Vincenzo Nibali riceve l'abbraccio della folla al Lombardia 2017 © Bettiniphoto
Vincenzo Nibali riceve l'abbraccio della folla al Lombardia 2017 © Bettiniphoto

Signore e signori, Vincenzo Nibali!

Spettacolare vittoria in solitaria dello Squalo al Lombardia. Alaphilippe e Moscon sul podio, brutte cadute in discesa

Dopo il 2015, il 2017: per la seconda volta in tre anni Vincenzo Nibali chiude la stagione con un successo importantissimo, quello al Giro di Lombardia. E stavolta lo fa in maniera ancor più straripante della precedente, dando un’impressione di superiorità netta su tutti gli avversari in gara. E dire che non mancavano competitor di vaglia, dai francesi (Thibaut Pinot, Julian Alaphilippe) ai colombiani (Rigoberto Urán, Nairo Quintana) per restare a quelli più in vista.

Nibali si è isolato in testa con Pinot sulla salita di Civiglio, poi ha staccato l’avversario su quella discesa sui cui già nel 2015 si era involato. Resterà un luogo importante della sua carriera. Poi Vincenzo ha tenuto alla grande, e sul San Fermo della Battaglia è stato un vero tripudio per lui. Lui che all’arrivo non ha mancato di incitare il pubblico a esultare con lui, e ha chiuso la gara facendo il segno di 50 con le mani. 50 come le vittorie ottenute da professionista, nessuna delle quali può dirsi banale.

Per un Nibali ancora all’apice, un Julian Alaphilippe che si conferma come prossimo dominatore delle classiche (è sempre lì lì a un passo dal successo, ma ancora non ha timbrato nelle gare più importanti), ma al momento inferiore, seppur di poco, ora a questo ora a quel rivale. E poi l’Italia ciclistica può festeggiare anche il podio di Gianni Moscon, che si è pure fatto vedere all’attacco, in salita, e che ha chiuso con una volata contestata da Alexis Vuillermoz, infastidito per una presunta (tutta da dimostrare) chiusura alle transenne da parte del trentino.

Che Moscon sia destinato a continuare a far discutere, l’abbiamo ormai capito. I risultati sono davvero lusinghieri, e il mix che ne viene fuori è – mediaticamente parlando – una bomba. Per restare al ciclismo pedalato, quinto alla Roubaix e terzo al Lombardia nella stessa stagione. C’è il precedente di Andrea Tafi nel ’96 (terzo e primo rispettivamente), poi bisogna risalire ai tempi di Moser e De Vlaeminck e via andare. Questo per dire la rilevanza dell’impresa del corridore della Sky. Unire la sua versatilità nelle classiche (non si immaginano due corse più diverse tra loro come Roubaix e Lombardia!) a quanto fatto (intra)vedere nei grandi giri dà il quadro di un corridore da sogno.

 

Corsa soleggiata, battaglia già sul Ghisallo
Giornata splendida in Lombardia, sole che scaldava l’autunno lacustre, e partenza da Bergamo con un ritmo subito alto. Il primo nucleo della fuga, formato da Davide Ballerini (Androni-Sidermec) e Jacques Janse van Rensburg (Dimension Data), si è messo in marcia al km 5. Al km 29 sono rientrati davanti anche Lorenzo Rota (Bardiani-CSF), Pier Paolo De Negri (Nippo-Vini Fantini), Lennard Hofstede (Sunweb) e Mathias Le Turnier (Cofidis). Vantaggio massimo per i 6, 12’05” al km 57 dei 247 totali.

Al lavoro in gruppo Bahrain-Merida (per Vincenzo Nibali), Cannondale-Drapac (per Rigoberto Urán) e anche Movistar (per Nairo Quintana). Ai piedi del Ghisallo il margine dei battistrada è sceso a 2′, e a questo punto una trenatona della Sky ha messo in fila il gruppo, iniziandone la selezione.

Sulla salita simbolo della corsa si è mosso prima Jesús Herrada (Movistar), poi c’è stato un interessante contrattacco di Laurens De Plus (Quick-Step Floors), Primoz Roglic (LottoNL-Jumbo) e Mikael Cherel (AG2R La Mondiale). Strada salendo la fuga si è dissolta, e il solo Le Turnier è transitato davanti, raggiunto al Gpm da Cherel (passato per primo) e De Plus; Roglic aveva perso contatto e inseguiva con gli ex fuggitivi Rota e Hofstede.

In discesa su questo secondo terzetto sono rientrati Winner Anacona (Movistar), Jan Polanc e Valerio Conti (UAE Emirates), e pure due altri ex fuggitivi, Ballerini e Janse van Rensburg. Il gruppo, dimezzato dalla salita, seguiva a 40″. Ma il rapido susseguirsi delle salite lasciava una situazione molto fluida: e sin dall’inizio dell’ascesa di Sormano, a 57 km dal traguardo, è partita una nuova ondata di attacchi e contrattacchi, davanti e dietro.

 

A Sormano attacchi in salita e disastri in discesa
Dal gruppo grande insofferenza, e attacco di Philippe Gilbert (Quick-Step), Diego Rosa (Sky), Enrico Battaglin (LottoNL), Alessandro De Marchi (BMC) e Fabrice Jeandesboz (Direct Énergie), ma la FDJ ha lavorato bene (con Anthony Roux) e ha ricucito nonostante un tentativo di forcing di Gilbert e poi di De Marchi, ai -53.

Sul tratto di salita più propriamente noto come Muro di Sormano, durissimo, Cherel è rimasto solo al comando, ed è andato a prendersi pure questo secondo storico traguardo Gpm, su alla Colma di Sormano; il gruppo tirato dai Bahrain (Enrico Gasparotto e poi Giovanni Visconti) ha tenuto il gap dal battistrada entro i 50″, comunque, e in mezzo tra il francese e il plotone (sempre più ridotto) restavano De Plus (25″ il suo ritardo al Gpm ai -50) e la coppia Roglic-Conti (a 40″), formata dagli unici superstiti del precedente drappello. Inoltre, rispetto al gruppo erano attardati anche corridori molto attesi, come ad esempio Daniel Martin (Quick-Step).

La discesa dalla Colma è stata realmente tremenda. A livello agonistico è successo poco, con le posizioni sostanzialmente cristallizzate dopo la salita (raggiunti Roglic e Conti dal gruppo che era comunque vicino già in salita); ma dal punto di vista della sicurezza, non ci sono state buone notizie. In particolare un tratto molto pericoloso ha visto cadere, superando il guard-rail e finendo in un burrone, prima De Plus, poi Jan Bakelants (AG2R). Se il primo se l’è cavata con una ferita alla gamba, il secondo è uscito molto male dall’impatto col terreno, qualche metro più giù rispetto alla sede stradale: per lui 7 costole e 2 vertebre lombari (la prima e la terza) rotte.

Conciato malissimo anche Simone Petilli della UAE, pure lui caduto nella stessa discesa (anche se in un altro punto rispetto ai due belgi): come da comunicato, ha riportato “un trauma cranico commotivo senza perdita di conoscenza, la frattura composta del condilo occipitale sinistro, la frattura composta del processo trasverso destro della vertebra dorsale D1, la frattura scomposta del terzo medio-laterale della clavicola destra e la frattura composta della scapola destra, oltre a due ferite lacerate attorno all’occhio destro”. Non una gran maniera di chiudere la stagione.

 

Gilbert ci riprova, poi a Civiglio è Nibali-Pinot
Sul tratto in piano successivo alla discesa da Sormano era facilmente pronosticabile che ci sarebbero stati altri attacchi rilevanti. Così è stato: ai -36 si sono mossi di nuovo Gilbert e De Marchi, poi ai -32 è partito anche Pello Bilbao (Astana) che ha raggiunto in breve gli intercalati, per riportarsi poi insieme a loro su Cherel, che ai -26 si è rialzato aspettando il rientro del terzetto.

Il gruppo era tirato ancora dalla FDJ, con David Gaudu, e il distacco dai primi è stato tenuto sul mezzo minuto quando, ai -21, si è approcciata la salita di Civiglio. Il ritmo FDJ, con Rudy Molard che ha raccolto il testimone da Gaudu, ha fatto diversi danni; ai -19 sono stati ripresi i battistrada (Bilbao l’ultimo a mollare), intanto la selezione da dietro procedeva, e tra gli altri Adam Yates (Orica-Scott), Wout Poels (Sky) e Diego Ulissi (UAE) hanno pagato dazio.

Appena ripreso Bilbao, a 2 km dalla vetta di Civiglio, ha azzardato un allungo Alexis Vuillermoz (AG2R), e a chiudere su di lui s’è mosso Nairo Quintana, con Vincenzo Nibali subito dietro. In questa fase buona presenza anche per Davide Villella (Cannondale) ed Egan Bernal (Androni).

Ai 18.6 dal traguardo (e 1800 dal Gpm) è partito Gianni Moscon (Sky), e il suo scatto ha chiamato la reazione di Sam Oomen (Sunweb); in seconda battuta si sono mossi Ben Hermans (BMC) e, su di lui, Thibaut Pinot (FDJ). In questo caso è stato Nibali in prima persona a chiudere sul tentativo. Dalla nuova situazione di equilibrio è uscito forte, con una nuova rasoiata, Thibaut Pinot, che a un chilometro dalla vetta ha guadagnato un certo margine sugli altri.

Il gruppo in questa fase era addirittura diviso in due, con diversi metri di luce tra i primi (Nibali, Quintana, Urán, Moscon, Bernal, Pozzovivo e Oomen) e gli altri, tra i quali Fabio Aru (Astana) e Julian Alaphilippe (Quick-Step). A 500 metri dalla vetta Domenico Pozzovivo (AG2R) è uscito in caccia di Pinot, ma è rimasto a metà strada; e allora, a 200 metri dallo scollinamento, ecco l’affondo di Nibali, che si era sfilato per partire da posizione più laterale.

Vincenzo ha chiuso in un lampo su Pozzovivo, ha saltato il lucano e in cima ha raggiunto Pinot, provando anche a sorprenderlo subito in contropiede. Senza riuscirci. Fatto sta che sul Civiglio, a 16.8 km dalla fine, Nibali e Pinot erano al comando della corsa con pochi secondi di margine sui primi inseguitori.

 

Un’altra discesa decisiva per Vincenzo
La discesa da Civiglio è quella su cui nel 2015 Nibali costruì la vittoria del suo primo Lombardia. Era chiaro che anche oggi avrebbe avuto la funzione di lancio per il messinese. Il quale ha provato quasi da subito a staccare Pinot, e ha preso margine un paio di volte, e sempre Thibaut è riuscito a chiudere. Il terzo allungo, in occasione di una curva presa appena più larga dal transalpino, è stato quello decisivo: da lì – mancavano 13 km all’arrivo – Nibali si è trovato in un attimo sul piano, una volta finita la picchiata, e qui ha continuato ad aumentare il risicato margine su Pinot.

Il gruppo aveva visto l’attacco di Urán a inizio discesa, poi sul colombiano era riuscito a rientrare Moscon, ma gli altri non erano lontani e avrebbero poi chiuso sui due. Quel che più importa, però, è che a fine discesa il ritardo di codesti inseguitori era già superiore ai 40″, a conferma dell’indiavolato ritmo tenuto dai battistrada.

La salita di San Fermo della Battaglia, ultima della giornata, approcciata ai -7.5, è stata un vero e proprio tripudio per Vincenzo Nibali. Come definire diversamente da “sulle ali dell’entusiasmo” il contesto in cui lo Squalo ha letteralmente scavato i solchi rispetto a chi lo inseguiva, imponendo un ritmo superbo alla propria azione?

Pinot ne è risultato letteralmente schiantato, e il suo margine ha iniziato a dilatarsi. Dietro, qualcuno pagava un conto salato (Urán), qualcun altro provava a reagire: uno scatto di Diego Rosa, poi un altro di Pozzovivo, quindi la risposta di Quintana e Alaphilippe. E poi, ai -6, uno scatto di Fabio Aru, dopo un altro tentativo di Nairo. Quindi ai 5.5 km, praticamente in cima al San Fermo, ecco l’allungo buono, quello di Alaphilippe.

 

L’apoteosi finale di Nibali
Il francese della Quick-Step ha ripreso ai -5 Pinot, e l’ha subito superato. Si trattava per lui di recuperare oltre mezzo minuto su Nibali, impresa praticamente disperata. In ogni caso Julian è stato bravo a restare fino alla fine in quella posizione di vantaggio rispetto al gruppo.

Gli ultimi chilometri, già a Como, per Nibali sono stati un’altra apoteosi. Con ampi gesti ha invitato a più riprese il pubblico a fare ancor più casino del tanto che già ne faceva. In una situazione di grande entusiasmo generale, Vincenzo ha tagliato la linea del traguardo col già citato gesto del 50, e poi si è concesso all’abbraccio di chiunque, al coronamento della stagione e alla vigilia delle sospirate vacanze…

Alaphilippe è stato cronometrato a 28″ da Nibali, poi a 38″ Moscon ha vinto la volata del terzo posto su Vuillermoz; e il francese l’ha rumorosamente mandato a quel paese, e anche questo l’abbiamo scritto più su. Quinto s’è piazzato Pinot, davanti a Pozzovivo e Aru, poi a 40″ Mikel Nieve (Sky), a 42″ Quintana, e a 47″ un altro gruppetto in cui Sergei Chernetckii (Astana) ha battuto per il decimo posto Oomen, Nicolas Roche (BMC), Bernal ed Hermans. Nei 20 anche Villella (15esimo) e Rosa (17esimo), entrambi nel gruppetto arrivato a 1’12”.

 

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