La staffetta catalana della MTB ai Campionati nazionali © EsMTB.com
La staffetta catalana della MTB ai Campionati nazionali © EsMTB.com

Indipendenza catalana, quali novità nel ciclismo?

Analizziamo, in caso di effettiva separazione, quale sarebbe la situazione delle due ruote in Catalogna

Poco più di tre anni fa, un po’ per gioco un po’ per pazzia, provammo ad immaginare un Movimento ciclistico veneto indipendente, in cui tutto il mondo delle due ruote compreso entro Garda, Mincio, Po e Tagliamento (e Dolomiti, Altopiano di Asiago e Lessinia) fosse libero da legami con altri comitati regionali o nazionali. Ci pareva interessante valutare, in modo semiserio (ma non troppo, né in un caso né nell’altro), quale sia l’importanza di uno dei (se non il principale) centro pulsante del pedale italiano, dove si mangia in grosse quantità pane e ciclismo.

Ebbene, 1300 giorni dopo, possiamo dire di aver viaggiato con la fantasia fino ad un certo punto, perché una situazione simile potenzialmente si può verificare nell’immediato futuro. Stiamo ovviamente parlando della Catalogna e della sua tragicomica contemporaneità, con referendum indetti in maniera più o meno carbonara ma osteggiati e repressi con eccessi da Madrid, fino allo stucchevole balletto di responsabilità (meglio, di figuracce) fra le parti in causa, culminato ieri con la dichiarazione di indipendenza votata dal Parlamento della Generalitat.

Lungi da noi sviscerare, analizzare e approfondire il tema, la liceità delle decisioni assunte e le conseguenti ricadute, dato che non si tratta di un argomento precipuo di un sito di ciclismo. Quello che può essere interessante è valutare, in un ipotetico scenario di indipendenza catalana, come cambierebbe il ciclismo di tale comunità.

Niente più Vuelta e Pirenei catalani; perdita, però, non vitale
La conseguenza che prima balza alla mente riguarda il taglio di percorso che si renderebbe necessario per la Vuelta a España. Anche se, analizzando meglio, l’assenza di partenze e arrivi catalani nel tracciato del terzo grande giro dell’anno non è rara: limitandosi al ventunesimo secolo, nel 2002, 2004, 2006, 2007, 2011, 2014 e 2016 la ronda spagnola non ha attraversato la regione.

La perdita di cime pirenaiche sarebbe parimenti limitata: addio al versante est del Col du Portillon e del Port de Vielha, a quello sud del Col d’Ares, del Coll de Manrella, del Col de Perthus e del Port de Cabús e ad entrambe le ascese del lungo Port de la Bonaigua, oltre che a minori passi e a qualche stazione sciistica, la più nota delle quali quella di La Molina. Si può fare anche a meno degli arrivi a Barcellona, Girona, Tarragona e dintorni, anche se i territori scoscesi non sono stati quasi mai sfruttati a dovere.

La Volta come corsa nazionale. E magari nuova vita per corse ora scomparse
Assumerebbe valore di corsa nazionale la Volta a Catalunya, una delle corse a tappe di maggior storia, dato che solo Tour de France e Giro d’Italia vantano più edizioni disputate (nel 2018 toccherà alla numero 98). Passare dalle attuali sette tappe a dieci sarebbe decisamente fattibile, data la ricchezza di varianti che il territorio offre. Questa è, attualmente, l’unica gara UCI che si disputa nella Generalitat; allargando il discorso alle prove della Copa España riservata a under 23 e dilettanti vi è la Clásica Xavi Tondó, giunta alla seconda edizione e dedicata allo sfortunato scalatore catalano. Importante per gli under 23 vi è la Volta a Lleida, gara in quattro giornate nell’omonima provincia.

Ben più consistente l’elenco di gare, anche storiche, ora non più organizzate. Al primo posto vi è, indiscutibilmente, l’Escalada a Montjuic, nella montagna simbolo di Barcellona. Affrontata dal 1965 al 2007, vanta come plurivincitore Eddy Merckx (sei affermazioni per il Cannibale) oltre a tantissimi altri pezzi grossi del pedale: giusto per citarne una manciata, Bahamontes, Jalabert, Poulidor, Thévenet, Zoetemelk e Zülle.

Altra gara, questa volta a tappe, di grande eco è la Semana Catalana, disputata fino al 2005 e quindi fusasi con la Volta a Catalunya. Proprio nell’edizione finale tale corsa è stata conquistata da un giovane Contador, alla sua prima classifica generale portata a casa. Altre prove di più giorni cessate sono il Cinturó de l’Empordá e la Volta a Tarragona. Gare in linea ora scomparse sono la Cursa de Llobergat e il Trofeo Joan Solert mentre bisogna andare indietro nel tempo (anno 1994) per l’ultima esibizione del Trofeo Masferrer, dedicato al fondatore del quotidiano Mundo Deportivo.

Squadre e sponsor, qui butta male
Se il panorama delle corse è potenzialmente intrigante, meno quello delle squadre. Fra i 216 team maschili registrati a livello UCI, solo uno ha legami con la Catalogna. Si tratta del Massi-Kuwait Cycling Project, ora battente bandiera kuwaitiana ma nato sulle ceneri del Catalunya-Angel Mir, sodalizio Continental visto nel biennio 2005-2006. Nel periodo 2003-2007 nientemeno che il Fútbol Club Barcelona cercò di riportare in auge la propria sezione ciclistica, ma il progetto, riservato agli under 23, è presto naufragato.

La più nota esperienza è quella della Vitalicio Seguros, durata solo fra 1998 e 2000 ma che ottenne importanti risultati, lanciando verso l’iride un giovane e sconosciuto Óscar Freire. Anche per quanto riguarda gli sponsor, poco o nulla: Sumattory Custom, fornitore delle maglie della Volta a Catalunya, è l’unico partner tecnico di medio livello. Per le bici, nel caso, bisognerà rivolgersi altrove, perché Rabasa è sì un produttore, ma di mezzi urban, BMX e a scatto fisso.

Corridori di talento ce ne sono. Soprattutto stranieri
Paradossalmente, una eventuale squadra catalana non sarebbe disprezzabile, soprattutto in salita. David De la Cruz e Marc Soler i capitani, Alberto Losada come gregario di esperienza, Antonio Pedrero gregario di fatica, Óscar Pujol per le pendenze più ripide, i fratelli Benjamín e Eduard Prades, assieme a Jordi Simón, come passisti-veloci. Per completare quantomeno una ipotetica Professional bisognerebbe fare il giro delle squadre minori, andando a caccia dei vari Airán Fernández, David Lozano, Adriá Moreno, Llibert Sendrós, Arnau Solé e Francesc Zurita. A loro si aggiungerebbe un nativo madrileno ma di formazione catalana come Carlos Verona, ma lo scalatore della Orica-Scott ha già fatto sapere di essere unionista e non indipendentista.

In ammiraglia, come direttori sportivi, le vecchie glorie Xavier Florencio, José Luis Laguía e Melchor Mauri, con Ángel Edo come possibile procuratore, Joaquim Rodríguez come testimonial e “l’immigrato” Juan Antonio Flecha come apprezzato commentatore. Scarna la pattuglia femminile con le sole Helena Casas e Lorena Llamas come nomi noti. Meglio nella MTB, con José Antonio Hermida come carta olimpica, anche se in là con gli anni.

Più interessante l’ipotetico ricorso alla naturalizzazione: a Girona e dintorni decine di ciclisti anglosassoni (e non) hanno stabilito la loro base, sfruttando il clima mite e la varietà di percorsi a disposizione. Soprattutto la US Postal, con Lance Armstrong, Tom Danielson, Tyler Hamilton, Ryder Hesjedal, George Hincapie, Floyd Landis, Levi Leipheimer e altri ancora che qui vivevano. Attualmente gli ospiti più noti sono George Bennett, Robert Gesink, Nathan Haas Alex Howes, Daniel Martin, Tejay van Garderen, Michael Woods e i fratelli Yates. Quindi, per concludere: cari amici catalani, a meno che non vogliate naturalizzare a tutto spiano, dal punto di vista ciclistico vi conviene restare spagnoli.

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