Michael Woods vince la 17a tappa della Vuelta © Photo Gómez Sport
Michael Woods vince la 17a tappa della Vuelta © Photo Gómez Sport

Michael Woods si affaccia sul Balcón

Vuelta a España, il canadese conquista l’arrivo in salita basco. De Marchi e Nibali presenti in fuga, caduta per Aru. Kruijswijk e Quintana staccati, nella generale guida ancora Yates

Due mesi fa la moglie di Michael Woods ha dato alla luce un bambino nato morto. Sarebbe stato il primogenito della coppia e il nome scelto per lui era Hunter. Per provare a dimenticare le avversità della vita il canadese si è dedicato ancor più al proprio lavoro, provando in ogni modo a trovare una minima soddisfazione per mettere alle spalle quanto accaduto. Questa vicenda, il nativo di Toronto, non l’aveva pubblicamente rivelata fino ad oggi, dopo aver conquistato un successo importante, più che per il palmares, per l’anima.

Tappa basca sul nuovo e difficile Balcón de Bizkaia. Non riparte Dennis
Dopo la cronometro di ieri che non ha cambiato eccessivamente la situazione, la Vuelta a España inizia inizia il rush conclusivo fra Paesi Baschi e Andorra con un inedito traguardo a Balcón de Bizkaia. Dopo una prima metà non difficile la tappa si indurisce negli ultimi 40 km con tre salite prima di quella conclusiva, che più correttamente sarebbe da identificare come Monte Oiz: la lunghezza dell’asperità è del 7.3% con una pendenza media eloquente del 9.7% e punte, altrimenti non saremmo alla Vuelta, del 24% a 2 km dalla conclusione.

Il via di questa frazione di 157 km viene dato alle 13.26 da una città tradizionale per il ciclismo basco come Getxo con ancora 164 atleti in gara: l’unico assente è Rohan Dennis (BMC Racing Team) che, dopo aver fatto man bassa delle due cronometro, lascia la carovana per andare a prepararsi in vista della maglia iridata del tic tac. Subito ci sono movimenti da parte di alcuni degli idoli locali come Jonathan Castroviejo (Team Sky) e Omar Fraile (Astana Pro Team), ma non si involano. La azione che caratterizza la giornata nasce sull’Alto de la Arboleda, salita posta dopo 9.7 km dalla partenza.

All’attacco De Marchi e Nibali, nella fuga anche altri nomi di spessore
A dare il là è il solito Alessandro De Marchi (BMC Racing Team) sul quale, nel corso della ascesa, si riporta un gruppo decisamente folto. Sono in venti, infatti, i suoi inseguitori che si riportano sul friulano: si tratta di Vincenzo Nibali (Bahrain Merida), Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale), Omar Fraile (Astana Pro Team), Dylan Teuns (BMC Racing Team), Rafal Majka e Lukas Pöstlberger (Bora Hansgrohe), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Andrey Amador (Movistar Team), Amanuel Gebreigzabhier (Team Dimension Data), Simon Clarke e Michael Woods (Team EF Education First-Drapac), Ilnur Zakarin (Team Katusha Alpecin), Jonathan Castroviejo e David De la Cruz (Team Sky), Jai Hindley (Team Sunweb), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Cristián Rodríguez (Caja Rural-Seguros RGA), Jesús Herrada e Stéphane Rossetto (Cofidis, Solutions Crédits) e Héctor Sáez (Euskadi-Murias).

Dietro di loro cercano di rientrare Valerio Conti (UAE Team Emirates), Merhawi Kudus (Team Dimension Data), José Mendes (Burgos BH), Franco Pellizotti (Bahrain Merida) e Pieter Serry (Quick Step Floors). Allo scollinamento (km 16.7), vinto da De Gendt su Mollema e Majka, i battistrada hanno 35″ sugli inseguitori e 1’35” sul gruppo dove, complice la presenza di tutte le squadre all’attacco tranne Groupama, LottoNL-Jumbo e Movistar, nessuno è intenzionato a tirare.

Ricongiungimento davanti, Simón e Padun costretti al ritiro
Non è affatto agevole per i cinque a bagnomaria operare il ricongiungimento data l’elevata andatura tenuta dal gruppo di testa, i quali nella prima ora percorrono ben 44.1 km: Conti, Pellizotti e soci sono a 1’15” mentre il plotone viaggia a 4′. Finalmente la fuga diventa di ventisei solo al km 57, dopo il transito al traguardo volante di Bilbao (km 48) vinto da Fraile – inciso: non sarebbe stato male che in fuga, al posto suo, il compagno di squadra omonimo.

Il margine massimo viene toccato a 85 km dalla conclusione quando la fuga può contare su 8’15”. L’unico elemento di cronaca da segnalare è, purtroppo, un ritiro: il catalano Jordi Simón (Burgos BH) finisce a terra e termina la propria corsa e la stagione in ambulanza. Per il ventottenne gli esami parlano di frattura dell’omero, un infortunio non certo piacevole per un ciclista. Stop inoltre anche per Mark Padun: l’ucraino della Bahrain Merida era malaticcio da qualche giorno.

La Euskadi si mette a lavorare, De Gendt nuovo leader degli scalatori
Scorre via senza problemi l’Alto de San Juan de Gaztelugatxe (km 85.2), con De Gendt che anticipa Mollema per i punti del gpm. La situazione di corsa cambia attorno ai meno 50 km quando, alle maglie di campione australiano di Alex Edmonson e di campione europeo di Matteo Trentin, si aggiungono quelle verde pisello della Euskadi-Murias: i padroni di casa, che sia per difendere (sic) il ventesimo posto in generale di Mikel Bizkarra o per provare qualcosa per i propri tifosi, vanno a tirare in blocco.

Il loro lavoro è efficace: se ai meno 50 km il gap è di 7’10”, ai meno 45 è già sceso di mezzo minuto. E il forcing degli uomini di Jon Odriozola dà i suoi frutti anche nella prima delle quattro salite del finale: ai meno 42.8 km inizia l’Alto de Balcón de Bizkaia, versione soft di quanto aspetterà i corridori in conclusione. Tra i ventisei di testa nessuna variazione, con De Gendt che scollina per primo (km 120.6) e che, con questi punti, scalza un Luis Ángel Maté ancora minato da problemi respiratori, diventa virtuale possessore della maglia con los lunares.

Iniziano a lavorare gli Astana, De Marchi e Nibali pimpanti
Il plotone, sempre monopolizzato dalla Euskadi, passa dopo 5’20”, di fatto riaprendo anche la lotta per l’eventuale successo di giornata. I baschi lavorano anche in discesa e la loro pervicacia fa saltare la pulce al naso alla Astana Pro Team che decide di mettere Nikita Stalnov e Andrey Zeits a tenere alto il ritmo sull’Alto de Santa Eufemia, ascesa non certo dura ma che con la velocità impressa dai due kazaki fa sì che il distacco in vetta sia di 4’35”. Inutile dire che il massimo dei punti ottenibili al km 137 vengono presi da De Gendt, con Mollema sempre primo inseguitore.

Nelle prime fasi di discesa davanti si avvantaggiano Simon Clarke e Alexandre Geniez, due già capaci di vincere in questa Vuelta 2018. Ma al termine del declivio, attorno ai meno 16 km, vengono ripresi da un gruppo di testa che non trova più accordo e dal quale cercano di involarsi Vincenzo Nibali e Alessandro De Marchi. Siciliano e friulano non riescono a fare la differenza, ma la loro prestazione in chiave Innsbruck, soprattutto per quel che riguarda il messinese, è più che incoraggiante.

Caduta per Aru: sbucciature e arrabbiatura per il sardo
Chi, senza ombra di dubbio, è il più generoso tra i battistrada è De Gendt che sull’Alto de Gontzegaraine inizia a fare il ritmo. Ne fanno le spese un Valerio Conti alquanto in ombra a cui si sommano due passisti come Lukas Pöstlberger e Pieter Serry. Il belga ex Vacansoleil fa 5 su 5 in vetta (km 147.1), con Omar Fraile a ruota. Doppia bizzarria per il basco: sia per causa sua, ossia la volontà di lavorare nonostante l’impegno in gruppo dei compagni, sia da incolpevole, dato che la giuria non si sa come gli affibbia il premio di combattivo del giorno. Va bene essere nei Paesi Baschi, ma un minimo di equilibrio ci vorrebbe.

La discesa non è complicata ma nella pancia del gruppo si registra una caduta. La causa Fabio Aru, che coinvolge Hermann Pernsteiner (Bahrain Merida): l’austriaco si rialza prontamente mentre il sardo fa più fatica. Il lato destro e la schiena sono tutti sbucciati, con ferite che provocheranno ancor più fastidio con il passare delle ore. Ma la rabbia del ventottenne è palpabile per un’annata nata male e proseguita peggio: una volta che dall’ammiraglia della UAE Team Emirates giungono il ds Matxín Fernández e il meccanico, Aru si sfoga con un testuale «si è bloccato il cambio di sta cazzo di bici» ripetuto più volte. Scortato da Bystrøm e Ravasi, concluderà la tappa 84° a 14’14” dal vincitore.

De Marchi e Bilbao, gregari extralusso. Pinot paga dazio
L’Astana prosegue di buona lena e inizia l’ascesa finale con 4′ di ritardo rispetto ai battistrada, dai quali prova a muoversi Simon Clarke, prontamente ripreso da Amador, De Marchi e poi dagli altri. Il friulano, ancora una volta tra i corridori più in forma dell’intera Vuelta, inizia dai meno 5.5 km a tirare il drappello che si sfila sempre più: saltano fra gli altri Amador, De Gendt e Mollema per cui, quando inizia il tratto più duro ai meno 3.9 km, davanti rimangono, oltre a lui, Teuns, Herrada, Woods, Majka, Nibali, Geniez, Zakarin, Gebreigzabhier, Kudus, Hindley, Fraile, Castroviejo e De la Cruz.

Dietro è il turno di Pello Bilbao e il basco fa un lavorone super per capitan López: con il suo incedere mette all’angolo tanti nomi di primo piano, costringendoli a farsi da parte. È il caso di Urán e Kelderman, di Gallopin e di Buchmann e, soprattutto, di Pinot, oggi lontanissimo parente di quello ammirato a Lagos de Covadonga. Sono solo in 11 gli uomini nel gruppo maglia rossa una volta che inizia il tratto duro.

In quattro a giocarsi il successo sulle rampe di garage
De Marchi si sposta a 3.7 km dalla fine e, con lui, non tengono più Castroviejo, Kudus e Nibali, sempre più fiducioso in vista dell’appuntamento iridato. I più in forma paiono essere Majka, Teuns, Woods e un sorprendente Gebreigzabhier, ma anche altri non si danno per vinti. Fra di loro De la Cruz che, ai meno 2.3 km, proprio sulle rampe al 24%, fa il forcing: i due più “garagisti” del drappello, vale a dire Teuns e Woods, restano con lui, mentre Majka cede qualche pedalata prima di rientrare.

Lo spagnolo ci riprova in un tratto meno complicato ai meno 1.4 km e stavolta l’unico a marcarlo stretto è Woods: la coppia, però, non collabora, così sia Teuns che Majka rientrano poco prima del cartello dell’ultimo km. E il polacco si mette subito in testa, desideroso di prendere per primo la terribile rampa finale. Woods decide di salutare la compagnia ai meno 700 metri ma è troppo precipitoso, tanto che pochi metri più tardi Teuns lo riprende e gli scatta in faccia.

Vince Woods su Teuns, nei 10 De Marchi e Nibali
Anche il belga sbaglia i calcoli e viene a sua volta ripreso da Michael Woods. Solo che stavolta è quella buona: il canadese, in mezzo a una nebbia fitta tipica di queste zone (ma prevalente in altre stagioni), inserisce il rapporto giusto andando a tagliare il traguardo in perfetta solitudine. In un’annata sino ad ora priva di successi ma con risultati di prestigio come la piazza d’onore alla Liège-Bastogne-Liège o il secondo posto a Caltagirone al Giro d’Italia, l’ex runner trentunenne conquista la prima gioia della carriera in Europa. Per il suo Team EF Education First-Drapac, solitamente poco avvezza ai trionfi, è la seconda tappa conquistata dopo quella di Simon Clarke.

Seconda piazza a 5″ per Dylan Teuns (BMC Racing Team), sempre più convincente anche a livello di recupero. Terzo a 10″ David De la Cruz (Team Sky), quarto a 13″ Rafal Majka (Bora Hansgrohe), quinto a 38″ Ilnur Zakarin (Team Katusha Alpecin). Ottima sesta piazza a 44″ per Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), quindi seguono Amanuel Gebreigzabhier (Team Dimension Data) a 48″, Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits) a 51″ e Jai Hindley (Team Sunweb) a 55″. Completa la top 10 a 1’48” Vincenzo Nibali (Bahrain Merida).

Valverde ci prova, Quintana cede. Che rendimento di Mas!
E tra gli uomini di classifica, che succedere? A dar fuoco alle polveri ai meno 3.7 km è Alejandro Valverde: il murciano parte secco ai meno 3.7 km ma i pretoriani del leader Jack Haig e Adam Yates vanno a riprenderlo. Staccatosi l’australiano, è il gemello a tirare il ritmo con un’andatura che fa staccare prima Ion Izagirre poi Nairo Quintana, che ai meno 3.2 inizia a faticare. Le gambe del colombiano non girano come ai bei tempi (viene da dire che questo, ultimamente, accade con troppa frequenza) e, di fatto, deve da qui iniziare una Vuelta a supporto del ben più esperto compagno di squadra.

Restano dunque i due Yates, Valverde, López, Kruijswijk e il sempre più superbo Mas. Il primo a muoversi, a 1500 metri dalla fine, è Miguel Ángel López, ma il colombiano non guadagna. Questo aumento del ritmo provoca però il crollo di Steven Kruijswijk, con Adam Yates che, finito il lavoro, si sfila, Non succede di fatto nulla fino ai meno 500 metri quando Enric Mas ha la giusta sfrontatezza per provare ad attaccare: Valverde e Yates restano con lui, López no. L’eterno Alejandro Valverde prova uno scattino per guadagnare almeno qualcosina: e ci riesce, perché Yates va in difficoltà. Chi non molla è l’incredibile Mas, che accompagna il connazionale (di 15 anni più vecchio) sul traguardo a 2’40” da Woods.

Ritardi pesanti per tanti, domani tappa per velocisti
Rispetto ai rivali Simon Yates lascia sul piatto 8″ secondi mentre Miguel Ángel López, ripresosi negli ultimi metri, perde 10″. Decisamente peggio va agli altri: Steven Kruijswijk e Nairo Quintana pagano 1’04” su Mas e Valverde mentre Ion Izagirre passa dopo 1’13”. Il ritardo di Rigoberto Urán è di 1’29”, quello di Tony Gallopin è di 1’30” quindi a seguire Emanuel Buchmann cede 1’57”, Wilco Kelderman 2’15” mentre Thibaut Pinot addirittura 2’46”.

La classifica generale vede ancora in testa Simon Yates con 25″ su Alejandro Valverde, unico a rimanere entro il giro di orologio dal britannico. Sale al terzo posto a 1’22” un Enric Mas scintillante, quindi Miguel Ángel López è quarto a 1’36”. Seguono Steven Kruijswijk a 1’48”, Nairo Quintana a 2’11”, Ion Izagirre a 4’09”, Rigoberto Urán a 4’36”, Thibaut Pinot a 5’31” e Tony Gallopin a 6’05”. Domani giornata di pausa per loro, tornano in scena i velocisti nella Eiea de los Caballeros-Lleida di 186.1 km, totalmente pianeggiante e senza alcun gpm.

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