Kristina Vogel e Miriam Welte premiate per la Velocità a Squadre in Coppa del Mondo a Milton © UCI
Kristina Vogel e Miriam Welte premiate per la Velocità a Squadre in Coppa del Mondo a Milton © UCI

Kristina Vogel non conosce transizioni

Coppa del Mondo, la tedesca domina nel settore della Velocità. Italia sotto tono nella tappa canadese di Milton, ma era messo in preventivo

Domanda: come impostare un pezzo che parla di pista e che però non parla di Italia? A essere sinceri, ci siamo abituati abbastanza bene in questo ultimo quadriennio, abbiamo sempre avuto materiale di prima mano da commentare, descrivere, per il quale essere partecipi insieme al nostro pubblico. I risultati, tanto attesi negli anni precedenti, sono arrivati, e anche abbastanza copiosi, e per certi versi pure sorprendenti. Per cui, come si dice in qualche slang, “fa strano” dover scrivere di una giornata di Coppa del Mondo e non avere appigli per impostare la cronaca “sugli italiani”.

A Milton, in Canada, la terza tappa di CDM si è chiusa coi colori azzurri parecchio stinti, nell’intero weekend non abbiamo raccolto medaglie, né tantomeno prestazioni da lustrarsi gli occhi, ma niente paura, era tutto previsto e prevedibile, vista la rappresentativa inviata in Ontario: diversi giovani presenti, alcuni anche alla prima esperienza nella manifestazione; diverse punte lasciate a casa, compresi i due quartetti dell’Inseguimento che tante gioie ci hanno regalato di recente. Rachele Barbieri e Simona Frapporti, capofila della spedizione, non sono riuscite a esaltarsi come in altre occasioni, ma pazienza, comunque la prima ha disputato un discreto Omnium, e in definitiva non si può pretendere che si vada sempre a mille. È stata, per l’Italia, una trasferta di transizione, in attesa di prossimi appuntamenti.

Ciò vale non solo per la nostra nazionale, ma anche per tante altre: a Milton abbiamo visto molte seconde schiere, per cui i risultati che sono derivati dalla tre giorni di Coppa sono da prendere con un po’ di pinze. In un simile contesto – e qui torniamo alla domanda di partenza – c’è qualcuno, anzi qualcuna, che non tradisce mai, che non conosce transizioni o pause di riflessione, e su di lei ci piace aprire il nostro resoconto. Non è la prima volta che ne incensiamo le gesta sportive, ma è sempre un diletto spendere parole e pensieri per Kristina Vogel, una delle più grandi cicliste in attività.

Non ci dilunghiamo una volta di più a enumerare i suoi tantissimi successi, ci limitiamo a notare come, per l’ennesima volta, la velocista tedesca sia riuscita a centrare la tripletta perfetta, dominando la scena sia nello Sprint individuale, sia in quello a squadre (in accoppiata con la da lei indissolubile Miriam Welte), sia nel Keirin. A 27 anni compiuti da poco, è sempre lei il faro delle discipline veloci tra le donne, e alle Olimpiadi di Tokyo tutte dovranno fare ancora i conti con lei.

 

Vogel regina incontrastata della pista femminile
Ma torniamo al presente, alla Coppa del Mondo, alle gare di Milton. La Vogel aveva vinto sabato la Velocità individuale, poi un programma cattivello l’ha messa in condizione di dover fare gli straordinari ieri per aggiudicarsi le altre due prove di sua competenza. Poco male, alternando un turno di Velocità a squadre con uno di Keirin, la sorridente plurititolata ha prima centrato l’oro con Miriam Welte, battendo nella finale della Velocità a squadre la coppia olandese Laurine Van Riessen-Hetty Van de Wouw (risultato nettissimo, 32″759 contro 33″926; bronzo alla Corea del Sud davanti alla Gran Bretagna); poi, avendo evidentemente un conto aperto con le sprinter dei Paesi Bassi (già mazzuolate sabato nell’individuale), le ha di nuovo sistemate nel Keirin, nella fattispecie Shanne Braspenninckx, la quale in realtà si è dovuta accontentare del terzo posto, preceduta anche dalla britannica Katy Marchant.

In queste due gare l’Italia era presente con Elena Bissolati, da sola nel Keirin (eliminata ai ripescaggi), e con Miriam Vece nella Velocità: qui le azzurre si sono arrese al primo turno (dopo aver superato le qualificazioni) al cospetto di Lee Hyejin e Kim Wongyeong, le due coreane che poi sono andate a bronzo.

In campo femminile si è disputata anche la Madison, che poi era l’unica specialità della giornata in cui l’Italia avrebbe potuto recitare un ruolo di sorta. Ma Rachele Barbieri e Simona Frapporti non sono mai davvero entrate in gara, non riuscendo né a conquistare punti negli sprint, né a guadagnare un giro. Una prestazione anonima che si rispecchia nell’11esimo posto conclusivo, davanti solo a un paio di coppie (quella spagnola e quella di Hong Kong) che avevano perso rispettivamente uno e due giri.

La gara è stata dominata – secondo pronostici – dalle britanniche Katie Archibald (un vero trattore della specialità) ed Eleanor – detta Ellie – Dickinson. Basti dire che degli 8 sprint in programma, le britgirl ne hanno vinti 5, andando a completare la prova con 29 punti. Nessuno ha conquistato giri, per cui la classifica s’è fatta sulla somma dei punti presi in volata. E il secondo posto è stato conquistato dalla Francia (Coralie Demay e Laurie Berthon) a quota 24, con le neozelandesi Racquel Sheath e Michaela Drummond che con 15 punti hanno impedito alle padrone di casa canadesi (Stephanie Roorda e Jasmin Duehring), rimaste a 12, di andare a medaglia.

 

Giornata di delusioni per i canadesi padroni di casa
Sempre per parlare di Canada, interessante la serata del 26enne Hugo Barrette, velocista bravo (e muscolosissimo) ma sinora mai in grado di competere alla pari coi mostri sacri del settore. Proprio nella prova di casa il québecois ha avuto una grande chance: dopo una buona qualifica (settimo) ha superato in scioltezza sedicesimi e ottavi (in questo secondo turno ha battuto il difficile ucraino Andrii Vynokurov), e poi nei quarti, quando pensava di dover incappare nel tosto Harrie Lavreysen (primo nel Keirin sabato) ha scoperto che l’olandese si era fatto beffare dal surinamense Jair Tjon En Fa. Un quarto di finale quindi più abbordabile del previsto per Hugo, il quale ha dovuto comunque sudare fino alla bella per piegare il sudamericano.

In semifinale, spinto dal pubblico di Milton, ha pure tentato lo scherzetto ai danni del neozelandese Ethan Mitchell, vincendo la prima volata. Ma poi ha dovuto mollare la presa, venendo sconfitto per 1-2. Nella finalina, ormai scarico, ha ceduto il passo 0-2 al britannico Jack Carlin. Mitchell ha invece pagato nella finalissima lo sforzo supplementare della bella in semi; non ha potuto opporre niente a Jeffrey Hoogland, che con un netto 2-0 ha regalato l’oro all’Olanda.

Ma le delusioni per il Canada non si sono limitate a queste: la gara forse più attesa per i tifosi d’acero era l’Inseguimento a squadre maschile, e in effetti – dopo il secondo tempo staccato in qualifica – il quartetto di casa ha fatto segnare il miglior crono nel primo turno, nel quale non è andato lontano dal raggiungere gli statunitensi.

Carichi di aspettative, i canadesi si sono presentati alla finale contro la Nuova Zelanda (che in qualifica era stata la migliore), e ne è venuta una gara equilibratissima, palpitante, con Derek Gee, Adam Jamieson, Jay Lamoureux e il miltoniano Michael Foley (i padroni di casa, per l’appunto) al comando per tre quarti della prova. Nell’ultimo chilometro però la Nuova Zelanda ha fatto valere uno spunto migliore, e si è imposta per meno di un secondo, 3’59″000 netti contro i 3’59″982 degli avversari. Applausi per Campbell Stewart, Thomas Sexton, Jared Gray e Nicholas Kergozou, quindi. Terzo posto per la Svizzera che, in rimonta, ha battuto gli Usa (4’03″425 contro 4’05″025).

 

L’Omnium parla danese con Niklas Larsen
A completare il programma, l’Omnium: il greco Christos Volikakis è partito col botto vincendo lo Scratch davanti al britannico Oliver Wood e allo svizzero Gael Suter; quest’ultimo, grazie a un’interminabile fuga – con tanto di giro conquistato – col messicano Ignacio Prado, si è poi imposto nella Tempo Race (28 punti sia per lui che per il centroamericano, a dirimere è stato il piazzamento nell’ultimo sprint), nella quale non è bastata a Wood una piccola impresa (giro conquistato tutto solo nel finale) per andare più su del terzo posto a quota 25.

L’Eliminazione ha visto il successo del danese Niklas Larsen davanti al neozelandese Campbell Stewart e ai soliti Suter e Wood; lo svizzero si è presentato da leader alla Corsa a Punti finale, ma come spesso gli capita in questa prova è stato piuttosto impalpabile, non riuscendo ad aggiungere nulla ai 112 punti che vantava in partenza. Larsen invece ha conquistato un giro, e questo, sommato ad altri punti presi qua e là, gli ha permesso di volare a 132, ovvero alla vittoria. Wood ha messo insieme 12 punti ma poi è calato alla distanza, fermandosi a 120. Suter ha perlomeno salvato il bronzo dall’assalto dello scatenato Stewart (ben 21 punti per l’All Black nei vari sprint), che è arrivato fino a 109, a 3 punti dall’elvetico.

In gara Carloalberto Giordani ha potuto solo mettere un po’ d’esperienza nel bagagliaio, visto che non è riuscito mai a essere competitivo: 16esimo su 18 in classifica, con 34 punti frutto di un 17esimo posto nello Scratch, un 15esimo nella Tempo Race e un 14esimo nell’Eliminazione, prima di un percorso bianco (0 punti) nella prova finale. Anche per lui vale il discorso d’apertura: non volevamo risultati, per ora basta che questi ragazzi respirino il clima delle principali competizioni internazionali.

Nel medagliere del weekend si impone la Germania grazie ai 3 ori portati a casa da Kristina Vogel (più un bronzo per Joachim Eilers nel Keirin maschile), seguono Gran Bretagna (2 ori, 4 argenti, 3 bronzi), Nuova Zelanda (2-3-1) e Olanda (2-2-2). La prossima tappa di Coppa del Mondo è già dietro l’angolo, si disputerà a Santiago del Cile il prossimo weekend. Appuntamento a tra qualche giorno per nuove cronache dal magico, divertentissimo pianeta pista.

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