Dylan Groenewegen, vincitore ad Amiens al Tour de France 2018 © Tour de France
Dylan Groenewegen, vincitore ad Amiens al Tour de France 2018 © Tour de France

Da adesso c’è un nuovo top sprinter

Bis di Groenewegen ad Amiens: l’olandese bravo a sfruttare gli errori dei rivali. Daniel Martin cade e perde 1’16”, domani Roubaix

Ancora Dylan Groenewegen: sin dall’inizio della stagione si aveva la sensazione che l’olandese si sarebbe imposto tra i top sprinters mondiali e che questo sarebbe stato l’anno della consacrazione. Ha faticato un po’, ma alla fine della prima settimana del Tour de France ha trovato la giusta confidenza ed il colpo di pedale, dimostrando con uno sprint perfetto di essere al momento il più forte tra tutti; e chissà che questa non sia l’ultima vittoria dell’olandese, vista la brillantezza dimostrata. Un’ultima volata prima del pavé e delle montagne che ha portato tanto pepe, con un contatto tra Greipel e un Gaviria ancora affamato oltre il limite del regolamento abbastanza da far declassare entrambi, e ancora difficoltà per via delle cadute, con la vittima del giorno Daniel Martin che passa dalle stelle del Mûr de Bretagne ad assaggiare l’asfalto bruciante di Francia, perdendo più di 1′ e confermando la sua poca tendenza a restare in piedi nelle tappe di trasferimento.

Il 14 luglio più noioso della storia del Tour
L’ennesima tappa anonima di questo Tour de France parte da Dreux per andare verso nord, attraversando cinque dipartimenti (Eure-et-Loir, Eure, Seine-maritime, Oise e Somme) per arrivare nella suggestiva Amiens, una delle città storicamente più importanti della Francia, il cui simbolo è la cattedrale gotica intitolata a Nôtre-Dame.

È uno dei 14 luglio più monotoni della storia del Tour: persino i fugaioli francesi più campanilisti hanno le scatole piene di un percorso e un’organizzazione dietro che non lascia alcuna speranza ai loro tentativi, così alla partenza praticamente nessuno si muove. La situazione diventa così imbarazzante che alcuni corridori si divertono a prendersi gioco dei loro stessi colleghi (Marcus Burghardt che va avanti per poi aspettare il gruppo ed applaudire al passaggio, Stefan Küng che dovrebbe difendere la maglia gialla e invece abbozza l’attacco per vedere l’effetto che fa). Dopo l’ennesima bighellonata, stavolta a firma di Laurens Ten Dam (Team Sunweb), dopo 23 km parte un attacco vero, ad opera dell’olandese Marco Minaard (Wanty-Groupe Gobert) e Fabien Grellier (Team Direct Énergie); Ten Dam per un po’ resta insieme, fino alla Côte de Pacy-sur-Eure, uno dei due GPM di quarta categoria di giornata, dopodiché si sfila dopo 10 km di fuga. Vantaggio massimo del tandem: 6’20” dopo un’ora di corsa alla blanda velocità di 38 km/h.

Poche emozioni anche ai traguardi volanti
A dir la verità più del percorso a condizionare in negativo questa prima settimana di Tour è stato il clima pressoché perfetto per pedalare in tranquillità: la tappa odierna con un po’ di vento poteva avere tutt’altro aspetto. Gli stessi Minaard e Grellier sono così rassegnati ad essere ripresi da scannarsi al traguardo volante di La Neuve-Grange (vinto da Grellier, per la cronaca); volata più appassionante di quella del gruppo, con Démare, Sagan e Gaviria che passano nell’ordine senza ostacolarsi più di tanto; il domestique di giornata è l’insolito Atwan Tolhoek: con Groenewegen gasato dalla vittoria di ieri, la Lotto Jumbo NL arriva a sacrificare persino il suo promettente scalatore. I fuggitivi arrivano ancora al comando al point bonus di Loeuilly a 20 km dall’arrivo, seppur con un vantaggio di poco superiore al minuto, e come già accaduto in precedenza è Greg Van Avermaet ad andare a prendersi con facilità un ulteriore abbuono atto a consolidare la sua maglia gialla, nella concreta speranza di mantenerla anche domani.

Cade Daniel Martin, perde 1’16”
Momento di tensione a 17 km dall’arrivo per la più classica delle cadute su un tratto stretto di strada: a farne le spese è principalmente Daniel Martin, sanguinante al gomito e colpito anche sulla schiena, per il quale tutta la UAE con l’eccezione di Kristoff è stata fermata; a terra anche Omar Fraile (Astana), Julian Alaphilippe (Quick Step), la maglia a pois Toms Skujins, Christophe Laporte (Cofidis), David Gaudu (Groupama-FDJ) e Tony Martin, e molti altri uomini importanti come Poels, Mollema e Fuglsang rallentati, questi ultimi però riusciti a rientrare in pochi chilometri. Non riescono invece a rientrare i caduti, che perdono anche terreno nel finale: Alaphilippe, Gaudu e Daniel Martin arriveranno ad 1’16” dal vincitore.
Negli ultimi 10 km la fuga si sfalda, con Minaard che alza bandiera bianca; 3 km più avanti a Grellier viene inghiottito dal gruppo. Tutto regolare fino ai -3 km, dopo che Philippe Gilbert (Quick Step) tenta di sorprendere il gruppo approfittando di una curva a destra in discesa affrontata con qualche incertezza davanti: la sua azione dura fino a -1.5 km.

Groenewegen l’unico a non sbagliare volata
Quella che ne viene fuori è una volata piuttosto strana, anche per il tortuoso finale con una curva veloce ai -500 metri: i Quick-Step restano sulla difensiva, la Lotto Soudal tira il gruppo con Sieberg, si perdono sia Démare che Gaviria, con addirittura Richeze che parte ma è costretto subito a fermarsi. Ai -300 allora Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) tenta l’anticipo secco, ma la maglia verde si accorge ben presto che è un grave errore; Fernando Gaviria (Quick-Step) in recupero vorrebbe rimontarlo ma deve scontrarsi con André Greipel (Lotto Soudal), vincitore qui 3 anni fa, che gli ostruisce il passaggio. In tutto questo marasma, Dylan Groenewegen (Lotto Jumbo-NL) è l’unico a fare una volata pulita, muovendosi da solo sulla destra e andando a vincere nettamente su Greipel e un Gaviria comunque bravissimo. Entrambi però, vengono declassati dalla giuria per le scorretteze compiute: perciò, secondo Sagan, poi John Degenkolb (Trek-Segafredo), Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), Arnaud Démare (Groupama – FDJ), Thomas Boudat (Direct Énergie), Nikias Arndt (Team Sunweb) e Mark Cavendish (Dimension Data), ancora deludente e soltanto ottavo; ancor più deludente Marcel Kittel, quindicesimo ed in rotta totale con la sua squadra, con Konyshev che lo accusa di disinteressarsi totalmente ai meeting del team. Yves Lampaert (Quick Step Floors) nono ed Andrea Pasqualon, sempre il miglior italiano in volata, stavolta decimo.

Finita l’agonia, domani tocca all’inferno del pavé
La classifica cambia leggermente, sia per via dell’abbuono ottenuto da Greg Van Avermaet, che porta a 7″ il vantaggio su Geraint Thomas e a 9″ su Tejay Van Garderen, sia per la caduta che fa scivolare fuori dalla top ten Julian Alaphilippe, quarto stamattina; adesso al suo posto c’è il compagno di squadra Philippe Gilbert a 16″. Domani la classifica potrebbe cambiare molto più sensibilmente, con l’attesa tappa da Arras a Roubaix. 156 km, ma ben 15 tratti di pavé, per un totale di 21,7 km: il tempo non sarà lo stesso che nel 2014 rese infernale la tappa che estromise Chris Froome dal Tour e aiutò Nibali assicurarsi quel magnifico successo, ma c’è da scommettere che molti corridori, specialmente gli scalatori, soffriranno non poco i rilanci e i frazionamenti.

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