Magnus Cort Nielsen vince a Carcassonne © Aso/Tour de France
Magnus Cort Nielsen vince a Carcassonne © Aso/Tour de France

Fuga da lontano, o fuga Cort?

Il danese dell’Astana Nielsen vince la quindicesima tappa del Tour de France; sesto posto per Domenico Pozzovivo, Geraint Thomas resta in giallo

L’Astana chiude il terzo weekend del Tour de France 2018 con due vittorie di tappa consecutive grazie a due fughe da lontano andate a segno: ieri era stato il basco Omar Fraile ad esultare sul traguardo di Mende, oggi a Carcassonne invece è stato il 25enne Magnus Cort Nielsen a conquistare la sua prima vittoria in carriera sulle strade della Grande Boucle. Il veloce corridore danese si era già imposto in due tappe della Vuelta nel 2016, in entrambi i casi in volata, ed è proprio negli arrivi a ranghi compatti che era riuscito a cogliere i migliori risultati nei primi anni da professionista: quest’anno con il passaggio all’Astana, Magnus Cort Nielsen ha mostrato progressi molto interessanti anche su percorsi più impegnativi ed è proprio grazie a questi miglioramenti che è riuscito a svalicare in ottima posizione la salita di prima categoria del Pic de Nore che caratterizzava questa quindicesima tappa.

Niente fuga per 40 chilometri
Non era un mistero che quello di oggi potesse essere un giorno buono affinché un’altra fuga da lontano avesse buon esito e, come quasi sempre accade in queste situazioni, alla partenza erano parecchi i corridori determinati ad approfittarne: appena dato il via ufficiale da Millau, quindi, abbiamo subito assistito ad una divertente battaglia fatta di scatti e controscatti che si è protratta per diversi chilometri. Il primo a tentare un allungo è stato il britannico Adam Yates, poi è stato Warren Barguil a provarci a ripetizione e quindi si sono mossi anche corridori come Tejay Van Garderen, Daniel Martínez, Julian Alaphilippe, Domenico Pozzovivo, Bauke Mollema, Sylvain Chavanel, Thomas De Gendt e l’immancabile Peter Sagan, anche oggi protagonista.

Nessuno dei primi tentativi ha avuto successo e, anzi, in certi frangenti l’attenzione si è spostata anche sulle retrovie del plotone dove, complice una partenza in salita e un gpm di terza categoria subito dopo, diversi corridori hanno iniziato a soffrire: il primo a mollare la presa è stato addirittura Arnaud Démare che è stato atteso da Ramon Sinkeldam e che ha impiegato poi una settantina di chilometri per riuscire a tornare sotto ed evitare grane con il tempo massimo. Infruttuoso è stato anche un attacco che ha visto coinvolti Warren Barguil (Fortuneo), Adam Yates (Mitchelton) e Gregor Mühlberger (Bora): i tre sono usciti dal gruppo di forza al chilometro 19, hanno preso una quindicina di secondi di vantaggio e si sono messi a giocare a braccio di ferro con il gruppo. Per piegare la resistenza degli attaccanti c’è voluto l’intervento della Quick-Step Floors che non vedeva di buon occhio la presenza lì davanti di Barguil, rivali di Alaphilippe per la maglia bianca: al chilometro 35 il gruppo è quindi tornato compatto.

Fuga di 29 uomini con tre italiani
Ripreso il terzetto di Barguil, Yates e Mühlberger sono subito ripartiti gli scatti e stavolta nel giro di una decina di chilometri scarsi è riuscita a formarsi il gruppo che poi è andato a giocarsi la vittoria di tappa. Il Team Sky si è sincerato che nessun uomo vicino in classifica generale fosse andato all’attacco, lo stesso ha fatto la Quick-Step Floors in ottica maglia a pois e così alla fine a prendere il largo è stato un gruppo di ben 29 corridori: una fuga di spessore con corridori del calibro di Greg Van Avermaet, Rafal Majka, Bauke Mollema, Ion Izagirre, Michael Valgren, Magnus Cort Nielsen, Niki Terpstra e gli italiani Domenico Pozzovivo, Sonny Colbrelli e Daniele Bennati. E poi anche la maglia verde di Peter Sagan, rientrato con un grande numero quando una ventina di corridori stava già scappando via.

La Bahrain-Merida ha piazzato nel primo gruppo ben tre corridori, l’Astana ne aveva due, Sunweb e AG2R La Mondiale erano presenti con un uomo a testa, ma in un primo momento a stimolare la fantasia era il fatto che la Movistar, oltre a Bennati, aveva davanti anche Imanol Erviti e Marc Soler: c’era quindi un piano per attaccare sul Pic de Nore a trovarsi dei punti d’appoggio? La risposta ve la diamo subito, no: l’obiettivo era invece di provare a guadagnare terreno nella classifica a squadre, sembra tenuta d’occhio dal gruppo di Eusebio Unzué.

Calmejane, ma dove vai?
In fuga c’era anche il francese Lilian Calmejane (Direct Energie) che oggi correva sulle strade di casa e che quindi era particolarmente motivato: forse anche troppo visto che sulla salita di seconda categoria del Col de Sié è scattato tutto solo nonostante mancassero circa 125 chilometri all’arrivo. Calmejane è giunto al gran premio della montagna con 1’20” di vantaggio sugli altri 28 fuggitivi mentre il gruppo maglia gialla era segnalato a 6’15”: per un po’ Lilian ha insistito nella propria azione, poi per farlo desistere c’è voluto l’intervento dell’ammiraglia che gli ha consigliato, se così si può dire, di aspettare il gruppo alle sue spalle dove aveva i compagni di squadra Grellier e Sicard che potevano aiutarlo a puntare alla vittoria di tappa.

Nel gruppo di testa, tuttavia, la tranquillità è durata poco: a 86 chilometri dall’arrivo sono ripartiti gli scatti con Terpstra e Skuijns tra i più attivi nel tentativo di anticipare il Pic de Nore e Sagan impegnato a chiudere su tutti. Alla fine ai meno 75 è stato Fabien Grellier a sganciarsi e poco dopo su di lui si è portato anche l’altro francese Julien Bernard della Trek-Segafredo: i due hanno guadagnato fino a un minuto e mezzo sugli inseguitori e sono passati in testa al traguardo volante, lasciando a Peter Sagan i punti per la terza posizione. Lo slovacco della Bora-Hansgrohe oggi poteva chiudere matematicamente i giochi per la maglia verde: dopo il risultato dello sprint intermedio avrebbe avuto bisogno di un nono posto al traguardo, ma invece è stato tra i primi a staccarsi appena iniziata la salita e ha rimandato tutto a martedì.

Majka da solo in testa, in gruppo ci prova Martin
A Bernard e Grellier non è bastato avere un buon vantaggio ai piedi dell’ultima salita di giornata per riuscire a resistere in testa: il Pic de Nore è infatti un’ascesa di 12.3 chilometri con una pendenza media del 6.2% e quando uno scalatore come Rafal Majka ha deciso di accelerare ha velocemente raggiunto e superato chiunque gli stava davanti. Il gran premio della montagna era posizionato a 41 chilometri, ma Majka non è riuscito a fare la differenza come avrebbe forse sperato: a 25″ sono transitati l’olandese Bauke Mollema ed il sorprendente Magnus Cort Nielsen, poi a 40″ c’erano Lilian Calmejane, Domenico Pozzovivo, Michael Valgren, Ion Izagirre e Toms Skuijns, gli altri invece erano molto più attardati.

E il gruppo? A differenza di ieri, nella tappa odierna non abbiamo avuto le due corse in una come a volte accade. Sulle prime rampe del Pic de Nore è scattato l’irlandese Daniel Martin che in salita ha guadagnato fino a un minuto ma che non poteva far paura agli uomini di classifica. Il capitano della UAE Team Emirates è partito quando il ritardo dalla testa della fuga era di quattordici minuti e soprattutto davanti non aveva alcun compagno di squadra che potesse dargli una mano in discesa e nei 25 chilometri di pianura finali. Forse l’obiettivo di Martin era di testarsi un po’ a fondo in salita, di sicuro le speranze di guadagnare qualcosa con quello scatto erano prossime allo zero ed infatti in discesa è stato raggiunto. Per il resto, da segnalare solo un piccolo brivido in discesa per Romain Bardet che ha sbagliato una curva ma senza uscire fuori dalla carreggiata.

Majka ripreso, Cort Nielsen non sbaglia
In discesa si sono ricompattati anche i sette inseguitori di Rafal Majka che ai meno 30 al traguardo avevano soli 28″ di ritardo: il polacco ha tenuto duro, per diversi chilometri si è trovato a difendere poco più di una manciata di secondi di vantaggio, poi però ha preferito rialzarsi per provare a rifiatare un po’ e sperare di tenere da parte qualche energia per la lotta finale; energie che però non aveva più. A 8.5 chilometri dall’arrivo il primo a rompere l’equilibrio nel gruppo di testa è stato Domenico Pozzovivo che Magnus Cort Nielsen a chiudere e provare subito a rilanciare nonostante tra gli otto fosse senza dubbio il più veloce.

Un chilometro più avanti è stato Bauke Mollema ad allungare e ancora stavolta Magnus Cort Nielsen si è messo subito in scia, mentre in terza ruota c’era Ion Izagirre: Lilian Calmejane ha provato a chiudere il piccolo buco che si era formato, ma i 20 metri di differenza sono diventanti 50, il vento contrario e leggermente trasversale si è fatto sentire e quando il francese ha provato a chiedere il cambio che in quel momento avrebbe fatto la differenza si è trovato alle sue spalle un Majka stremato e tre compagni di squadra (Valgren, Pozzovivo e Skujins) di chi stava attaccando e che quindi non avevano il minimo interesse a collaborare. E così i tre sono scappati via: ai 1500 metri ci ha provato Ion Izagirre che poi si è subito messo a ruota, quindi Magnus Cort Nielsen si è messo davanti e dimostrando sangue freddo e grande lucidità ha atteso il momento giusto per lanciare uno sprint che è stato senza storia. Izagirre e Mollema non hanno potuto far altro che accontentarsi della seconda e terza posizione: per la Bahrain-Merida è il quarto secondo posto di questo Tour de France.

Domenico Pozzovivo chiude sesto
Michael Valgren ha tagliato il traguardo in quarta posizione a 29″ dimostrando che l’Astana avrebbe potuto vincere la tappa anche con lui se l’azione di Magnus Cort Nielsen fosse stato ripreso: l’altro danese, infatti, ha staccato gli altri inseguitori con Toms Skujins, Domenico Pozzovivo e Lilian Calmejane a 34″ e Rafal Majka che ha chiuso a 37″. A due minuti e mezzo è arrivato un gruppo di 15 corridori e purtroppo, nonostante in palio ci fosse solo la nona posizione, nell’ultimo chilometro s’è verificata una caduta: a farne le spese sono stati Serge Pauwels e Damien Howson, il primo costretto a terminare il proprio Tour de France per una frattura del gomito, il secondo invece ha riportato una piccola frattura alla mano destra ma dovrebbe ripartire martedì.

In classifica generale nessuna sorpresa con Geraint Thomas in prima posizione e Chris Froome in seconda a 1’39”: per il Team Sky, però, la brutta notizia di giornata è l’espulsione dalla corsa di Gianni Moscon che priverà i due capitani del team britannico di un validissimo gregario, soprattutto per le prime salite. Per il resto è interessante notare come Greg Van Avermaet entrerà nella terza ed ultima settimana del Tour de France da quindicesimo in classifica generale, sebbene a quasi diciotto minuti e mezzo dalla maglia gialla.

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