Egan Bernal impegnato nella cronoscalata del Tour de Romandie © Team Sky
Egan Bernal impegnato nella cronoscalata del Tour de Romandie © Team Sky

Mi batte il corazón, ho visto Egan Bernal

Tour de Romandie, il campioncino del Team Sky fa sua la cronoscalata. Battuto Roglic che conserva la maglia

Che fosse forte lo si sapeva. Che fosse pronto per il World Tour anche. Che potesse battere i grandi idem con patate. Ma che vincesse oggi in questa maniera, in una tappa a cronometro, contro due specialisti assoluti di questo tipo di esercizio, bè, è sorprendente. Relativamente, perché parlando di Egan Bernal bisogna sempre considerare che questo ventunenne di Zipaquirá non è come tutti gli altri: dotato di un fisico (scusate l’accostamento che per qualcuno potrebbe essere sacrilego) coppiano, lo scalatore portato in Europa da Paolo Alberati sta costantemente scalando gradini verso l’élite del ciclismo mondiale. E non bisogna dimenticare che, anche nel 2019, sarà un under 23.

È una cronoscalata, ma Bohli non dispiace
Nel bizzarro disegno del Tour de Romandie 2018, la tappa simbolo dura lo spazio di mezzora. Dopo il prologo iniziale tra le vie di Friburgo gli organizzatori hanno pensato bene di inserire un’altra breve prova individuale, quantomeno sottoforma di cronoscalata. La Ollon-Villars di 9.9 km, con una pendenza media attorno al 7.8% che costringerà gli atleti a tenere sin da subito un ritmo costante e senza possibilità di riposo.

Primo a partire alle 14.34 il passistone neerlandese Tom Stamsnijder (Team Sunweb) ma per il primo tempo vagamente interessante bisogna attendere un quarto d’ora con il norvegese Odd Christian Eiking (Wanty-Groupe Gobert), capace di 30’51”. Il primo ad abbattere la barriera dei 30′ è uno specialista delle crono, ma di quelle pianeggianti: Tom Bohli (BMC Racing Team), secondo nel prologo di martedì, si esprime in 29’07”, mettendo così in luce la necessità di andare sotto la mezzora per battagliare per le posizioni buone.

Blocco Sunweb di qualità, che Fabbro!
E a distruggere la classifica è un baby campioncino come Michael Storer, alle prese con i primi mesi tra gli élite. Ma l’australiano riesce oggi a mettere in mostra il motore che tutti gli esperti gli attribuiscono con un sensazionale 27’44”. Ma pare una giornata spettacolare anche per il resto del Team Sunweb che riesce a monopolizzare le prime quattro piazze: Christopher Hamilton chiude con 28’16”, Laurens Ten Dam con 28’10” e Louis Vervaeke con 27’57”. Tutti questi tre prenderanno parte al prossimo Giro d’Italia, segnale più incoraggiante per capitan Dumoulin.

Non dispiacciono neppure due altri talenti come lo svizzero Kilian Frankiny (BMC Racing Team) con 28’30” e il francese Léo Vincent (Groupama-FDJ) con 28’09”. Sempre per rimanere con la linea verde, è spettacolare quanto riesce a fare Matteo Fabbro: il neopro’ friulano del Team Katusha-Alpecin parte molto forte nella prima parte, facendo registrare il miglior intermedio, proseguendo bene nel tratto finale con un 27’18” che lo fa balzare al comando (e manda fuori tempo massimo Victor Campenaerts e Ramunas Navardauskas, mentre Boy van Poppel era già spacciato).

Durasek leader a sorpresa, Gaudu fatica
A valorizzare l’esercizio dell’azzurro ci pensa il dominatore della tappa di ieri, ossia Thomas De Gendt: il belga della Lotto Soudal va alle sue spalle con 27’43”. Ma il soggiorno nella sedia del leader per il minuto scalatore italiano dura poco: Kristijan Durasek (UAE Team Emirates), partito 4′ dopo di lui, mette il turbo e lo scavalca con 27’05”. E Fabbro deve cede la seconda piazza a Mikel Nieve: il basco della Mitchelton-Scott, che ha da poco iniziato il suo 2018, si esprime in 27’15”, ottima notizia per quanto potrà realizzare alla Corsa Rosa.

Voti ottimi anche per il danese Jesper Hansen (Astana Pro Team) con 27’32”, per l’austriaco Hermann Pernsteiner (Bahrain Merida) con 27’20” e per lo statunitense Joe Dombrowski (Team EF Education First-Drapac) con 27’33”. Sufficienza per la coppia Movistar composta dallo spagnolo Jaime Rosón con 27’37” e dall’argentino Eduardo Sepúlveda con 27’34” mentre ci si attendeva di più da David Gaudu (Groupama-FDJ) che si ferma a 27’54”.

Fuglsang, Spilak, Martin, Kruijswijk: quanti avvicendamenti in testa!
Il primo atleta a scendere sotto i 27′ è Jakob Fuglsang: il danese dell’Astana Pro Team conclude in 26’58”, pedalando sopra ai 22 km/h di media. Va bene ma non eccelle Tejay van Garderen (BMC Racing Team) con 27’17” mentre chi lo segue nell’ordine di partenza era uno dei grandi favoriti della vigilia, ossia Simon Spilak. Lo sloveno, che nella Confederazione si trasforma, viaggia benissimo nella parte iniziale cedendo un po’ nella seconda fase, riuscendo comunque a diventare leader provvisorio con 26’53”.

Il valzer nelle posizioni di avanguardia non finisce certo qui: realizzando una seconda parte mostruosa, favorito forse (per sua stessa ammissione) dal vento a favore, Daniel Martin (UAE Team Emirates) balza al comando con 26’38”. Finito qui? Ma nemmeno per idea! Solitamente in questo periodo rifiniva la forma in vista del Giro, quest’anno Steven Kruijswijk ha cambiato il programma di gare. E, almeno al Romandia, il neerlandese del Team LottoNL-Jumbo viaggia che è un piacere: il 25’58 demolisce la concorrenza.

Porte vola, Bernal ancora di più
Gran bella giornata quella vissuta da Emanuel Buchmann: il tedesco della Bora Hansgrohe si infila al terzo posto con un grandissimo 26’40”. Altra prestazione da punto esclamativo è quella di Alberto Rui Costa: il portoghese della UAE Team Emirates torna nella versione di qualche anno fa collocandosi in seconda piazza con 26’16”. Molto bene Daniel Martínez (Team EF Education First-Drapac) con 27’03” mentre poteva andare più forte uno specialista come Ion Izagirre (Bahrain Merida) che chiude in 26’55”, tanto che il portoghese José Gonçalves (Team Katusha-Alpecin), non certo un uomo da tic tac, gli arriva a un’incollatura con 26’57”.

Dopo una primavera estremamente difficile torna a mostrare le sue doti Richie Porte: l’australiano del BMC Racing Team parte e finisce forte e, con 25’28”, pare avere in mano la vittoria. Poteva far meglio Jonathan Castroviejo (Team Sky) che impiega 27’11” tanto che il basco viene addirittura sopravanzato dall’atleta seguente. E non si tratta di impresa da poco, dato che l’intervallo di partenza per i big è di 2′: a riuscirvi è un altro elemento dell’armata britannica, vale a dire Egan Bernal. Il colombiano passa a 10″ da Porte all’intermedio ma nella seconda parte compie un capolavoro e rifila ben 28″ al tasmaniano: il 25’10” con cui varca la linea d’arrivo è da applausi scroscianti.

Delusione Thomas, buona difesa di Dennis. Roglic forte, ma oggi non vince
Non è giornata buona in famiglia, dato che anche Gorka Izagirre (Bahrain Merida) fatica, chiudendo addirittura con 28’23”. Rende invece onore alla maglia tricolore della specialità Pierre Latour: il francese della AG2R La Mondiale, che non era piaciuto nel prologo, stampa un 26’31” che lo porta al momentaneo quinto posto. Così così Diego Rosa (Team Sky) con 27’28” mentre la delusione di giornata è indiscutibilmente una, ovvero sia Geraint Thomas: in difficoltà sin dall’inizio, il gallese del Team Sky termina con un mediocre (se non peggio) 27’41” che gli impedisce di coltivare sogni di gloria nelle prossime due tappe. E la concorrenza in casa si fa sempre più pressante.

Considerata la tipologia della prova si difende bene Rohan Dennis (BMC Racing Team) con un 26’36” incoraggiante in chiave Giro, dove punta a conquistare la cronometro inaugurale e a provare a misurarsi, per quanto possibile, sulle tre settimane. L’ultimo a scendere dal podio di partenza è Primoz Roglic: nel primo tratto lo sloveno balbetta, lasciando 21″ a Porte e 11″ a Bernal all’intermedio. L’ex saltatore del Team LottoNL-Jumbo sfrutta però tutta la sua qualità nella seconda fase di gara, facendo registrare la miglior prestazione in tale settore.

Gaviria e Viviani a casa, domani saliscendi a Sion con Roglic ancora leader
Ma il 25’14” non basta a vincere perché, oggi, Egan Bernal è imbattibile. Il ventunenne colombiano del Team Sky, con 25’10”, coglie così la prima vittoria della carriera nel World Tour. E non sarà sicuramente l’ultima. Il sudamericano ha rifilato 4″ a Primoz Roglic (Team LottoNL-Jumbo), 18″ a Richie Porte (BMC Racing Team), 48″ a Steven Kruijswijk (Team LottoNL-Jumbo), 1’06” a Alberto Rui Costa (UAE Team Emirates), 1’21” a Pierre Latour (AG2R La Mondiale), 1’26” a Rohan Dennis (BMC Racing Team), 1’28” a Daniel Martin (UAE Team Emirates), 1’30” a Emanuel Buchmann (Bora Hansgrohe) e 1’43” a Simon Spilak (Team Katusha-Alpecin).

Da segnalare che, domani, non partiranno in 10 causa risultato fuori tempo massimo: originariamente il limite per concludere la prova era del 25% in più rispetto al tempo del vincitore ma un simile tagli avrebbe lasciato in gara solamente 96 atleti. La giuria ha così deciso di alzare al 30% la barriera: tuttavia 10 atleti ne fanno le spese, di qui ben quattro (Gaviria, Martinelli, Sabatini, Viviani) della Quick Step Floors.

In classifica Roglic riesce a mantenere la maglia gialla con 6″ su Bernal, 27″ su Porte, 1’02” su Kruijswijk, 1’17” su Rui Costa, 1’22” su Dennis e Latour, 1’42” su Martin e Buchmann, 1’55” su Ion Izagirre. Domani in programma la frazione in linea più significativa ai fini della classifica generale: i 149.2 km di Sion prevedono cinque gpm, tre dei quali di prima categoria. Dalla vetta dell’ultimo, quello di Les Collons (posto a quasi 1800 metri di altitudine), mancano 28 km al traguardo, tutti di discesa.

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