Elia Viviani vince sotto la pioggia a Iseo per la quarta volta nel suo Giro d'Italia 2018 © LaPresse - Fabio Ferrari
Elia Viviani vince sotto la pioggia a Iseo per la quarta volta nel suo Giro d'Italia 2018 © LaPresse - Fabio Ferrari

Purple rain, Viviani is winning again

Giro d’Italia, sotto l’acquazzone di Iseo il veronese conquista il suo quarto successo. Tappa pazza prima del trittico finale di montagne

La tentazione di sintetizzare tutto l’articolo con una sola parola (specificatamente, caos) era grande. Caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos, caos. E questo incipit è comunque ancora poco aderente alla realtà: attacchi, contrattacchi, scatti, controscatti, fughe, ricongiungimenti, perdite di terreno da big, di velocisti, di gregari, di mezzepunte. Alla fine, però, tutto si è risolto con una volata, scontata nel nome del vincitore.

Giro finito per Campenaerts e Meintjes. Van der Sande li raggiunge nel corso della tappa
Dopo la prova individuale tutta trentina il Giro d’Italia prosegue con una delle frazioni più intriganti: fuga o volata? La Riva del Garda-Iseo di 155 km può regalare speranze ad almeno mezzo gruppo, con la salita iniziale verso Molina di Ledro che anticipa un tracciato nervoso per la prima metà di corsa, a cui seguono le ascese di Lodrino e Polaveno come ulteriori asperità prima di giungere negli ultimi 55 km pianeggianti.

Sono due le mancate partenze dalla località gardesana: ha preferito abbandonare un Giro deludente nei risultati Victor Campenaerts (Lotto FixAll). Il campione europeo della cronometro puntava a imporsi nelle prove contro il tempo; non riuscitoci ha preferito terminare qui la sua esperienza, concentrandosi su nuovi obiettivi. Mette la parola fine su un Corsa Rosa da dimenticare Louis Meintjes: giunto come leader del Team Dimension Data, il sudafricano ha vissuto una prima parte di corsa difficile a cui si è aggiunta nei giorni scorsi una infezione alle vie respiratorie con tanto di febbre a complicare la situazione. Durante la giornata si sommerà al conto un altro abbandono, quello di Tosh Van der Sande (Lotto FixAll), alle prese da alcune tappe con febbre e influenza.

Si parte in ritardo, ma gli attacchi non latitano
Una caduta avvenuta nel tratto di trasferimento sposta in avanti la partenza ufficiale, permettendo agli attardati di rientrare: viene così neutralizzato un tratto, di circa 5 km, prima del via ufficiale, con i corridori che partono a spron battuto. I primi a muoversi sono Davide Ballerini, Mads Pedersen, Krists Neilands e Davide Villella, con il lettone che  ci riprova una seconda volta, venendo riassorbito da Mattia Cattaneo.

I due, nel corso della salita verso Molina di Ledro, vengono raggiunti da altri colleghi: al già citato Villella si aggiungono Nathan Brown, Giulio Ciccone, David De la Cruz, Alessandro De Marchi, Rubén Fernández, Francesco Gavazzi, Quentin Jauregui, Salvatore Puccio, Sébastien Reichenbach, Luis León Sánchez e Giovanni Visconti, con gli Astana che si mostrano pimpanti e vogliosi di dare slancio all’azione.

Froome e López staccati, Bora e UAE lavorano a tutta
Alle loro spalle, il caos: prima un tentativo di contrattacco decisamente pericoloso propiziato da Sam Oomen e Sergio Luis Henao e poi, a partire dal primo tratto di falsopiano, due formazioni a menare il gruppo. Bora Hansgrohe e UAE Team Emirates sono le responsabili dell’aumento dell’andatura: la ragione risiede in chi c’è, o meglio, in chi non c’è nel drappello, ridotto grossomodo ad una cinquantina di elementi.

Mancano, infatti, nomi come Chris Froome, Miguel Ángel López e Rohan Dennis, rimasti indietro di una trentina di secondi. La Bora tira per andare a riprendere la fuga, volenterosa di dare a Bennett una possibilità per vincere ancora; la UAE, con tanto di Fabio Aru a dare cambi, per cercare di sollevare un Giro disastroso e che li ha visti anche oggi mancare l’azione. Il lavoro di queste due formazioni dura a lungo: al km 12 il gap dei quattordici uomini è di 25″ per poi oscillare sempre su tale soglia per i successivi 25 km, con gli attardati ancora al disperato tentativo di rientrare.

Si forma un gruppetto di 22, dentro 4 uomini di Saronni
La fuga viene annullata al km 38, con Cattaneo, Jauregui e Neilands che provano ad insistere; ma la calma, pur con il plotone che decide finalmente di rallentare favorendo il rientro degli attardati Froome, López e compagnia, è di fatto inesistente. Provano a cogliere l’occasione propizia diversi corridori, grossomodo una trentina, ispirati dall’azione di Diego Ulissi: costoro si sfaldano, si riprendono e si rispezzano nello spazio di un paio di km, aggiungendo ancora confusione al menu della giornata.

Al km 45 un minimo di tregua (ma giusto poco, eh!) fa capire la situazione: davanti un gruppo di 22, con Cattaneo, Jauregui, Neilands, Ulissi assieme a Darwin Atapuma, Nathan Brown, Giulio Ciccone, Valerio Conti, Alessandro De Marchi, Davide Formolo, Marco Frapporti, Matthieu Ladagnous, Fausto Masnada, Matteo Montaguti, Dayer Quintana, Christoph Pfingsten, Salvatore Puccio, Luis León Sánchez, Zdenek Stybar, Vegard Stake Laengen, Davide Villella e Giovanni Visconti. Dietro, a 30″, il plotone tirato a tutta dalla Trek-Segafredo, rimasta esclusa dall’azione.

Niente da fare, ci provano altri nomi di qualità
Davanti, però, non tutto fila liscio: la superiorità numerica di UAE e Androni, rispettivamente presenti con 4 e 3 elementi, non trova il gradimento degli altri componenti che si disinteressano. Le due squadre in questione, dunque, decidono di far abortire il tentativo mandando all’attacco Atapuma e Frapporti, che riescono ad arrivare al traguardo volante di Vestone (km 56.4, transita davanti il bresciano) con una manciata di secondi su un nuovo drappello composto da Lars Bak (Lotto FixAll), Mattia Cattaneo, Giuseppe Fonzi (Wilier Triestina-Selle Italia) e Mads Würtz Schmidt (Team Katusha-Alpecin), con François Bidard (AG2R La Mondiale) poco distante.

Il ricongiungimento fra i sei avviene al km 59, ma il gruppo li riassorbe dopo neppure 2 km. La sarabanda prosegue senza soluzione di continuità: Cattano e Fonzi ci riprovano assieme Ben Hermans, venendo ripresi da una quindicina di altri elementi prima che il plotone cancelli tutto. Il più vigoroso in questa fase è Hermans che nelle prime rampe della salita di Lodrino riesce ad allungare in compagnia di Kenny Elissonde e degli infaticabili Alessandro De MarchiLuis León Sánchez. Si forma un tentativo interessante con l’ingresso di Alexandre Geniez, Wout Poels, Giovanni Visconti e Maximilian Schachmann, con il tedesco che perde le ruote in salita per poi ritrovarle a inizio discesa.

In quattro davanti, Torres non riesce a rientrare
Allo scollinamento (km 71.5) Geniez passa davanti di poco su Poels; il gruppo, sfilacciato (tra gli staccati anche Viviani), viene tirato dalla Mitchelton-Scott e paga soli 28″. La discesa bagnata vede l’allungo, quasi per forza di inerzia, di Hermans che aspetta i compagni una volta terminato il declivio. Ma neppure il meteo inclemente fa desistere il gruppo ricostituitosi in toto che, ai meno 75 km, è a 30″ di distacco. Bora e Mitchelton operano il ricongiungimento ai 64.5 km dal traguardo e subito tre degli attaccanti, ossia De Marchi, Hermans e Sánchez, ci riprovano.

È la mossa giusta perché i tre, raggiunti sulle prime pendenze della salita (non valida come gpm) di Polaveno da Poels, guadagnano. Prova ad aggiungersi alla compagnia Rodolfo Torres, ma il colombiano della Androni Giocattoli-Sidermec deve desistere: ritmo troppo alto quello impresso dai quattro. Non che nel gruppo si passeggi: Davide Formolo conduce l’ascesa con lo scopo di dettare una velocità di crociera costante per il proprio sprinter Bennett, scoraggiando eventuali coraggiosi. In vetta il gap è di una trentina di secondi.

La fuga guadagna, ma dietro controllano
La pericolosa discesa verso Rodengo Saiano fortunatamente non crea problemi, con Formolo che si avvantaggia in discesa prima di attendere il gruppo in pianura. È qui che la tappa cambia volto: a 53 km dal traguardo la Bora Hansgrohe decide di rialzarsi e di prendere fiato. I quattro di testa possono così guadagnare, aumentando velocemente il loro esiguo vantaggio e portandolo fino a 1’50” ai meno 45 km. Da segnalare, attorno ai meno 50 km, un attacco di coppia della Bardiani CSF: Simone Andreetta e Enrico Barbin iniziano una sorta di Trofeo Baracchi che li porta a cercare di ricongiungersi con i quattro di testa. Giunti al massimo a 30″, il trevigiano e il bergamasco vengono poi riassorbiti ai meno 27 km.

In una fase caotica fra rifornimento fisso, cambi di bici, problemi meccanici e strette stradine dei centri abitati, sono Bora Hansgrohe e Team LottoNL-Jumbo le compagini che si prendono l’onere di lavorare in testa per ricucire sui battistrada: nel giro di 15 km praticamente dimezzano il distacco, transitando ai meno 30 km con 1′ di ritardo. Da segnalare il passaggio al traguardo volante di Erbusco (km 119.4), vinto da Poels senza alcuna lotta fra i quattro.

Tentativo annullato, Brambilla ci prova
La fuga transita per la prima volta sotto il traguardo a 23.7 km dalla fine e il margine è sceso a soli 30″. Mentre il cielo si rannuvola e, in alcuni tratti, la pioggia comincia a cadere, le speranze di buona riuscita del tentativo scemano: se ne convince anche Poels che si rialza a 21 km dalla fine. Anche Hermans perde contatto, ma il belga non riesce a tenere l’andatura dei due scatenati compagni di evasione, che ai meno 20 km vantano ancora 18″.

Anche De Marchi e Sánchez, però, si rendono conto di non avere più possibilità e decidono di rallentare, venendo ripresi a 11.7 km dalla conclusione. Lungi dall’essere anestetizzata, la corsa trova nuova impulso a 8500 metri dalla fine: Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) attacca in una leggerissima pendenza portando con sé Cesare Benedetti (Bora Hansgrohe) e Robert Gesink (Team LottoNL-Jumbo), che fungono da stopper. Alla compagnia si aggiungono anche Sergio Luis Henao (Team Sky) e Zdenek Stybar (Quick Step Floors) ma solo il vicentino tira: il tentativo, con una coda finale di uno scatto di Stybar, muore ai meno 6.1 km.

Lammertink prova il colpaccio, ma sarà volata. La Quick Step lavora al meglio, Viviani finalizza
Cerca di evitare lo sprint Maurits Lammertink (Team Katusha-Alpecin) che parte ai meno 5.4 km: il neerlandese, rimasto sempre a portata d’occhio del gruppo, viene riassorbito ai meno 2.6 km. Un acquazzone si abbatte sulla carovana negli ultimi 2.5 km, aumentando così a dismisura l’attenzione delle squadre degli uomini di classifica, tutte intente a tenere davanti i capitani. Non vi è infatti un treno che prende in mano le operazioni fino all’arco dell’ultimo km, quando è Zdenek Stybar che si pone in testa e lavora per quasi mezzo km.

Fabio Sabatini, dopo alcune prestazioni non convincenti, lancia al meglio lo sprint di Elia Viviani; il veronese viene anticipato da Danny van Poppel ma poi, di gran carriera, riesce facilmente a superarlo, andando a conquistare la sua quarta vittoria al Giro d’Italia 2018. L’iridato di Rio diventa il primo azzurro a imporsi per quattro volte alla Corsa Rosa dai tempi di Ivan Basso, che vi riuscì nel 2006.

Prosegue il dominio della Quick Step Floors, giunta alla vittoria numero 35 dell’anno: un’altra statistica che spiega l’egemonia dello squadrone belga è quella che li vede capace di vincere almeno quattro tappe negli ultimi quattro grandi giri disputati, per altro con uomini diversi. Fernando Gaviria vi riuscì al Giro 2017, Marcel Kittel al Tour 2017 e Matteo Trentin alla Vuelta 2017. Che fare, se non inchinarsi di fronte a una simile prova di compattezza?

Bennett e Bonifazio sul podio, domani c’è Prato Nevoso
Secondo posto per un distratto Sam Bennett: l’irlandese della Bora Hansgrohe, partito da troppo lontano per poter completare la rimonta, vede allungarsi a 58 punti il disavanzo nella lotta per la maglia ciclamino. Completano la top 10 Niccolò Bonifazio (Bahrain Merida), Danny van Poppel (Team LottoNL-Jumbo), Jens Debusschere (Lotto FixAll), Kristian Sbaragli (Israel Cycling Academy), Jempy Drucker (BMC Racing Team), Sacha Modolo (Team EF Education First-Drapac), Andrea Vendrame (Androni Giocattoli-Sidermec) e José Gonçalves (Team Katusha-Alpecin).

La classifica rimane immutata: Simon Yates (Mitchelton-Scott) veste la maglia rosa con 56″ di margine su Tom Dumoulin (Team Sunweb) e 3’11” su Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida). Domani l’apertura del trittico con le Alpi Occidentali: la Abbiategrasso-Prato Nevoso di 196 km è un lungo trasferimento fino a Frabosa Sottana dove iniziano gli ultimi 13.9 km di salita regolare (pendenza media vicina al 7% e massima mai superiore al 10%). Scenario ben diverso rispetto al fine settimana, ma la possibilità di saggiare la condizioni altrui, di certo, non manca.

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