Mikkel Bjerg firma le maglie iridate © Alex Whitehead - SWpix.com
Mikkel Bjerg firma le maglie iridate © Alex Whitehead - SWpix.com

Il principe di Bjergen

Nel mondiale a cronometro under 23 il danese monopolizza la scena. Secondo McNulty, terzo Ermenault. Buon ottavo posto per Affini, Powless sciupa tutto

Quest’anno la categoria under 23 comprende atleti nati fra il 1995 e il 1998. Logica vorrebbe che a lottare per le vittorie, e fra esse quelle relative ai Campionati del Mondo, siano i più esperti. E invece no. Nella prova a cronometro di Bergen, per di più su un percorso impegnativo dal punto di vista agonistico e della distanza (ben 37 km, più di quella che gli élite affronteranno mercoledì – su un tracciato però assai diverso), a prendersi oro e argento sono coloro che, undici mesi fa, battagliavano per le stesse medaglie a Doha. Ma nella categoria juniores.

Parte forte il Norsgaard Jørgensen, sfortunato Van Hooydonck
Come accaduto al mattino nella per noi felice prova juniores femminile, il primo a scattare è un portacolori della nazione europea vincitrice del titolo di categoria, ossia la Danimarca. È il corazziere Mathias Norsgaard Jørgensen a scendere la rampa alle 13.05, aprendo il primo dei cinque tronconi nei quali sono suddivisi i 57 partenti. Questo per impedire i problemi di intralcio fra i vari corridori, dato il percorso previsto. E la prestazione del fratellone della forte stellina juniores è stata subito positiva, con un bel 49’31” a mettere subito in chiaro le cose.

Nel medesimo gruppo di partenza non dispiace il tedesco Julian Braun: il quarto anno disputa una prova sulla falsariga dell’avversario con 49’36”. Molto deludente lo spagnolo Sergio Samitier, prossimo al passaggio al professionismo (verosimilmente con la Movistar), lontano a 51’04”. Ricchissimo di talento il secondo blocco, con i “secondi” di molte delle nazionali d’avanguardia. Il primo è però bersagliato dalla malasorte: dopo poche centinaia di metri Nathan Van Hooydonck ha un problema che lo costringe a sostituire il mezzo. Dall’ammiraglia non sono celeri e così il belga deve subito dire addio a ogni velleità.

Sivakov va in testa ma non brilla. Molto bene Affini
Il quintetto centrale di questo segmento, già sulla carta, era da seguire con enorme attenzione. E così è puntualmente stato. Il primo in gara è il vincitore di tutto o quasi, ossia Pavel Sivakov. Il russo nato in Italia ma di formazione francese parte titubante, crescendo con il passare dei km: il futuro corridore del Team Sky si issa al comando con 48’53”. Ma la sua gioia dura lo spazio di un battito d’ali, perché chi lo segue va subito a precederlo.

Ed è il primo dei due azzurri in gara, ossia Edoardo Affini. Il mantovano del SEG Racing Academy disputa una prima parte stupenda, mostrando leggermente il fianco nella seconda tornata. Il suo è comunque un tempo assoluto, tanto che riesce a sopravanzare il più quotato rivale con 48’41”. Anche nel suo caso la prima piazza provvisoria è, per l’appunto, provvisoria, perché chi è partito 90″ dopo fa meglio.

McNulty e Bjerg, i giovanissimi terribili scalzano i “vecchietti”
Un anno fa aveva (stra)vinto la prova juniores, oggi… quasi. Brandon McNulty è considerato la “next big thing” del ciclismo d’oltreoceano (appellativo che al suo “predecessore” Adrien Costa non ha portato bene) e, per le gare a cronometro, è perfettamente tagliato. Il nativo dell’Arizona, in forza alla Rally Cycling, ha dovuto saltare buona parte della primavera a causa di problemi fisici. Il suo approccio con il ciclismo semiprofessionistico è quindi ancora basilare: tuttavia è ben diverso il suo rendimento nel tic tac. All’inizio parte con giudizio, salendo pesantemente di colpi con il passare dei km e dando il massimo all’arrivo. Il suo 48’12” è un riferimento decisamente importante per tutti quanti.

Ma ancora una volta, chi taglia il traguardo dopo di lui va ad occupare la hot seat. E, curiosamente, è chi a Doha 2016 dovette accodarsi. Altro primo anno, dunque classe 1998, Mikkel Bjerg non era tra i favoriti della vigilia, nonostante un argento europeo per meno di 2″. Per questo clone di Michal Kwiatkowski (due gocce d’acqua) la giornata della vita: parte tranquillo, con 6″ di ritardo da Affini, e poi, come un fiume in piena, straripa. Rifila a tutti vagonate di secondi, mulinando i pedali nonostante un passeggero problema meccanico che lo fa sussultare. Spinge fino all’ultimo metro, questo danese del Team Giant-Castelli, e con uno spaziale 47’06” a oltre 47 km/h di media va ipotecare quantomeno una medaglia.

Cavagna male, la Germania ancora peggio
In mezzo fra statunitense e danese vi era uno con esperienza enormemente maggiore, visto che ha già 32 giorni di gare World Tour alle spalle. Il francese Rémi Cavagna parte forte, decisamente troppo: il ventiduenne della Quick Step Floors cala pesantemente alla distanza, facendosi financo superare da Bjerg, tre anni e tante gare in meno sul groppone. Con un tempo di 49′ tondi è quinto, e scalerà alla fine in una poco convincente dodicesima piazza.

Il resto del secondo troncone e l’intero terzo gruppo di partenti è riservato principalmente ad atleti di nazioni secondarie. Il migliore risulta il kazako Yuriy Natarov con un 49’24” più che sufficiente. Il quarto gruppo certifica la giornata no della Germania: Patrick Haller, secondo anno della Rad-Net Rose, è lontanissimo e, con 49’45”, sarà alla fine solo ventesimo, una piazza dopo il connazionale Braun. Come pare distante Doha, quando Mathis vinse, Schachmann fu secondo e Kämna quarto!

Sfida tirata fra Scotson e Wirtgen: la spunta quest’ultimo, terzo provvisorio
Per rimanere all’edizione mediorientale, in Qatar l’unico ad impedire l’ein-zwei-drei teutonico fu Miles Scotson. In gara a Bergen tra gli under 23 c’è il fratellino Callum Scotson, parimenti promettente e adatto alle cronometro. L’unico aussie al via parte malissimo, ed è un eufemismo: al secondo intertempo sfiora i 40″ di ritardo da Bjerg. Con il passare dei km la sua azione migliora in fluidità e anche l’orologio lo conferma: sul traguardo, con 48’27”, toglie la terza piazza provvisoria ad Affini.

A sua volta l’oceanico non può rallegrarsi molto in quanto il diretto inseguitore nell’ordine di partenza lo fa scalare di una piazza. Il lussemburghese Tom Wirtgen è decisamente più lineare del coetaneo, mostrando un passo omogeneo: la sfida fra i due è tiratissima, basti pensare che al sesto e ultimo rilevamento prima dell’arrivo a separarli sono solamente 3 centesimi. L’europeo ha la forza di resistere al ritorno del rivale e, con 48’24”, riesce a conquistare un insperato podio provvisorio.

Il belga Leysen si difende ben; non così l’azzurro Baccio
Il quinto e ultimo gruppo, composto da nove elementi, si apre con Senne Leysen. Il belga, figlio d’arte, fa gara parallela a quella di Wirtgen: nei sei intertempi il fiammingo oscilla fra 1″73 di vantaggio e i 4″42 di ritardo. Il rush finale premia Wirtgen, con Leysen che, con 48’28”, sfila dietro anche a Scotson. Vanno lontano lo svizzero Marc Hirschi (49’34”), il colombiano Daniel Martínez (50’19”) e il russo Dmitriy Strakhov (50’08”).

Più consistente Scott Davies, ma il britannico non è mai in lizza per il podio: con 48’49” si infila fra Affini e Sivakov. Giornata no per il quartultimo a partire, ossia l’azzurro Paolo Baccio. Il ragusano della Mastromarco si difende nel primo intertempo, andando però in calo netto in tutti gli altri segmenti. Il suo 50’26” lo relega in una mesta trentesima piazza, prestazione globalmente in linea con quanto mostrato all’Europeo di agosto (sedicesimo).

Powless è minaccioso, ma si fa male con le proprie mani: lo statunitense cade e addio podio
Il siciliano viene anche superato dal terzultimo alla partenza, nonché uno dei grandi favoriti per la vittoria. Neilson Powless ha esperienza e pedigree per aspirare all’oro. E lo dimostra subito, stampando il miglior tempo al primo parziale. Anche nel suo caso però la velocità fatta segnare da Bjerg è impareggiabile, e la prima tornata lo vede inseguire a 24″. Il gap continua a salire anche nel prosieguo della prova, seppur in maniera assai meno cospicua. Tanto che, nel tratto di salita, lo statunitense perde solamente 59 centesimi, andando così a posizionarsi in seconda posizione provvisoria.

Ma è proprio qui che la sua gara finisce. E per propria colpa. Proprio in cima all’ascesa, Powless decide di cambiare rapporto: non l’avesse mai fatto! Gli esce infatti la catena e cerca di riportarla subito nella posizione corretta. Solo che, per farlo, abbassa la testa, non guardando più la strada. Succede così il patatrac, con la bici che incoccia con le transenne che delimitano la carreggiata. Powless cade, fortunatamente senza conseguenze. Riparte, dopo aver cambiato bici, ma il tempo perso gli impedisce i sogni di gloria. Alla fine sarà momentaneamente settimo con 48’41”

Gran rimonta di Ermenault, Asgreen impalpabile
I rimanenti due elementi sono fra i migliori passisti puri del panorama europeo under 23. Prima tocca a Corentin Ermenault, campione europeo su pista dell’inseguimento. Il figlio d’arte parte molto controllato, e prosegue senza grandi picchi. Dà però sfoggio delle sue caratteristiche solo nell’ultimo settore, nel quale riesce addirittura a far meglio (per 33 centesimi) su Bjerg. Questo picco gli permette di superare in un sol colpo Leysen, Scotson e il povero Wirtgen, che aveva iniziato a sentir suo il bronzo. Il francese con 48’23” conquista così una medaglia poco pronosticabile a metà tracciato.

L’oro danese è assicurato in quanto l’ultimo a partire è un corridore di tal paese, ossia Kasper Asgreen. Il quarto anno è campione nazionale e europeo in carica davanti a Bjerg; oggi, però, i ruoli si ribaltano. La prestazione del prossimo atleta World Tour (con la EF-Drapac?) è scialba: agli intertempi è ventitreesimo, decimo, ottavo, nono, nono, ottavo e infine settimo con 48’37”.

Vittoria dunque per Mikkel Bjerg, ampiamente dominatore con il suo 47’06”. Secondo lo statunitense Brandon McNulty a 1’06”. Podio completato dal francese Corentin Ermenault, lontano 1’17”. Seguono il lussemburghese Tom Wirtgen a 1’18”, l’australiano Callum Scotson a 1’21”, il belga Senne Leysen a 1’22”, il danese Kasper Asgreen a 1’31”, l’italiano Edoardo Affini a 1’35”, lo statunitense Neilson Powless a 1’37” e il britannico Scott Davies a 1’43”.

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