Il GM Europa Ovini prima del via del Campionato Italiano 2017 © Bettiniphoto
Il GM Europa Ovini prima del via del Campionato Italiano 2017 © Bettiniphoto

GM Europa Ovini e una nuova vita davanti

Team che chiudono: stop anche per Armée de Terre e An Post-Chain Reaction. Si ferma l’ucraina Kolss

Come ogni fine stagione, dicembre è il mese in cui anche le piccole formazioni Continental hanno ormai delineato il proprio futuro. Fra chi continua e chi si espande, vi è anche chi conclude l’attività. Quest’anno tale caso riguarda solamente le formazioni del terzo livello internazionale, dato che nessuna squadra World Tour o Professional abbandona l’attività agonistica. La lista qui sotto è, con molta probabilità, provvisoria. Vi sono infatti seri dubbi sul proseguimento dell’attività di almeno una fra le polacche Domin Sport, Team Hurom e Wibatech 7R Fuji, così come sono a rischio le britanniche BIKE Channel-Canyon e Team Raleigh, senza contare che vi è la possibilità concreta che la svizzera Roth-Akros prosegua solo tra i dilettanti.

Nuova missione per il GM Europa Ovini: Professional con la Nippo, under 23 tra i dilettanti
Iniziamo la rassegna dall’Italia dove a concludere la sua triennale esperienza a livello Continental è il GM Europa Ovini. La compagine di matrice abruzzese fondata da Gabriele Marchesani è stata protagonista di una sorta di doppia fusione con la Nippo-Vini Fantini, portando al team Professional sponsor, un corridore (Marco Tizza) e un direttore sportivo (Alessandro Donati), mentre la struttura rimarrà attiva tra gli under 23, mantenendo alcuni degli attuali atleti rientranti nel limite di età, come vivaio.

Otto le vittorie ottenute in tre anni, cinque delle quali con Filippo Fortin, corridore rilanciatosi in questa esperienza. L’unico rammarico del rapporto fra il padovano e la squadra è quello di non essere riusciti ad alzare le braccia al cielo in Italia, obiettivo non centrato neppure con gli altri ragazzi succedutisi in rosa. Sono state due le gioie del 2017 con Antonino Parrinello in Slovenia e Davide Pacchiardo in Albania, con il siciliano che rischia di dover annunciare il ritiro, come fatto nelle scorse settimane dal piemontese.

In Ucraina ciclismo azzerato: ISD e Kolss abbassano (con rabbia) la saracinesca
Hanno a che fare con l’Italia (a livello di sede operativa) anche altre due squadre che hanno annunciato lo stop. Ma, nel loro caso, la motivazione principale è di natura politica: ISD-Jorbi e Kolss Cycling Team, vale a dire le uniche due compagini internazionali dell’Ucraina, hanno chiuso i battenti in polemica con la propria federazione, accusata di perseguire condotte poco utili per lo sviluppo del ciclismo nel paese. Da parte dell’organo centrale non sono state fornite risposte considerate valide, per cui è stata apposta nei giorni scorsi la parola fine.

Scompare dunque così dalla scena europea un paese che, fino a poco tempo fa, era trainante nell’area dell’Est Europa. Ventitré le vittorie ottenute dai due sodalizi o, per meglio dire, ventidue dalla Kolss con i sempre affidabili Buts, Kononenko, Kulyk, Polivoda e compagnia. La quasi totalità dei ventotto corridori in seno alle due squadre sono ancora a spasso. E, con grossa probabilità, molti di loro non troveranno una nuova sistemazione internazionale, dovendosi accontentare di sopravvivere con i piccoli team locali, partecipando a corse di quartiere o poco più.

Armée de Terre, o della miopia politica. Salta il migliore team Continental 
Nono posto nello Europe Tour (migliore formazione Continental). Quattordicesimo posto assoluto come numero di vittorie, venti, davanti a otto formazioni World Tour. Sette corridori capaci di conquistare almeno un successo. Cinque atleti promossi nel 2018 in squadre professionistiche, obiettivo raggiunto solo da un’altra squadra, ma con una mission (vivaio di lusso per i grandi team) assai diversa come la Axeon.

L’Armée de Terre è dunque il non plus ultra tra le compagini Continental. Eppure il gruppo francese creato nel 2011 da David Lima da Costa e presente a livello internazionale dal 2015 non esisterà più. La ragione è solamente di tipo politico: il principale sostenitore del progetto, il socialista Jean-Yves Le Drian, in occasione del nuovo governo Philippe, è stato promosso al rango di Ministro degli Affari Esteri. La sua sostituita al Ministero delle Forze Armate, Sylvie Goulard, ha una passione ben diversa rispetto al bretone per le due ruote e, tra le prime decisioni adottate, vi è stata quella di imporre al capo di stato maggiore della Difesa di far cessare l’appoggio al team ciclistico.

Senonché tale scelta è stata comunicata alla dirigenza della squadra a inizio autunno, con tutti gli annessi del caso (contratti già firmati o rinnovati diventati carta straccia). Il contributo che il dicastero era solito concedere non era esoso neppure in tempi di tagli al budget (circa 500 mila € annui). La chiusura appare sconcertante anche nell’ottica Giochi Olimpici di Tokyo 2020, dato che nel team erano presenti quattro elementi nel giro della nazionale su pista (Le Roux, Levasseur, Kneisky, Sireau, oltre al partente Thomas) e il crossista Canal. Anche nella felice Francia del ciclismo, dunque, i colpi di genio (per così dire…) non mancano.

Si ferma, con l’auspicio di tornare, la An Post-Chain Reaction
Altra squadra rinomata era la An Post-Chain Reaction, a lungo unica bandiera internazionale del ciclismo irlandese. Fondata nel 2006 da chi, del paese del trifoglio è stato il pedalatore numero uno, ovvero sia Sean Kelly, la compagine ha servito da trampolino verso il professionismo per alcuni protagonisti del panorama internazionale: da Sam Bennett a Ryan Mullen, da Owain Doull a Roy Jans e ad altri membri di quadre World Tour e Professional, è qui che hanno mosso i primi passi.

Le ragioni della chiusura esplicitate da Kelly e dal team manager Kurt Bogaerts risiedono nella difficoltà di trovare nuovi partner, nonostante la ricerca fosse partita in primavera: il main sponsor, ossia il servizio pubblico di poste, aveva correttamente comunicato l’intenzione di terminare l’avventura nel ciclismo (anche con la storica corsa a tappe nazionale, il Rás) a fine 2017. Tuttavia la caccia a nuovi finanziatori non è andata a buon fine, dovendo così terminare l’avventura. L’intenzione dei dirigenti è quella di utilizzare i primi mesi del 2018 per trovare gli agognati patrocinatori, riprendendo così l’avventura già dal 2019, coltivando inoltre l’ambizione del salto tra le Professional. Più che un trifoglio, servirebbe un quadrifoglio, in questo caso.

Due partenze in Norvegia, fra cui il team di Hushovd
Il ciclismo scandinavo, pur vivendo un momento florido a livello di popolarità e di presenza di nomi di livello, fatica terribilmente a creare squadre all’altezza. L’assenza di una formazione di tale area tra le oltre 40 fra World Tour e Professional grida vendetta. E non è che la situazione tra le Continental sia tanto migliore, anzi, nonostante le possibilità economiche non siano certo ristrette a quelle latitudini.

In Norvegia sono ben due le squadre che non saranno più in gruppo nel 2018. Si tratta del Team FixIt.no, la più piccola squadra internazionale del paese con cinque vittorie in quattro anni e nessun atleta passato tra i professionisti, e il Team Sparebanken Sør. Questa è una perdita sorprendente dato che il creatore e “protettore” di tale struttura è tal Thor Hushovd. L’iridato di Geelong, negli anni scorsi, aveva addirittura ventilato l’ipotesi di costruire una squadra World Tour. Ma l’omonima banca ha tirato il cosiddetto pacco, annunciando ad agosto di non avere intenzione di sborsare neppure una corona per il 2018, lasciando tutti per strada. Dieci vittorie negli ultimi tre anni e zero nei precedenti cinque. Non uno squadrone, ma la sua presenza nelle corse norvegesi era sempre valida.

E c’è del marcio in Danimarca: chiude la Giant. Stop anche in Svezia e Lettonia
Solo due anni di esistenza, di cui il primo di apprendistato o poco più, ma molta attenzione degli osservatori per i tanti giovani talenti presenti in rosa. È il Team Giant-Castelli, sponsorizzato da due colossi nelle rispettive attività, che ha portato alla ribalta i migliori talenti del ciclismo danese. Campione del mondo a cronometro under 23 (Mikkel Bjerg), campione europeo in linea under 23 (Casper Pedersen), vincitore della Chrono des Nations under 23 (Mathias Norsgaard), questi i talenti messisi in luce quest’anno. Un peccato che tale esperienza sia terminata per mancanza di patrocinatori.

Stessa ragione per la quale, dopo tre stagioni, è naufragato il progetto svedese del Team TreBerg-Postnord, con un solo corridore (il figlio d’arte Kim Magnusson) fatto passare professionista e cinque vittorie totali, di cui quattro campionati nazionali. Ben più sostanziosi il bottino e la storia della Rietumu Banka Riga: la formazione lettone, fondata nel 2005, ha a lungo gravitato fra Continental e dilettantismo. E in tale serie tornerà nel 2018 a causa della mancanza di sponsor, nonostante cinque vittorie nel solo 2017. L’auspicio è di ritrovarli con un nuovo nome nel 2019.

Così fuori dall’Europa: dalle Americhe all’Asia, con il caso più unico che raro della Keyi Look
Uscendo dall’Europa, sono otto le formazioni che salutano. Attiva nelle ultime due stagioni, ma senza risultati di rilievo, la statunitense Cylance Cycling termina l’avventura tra gli uomini (tra le donne prosegue l’avventura con le azzurre Bronzini, Ratto e Tagliaferro). Ben maggiore la storia, ma non di molto i risultati, dei connazionali della Hangar 15 Bicycles, a lungo nota come Canyon Bicycles.

Due addii in Argentina: la Los Cascos Esco-Agroplan ha deciso di tornare tra i dilettanti mentre si chiude dopo solo un anno, per colpa di problemi economici, la vita della Italomat-Dogo. Una stagione e stop anche per l’australiana NSW Institute of Sport e per la raffazzonata kuwaitiana Nice Pro Cycling Team. Puntava a grandi traguardi, ma è finita rovinosamente e ridicolmente l’avventura della SkyDive Dubai, mai vista in gara nel 2017.

L’ultimo gruppo di cui si conosce con sicurezza il destino è il Keyi Look Cycling Team. Tale formazione cinese chiude non per assenza di sponsor o fondi quanto per una decisione della federciclo locale. In occasione del Tour of Hainan un corridore, il venticinquenne Xin Wang, aggredì lo staff della nazionale svizzera colpevole, a suo dire, di averlo buttato a terra. Tuttavia la decisione presa dall’organismo centrale del ciclismo cinese è stata diversa: squalifica di atleta, dello staff della squadra presente in loco e, soprattutto, messa al bando per il 2018 della squadra, con il divieto di proseguire l’attività sotto una qualunque forma.

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