Il ct Davide Cassani ai Campionati europei 2016 © Bettiniphoto
Il ct Davide Cassani ai Campionati europei 2016 © Bettiniphoto

Giù le mani da Cassani

Aleggiano gli avvoltoi sulla carcassa di una nazionale che non si presenta sul podio del mondiale da ormai 10 edizioni. In primis Moreno Argentin, a caldo dagli studi Rai, seguito a ruota da altri autorevoli campioni del mondo come Mario Cipollini e Paolo Bettini: tutti concordi nel criticare la strategia di Davide Cassani, accusato, per riassumere, di aver portato un’Italia troppo pavida e attendista ai mondiali. Critiche arrivate a tenaglia, seppur dopo un mondiale nel quale la nazionale è apparsa vicina a un buon risultato come non accadeva da anni.

Il problema è che questa nazionale non è affatto una carcassa; il movimento italiano continua ad avere i suoi problemi, la federazione continua a perdersi in un bicchiere d’acqua per scelte ingiustificate e ridicole (come quella di lasciare le riserve a casa, cosa che ha amplificato la debacle femminile, con la Longo Borghini costretta a correre un Mondiale in pessime condizioni di salute), ma se non altro dà intensi segnali a livello giovanile (7 medaglie dagli juniores non possono essere un caso) ed incomincia ad invertire la tendenza tra i professionisti. Se Cassani arriva a risultare infastidito dalle critiche, un motivo c’è: proveremo a spiegarlo.

4 anni senza medaglie (mondiali e olimpiche) sono comunque tanti, per una nazione come l’Italia che ha sempre il suo peso. Alle volte mancò la fortuna (come a Rio, quando sembrava praticamente fatta per Nibali), altre la squadra è stata effettivamente non all’altezza (Richmond e Ponferrada), l’anno scorso in Qatar ha fatto forse meglio di quanto ci si aspettasse. Mai come quest’anno la prestazione è stata in linea con le aspettative: sapevamo che c’eravamo, ma che ci manca tanto così per essere tra i migliori. E allora perché accanirsi così tanto col CT, accusandolo tra le altre cose di aver spianato la strada a Sagan (come se un altro vincitore straniero facesse tanta differenza…) ? Perché dopo 4 anni, che puzzi o no, una persona che non vince nel ciclismo italiano assume facilmente le fattezze di un cadavere. Se poi  questa persona ha un ruolo che molti, nel nostro gotha, sognerebbero, è facile che ai commenti disinteressati se ne unisca pure qualcuno un po’ più interessato. Non è da escludere inoltre che da parte di un limitato numero di osservatori, dietro gli attacchi a Cassani possa esserci anche qualche gioco di tipo politico, al fine di destabilizzare la Federazione, anche se non siamo più in clima elettorale (le elezioni sono avvenute a inizio anno).

Indipendentemente dalle motivazioni dietro questo fioccare di critiche, a noi preme far passare un concetto: giù le mani da Cassani. Nel panorama nostrano, è uno dei rari personaggi capaci di essere ascoltati da tutti, atleti soprattutto. Lavora alacremente con gli atleti 12 mesi l’anno, ha messo in piedi una nazionale equilibrata (a differenza di Guimard per la Francia, che si è permesso di lasciare a casa Démare) e disciplinata (a differenza di un Belgio ad esempio, che vive tutt’ora la faida interna Gilbert/Van Avermaet). Ma soprattutto, ha una qualità umana che la stragrande maggioranza dei protagonisti del ciclismo italiano non hanno: la dignità. Quella cosa che ti impedisce di fare esercizi di memoria selettiva, quando si rilasciano commenti e dichiarazioni, e che ti costringe a prenderti tutte le responsabilità, quando sotto la tua responsabilità accade qualcosa che non dovrebbe accadere, come il traino a Moscon: un’operazione, se vogliamo, pure abbastanza ingigantita dal solo fatto di essere stata filmata, sulla quale altri soggetti avrebbero provato a sminuire.

Cassani è il miglior Ct che potremmo avere in questo momento (a meno di non voler considerare la candidatura di un Ct dall’estero, cosa che tra il serio e il faceto ha proposto Romans Vainsteins: dell’esuberante lettone, anch’egli campione del mondo senza una squadra alle spalle come Sagan, si apprezza se non altro la schiettezza di proporsi in prima persona, oltre a criticare), metterlo da parte adesso che ha in mano una squadra fedele e unita sarebbe un suicidio: di un avvicendamento se ne riparlerà quando queste condizioni verranno a mancare. Non ora.

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