Ben King vince sul primo arrivo in salita della Vuelta © Unipublic
Ben King vince sul primo arrivo in salita della Vuelta © Unipublic

There’s a new King in town

Vuelta a España, fuga in porto nella quarta tappa: lo statunitense supera Stalnov a Puerto de Alfacar. Yates l’unico big che attacca, Kwiatkowski sempre leader

Negli ultimi due mesi Benjamin King ha avuto un rapporto conflittuale con la Spagna, vivendo un crescendo rossiniano. Fu lui, alla Clásica de San Sebastián, a causare la bruttissima caduta negli ultimi 20 km a causa di una distrazione da principiante: Mikel Landa ci ha rimesso la Vuelta, Egan Bernal forse l’intera stagione. Nella seguente Vuelta a Burgos il nativo della Virginia si mese a piena disposizione dei capitani, con una bella azione nella giornata conclusiva. E oggi, alla Vuelta a España, il bersaglio grosso. Proprio la stessa corsa che, l’anno scorso, fu costretto ad abbandonare prima della terza tappa a causa di problemi di salute.

Arriva la prima frazione di salita, nove in fuga sin da subito
La prima, vera tappa di montagna della Vuelta a España 2018 giunge alla quarta giornata. Terminato il trittico iniziale nei dintorni di Malaga la carovana si dirige verso nord: da Vélez Málaga, sobborgo della città mediterranea, di arriva nel territorio della Sierra de la Alfaguara, precisamente sul Puerto de Alfacar. 161.1 i km da percorrere fino alla località tristemente nota come il luogo in cui Federico García Lorca venne fucilato dall’esercito franchista nel 1936.

Via ufficiale alle 13.21, con ancora tutti i 176 concorrenti ancora in gara. Già al primo attacco parte la fuga di giornata: a comporla gli spagnoli Aritz Bagües (Euskadi-Murias), Óscar Cabedo (Burgos BH) e Luis Ángel Maté (Cofidis, Solutions Crédits), il neerlandese Lars Boom (Team LottoNL-Jumbo), lo statunitense Benjamin King (Team Dimension Data), il francese Pierre Rolland (Team EF Education First-Drapac), il kazako Nikita Stalnov (Astana Pro Team) e il belga Jelle Wallays (Lotto Soudal). A loro si è aggiunto, qualche centinaio di metri più tardi, il lussemburghese Ben Gastauer (AG2R La Mondiale).

Maté senza tregua, fuga e salita sono roba sua
Il gruppo lascia tranquillamente fare e al km 10 il margine è già di 1’50”. Nulla da segnalare nella prima ora di gara, percorsa dai battistrada a 40.9 k/h di media e con 4’25” di vantaggio. Tra i nove due stakanovisti della fuga come Maté e Rolland, entrambi a quota tre fughe su tre tappe affrontate. Non accade alcunché neppure sulla prima salita di giornata, il Puerto de la Cabra Montés: ascesa interessante per altro, data la lunghezza di 15.7 km e una pendenza media del 5.9%.

L’unica lotta fra i nove al comando è allo scollinamento, per ottenere i 10 punti in palio in questo gpm di prima categoria: con poca sorpresa a conquistarli è Maté. Per il corridore locale, conosciuto con il soprannome di “el lince andaluz”, il ruolino di marcia è impressionate: con questo, infatti, fanno sei gpm conquistati sui sette sinora affrontati. La maglia a pois (o come viene definita qui, a lunares) è ovviamente in cassaforte per un’altra giornata.

Il gap sale, in tre si avvantaggiano
Il Team Sky non ha alcun interesse ad andare a riprendere gli attaccanti, così come le altre formazioni: e così Ben King può a lungo indossare la maglia rosa virtuale. E il margine sale sempre più: a 55 km dalla conclusione il gap è di 9’15”, che sale a 9’25” a 40 km dal traguardo. Ma il vantaggio massimo non è ancora toccato: lo si raggiunge a 9’50” a 25 km dall’arrivo. A dare uno scossone alla apatia generale è King, che ai meno 19 km, attacca: con lui restano solamente Stalnov e Wallays, mentre gli altri si fanno sorprendere.

Il passaggio al traguardo volante di Granada (km 143.5) vede lo statunitense passare davanti ai colleghi, mentre gli altri sei rincorrono ad una ventina di secondi. Anche il gruppo si ridesta, con l’intento di portare i vari capitani nelle posizioni di avanguardia in vista della salita conclusiva: in un battibaleno il distacco va sotto gli 8′. L’asperità è regolare, pur con un paio di pause: in totale sono 12.4 i km all’insù, con pendenza media del 5.4% e una punta dell’11% esattamente a metà ascesa.

Buon ritmo (ma tardivo) della LottoNL-Jumbo: Zakarin esce di classifica
Sin dalle primissime rampe Wallays perde irrimediabilmente contatto mentre dietro è Maté che prova vanamente ad allungare. Ha più senso, invece, il movimento di Rolland che riesce a riportarsi su Wallays a 9 km dalla fine staccando Gastauer e Maté. Tra i due di testa è King il più generoso, con Stalnov poco propenso a dare cambi. Nel gruppo è il Team LottoNL-Jumbo a fare l’andatura in salita, con De Tier e Kuss in aiuto ai capitani Bennett e Kruijswijk: e il gap dei due al comando scende rapidamente, tanto che ai meno 7 km hanno “solo” 6’10”.

La selezione da dietro è significativa. Tra i nomi nobili che si staccano a 8 km dal gruppo vi sono Vincenzo Nibali (Bahrain Merida), ovviamente ancora in ritardo di condizione, e soprattutto Ilnur Zakarin: il russo del Team Katusha-Alpecin, caduto nella giornata di domenica, è ancora alle prese con le ferite. Anche nel suo caso, per come si è messa la corsa, la classifica generale non è più un obiettivo alla sua portata. Niente da fare neppure per Davide Formolo (Bora Hansgrohe) e Bauke Mollema (Trek-Segafredo), entrambi però giunti con l’obiettivo dei successi di tappa.

Aru fatica ma resiste, si muove Simon Yates
Davanti prosegue il duello virtuale fra King-Stalnov e Rolland: l’esperto francese rimane sempre sui 20/25″ di ritardo e non riesce a chiudere quel gap. Nel gruppo il lavoro di Sepp Kuss è da applausi: il ritmo del recente dominatore del Tour of Utah fa staccare Richard Carapaz, Jack Haig, Jesús Herrada, Laurens De Plus e persino Fabio Aru. Il sardo becchetta, lascia una ventina di metri ma, con l’innegabile tigna che possiede, è capace di rientrare una volta che il ritmo del gruppo maglia rossa si fa meno intenso.

E qualcuno prova a saggiare la condizione altrui: ai meno 3.8 km attacca, con il suo ormai consueto elegante incedere, Simon Yates (Mitchelton-Scott). Il britannico guadagna subito qualcosa anche per l’attendismo dei colleghi. Nel gruppetto dei big si trovano Aru, Bennett, Buchmann, De la Cruz, Gallopin, Gorka Izagirre, Kelderman, Kruijswijk, Kwiatkowski, López, Majka, Mas, Pinot, Quintana, Urán, Valverde. Come accaduto al Tour, ancora una volta i capitani della LottoNL-Jumbo paiono fare corsa parallela, senza alcuna collaborazione: rimangono tranquilli anche i Bora e gli Sky mentre Valverde, dopo un po’ di esitazione, inizia a lavorare, stoppando un debole tentativo di Miguel Ángel López.

Tappa a King, effetto balsamico per la Dimension Data
Davanti, intanto, King e Stalnov continuano la loro azione, entrando nell’ultimo km con una ventina di secondi su Rolland. Ma da questo punto in poi iniziano a marcarsi con eccessivo interesse: il puntino rosa da lontano si fa sempre più vicino e quasi riesce a rientrare. È solo in prossimità del cartello dei 200 metri dal traguardo che la coppia di testa lancia la volata. Non c’è neppure storia: troppo forte Benjamin King, che con tre pedalate si invola tagliando il traguardo a braccia alzate.

Per lo statunitense del Team Dimension Data è il successo più importante della carriera, che comunque lo ha visto vincere il titolo nazionale in linea, una tappa al Tour of California e una al Critérium International. È anche un bel colpo per la compagine sudafricana, protagonista di un’annata ricca di difficoltà: solo cinque, infatti, le affermazioni prima di oggi, nessuna delle quali nel World Tour.

Secondo Stalnov, Yates e Buchmann guadagnano
Seconda piazza a 2″ per un Nikita Stalnov che sta crescendo con il passare delle gare, dimostrando di meritarsi un posto nel team. Terzo posto a 13″ per un Pierre Rolland che, ancora una volta, sbaglia i tempi. Seguono Luis Ángel Maté a 1’08”, Ben Gastauer a 1’39”, Jelle Wallays a 1’57” e un bravissimo Óscar Cabedo a 2’24”: il neopro’ spagnolo non era infatti mai entrato in una top 10 nella sua carriera UCI.

Simon Yates è andato via in agilità, riuscendo chiudere ottavo a 2’48”. Ma l’ex pistard è stato quasi raggiunto da uno scintillante Emanuel Buchmann: il tedesco, partito poco prima dell’ultimo km, fa una gran rimonta pagando soli 2″ dal leader della Mitchelton. Nell’ultimo km si muove anche Miguel Ángel López: per il colombiano un ritardo di 3’07”, lui che è andato a riprendere il fuggitivo Bagües. Alejandro Valverde, scattato nel finale, paga 3’13” mentre il gruppo dei migliori, composto da tutti i nomi prima menzionati, è a 3’15”.

Tra gli attardati di un certo blasone, Laurens De Plus è a 3’52”, Louis Meintjes e Davide Formolo a 5’09”, Ilnur Zakarin a 8’11”, Michael Woods a 9’29”,  Vincenzo Nibali a 11’04”, Bauke Mollema a 11’51” e Pello Bilbao a 12’19”. Altra scampagnata per Richie Porte, giunto nel gruppetto velocisti a oltre 20′.

Il margine di Kwiatkowski diminuisce, domani tappa insidiosa
La classifica vede ancora Michal Kwiatkowski al comando. Ma il margine del polacco si è quest’oggi ridotto: Emanuel Buchmann insegue a soli 7″, così come Simon Yates paga 10″ e Alejandro Valverde 12″. Seguono Wilco Kelderman a 25″, Ion Izagirre a 30″, Tony Gallopin e Nairo Quintana a 33″, Steven Kruijswijk a 37″ e Enric Mas a 42″. Quindicesima posizione a 47″ per Fabio Aru.

Domani ancora una tappa tutta andalusa, tornando a ridiscendere verso la costa mediterranea. Dalla splendida Granada la carovana riabbraccia le onde a Roquetas del Mar, raggiunta dopo 188.7 km: frazione nervosa, con l’Alto El Marchal, salita di seconda categoria, che termina a 27 km dal traguardo. Non sarà affatto semplice per i velocisti andare a giocarsi una nuova opportunità dopo quella di lunedì.

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