La locandina di Jo Jeeta Wohi Sikandar
La locandina di Jo Jeeta Wohi Sikandar

Cicloproiezioni: Jo Jeeta Wohi Sikandar

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, terza puntata: si vola a Bollywood per un film ancora inedito in Italia

L‘India non ha un grande background per quel che riguarda le competizioni ciclistiche, e a livello professionistico risultano appena due prove denominate Nashik Cyclothon e Mumbai Cyclothon, disputate all’inizio della stagione 2011 e vinte rispettivamente da Elia Viviani e Robert Hunter. Questo non ha impedito alla fiorente industria cinematografica locale di produrre nel 1992 un film di enorme successo come Jo Jeeta Wohi Sikandar, titolo che tradotto più o meno significa “chi vince è il re”, e da ora in avanti lo chiameremo semplicemente JJWS per comodità di tutti.

Molti definiscono questa pellicola un remake di Breaking Away, con parecchi innesti narrativi di American Flyers. Il regista Mansoor Khan respinge sdegnosamente queste accuse, sostenendo anzi che, fino a quando non gli hanno detto delle somiglianze, lui quegli altri film nemmeno li conosceva. Ma avremo modo di tornarci.

Di sicuro questa storia riprende – oltre alle corse in bici – vari temi delle due opere che abbiamo già trattato in questa rubrica: il rapporto tra fratelli, i problemi familiari, l’amicizia, le barriere fra differenti classi sociali. Certo, rispetto ai film americani che l’hanno ispirato, qui si balla e si canta un sacco:

Il film si snoda per ben due ore e quaranta, ma la trama per fortuna è abbastanza semplice. Nella città di Dehradun hanno sede varie università prestigiose, fra le quali spicca per antipatia dei suoi iscritti il Rajput College, frequentato dai figli dei ricchi, mentre i poveracci locali si devono accontentare del più modesto Model College.

Ecco una per niente forzata rappresentazione dell’arroganza dei Rajput, per altro allenati da Morpheus di Matrix:

L’occasione di riscatto dunque non può che essere l’annuale campionato sportivo intercollegiale, dove la gara di ciclismo è l’evento principale. Il campione del Model è Ratan, il classico bravo ragazzo che si impegna negli studi e negli allenamenti, mentre il fratello Sanju è un attaccabrighe da competizione, scansafatiche, dedito agli scherzi e al ballo (è il primo da destra nella foto d’apertura), e quando Ratan suda facendo i pesi lui lo osserva riposato esibendo un vezzoso berretto da pescatore:

Ramlal è il padre dei due. È stato campione della corsa ciclistica e ora allena i ragazzi del Model, sperando che Ratan ripeta le sue gesta. Nel frattempo finisce inevitabilmente per scontrarsi con l’inaffidabile e immaturo Sanju, sempre pronto a cacciarsi nei guai e mai a studiare o fare sport.

Se aggiungiamo che il bar di famiglia è quello dove i ragazzi ricchi vanno a fare gli sboroni e provocano risse (seconde come numero solo ai momenti musicali nello sviluppo del film) abbiamo tutti gli elementi narrativi di JJWS.

La gara però può segnare il riscatto, anche se i ragazzi del Model sono così proletari che non possono nemmeno permettersi dei pantaloncini da ciclista:

Al netto delle posizioni in bici assai approssimative, delle bici stesse decisamente scalcagnate, dell’abbigliamento che lascia a desiderare, si può comunque dire che le riprese della corsa non sono affatto male:

Anche se ci sono alcune questioni regolamentari che lasciano un po’ perplesso lo spettatore europeo avvezzo al ciclismo agonistico, come questo momento in cui i concorrenti viaggiano in entrambi i sensi di marcia:

Nonostante la gara pare essere piuttosto lunga, e si dipani fra montagne e discese ripide, lungo strade perennemente sterrate, la selezione è praticamente nulla, e tutto si deciderà nel velodromo, in pieno stile Roubaix:

Sono naturalmente il nostro eroe Ratan e l’infido rivale Shekhar del Rajput College a giocarsi il successo. Quest’ultimo, essendo ricco, può permettersi una bici migliore, e può così cambiare mettendo un rapporto più lungo (che in JJWS ha un effetto booster come nei videogiochi) e andare a vincere. Anche se io sono più propenso ad addossare la sconfitta alla posizione in bici di Ratan, che sembra proprio uno che sta andando a comprare il pane in Graziella:

Come conseguenza i ragazzi del Rajput possono andare a fare ancora di più gli sboroni al bar di Ramlal e dei suoi figli, dove le risse sono ormai all’ordine del giorno.

Ma abbiamo probabilmente intuito che il vero protagonista della storia è il ribelle Sanju, e ci stiamo chiedendo cosa faccia, visto che non è interessato agli eventi sportivi. Lui, come tutti i ventenni del mondo, ha in mente una cosa sola:

In città c’è infatti un collegio interamente femminile, il Queens, e tutti i ragazzi delle altre università convergono verso le loro studentesse. Devika, nella foto sopra, è la più ammirata, e i prodi maschi cercano di conquistarla in tutti i modi, comprese azzardate acrobazie in bmx:

Anche Sanju naturalmente cede al fascino della strappona, non accorgendosi che la sua amica Anjali è innamorata di lui, e lo guarda languida mentre lui è troppo concentrato a prepararsi la colazione per rendersene conto:

Anjali gestisce insieme al padre un’officina, e insomma, io avrei sempre voluto una fidanzata meccanico che riesce a mantenere i capelli in perfetto ordine e il viso truccato e pulito anche quando è sporca di olio di motore:

Ma quel fesso di Sanju niente, pensa solo a Devika. E, come in Breaking Away, riesce a conquistarla spacciandosi per quello che non è: uno studente dell’altro college prestigioso della città, lo Xaviers.

E il film dunque va avanti così, fra basici sviluppi narrativi intervallati da lunghi momenti musicali, ravvivati da qualche rissa qua e là. Come se già non bastassero i balli e le canzoni, ci becchiamo anche l’espediente della gara intercollegiale di musical. Il trucco diegetico ci impone una razione di venti minuti buoni di puro Bollywood, col risultato che cominciamo a rimpiangere le risse:

Il castello di menzogne di Sanju nel frattempo crolla, e Devika lo molla. Una bella scazzottata collettiva fra tutti gli universitari suggella la fine del rapporto fra i due.

Nel frattempo sta arrivando il momento di una nuova edizione della gara ciclistica, così sia Ratan che Shekhar si allenano. Incontrandosi in montagna, iniziano a darsele di santa ragione, fino a che Ratan non cade accidentalmente in un burrone. Viene trasportato gravemente ferito in ospedale, e un paio di medicazioni appaiono così professionali da dare l’idea di essere state fatte dal dottor Kevin Costner di American Flyers:

Mentre il fratello è in terapia intensiva, Sanju in pochi giorni ha il tempo di crescere: capisce che è il momento di diventare una persona matura, impegnarsi negli studi, riconciliarsi col padre, gareggiare e tenere alto il nome della famiglia, e incredibilmente persino intuire – dopo appena due ore di film – che con Anjali ce n’è:

Sanju si butta a capofitto negli allenamenti, e chi ha visto Breaking Away potrà notare come questa sequenza (lì era l’autista del camion a segnalare l’aumento di velocità con le dita) sia proprio identica. Ma di certo si tratta di pura coincidenza, non di una scopiazzatura:

Il giorno della gara i ragazzi del Rajput riescono a distanziare il resto del gruppo, anche grazie ad alcune scorrettezze. Ma Sanju ne ha per ritornare su di loro. E in effetti, a pensarci, questa stessa inquadratura, con Dave che rientra sui quattro Cinzano, non l’avevamo già vista?

I Rajput cercando di sbilanciare Sanju e buttarlo fuori strada, ma rispetto a Breaking Away il protagonista di JJWS ha molta più inventiva, e supera di slancio il gruppetto rivale grazie a un sentiero fra le frasche:

Shekhar però lo raggiunge, i due iniziano a darsele già mentre sono in bici, finendo inevitabilmente per volare entrambi fuori strada:

Da qui alla scazzottata vera e propria (del resto uno dei temi principali della pellicola) il passo è breve.

Comunque non giudichiamo con aria supponente, anzi riflettiamoci: non potrebbe essere un espediente per rendere più emozionante una tappa di trasferimento? Al rifornimento si fa a pugni e solo chi resta in piedi va a giocarsi la volata.

I due, pur impegnati a prendersi a paccari, si rendono conto che gli altri concorrenti li stanno superando. Così i compagni del Rajput dicono a Shekhar di andare, che ci pensano loro a menare Sanju. Ecco cosa significa avere dei gregari fedeli, pronti ad aiutare il capitano davvero in qualsiasi circostanza:

Gregari fedeli ma poco validi, perché Sanju se ne libera a schiaffi e calci in pochi secondi, così da tornare in gara e mettersi all’inseguimento dei primi.

Mentre attendiamo il finale c’è comunque tempo per una bella rissa sugli spalti del velodromo, in puro stile hooligans – comunque personalmente assai più apprezzata che non un ennesimo intermezzo musicale:

La sequenza nel velodromo è incasinata e caotica, e distacchi all’apparenza di minuti vengono recuperati in poche centinaia di metri, sfidando le leggi della logica e pure della fisica, lungo una pista che peraltro sembra infinita – probabilmente si tratta del velodromo di Holly e Benji.

I due rivali sono ormai testa a testa in un lunghissimo e ostentato ralenti:

Tutti gridano “c’mon” e “oh my god”, in inglese, in un film dove del resto le espressioni anglofone sono state un continuo quasi quanto le risse e le canzoni. E non possiamo non pensare che è stata una fortuna che JJWS non sia mai stato distribuito in Italia, altrimenti ci sarebbero toccati altri momenti di doppiaggio in dialetto veneziano.

Nel finale Sanju ha la meglio su Shekhar, dando al suo college e alla sua famiglia il tanto atteso successo, e dimostrando che si può vincere una corsa in bici anche indossando dei pantaloncini da tennista.

Dopo il traguardo il film finisce praticamente subito, senza nemmeno una rissa o un momento musicale di canto e ballo a fare da sfondo ai titoli di coda. Solo felicità per i vincitori e disperazione per gli sconfitti.

JJWS come detto avrà grande successo, diventando uno dei film più amati dal pubblico indiano. Un blockbuster da cui vedranno la luce vari remake, con differenti sport protagonisti: prima la boxe, poi ben tre centrati sul kickboxing. Come a dire che in India il ciclismo proprio non lo capiscono, tanto che nemmeno sanno che un certo numero di gara porta male e andrebbe indossato capovolto.

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