, a far scattare la tagliola su colui che fin qui è stato lepre. Uno dei futuri possibili è che potremo vivere tre giornate di ciclismo totale, totale nel senso del calcio olandese degli anni ’70; e quindi spettacolare, fantasioso, appagante sotto tutti i punti di vista.

Da italiani fa sensazione che al centro della scena, una volta di più, insieme a Froome e a Contador e a qualche altro più marginale (tipo Zakarin o López; o Kelderman, se resisterà), ci sia Vincenzo Nibali. Il siciliano è secondo in classifica (a poco più di un minuto da Froome), ed è primo con Contador nella graduatoria dei corridori attesi al supremo tentativo, quello del ribaltone generale. Un tentativo che potrà andare in onda domani, o venerdì, o sabato, o tutti e tre i giorni insieme (ora proverà uno, ora l’altro), e che potrebbe produrre come risultato nientemeno che un’altra vittoria dello Squalo in un GT. Scenario per qualcuno impensabile, fino ad ora. Qualcuno che però conosce poco Nibali, evidentemente.

 

Fuga con De Marchi e Villella, e nebbia sulle vette
Pioggia prevista all’arrivo (e sulle altre vette di giornata), non partiti Daniel Oss (BMC) e Lennard Kämna (Sunweb) dopo la buona crono di ieri, 180 km da coprire con Chris Froome padrone di tutte le maglie tranne quella a pois dei Gpm, e nella 17esima tappa della Vuelta a España 2017, Villadiego-Los Machucos di 180 km, ad andare in fuga è stato proprio l’uomo a pois, uno dei più combattivi della corsa: Davide Villella. Il corridore della Cannondale-Drapac ha dovuto in realtà faticare per accodarsi – insieme a Julian Alaphilippe (Quick-Step Floors) – a un quartetto che si era già mosso dal km 6, composto dall’ormai immancabile Alessandro De Marchi (BMC), da Dani Moreno (Movistar), Stefan Denifl (Aqua Blue Sport) e Magnus Cort Nielsen (Orica-Scott). I due fuggitivi tardivi sono rientrati al km 26, e il sestetto è poi rimasto unito fino al Gpm del Portillo de Lunada, vinto (ovviamente) da Villella medesimo.

In quel momento mancavano 73 km al traguardo, gli attaccanti avevano da tempo superato l’apice della loro azione (vantaggio massimo 9’10” al km 63, ai -117), e il loro margine era stato potentemente eroso dal lavoro dell’Astana, andata a tirare in luogo della Sky ai -110. All’Astana ha dato una mano la Bora-Hansgrohe, interessata alla prospettiva di lanciare Rafal Majka sulle due salite finali, ma il polacco si è staccato sulla discesa del Portillo de Lunada, complicandosi così la giornata.

Perché parliamo insistentemente del citato Gpm? Perché è stato lo spartiacque di giornata. In cima il gruppo maglia rossa è transitato a 3’23” dai primi, ma in discesa le cose sono cambiate: più che pioggia, c’era un nebbione che impediva la visibilità dai 30 metri in su, e per esempio proprio Villella ha perso contatto dagli altri fuggitivi.

Ma quel che più è interessante, dietro la Bahrain Merida di Vincenzo Nibali (con lo Squalo in prima persona, e poi coi suoi uomini, a partire da Valerio Agnoli) ha alzato il livello dello scontro, mettendo in fila indiana il gruppo e rendendo la picchiata più pericolosa di quanto non fosse di suo (anche l’asfalto non pareva il massimo). Però, a parte una selezione di grado minore (nel senso che non ha coinvolto uomini di classifica), e un ulteriore balzo verso i fuggitivi, altri risultati il messinese non ne ha raggiunti, nell’occasione.

Dopodiché, anche la Orica, nel fondovalle, ha dato una mano a tirare, con l’intento di preparare il terreno a Esteban Chaves, e si è approdati al Puerto de Alisas (inizio salita ai -28) con 2’30” tra i battistrada e il gruppo maglia rossa. Majka, supportato dall’intero team Bora (i suoi compagni che erano nel primo gruppo si erano fermati per aspettarlo) è rientrato nella prima parte di salita, ai -26.

 

Stefan Denifl, una vittoria che imperla una carriera
Sul Puerto de Alisas qualcosa si è mosso, e Nibali è andato all’attacco… Antonio, però. Andiamo con ordine. I primi a rompere l’equilibrio sono stati gli Orica, con un allungo a due Adam Yates-Esteban Chaves, andato in scena ai -24. Nei due chilometri successivi si sono via via accodati David De La Cruz (Quick-Step) e Antonio Pedrero (Movistar), poi appunto Antonio Nibali (Bahrain) con Jarlinson Pantano (Trek-Segafredo), quindi Pello Bilbao (Astana) e ancora Jaime Roson (Caja Rural-Seguros RGA), ma il gruppo tirato dalla Sky non si è scomposto più di tanto, visto che i contrattaccanti non sono riusciti a guadagnare più di 10″, e infine sono stati ripresi a circa un chilometro dalla vetta, ai -19.

Il drappello al comando, perso lungo la scalata Cort Nielsen, è scollinato (Denifl in testa) ai -18 con 1’20” sul gruppo, che al passaggio è stato anticipato di qualche metro da Luis Maté (Cofidis), Giovanni Visconti (Bahrain) e Jack Haig (Orica). Quest’ultimo ha poi staccato gli altri due nei primi metri di discesa, e ha trovato strada facendo il compagno Cort Nielsen, col quale ha proseguito fino all’inizio della scalata finale, approcciandola a 35″ dai primi, col gruppo arrivato a 1’20”, tirato a fine discesa dai Bahrain.

Il primo dei 7 chilometri di Los Machucos è servito a prendere confidenza con le pendenze estreme di questa salita, ma già ai -6 ha iniziato a succedere di tutto. Dani Moreno è stato il primo ad allungare, là davanti (intanto De Marchi e poi Alaphilippe saltavano), ma Stefan Denifl è stato bravissimo a gestirsi e a rientrare sullo spagnolo a 5.6 km dalla vetta. Mezzo chilometro di coabitazione, e l’austriaco ha allungato in vista dei -5. Da lì all’arrivo non ha più perso un colpo.

Il corridore dell’Aqua Blue Sport ha regalato al proprio team la prima vittoria in un GT, e a se stesso un’esperienza impossibile da cancellare dal database mentale: a 29 anni sta vivendo la stagione della vita, e dopo il Tour of Austria conquistato a luglio ha centrato oggi il successo più importante in carriera, riuscendo a tenersi dietro il fior fiore dei big dei grandi giri. Scusate se è poco.

 

Contador attacca, Froome annaspa, Nibali attende
Ma vediamoli, questi big. Torniamo ai -6 e al momento in cui nel gruppo maglia rossa le acque hanno iniziato a muoversi (o a rompersi, se vogliamo parlare dello spettacolo conclusivo come di un parto a lungo atteso…). Lo scatto di Pantano ai -6.6 aveva confermato che anche oggi Alberto Contador aveva intenzioni bellicose. Ai -6.3 si era mosso Miguel Ángel López (Astana). Ai 6.1, ecco l’allungo del Pistolero, che si è portato sul colombiano. A quel punto ci si è resi conto che Chris Froome non era in testa al gruppetto degli uomini di classifica, ma stava perdendo posizioni, circondato dalla guardia armata Sky.

Non si trattava del consueto elastico made in Froomeland, ma di un vero e proprio processo di de-carburazione. Chris perdeva colpi, perdeva lucidità, perdeva altre posizioni. E davanti a lui, a un certo punto, ecco formarsi il buco, destinato a diventare un crepaccio col passare dei minuti.

Vincenzo Nibali non si è fatto prendere dall’ansia da prestazione, ma ha continuato a salire regolare, imponendo un ritmo (quando toccava a lui di tirare, e cioè: spesso) che era tenuto da pochi avversari: Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), Wilco Kelderman (Sunweb), Michael Woods (Cannondale), David De La Cruz, Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo), Richard Carapaz (Movistar) e Majka. Anzi, c’era pure Franco Pellizotti, a dare supporto morale al capitano della Bahrain prima di staccarsi con Carapaz ai -4. Non c’era invece Fabio Aru (Astana), che si era staccato praticamente con Froome, perdendo poi contatto pure da lui.

Più avanti c’erano sempre Contador e López, ma la coppia è scoppiata ai 5.4, allorquando il madrileno si è liberato della compagnia del giovane collega. Alberto ha raggiunto prima De Marchi, poi Alaphilippe e Haig, poi ai 3 km Moreno. Davanti a lui restava solo Denifl con una quarantina di secondi di vantaggio, ma abbiamo già scritto che da lì all’arrivo l’austriaco è stato eccezionale nell’autogestione delle forze, sicché la gioia della vittoria è stata ancora negata al capitano della Trek, il quale ha fatto comunque il pieno di ovazioni lungo la scalata, conclusa con un secondo posto un po’ beffardo.

 

L’allungo di Vincenzo, il pesante ritardo di Froome
Mentre Contador continuava a macinare, alle sue spalle continuavano le scosse di assestamento. Nibali ha atteso i 3 km prima di dare fondo alle proprie energie di giornata: lì, a 3000 metri dall’arrivo, il siciliano ha forzato, e ha disintegrato il gruppetto. Solo Zakarin e (con più difficoltà) Majka sono riusciti a rientrare su Vincenzo in un secondo momento (ai 2.5 km), e il terzetto ha proceduto molto bene, con il russo interessato a collaborare visto che aveva staccato Kelderman, rivale diretto per il podio. Woods pure era lì in zona ma faceva l’elastico.

Ai due chilometri il trenino ha ripreso López, che si è messo comodo a ruota (per quanto comodi si potesse stare su questa salita), ai 1500 metri anche Moreno è stato risucchiato, e infine la strada spianava, e la volata per il terzo posto ha visto la reviviscenza di MAL, che è scattato precedendo Nibali, Zakarin e Majka nell’ordine, e soffiando loro l’abbuono di 4″.

Il distacco di Contador da Denifl è stato di 28″; López e gli altri che erano con lui sono transitati a 1’04” dal vincitore; vediamo gli altri: a 1’13” è arrivato Woods, a 1’17” Moreno, a 1’19” Kelderman, a 1’42” De La Cruz, Kruijswijk e Haig. E solo a 1’46” è arrivato Chris Froome, scortato da Mikel Nieve. Il capitano della Sky ha perso quindi oltre 40″ da Nibali e quasi 1’20” da Contador.

In classifica Froome resta al comando, ma il suo vantaggio su Nibali, secondo, scende a 1’16”; seguono a 2’13” Kelderman, a 2’25” Zakarin, a 3’34” Contador, a 4’39” López, a 6’33” Woods, a 6’40” Wout Poels (Sky), a 6’45” Aru, scivolato dalla settima alla nona posizione, e a 10’10” De La Cruz. Uscito dalla top ten Esteban Chaves, ora 12esimo a 10’46”, superato anche da Kruijswijk (10’13” il ritardo dell’olandese).

Domani la 18esima tappa porterà il gruppo da Suances a Santo Toribio de Liébana, 169 km con ennesimo arrivo su una dura rampa, anche se più breve e morbida rispetto a quella di oggi. Ma quel che più conta è che ci saranno altri tre Gpm prima dell’ultimo, e non è detto che non ci si ingegni, dalle parti degli avversari di Froome, per preparare un’altra graticola per l’inglese. Da qui a Madrid, davvero, tutto potrà succedere.

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